il sorpasso – dibattito a due voci tra Giovanni Cominelli e Sergio Bianchini

L’Islam è destinato a diventare la prima religione al mondo per numero di fedeli? Le cifre della demografia e le relative proiezioni statistiche sembrano confermarlo. Al 2050, secondo il Pew Research Center (Usa), i cristiani – che oggi arrivano a circa 2 miliardi e 300 milioni – saranno quasi tre miliardi. I mussulmani – che oggi sono circa 1 miliardo e 900 milioni – saranno 2 miliardi e 700 milioni. Ma verso il 2070 sarà raggiunta la parità, nel 2100 avverrà il sorpasso. Spinti dalla demografia, i mussulmani crescono molto più rapidamente dei cristiani, che invece sono sempre più infecondi.

Il declino del cristianesimo in Europa
La potenza del motore demografico dipende più dai livelli di sviluppo economico-sociale e culturale che dalla fede religiosa, benché, si intende, questa abbia contribuito fortemente a determinare quei livelli. La variabile dello sviluppo non consente pertanto di affidarsi con certezza assoluta alle previsioni. Ciò che invece appare più certo dalle cifre di vari Centri di ricerca è il declino del cristianesimo in Europa. Qui il numero dei non-credenti aumenta ogni giorno che passa. Se si assume come criterio la frequenza della messa, essa si assesta in Italia, Polonia, Irlanda, Slovacchia, Malta attorno al 30%. Negli altri Paesi europei oscilla tra il 15% e il 10%, quale effetto dei profondi processi di secolarizzazione che hanno investito potentemente l’Europa.

Le chiese abbandonate
Restano nelle città e nei nostri borghi, nelle pianure e nelle vallate montane, i monumenti dell’antica fede. Soltanto in Lombardia svettano diecimila campanili, da molti dei quali continua ad arrivare da secoli il suono delle campane, che chiamano alla messa mattutina, all’Ave Maria del tramonto, ai battesimi, ai matrimoni, ai funerali. Il loro suono ha scandito i ritmi della vita delle generazioni passate. Eppure, oggi molti edifici sacri sono chiusi, spesso vengono abbandonati alle intemperie e al vandalismo. Nel Nord-Europa sono stati trasformati, talora, in sedi di mostre, musei e location molto profane. E così molti, credenti o atei devoti, intravedono scenari catastrofici: le chiese trasformate in moschee, i campanili in minareti, dai quali arriva la recitazione minacciosa delle Sure del Corano.

La separazione di potere politico e di potere religioso in Occidente
La causa di tutto ciò? Secondo una vulgata prevalente sarebbe l’immigrazione. Sulle gambe degli immigrati arriva una religione che identifica fede, potere politico, leggi civili e penali. Dall’epoca della lotta per le Investiture, iniziata nel 1059 con il Concilio lateranense, proseguita con energia da papa Gregorio VII con il suo Dictatus Papae del 1075, la Chiesa ha escluso il potere politico dalla nomina dei Vescovi e del Papa. L’accordo definitivo formalizzato nel Concordato di Worms, il 23 settembre 1122, stabilì che l’investitura del potere spirituale, i cui simboli erano l’anello e il pastorale, era riservata alla Chiesa, mentre all’impero spettava l’investitura del potere politico. Se i Papi avevano avuto tentazioni teocratiche e gli Imperatori tentazioni cesaropapiste, la storia europea della Chiesa e degli Stati li ha separati, non senza contraddizioni, involuzioni, sanguinose guerre civili europee.

Nell’Islam il potere è uno solo
Al contrario, l’Islam non ha ancora separato i due poteri, per la semplice ragione che ne esiste uno solo da sempre, quello politico, che piega la religione al proprio uso. L’Islam senza Stato non esiste. La Shari’a è il punto di intersezione tra politica, diritto, codici, religione. Perciò si possono ben comprendere e condividere le paure profonde della società civile europea. Ma è qui che si aprono i dilemmi. L’idea di impedire l’islamizzazione del continente europeo bloccando l’immigrazione è già stata superata dai fatti. Il calo demografico europeo, le dinamiche del mercato del lavoro, le guerre civili in corso nel Medioriente, l’implosione di stati sovrani – dall’Iraq, alla Libia, alla Siria – per colpa anche degli europei, hanno richiamato milioni di immigrati, una minoranza dei quali di fede mussulmana.

