Dal Vietnam a Cuba – (10) i Cubani – di Roberto Ceriani

Un europeo proveniente da una grande città rimane colpito sentendo nelle strade la voce delle persone che parlano. A Milano pochi parlano e, se parlano, lo fanno sottovoce; a Cuba è il contrario. Il tutto è condito con musica che proviene da ogni parte. Sembra che i cubani abbiano paura del silenzio. La musica è dappertutto, ma in fondo è sopportabile anche per me che non la amo più di tanto; proviene dalle case e dalle auto, ma soprattutto dai tanti suonatori che si incontrano per le strade.

Anche nelle strade di campagna, quando ci si ferma a un autogrill (beh, non esageriamo! qualche cosa che ricorda vagamente un autogrill), è facile trovare qualcuno che suona: a volte si trovano intere bande di suonatori e cantanti con tanto di microfono. Persino l’addetto ai gabinetti alterna la pulizia del w.c. con una suonata di chitarra, forse pensata a fini lassativi. C’è poi la musica “ufficiale”, spesso associata a grandi bar nelle piazze urbane. A Santa Clara, nella bellissima piazza centrale, un’intera orchestra giovanile suona sotto la direzione di una giovane direttrice che poi scopriamo essere la figlia della padrona della Casa Particulare che ci ospita.

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la crociata antifascista non serva a parlare d’altro

Oggi ho postato su Facebook le note che pubblico anche qui sotto per esternare un disagio e per cercare di rimettere la discussione con i piedi per terra. Nel mio paese d'origine, Villasanta, è in corso da qualche anno una discussione kafkiana sulla necessità di scalpellare la lapide con i nomi dei caduti delle due guerre perché tra quelli della seconda guerra figurano due iscritti al Partito Fascista Repubblicano (gli iscritti erano otto in tutto) che furono fucilati a Vimercate, dopo un processo sommario, nei giorni immediatamente successivi alla Liberazione. Il loro inserimento nella lapide fu autorizzato da un Sindaco democristiano in una logica del tipo vogliamo ricordare tutti i caduti.

Mi è capitato di suggerire a quegli scalpellatori assatanati che sarebbe più corretto, produttivo e antifascista fare una piccola indagine su quella fucilazione senza sostanziale processo. Lo scrivo perché indagando in maniera dilettantesca su uno dei due ho scoperto che nella seconda metà degli anni 30 era semplicemente uno di quei giovani esuberanti che diedero vita al CAI e che poi nel momento delle scelte presero strade diverse, ci fu chi diventò repubblichino e chi partigiano, ma pochi anni prima li vediamo insieme a organizzare le iniziative del CAI (e questa è una delle tante piccole tragedie della guerra civile).

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L’impotenza della politica e i suoi rimedi – di Giovanni Cominelli

Che cosa spinge al “cambio di casacca” di elezioni in elezione il 50% degli elettori e, pertanto, anche degli eletti? Quale inquietudine o irresolutezza o scetticismo muove 46 milioni di elettori italiani? Ma forse si potrebbe allargare l’oggetto dell’interrogazione alla platea europea e statunitense, cioè all’area delle democrazie liberali.

La politica democratica è diventata debole

Il fatto è che la politica democratica è divenuta debole o impotente in ordine alla sua finalità prima, che è quella di risolvere i problemi della tenuta delle società. Così, alla fine, gli elettori occidentali hanno incominciato a stufarsi dei riti democratici e a chiedersi se non sia meglio una politica che decida tutto e subito e tagli i nodi con la spada, invece che impiegare troppo tempo a districarli con le mani.

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Dal Vietnam a Cuba – (9) la sicurezza – di Roberto Ceriani

Mi interessa sempre capire come un Paese gestisce le questioni relative alla sicurezza. Le scelte in questo ambito sono un indicatore di come vengono gestite le dinamiche sociali collaborative e quelle conflittuali. Anche a Cuba spesso mi è caduto l’occhio su alcuni aspetti di questa questione. Un maniaco della sicurezza come me non può mancare di osservare le abitudini di prevenzione (…non invidio quel Direttore di supermercato che mi ha sentito protestare per una cassa di bottiglie dimenticata davanti all’uscita di emergenza!).

Sono abituato a guardare la sicurezza da quattro punti di vista: 1) Sicurezza da incidenti 2) Sicurezza da persone 3) Sicurezza da malattie 4) Sicurezza del futuro

Gli americani hanno parole diverse per ognuno di questi concetti: Safety, Security, Assurance, Warranty. Invece la più bella lingua del mondo, la nostra ovviamente, fa una gran confusione e permette a un rozzo troglodita di fare un’intera campagna elettorale sull’ambiguità della parola Sicurezza!

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dalla terza alla prima repubblica?

Tutto come da copione Salvini ha fatto la sua forzatura per togliere di mezzo la candidatura di Romani e per rinforzare l'asse con Di Maio; Forza Italia ha fatto finta di incazzarsi perché lo scherzo di Salvini assomigliava ad altri episodi già accaduti nella storia repubblicana per la serie fuoco amico e oplà ora siamo all'accordo.

  • Forza Italia si tiene la presidenza del Senato e verrà eletta Maria Elisabetta Alberti Casellati; con due nomi e due cognomi, in onore di Fantozzi, mi viene da aggiungere Viendalmare. Per ora non se ne sa molto a parte un lieve incidente familistico quando fece il sottosegretario alla sanità. Stava nel CSM; chissa se è brava; chissa se si occuperà di riforma dei regolamenti, chissa?
  • I 5 stelle in cambio dell'appoggio si garantiscono la presidenza della Camera ma poiché FI ha dovuto dismettere Romani, anche loro dovranno dismettere il candidato di una notte, Fraccaro, e si torna al supermovimentista dal passato di sinistra Roberto Fico

Il Pd giocherà a bandiera con Valeria Fedeli e Roberto Giachetti; giocare a bandiera era nelle cose visto l'esito delle elezioni e la scelta di fare l'opposizione. Così è se vi pare; d'altra parte 5 anni fa è andata allo stesso modo con l'unica variante che il PD di Bersani era talmente forte (in termini di numeri) da non aver dovuto fare la melina e aver occupato sia il banco sia la tovaglia (Grasso di qua, Boldrini di là). Chissa se anche Fico e la Viendalmare li ritroveremo tra 5 anni da un'altra parte?

Pare che nella intera partita abbia giocato un ruolo centrale il leghista Giorgetti; lui per ora non va a presiedere nulla; per ora.

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