il lutto e la sua elaborazione

Tito Barbini di cui trovate qui i riferimenti alla sua seconda vita, quella di viaggiatore nel mondo e nella coscienza, ha deciso, dopo mesi di sofferenza, di non rinnovare la adesione al PD. Lo ha fatto con uno scritto su Facebook che ripubblico integralmente. Lo scritto è piuttosto lungo e mi sono chiesto, dovendo dire la mia, se non fossse meglio operare a stralci.

No, sarebbe stato arbitrario, cercherò io di essere sintetico e invito i miei lettori a leggere con pazienza e attenzione.


Avverto, giorno dopo giorno, che gli avvenimenti si susseguono nella cronaca politica non coinvolgendomi più consegnandomi aride emozioni e la scelta che ho compiuto dodici anni fa di lasciare, dopo cinquant’anni, la vita politica (non la passione per la politica) mi chiede oggi di fare una ulteriore pausa di riflessione. Poi tornerò, a tempo pieno, ai miei libri e ai miei viaggi.

Bobbio diceva che attraverso i ricordi ti rifugi in te stesso, ricostruisci la tua identità, che si è venuta formando e rivelando nella ininterrotta serie dei tuoi atti di vita, concatenati gli uni con gli altri, ti giudichi, ti assolvi, ti condanni, puoi anche tentare, quando il corso della vita (come nel mio caso) sta per essere consumato, di fare il bilancio finale.

Cosa significa, arrivare a un certo punto e fermarsi? Forse, in primo luogo ,provare a riprendere i propri sogni tra le mani. Provare a riflettere su quello che sta accadendo, sulla realtà di questi nostri tempi. Raccogliere una sfida: perché, comunque vada, certi valori bisogna tenerseli ben stretti, prima che cadano come foglie morte.

Il “partito”, dal PCI al PD, mi ha consentito di vivere momenti belli, meno belli, di prendere decisioni importanti per le comunità che sono stato chiamato ad amministrare e ha profondamente inciso in ogni scelta della mia vita. Faccio parte di quelle generazioni che hanno avuto il dono di formarsi attraverso la militanza e l’impegno politico. Mi ha dato grandi soddisfazioni, mi ha recuperato quando mi smarrivo e quando perdevo, mi ha insegnato a comprendere meglio le idee degli altri e confrontarle con le mie.

La mia storia, con tutti i suoi errori, mi appartiene interamente. Ma non faccio oggi nessuna scelta nostalgica. Sono passati tanti anni dal mio abbandono: ho lasciato ogni incarico, non mi sono ricandidato ad alcuna istituzione elettiva, ho cominciato semplicemente a viaggiare e scrivere di viaggi. Quindi non prendetemi per un nostalgico. Nessuna nostalgia è cosi forte da non poter essere sostituita dalla memoria.

Molti amici e compagni in questi mesi in cui andavo maturando questa decisione mi hanno chiesto perché non ho provato a lottare dentro il PD per cambiare le cose, per rimotivare tanti elettori delusi. A loro rispondo che ho davvero fatto un grande sforzo, quello che potevo fare alla soglia dei settant’anni.

Ho girato l’Italia con il mio libro “Quell’idea che ci era sembrata cosi bella” e ovunque, incontrando amici e compagni, ho fatto appello al cambiamento e al bisogno di recuperare al Partito Democratico tanta gente che ci aveva lasciato. Ho anche ascoltato il grido di dolore che proveniva da gran parte dell’elettorato di centro sinistra.

Niente, Renzi e la sua maggioranza sono andati avanti senza esitazione in una strada, che a parer mio ha, non solo abbandonato i valori fondanti del PD, ma con un’idea di partito e di comunità che non mi appartiene. Quello che sta accadendo in questi giorni a Napoli e in Puglia nel tesseramento , oppure andare incontro con le primarie ad una affrettata e confusa gazebata per cercare una legittimazione plebiscitaria, mi sta dando purtroppo ragione.

Insomma, questo PD di Renzi non mi parla più ma, intendiamoci, le alternative devono essere molto chiare, almeno per me. Non voglio tornare a un partito nostalgico composto da reduci che ancora guardano al "sole dell'avvenire". Ho militato tutta la vita nel campo del socialismo. Ma sento da tempo che il mio tradizionale schema interpretativo della storia è obsoleto. Sento il bisogno di un nuovo pensiero politico.