Non è colpa dell’immigrazione.
È colpa nostra In Italia, su 5 milioni circa di stranieri, sono grosso modo di fede mussulmana gli Albanesi (468.000), i Marocchini (437.000), gli Egiziani (110.000), i Bangladeshiani 119.000…). Non sono cifre da invasione. Anche se oggi vengono usate per una strategia politico-elettorale della paura. Ciò che è certissimo, invece, è la perdita crescente di autocoscienza storico-culturale degli Italiani. La minaccia alla nostra identità storica viene dall’interno, non da fuori. Si possono efficacemente reprimere i tentativi di praticare clandestinamente la shari’a nei nostri territori, ma la battaglia culturale contro l’identificazione fede e politica non si vince, se si è inconsapevoli della propria storia, delle proprie conquiste laiche e della propria fede, per chi è credente. Non si può operare un’integrazione effettiva nella nostra civilizzazione, se i nostri cittadini e i nostri giovani non ne sono consapevoli e, soprattutto, se non la vivono ogni giorno.

Non basta la paura
Occorre anche un’altra strategia di “difesa” dall’Islam. Poichè il Cristianesimo si è secolarizzato, anche l’Islam – così si pensa – conoscerà lo stesso destino, sotto la pressione dello sviluppo tecnico-scientifico, del mercato, dei consumi di massa. Si tratta solo di aspettare in riva al fiume. In realtà, finora, l’integrazione consumistica dei mussulmani ha provocato una reazione tradizionalistica e fondamentalista in una parte di loro e non ha scardinato l’Islam politico. Ma la questione di fondo è che l’integrazione via consumi non è in grado tenere insieme le società, ex-cristiane o ex-mussulmane che siano. La strategia consumista e quella della paura non faranno da argine alla potenziale disintegrazione identitaria di società plurali e multietniche. La costruzione di una piattaforma comune di valori civili non sarà l’effetto né di una pigra giustapposizione di credenze né di un irenismo senza principi. E’ la risultante di una battaglia culturale, a partire dalle proprie radici.

Giovanni Cominelli

Ciao Giovanni,
il tuo scritto  è interessante ma, come quasi sempre, non affronta esplicitamente il centro dello scontro mondiale tra islam e occidente e cioè il rapporto uomo donna e la famiglia.

Occidente e Islam sono posizionati su due linee divergenti e inconciliabili ma non credo tanto sul tema del rapporto religione-stato bensì su questo tema del rapporto uomo donna e della famiglia. Basta girare per le nostre strade o i nostri centri commerciali per vedere l'islam rappresentato da donne con due o tre bambini al seguito e l'occidente rappresentato da donne di tutte le età arredate secondo logiche funzional-seduttive e quasi sempre senza bambini. Tu sottolinei questo aspetto del diverso grado di prolificità ma senza esaminarlo a fondo.

L'islam propone ancora una totale divisione dei compiti tra uomo e donna, con la donna dedita alla riproduzione della specie e l'uomo dedito al lavoro e alla guerra.
L'occidente propone la parità totale tra i sessi e sancisce ogni giorno di più la separazione tra relazioni sessuali, riservate ad una interazione sentimentale romantica, e la generazione- allevamento- educazione dei figli affidato a volontarismi quasi casuali ed imprevedibili in moderne fragilissime famiglie. Sembra facile prevedere che, così continuando, saranno stato e chiesa in occidente a gestire la riproduzione sociale sottraendola alla spontaneità decrescente delle famiglie tradizionali ed affidandola a volontariati protetti come l'adozione sostenuta e supervisionata dallo stato o dalla Caritas o da entrambi.

Su questa faccenda del distacco, anche concettuale, dei bambini dalla piena autorità familiare, stato occidentale chiesa convergono ampiamente.L'enfasi posta sull'educazione scolastica come luogo fondamentale per determinare la cittadinanza molto più che il legame parentale(di sangue) tradizionale ne è una prova. Ma anche l'accoglienza specialissima riservata ai minori dei gommoni, senza minimamente pensare che invece andrebbero immediatamente restituiti alle loro famiglie, prova come per l'occidente i bambini siano ormai una tribù a se stante da liberare dall'asfissiante controllo parentale.

Questa impostazione non è nuova nella cultura sia religiosa che laica dell'occidente (basta pensare a Peter Pan) ma sta assumendo oggi caratteristiche dominanti e stupefacenti. Nell'islam il ruolo del legame parentale è sempre fortissimo. Basta vedere ad esempio le condanne a morte dove i parenti del danneggiato hanno diritto ad esercitare l'esecuzione del criminale e dove il perdono del genitore dell'ucciso può salvare il reo.

