Dal Vietnam a Cuba – (4) Guantanamo – di Roberto Ceriani

Mano a mano che ci si avvicina alla base USA di Guantanamo aumentano i controlli della polizia cubana, che tuttavia sono sempre leggeri e discreti. Anche nel resto di Cuba le poche caserme militari che si vedono dalla strada sono circondate da muretti che anche un bambino potrebbe scavalcare. Non si vede filo spinato e mancano le garitte con i militari armati. Chiunque può vedere tutto quello che accade dentro la caserma, anche se a prima vista sembra che non accada mai nulla.

Che sia questo l’Esercito del Popolo?

La base di Guantanamo, nonostante sia costituita da un grande porto che ospita enormi navi militari e un aeroporto per caccia d’alta quota, da noi è famosa per il carcere in cui vengono detenuti i prigionieri accusati di terrorismo. E’ una detenzione con modalità non previste dalla Convenzione di Ginevra; i prigionieri non hanno un rappresentante legale e non godono dei normali diritti di un prigioniero americano. Cose normali in quei Paesi che gli USA accusano di essere Stati Canaglia.

Ma come è possibile che una base militare americana non rispetti il diritto internazionale? Il trucco sta nell’attribuzione ambigua del territorio di Guantanamo: non è territorio americano e non è neanche territorio cubano. Nessuno sa di chi sia, quindi chi sta lì fa quello che gli pare.

Oddio, anche se in Italia esistono precise convenzioni, gli Americani fanno quello che gli pare anche da noi. Possono ammazzare una ventina di europei al Cermis, abbattendo una funivia, ed essere assolti da un tribunale americano nonostante il delitto fosse avvenuto in Italia. Il vantaggio a Guantanamo è che non devono neanche sottoporsi al fastidio di dover porgere le scuse per i delitti impuniti.

Dalle colline attorno alla base vediamo alcune aree di questo misterioso territorio in cui da decenni non lavora più nessun cubano e i poveri americani sono costretti a importare imbianchini e lavapiatti da Haiti e da altri paesi caraibici. Ma cosa cavolo ci fa una base americana in un territorio di nessuno?

Tutto dipende dalla dominazione spagnola che a Cuba aveva la più duratura colonia della storia, dal 1492 al 1898. Un bel record di quattro secoli, terminato con la guerra con gli USA.
Una volta vinta la guerra, gli americani hanno fatto un accordo con il presidente cubano (uno dei primi fantocci di una lunga serie) che stabiliva la costruzione della base “per difendere Cuba dagli spagnoli”. Ecco spiegato a cosa serve Guantanamo: a difendere i cubani dagli spagnoli!

E’ vero che oggi è abbastanza remoto il pericolo che la Spagna voglia invadere Cuba, almeno militarmente (le invasioni di turisti non erano previste dall’accordo), ma è anche vero che al momento della firma del trattato ci si era dimenticati di scrivere in quale anno l’accordo si sarebbe estinto. Accidenti, che dimenticanza! I poveri americani, sempre rispettosi degli accordi firmati, si trovano così costretti a stare eternamente a Cuba, con il nobile compito di difendere i cubani dalle invasioni (militari) degli spagnoli.

Oltretutto i bravi Yankees ogni anno devono pagare a Cuba l’affitto del territorio, ma gli ingrati cubani rifiutano questo pagamento considerando illegale tutto l’accordo. Insomma, il territorio non si sa di chi è, i soldi non si sa dove metterli… Poi non meravigliamoci se qualche volta gli americani hanno usato proprio quei fondi per finanziare le operazioni anticubane; in fondo gli ingrati cubani se la sono cercata!

LA CRISI DEI MISSILI

Ottobre 1962. Avevo 12 anni e la crisi dei missili di Cuba già riempiva le mie angosce preadolescenziali. Non avevo idea di dove fosse Cuba, ma mi era chiaro che doveva trovarsi dalle parti dell’Unione Sovietica.

