La stangata (discutiamone) – Bruno Petrucci

La sinistra schiacciata dal centro-destra, astensionismo alle stelle, 5 Stelle alle stalle. Tralascio l’ultima questione, dicendo che pur se hanno avuto una chiara battuta d’arresto nel trend in crescita, ce li ritroveremo molto forti alle politiche.

C’è una relazione tra astensionismo e vittoria di centro-destra? Probabilmente sì. È che la sinistra non è più una bandiera, non ha più una bandiera, appare sventrata da polemiche senza fine, da scissioni che si ripetono uguali a se stesse da quando il PCI nacque (mentre il fascismo andava al potere). Da sinistra si dice che la colpa è di Renzi, dalla testa del PD la colpa viene data allo scissionismo ed al “cecchinaggio contro Renzi”.

Ci ritorno. Per ora voglio guardare a destra e non posso non riconoscere che la vera maggioranza silenziosa è a destra. Passa indenne attraverso fallimenti, rovesciamenti di linea, bugie senza fine (la nipote di Mubarak?), profondi cambiamenti sociali, ristrutturazioni della rappresentanza politica (da DC a FI alla Lega) e quando tutti la danno per morta ….. Voilà risorge più viva che mai.

Intendiamoci, ho sempre respinto l’idea di una destra solo cialtrona, fatta di evasori fiscali e corrotti. Ho troppi amici che ammiro e stimo, ho conosciuto persone che hanno lasciato un profondo segno positivo nella mia vita, per considerare la destra solo la bad bank della società italiana. So che per tanti a sinistra queste parole sono quasi oltraggiose eppure confermo che ci sono e ci sono state persone cui devo moltissimo della mia crescita umana e professionale: amici e maestri.

Però, però, se capivo come tante belle persone potessero sostenere una bandiera diversa dalla mia quando la sinistra voleva il comunismo, quando gli unici esempi di socialismo erano dittature sanguinarie e poi antistoriche, quando la DC aveva saputo garantire a questo paese uno sviluppo democratico ed economico senza dubbio molto positivo, mi chiedo quali siano le ragioni per stringersi oggi attorno ad una classe dirigente del tutto squalificata e voltare le spalle ad una sinistra che appare più moderna, innovativa e moderata che in passato. Dall’altro lato guardo le facce dei vincitori del centro-destra a Genova, all’Aquila, a Sesto S.G. e non vedo brutte facce e nemmeno facce di opportunisti-affaristi-evasori come noi di sinistra siamo abituati a dipingere i politici di centro-destra.

Una scissione tra centro e periferia? Eppure a destra si sceglie dall’alto, non per primarie. Un’incapacità della sinistra moderata di attrarre le persone giuste? Mi trovo tra le mani questa contraddizione a cui non so dare risposta. Eppure all’Aquila il vecchio sindaco Cialente si era battuto come un leone per la rinascita della sua città ed il successore designato mi appare come un giovane dalla faccia pulita e modi garbati. E allora? Come la sconfitta di Fassino a Torino o di Maria M. Sole a Vimercate, credo che oggi ci sia nel paese un odio di fondo per la sinistra che spinge chiunque non si veda rappresentato ai ballottaggi ad appoggiare chiunque sia contro la sinistra. Un po’ è nella natura Guelfi-Ghibellini, Parma-Reggio Emilia, Salerno-Napoli o Milan-Inter o Roma-Lazio del nostro popolo, un po’ è nell’odio per Renzi di cui non mi spiego la natura se non nelle parole di Fassino dopo la sconfitta di Torino “paghiamo il prezzo della crisi” e nell’antipatia che Renzi a contribuito a creare, un po’ è nella litigiosità a sinistra.

E poi mi chiedo: ma perché essere di sinistra, votare a sinistra, è (sarebbe) più giusto? Togliendo le ragioni specifiche delle amministrative (non c’è un modo molto diverso di essere sindaci di destra o di sinistra, ma solo buoni o cattivi amministratori), resta un PD che ha fatto del rinnovamento (sconfitto) del paese e delle libertà civili i suoi cavalli di battaglia ed un centro-destra che sa solo blaterare di immigrati favoriti rispetto agli italiani poveri, di sovranismo, che si è opposto in questi anni ad ogni rinnovamento, che non ha supportato il jobs-act, che ha affossato le riforme costituzionali (con tutto il resto della classe politica), che non ha votato per un presidente moderato come Mattarella, che ha tacciato la sinistra di essere portatrice di morte sul caso di Eluana Englaro.

No, sono profondamente convinto che l’unica via valida per me sia il supporto a questo PD, un partito forse non più definibile di sinistra classica, ma comunque che, togliendosi la maglia del supporter di sinistra ad oltranza, resta per me l’unica via di crescita economica e democratica del paese. Così come sono convinto che altrettanto nocivi come il centro-destra siano i raggruppamenti di sinistra che inneggiano al sindacato a tutti costi, che, mentre le industrie chiudono a migliaia, credono che il modo di difendere i posti di lavoro sia l’articolo 18, che i padroni sono sempre cattivi, che amano la ridondanza di un senato fotocopia della camera o dei TAR (i tribunali regionali) che si dilettano principalmente a mettere bastoni tra le ruote all’azione di governo ecc.

E quindi? Quindi forse ci sono fasi storiche in cui non si può che perdere e forse in cui è bene che vada al potere chi prima era all’opposizione, primo per la sempre valida legge dell’alternanza, secondo affinché chi ritiene che gli altri siano meglio (siano essi 5 Stelle o centro-destra) verifichi quanto siano davvero “meglio” i preferiti. Sono sicuro che a livello locale ci saranno tanti buoni sindaci di centro-destra e tanti 5 stelle (Pizzarotti, anche se ripudiato ne è un esempio).

Vorrei solo che il nostro popolo non continuasse in questa fase storica a votare solo di pancia ma che invece si sforzasse di analizzare le proposte e che non si illudesse che per non vedere più migranti basti votare Salvini, a meno di non accettare cinicamente di abbandonarli in mare, al loro destino e chiudere gli occhi per non vedere e tappare le orecchie per non sentire.

L’unico vero problema è che chiunque vinca alle prossime elezioni, di fatto non vincerà e che, se la realtà non si sforzerà di trovare soluzioni originali, il paese sarà destinato all’ingovernabilità o ad una Große Koalition di chissà che tipo.

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Info su Bruno Petrucci

Geologo professionista, nato a Salerno 1946 e laureato a Milano nel 1975. Attività di pianificazione sismica, tramite studi di micro-zonazione nel post-terremoto dell’Irpinia (1980) e successivamente tra il 1986 ed il 2009 nel territorio Lombardo ove ha operato parallelamente nell’ambito della pianificazione territoriale alla luce del rischio idrogeologico. Nello stesso periodo si è occupato di studi di fattibilità grandi opere (strade e dighe) e ricerche idriche in Italia, Asia, Sud America ed Africa. Attualmente impegnato in indagini idrogeologiche e ricerche di acque sotterranee in paesi in via di sviluppo, particolarmente in Somalia, Kenya, Tanzania e Libano. Attività di insegnamento nell’ambito del Master “Le risorse Idriche nei Paesi in Via di Sviluppo” presso l’Università di Milano Bicocca dal 2004 ad oggi. Iscritto all’Ordine Nazionale dei Geologi dal 1984.
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