Rimane al fondo la diversa sensibilità nei confronti dell'adulterio, cioè del rapporto sessuale al di fuori del matrimonio. Da noi è una faccenda ultra superata sia nel caso di adulti sposati sia nel caso di giovani dove è oggi più problematica la verginità che l'adulterio stesso. C'è da dire che l'occidente, dopo decenni di liberalismo e di liberi banchetti sessuali sta forse tornando indietro e che la delusione di massa rispetto ai corto circuiti dell'amore romantico ed ai suoi fallimenti quasi generalizzati sta proponendo una fase di profondissime ed imprevedibili riflessioni.

La condizione, ormai quasi di massa in occidente, del single che si rapporta sempre più ai servizi statali è forse l'inizio di una fase assolutamente nuova nella storia umana dove l'occidente vedrà generalizzarsi la condizione conventuale dei moderni frati e suore in innumerevoli e comodi monolocali di moderni residence magari gestiti dallo stato. La libertà sessuale, concessa ovviamente ai nuovi frati e suore produrrà poi gravidanze massicce che potranno essere gestite politicamente con adozioni, affidi, sovvenzioni ed eventuali banche di ovuli fecondati da usare con criteri di sviluppo politico e sociale.

Dico questo in parte ironicamente ma in parte seriamente. Certo il single libero, avventuroso (libidinoso ma anche casto) è il tipo umano sponsorizzato preferito e sponsorizzato dal mondialismo e non si vedono reali mode alternative. Si vedono certamente ripensamenti e resistenze "tradizionaliste" ma deboli sul piano teorico e pratico e soprattutto sul piano emotivo.

Su questi temi l'ISLAM appare come una montagna granitica e questo è, a mio parere, il vero motivo dell'inconciliabilità attuale tra oriente (ma la cina e l'africa cosa sono?) ed occidente. Non darei per scontato quasi nulla e aspetto curiosamente segnali di vita e di autenticità "culturale" nel nostro "favoloso" occidente dove, se si parla della madonna, viene in mente oggi la cantante di gran moda che ha promesso pubblicamente una fellatio gratuita a tutti coloro che avrebbero votato la gioiosa Hillary Clinton.
Sottolineo, e mi chiedo cosa se ne debba dedurre, che nessun autorevole vescovo o intellettuale cattolico ha esaminato e sottolineato questa vicenda di impatto mondiale.

Sergio Bianchini
 

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Info su Giovanni Cominelli

Giovanni Cominelli, iscritto a Filosofia all’Università Cattolica di Milano dal 1963 al 1965, alla Frei Universität nel 1965/66, laureato in filosofia con Enzo Paci all’Università statale di Milano nel marzo del 1968. Negli anni ’70 é stato membro della Segreteria nazionale del Movimento studentesco/Movimento lavoratori per il Socialismo. Eletto nel 1980 in Consiglio comunale a Milano per l’MLS-PDUP nel 1980, nel 1981 è subentrato come Consigliere regionale a Luciana Castellina, fino al 1990. Nel novembre del 1982 è entrato nel PCI, su posizioni riformiste e miglioriste. E’ uscito dal PCI-PDS nel 2000, aderendo ai Radicali fino al 2004. Iscritto al PD dal 2015. Esperto di politiche scolastiche, dal 1985 al 2000 responsabile scuola del Pci-Pds-Ds in Lombardia e membro della Commissione nazionale scuola. Membro del Gruppo di lavoro per la Valutazione, istituito nel 2001 dal ministro Moratti, fino al 2004. Dal 2002 al 2004 membro del Comitato tecnico scientifico dell’Invalsi, poi consulente per la comunicazione fino al 2005. Dal 2003 al 2005 ha organizzato la manifestazione Job&Orienta della Fiera di Verona dedicata all’istruzione. Membro del Cda dell’Indire dal 2005 al 2006, è stato responsabile delle politiche educative della Compagnia delle Opere dal 2005 al 2007 e della Fondazione per la Sussidiarietà fino al luglio 2010. Ricercatore presso il Cisem nel 2010. Svolge attività di formazione nelle scuole. Collabora alla Rivista mensile Nuova secondaria. Ha scritto di politiche educative su Il Riformista, Tempi, Il Foglio, Avvenire, Il Sole 24 Ore e i libri La caduta del vento leggero (2007) e La scuola è finita… forse (2009). Oggi editorialista de L’ECO DI BERGAMO e di santalessandro.org, settimanale della Diocesi di Bergamo. Scrive sul Sussidiario.
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