Erano giornate cupe, piene di paura. In famiglia non si parlava d’altro. Al mattino presto c’era l’assalto all’edicola sotto casa per leggere le notizie sulla guerra che stava per scoppiare.
Gli zii aspettavano di essere richiamati alle armi con la stessa trepidazione che avevano provato pochi anni prima con la crisi di Suez.

Mia nonna controllava che in cantina fossero ancora a posto i rinforzi in legno predisposti per i bombardamenti inglesi del ’40-‘45, mentre altri parenti facevano incetta di carne in scatola e candele che iniziavano a riempire gli scaffali della cantina, già piena di sgabelli e coperte. Un vicino di casa che abitava al piano terreno metteva la radio sul davanzale della finestra e immediatamente si formavano capannelli di passanti per ascoltare in silenzio il giornale radio.

Ricordo che sui giornali apparivano le foto prese dagli aerei americani che mostravano il ponte delle navi russe dirette a Cuba con sopra due missili nucleari. Guardavamo le foto in silenzio e qualcuno pregava.

A quel tempo nessuno sapeva cos’era una guerra nucleare (forse qualcuno lo sa oggi?), ma si dava per scontata la teoria della Risposta Massiccia; scoppia una bomba e si scatena l’inferno mondiale, fino a esaurimento bombe. Fine del mondo come lo conosciamo, in attesa della quarta guerra mondiale da combattere con la clava (così almeno diceva Einstein).

Pochi anni dopo Robert McNamara elaborava la teoria della Risposta Flessibile che prevedeva uno scontro nucleare misurato, proporzionato all’attacco subìto (Robert sì che era uno bravo!).
Bisognerà aspettare gli anni ’80 perché Reagan teorizzi il “Thinking the unthinkable”, la progettazione a tavolino di un’ipotetica conduzione controllata del conflitto nucleare globale (Ronald poi era uno bravissimo!).

In questo groviglio di tensioni planetarie, nel 1962 Cuba si trovò ad essere cerniera involontaria fra forze globali che non poteva controllare. Sembrerebbe ovvio che l’accordo fra Kennedy e Kruščёv per smantellare i missili sovietici a Cuba prevedesse un baratto con lo smantellamento della base americana di Guantanamo. Niente di più falso, cari illusi!

In realtà ai sovietici non fregava granché la libertà dei cubani. Preferirono usarli come merce di scambio per ottenere un vantaggio per la Grande Madre Russia. Infatti l’accordo lasciò in pace gli americani a Guantanamo e impose agli americani di smantellare i missili Jupiter in Turchia e in Puglia, direttamente puntati sul territorio sovietico.

Cuba fu fregata. L’Unione Sovietica ottenne un piccolo vantaggio. La guerra nucleare non ci fu. Il mondo tirò un sospiro.

Fu installato il “telefono rosso” Mosca-Washington e mia nonna riportò in casa le scatolette di carne e le candele, ma per anni si rifiutò di smantellare i rinforzi anticrollo in cantina. Saggia, la nonna: non si sa mai.

 

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Info su Roberto Ceriani

Roberto Ceriani, classe 1950, laureato in Fisica, dopo molti anni di insegnamento ha vinto il 1° concorso per Dirigente Scolastico e quindi, dopo aver fatto questo nuovo lavoro per alcuni anni, è andato in pensione per raggiunti limiti di età. Interviene spesso su Facebook su problematiche riguardanti il mondo della scuola. “Autore di libri di Fisica per Licei e di numerosi testi di divulgazione informatica. Formatore di insegnanti in Lombardia e nelle regioni del Sud. Ha lavorato 9 anni all’IRRSAE-IRRE Lombardia dove si è occupato di Progetti Europei di formazione docenti e di analisi statistiche di dati internazionali sugli apprendimenti (Progetto OCSE-PISA). Attualmente, per conto dell’Invalsi, si occupa di valutazione delle scuole italiane e, per conto dell’USR Lombardia, è impegnato nelle attività di valutazione dei Dirigenti Scolastici”
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