premura – di Antonio J. Mariani

è una delle parole che esprime molto quel decadere valoriale a cui assistiamo quasi impotenti. Sì perché, se ci soffermiamo un attimo a pensarci, abbiniamo ad essa urgenza e fretta, mentre rimane in ombra l’altro significato che porta con sé: aver cura e sollecitudine verso una persona, una cosa, una questione.

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asciugare le lacrime degli ultimi, ma battersi per lo sviluppo – di Giovanni Cominelli

L’Assemblea di rifondazione del PD a Bologna conferma la regressione culturale del partito che fu già comunista. L’analisi egemone è pur sempre quella di D’Alema: occorre tornare a Marx. La sinistra è stata succube del liberismo. Con ciò ha perso i legami con il proprio popolo; peggio, lo ha regalato alla destra peggiore. Tornare alle radici: questo lo slogan. E non importa se in questa anabasi del pentimento, si perdono per strada i compagni di strada del socialismo liberale e del cattolicesimo liberale. Esiste, in Italia, una consistente ridotta ideologica, in cui si sono rinchiusi i veterani di antiche battaglie. Il PD ha deciso di rappresentarla.

Il PCI è sempre stato comunista dai tempi di Bordiga, Gramsci, Grieco, Berti, Togliatti, Longo, Berlinguer, Natta, fino a Occhetto. In realtà, il partito togliattiano aveva rinunciato, ancorché obtorto collo, al nocciolo duro del comunismo – la dittatura del partito unico e la nazionalizzazione dei beni di produzione – quando nel corso della Conferenza di Yalta –  dal 4 all’11 febbraio 1945 – Stalin e Churchill avevano collocato l’Italia nel blocco occidentale. Tuttavia i comunisti continuarono a mantenere l’idea di un superamento del sistema della proprietà privata e della democrazia liberale, in nome della “democrazia progressiva”, poi “democrazia sostanziale”, e delle “riforme di struttura”.

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la “coscienza enorme” (Marx) – di Giovanni Cominelli

Sono tutti uguali!: si parla dei partiti, si intende.

La vicenda dei 5 milioni portati all’estero illegalmente e poi scudati, grazie alla legge della voluntary disclosure, che ha coinvolto il governatore della Lombardia, ha aperto una falla persino nell’elettorato leghista più catafratto nella presunta diversità morale leghista.

Il terreno del “tutti uguali” riguarda la questione morale. Non è un’affermazione originale:viene da una lunga storia, incominciata con il Fascismo, proseguita con l’Uomo qualunque, lanciata dalla Lega e da Mani pulite negli anni ‘ 90, rinverdita in questi anni dal M5S. “Tutti eguali!”, eccetto chi lancia l’anatema, che invece si autorappresenta quale “diseguale”.

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la scuola sulla bocca di tutti – di Alfonso D’Ambrosio

L'emergenza Covid ha aperto una serie di riflessioni (spesso anche ferite) sulla Scuola, ma anche e soprattutto riflessioni di natura etica, morale. Senza banalizzare, penso soprattutto alla vita.

Quale valore diamo alla nostra vita? E se dovessimo morire entro 24 ore? Ieri sentivo un giovane che affermava che lui non porta la mascherina perché i giovani non sono colpiti dal Coronavirus. Che sciocco senso di invulnerabilità!

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acerbità da discarica – di Antonio J. Mariani

C’è chi va su Fb e la domanda “a cosa stai pensando?”, manco l’intravede.

Sa solo che, lì, c’è uno spazio a disposizione, una facoltà d’uso di un box, che porta a ritenere: “è roba mia: faccio quel che mi pare”. E se ne appropria. Per dire cosa sta pensando? No, molto spesso, altro non fa che riportare quel che ha espresso qualcun altro. E, il più delle volte, si tratta di un’invettiva, di uno sferragliamento polemico concitato, dove lo slogan oltraggioso appaga chi, con il petto in fuori, vuol dire la sua su un determinato argomento.

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