Per volare non bastano le belle divise

Di Enrico Rossi, ma anche di molti altri esponenti dell'establishment, mi stupisce sempre la capacità di chiamarsi fuori, oltre che di riscrivere la storia ad usum delphini, come se lui in questi anni non avesse fatto politica a livelli piuttosto alti.

Più sotto, per documentazione, pubblico il suo punto di vista sulla questione Alitalia:

1) tutto bene, in particolare con Prodi, sino all'arrivo di Berlusconi. Berlusconi ci ha messo il carico da 11 con i "capitani coraggiosi" ma i due tentativi precedenti da parte di Prodi non furono un gran che sul piano dei progetti industriali (KLM prima e Air France dopo). Per esempio vogliamo parlare di Malpensa o pensiamo che sia tutta e solo colpa di Formigoni? Da quanti anni si discute di nuove rotte e del fatto che una compagnia delle dimensioni di Alitalia non può pensare, nell'era della TAV, di campare sul MIlano Roma.

2) dice che Matteo Renzi è il solito pallonaro tanto è vero che, nonostante gli arabi di Etihad, Alitalia non è decollata. Vero, anche Renzi ci ha messo del suo insistendo nel tentativo di resuscitare i morti e anche ora c'è uno schieramento trasversale, di cui Rossi fa parte, i confederali anche, un pezzo di PD anche. E' esemplare l'idea del prestito ponte. Nessuna banca è più disposta a fare credito e allora ci penserebbe lo stato. Si precisa che si tratta di un prestito, così siamo tranquilli con l'Europa, ma io mi chiedo che garanzie di restituzione ci saranno. La vicenda assomiglia a quella di quei morituri i cui parenti dichiarano in anticipo che rinunceranno all'eredità perché ci sarà solo da svenarsi.

3) Non sarà mica colpa dei lavoratori … certo che no, ma se per tutelare quei lavoratori si campa alla giornata alla continua ricerca di assistenza, non se ne esce. Rossi dovrebbe capire che quelli non disposti a tollerare un altro imbroglio sono i cittadini italiani, tra cui ci sono anche quei lavoratori che, questa volta, ci hanno messo del loro respingendo l'ennesimo piano di sopravvivenza a breve e ora scoprono che non esisteva un piano B. Se fossi un dipendente Alitalia incomicerei a mettermi sul mercato prima che la ressa diventi eccessiva. Le possibilità sono solo due a) fallimento e acquisto dello stock a prezzi ribassati da parte di qualche colosso internazionale ma senza manfrine sul marchio b) scorporo e vendita delle parti sane o dotate di valore (parti di società, beni strumentali, risorse umane ad alta professionalità) e azione di batteri demolitori, di quelli che digeriscono anche il metallo, per il resto

Ed ecco a voi il pensiero del signor "noi speriamo …". Noi speriamo che Rossi, al più presto, cambi mestiere. E' impressionante come continuino a lavorare per far vincere (sui due fronti salviuniano e grillino) le ventate populiste. A proposito da ieri, poichè l'ha detto Mattarella a Grasso e Boldrini, tutti di nuovo a dire che bisogna mettere mano alla legge elettorale. E pensare che c'è stato chi ha sostenuto che in sei mesi, in caso di vittoria del NO al referendum si sarebbe riscritta in maniera concorde l'intera costituzione.


Ma la colpa è sempre dei lavoratori? È stupefacente come gran parte dei media scarichi sui lavoratori la responsabilità del disastro di Alitalia.

Ci si dimentica così la scelta sciagurata di Berlusconi di bloccare la fusione con Air France, voluta da Prodi, il fallimento dei "capitani coraggiosi" e i piani industriali sbagliati di tanti manager con stipendi da nababbi.

I lavoratori possono anche non avere fatto la scelta giusta ma chi li ha spinti a tanta esasperazione?

Gli errori, a partire da Berlusconi, sono costati miliardi agli italiani che pagano le tasse. Ora a pagare saranno ancora i lavoratori e i cittadini.

La storia di Alitalia segna il fallimento di un'intera classe dirigente del Paese.

Matteo Renzi, dopo l'ingresso della compagnia degli Emirati Arabi Etihad aveva esultato:"allacciatevi le cinture stiamo decollando". Questa volta si mostra preoccupato e chiede giustamente soluzioni che non siano la semplice vendita purchessia.

Ha ragione. Noi speriamo sinceramente che una soluzione si possa trovare. Ma questa volta che sia seria perché il Paese e i lavoratori non potrebbero sopportare un altro imbroglio.


 

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Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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