Se una nuova sinistra non trova lo strumento per uno sguardo del genere , essa non va lontano. Il Partito Democratico era nato per dar vita a una grande sinistra plurale , che comprendeva al suo interno le diverse culture dei riformisti e dei progressisti, protagonista nella famiglia socialista europea della costruzione di una Europa unita. Questo disegno a parer mio, è venuto meno.

Ora sono interessato a una sinistra plurale che guardi ad un nuovo Centro Sinistra aperto e inclusivo che metta al suo centro i diritti delle persone e la lotta alle disuguaglianze. Ho messo qui queste riflessioni solo per dire che non dobbiamo guardare a nostalgie passate ma con la consapevolezza che, se un altro futuro è possibile le radici stanno anche nella nostra storia.

Ai compagni e agli amici che restano nel PD voglio dire anzitutto che rispetto la loro scelta e che sono sicuro che, dal loro punto di vista, rispetteranno la mia. A loro voglio dire che la stima e l'amicizia devono sempre prevalere sulle differenze di opinione. Il principale male che ha contraddistinto la sinistra nel nostro paese, da sempre, è che siamo stati più bravi a denunciare le manchevolezze degli altri che a proporre e sostenere le nostre idee. Questo è stato sempre il seme della divisione. Vediamo di non ripercorrere ancora questo errore e cerchiamo di costruire tenacemente le ragioni per tornare insieme.


Ieri sera, a caldo, ho scritto su FB che la scelta mi addolora ma le cose scritte mi aiutano ad elaborare il lutto. Se non fossimo persone inquiete non saremmo vive.

Ciascuno di noi ha la sua storia, il suo passato ricco di entusiasmi, battaglie, vittorie e sconfitte, sia sul piano individuale sia sul piano generale. Abbastanza spesso mi accade su FB di prendermi delle reprimende quando interagisco con compagni tutti d'un pezzo che mi rimproverano di avere rimosso.

Mi è capitato anche ieri di pensarci mentre in Mountain Bike mi godevo una faticata di oltre quattro ore in mezzo ai boschi. Era dai tempi delle maratone con gli sci da fondo che non mi capitava. Bisogna essere soli, faticare duro per dar modo ai pensieri profondi di emergere e di interrogarti. Il documento di Tito me lo sono trovato al ritorno ed è stato la degna conclusione di una giornata di piacevole fatica.

Ero profondamente impegnato nella battaglia per la rivoluzione, ma intanto mi leggevo le considerazioni dei revisionisti e le trovavo interessanti. Ieri mi sono tornati alla mente alcuni scritti di Paolo Bufalini, una figura complessa, consigliere di Berlinguer, così come Gerardo Chiaromonte che dirigeva Critica Marxista. Seguivo le loro argomentazioni, stavo da un'altra parte, ma mi impressionavano la finezza dell'argomentare, la capacità di guardare avanti, la capacità analitica che, pur avvenendo dentro una scelta di campo, sapeva essere impietosa verso sestessi.

Dice Tito che noi, con la nostra storia e la nostra vita, siamo stati fortunati e io sono d'accordo con lui. Siamo stati fortunati, ma qualcuno direbbe che si tratta di sfortuna perché ci riesce difficile essere completamente d'accordo con qualcuno, persino con noi stessi. Ad un certo punto facciamo delle scelte, non si sa mai quanto preparate e quanto inevitabili, ma le facciamo. Ieri Tito ha reagito con durezza a uno che gli diceva sei solo stanco, prenditi una pausa di riflessione e gli dò ragione anche se non sarei stato così duro.

E' in corso il congresso del PD e anche io ho provato a dire la mia con sincerità, testardaggine e convinzione che non cambierà molto (il mio congresso del PD). Ma d'altra parte anche io ad un certo punto ho deciso che era ora di dire basta alla politica al primo posto. Non mi sono messo a viaggiare ma da allora sono diventato inaffidabile: quello che penso lo voglio dire, le convenienze non mi appartengono e contemporaneamente guardo alle cose che mi piacciono e a quelle che non mi piacciono della politica, con un po' di distacco.

Dunque, caro Tito, benvenuto nella schiera, non particolarmente numerosa, di quelli che pensano davvero e lo dicono: Sento il bisogno di un nuovo pensiero politico.

Ora siamo davvero iscritti allo stesso partito: nuove idee, volontà unitaria, pragmatismo, senso del limite, fiducia nell'uomo. Cosa vuoi che sia tutto questo rispetto al fatto di essere caduti dal muro ed essere sopravvissuti.

 

 

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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