La regressione culturale della destra – di Alvaro Ricotti

Si fa un gran parlare, di questi tempi, di cultura di destra e cultura di sinistra. Dopo il successo elettorale la Dx, in una sorta di rivalsa revanscista, sta sferrando un attacco tendente a ribaltare quello che chiama egemonia culturale della Sx. Ritiene che sia finalmente giunto il momento di scalzare questa egemonia che pervade l'Italia dal secondo dopoguerra per riaffermare e ripristinare una vera cultura italiana non inquinata da un pensiero estraneo alla nostra tradizione.

Parafrasando il "Dio lo vuole" di papa Urbano II del 1095 nell'indire la prima crociata, la Meloni con altrettanta enfasi e un po' meno pudore, lancia il suo "L'Italia lo vuole" e "L'Italia ce lo chiede". Parte così la sua crociata con il vessillo "Dio, Patria, Famiglia" issato sull'alabarda ideologica contro i simboli della decadente e agonizzante cultura di Sx.

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Imma Tataranni sostituto procuratore

Ho visto su Rai Play le due stagioni per un totale di 14 episodi di due ore ciascuno: la Basilicata e Matera, la magistratura inquirente e la polizia giudiziaria, il mondo della provincia meridionale tra libere professioni e istituzioni dello stato, una donna forte e dalla intelligenza fuori dal comune, abiti improponibili cambiati in continuazione, un incedere da caporal maggiore, la mafia e il contiguo mondo degli affari, i problemi di famiglia tra anziani e adolescenti in crescita, l'immigrazione e le adozioni, uno spaccato dell'Italia con i suoi problemi e le sue contraddizioni.

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Calenda come Pierino … quello del lupo

Il primo sentimento è quello di amarezza. Carlo Calenda ha dimostrato una idea della leadership del tutto inadeguata al progetto: unire il centro liberal democratico e costruire la casa dei riformisti. Ha costantemente alzato il prezzo chiedendo a Italia Viva di farsi da parte, di tacere, di non esistere per non disturbare il manovratore e alla fine ha rotto quando è apparso chiaro che il congresso sarebbe stato un congresso serio e con una segreteria contendibile.

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Niente di nuovo sul fronte occidentale – Edward Berger

I romanzi di Eric Maria Remarque sono stati stampati e ristampati più volte e sono dedicati all'orrore della I guerra mondiale visto con gli occhi dei giovani tedeschi desiderosi di battersi e vincere sul fronte francese. Vengono ripercorsi i mesi di guerra, il ritorno e poi le problematiche che portarono alla crisi della repubblica di Weimar.

Mi riferisco in particolare a Niente di nuovo sul fronte occidentale (di cui analizzo qui la recente versione cinematografica, terza versione), La via del ritorno e Tre camerati. Questi tre romanzi (il terzo meno noto) consentono, in particolare ai più giovani di riflettere non solo sugli orrori della prima guerra mondiale, la guerra in cui compare la tecnologia al servizio della morte (i gas, gli aerei, i lanciafiamme, i carri) in un contesto di guerra di trincea e di massacri della fanteria, ma anche sul disorientamento ideologico dei reduci, fossero essi vinti o vincitori e di comprendere le ragioni sociali del consenso alla ascesa dei due totalitarismi fascista e nazista.

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dai libri alla TV

Non so se sia un segno dell'età, ma ultimamente mi sto dedicando più alla visione delle serie TV che ai libri e alla carta stampata in genere e, dopo questa indigestione ho deciso di farci sopra qualche ragionamento.

Ho iniziato con la visualizzazione della lunghissima serie di Un passo dal cielo che inizialmente sembrava essere l'occasione per gialli leggeri in un contesto ambientale di alta montagna e di rapporto con la natura (forestale, arrampicatori, veterinari, lupi, cavalli, la palafitta sul lago di Braies). Sin dall'inizio era presente un po' di clima da fotoromanzo e poi, man mano, questo clima da fotoromanzo ha preso il sopravvento al punto che nella fase calda degli amori contrastati tra la fotomodella spagnola e il vice questore Nappi utilizzavo la apposita funzione di avanzamento di 10 s per saltare le mielose ed inutili parti sdolcinate.

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