cose private e pensieri pubblici – CoronaMilano 9

28 marzo AdC (anno del coronavirus) Stanotte ho avuto un problema neurologico. In fondo ha funzionato benino per quasi 70 anni di onorato servizio, ma ogni tanto anche il cervello ha bisogno di qualche riparazione… anche lui ha le sue debolezze. Per fortuna non occorreva l’ambulanza. In questo periodo di Covid-19 la sola idea di una sirena sotto casa fa venire i brividi.

In mattinata ho telefonato a un’amica neurologa. Mi ha elencato gli esami che mi avrebbe fatto in ospedale, in tempi normali, ma mi ha anche detto che ora è meglio stare lontani dal suo e da altri ospedali. Mi visiterà fra qualche settimana. Nel frattempo mi ha mandato la “ricetta” per un farmaco via WhatsApp. Sono andato in farmacia, convinto che non mi avrebbero dato il farmaco. Coda lunga 20 metri per 5-6 persone molto distanziate fra loro. Ingresso una persona per volta, riservato a chi ha la mascherina (altrimenti la farmacista usciva sul marciapiedi). Spiego la situazione e mostro il WhatsApp, privo di carta intestata e senza firma del medico. Mi viene fornito subito il farmaco. La farmacista era una persona intelligente; in questa situazione di emergenza ha capito che vale più la fiducia dei documenti ufficiali.

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virus – la grande sfida (recensione)

L'ho preso ieri, l'ho letto a volo e lo recensisco subito.

Il libro è scritto per essere letto dai non addetti ai lavori e si imparano un sacco di cose sulla storia delle pandemie. Si scopre che siamo una massa di ignoranti, io per primo, e si capisce come mai all'inizio c'è stata una grande sottovalutazione.

Non pretendete di trovare le risposte alle notizie che stavano sui giornali di ieri perché, rispetto alla cronaca, siamo fermi ai primi casi Codogno, ma Burioni è un facile profeta, ci spiega come funziona il caso del contagio con i virus (capitoli 2 e 6) ed è impietoso nel sottolineare che si tratta di uno di quelli più difficili da combattere per via della contagiosità in fase asintomatica. Non è una cosa da poco; altre gravi epidemie di tipo virale, con elevate incidenze di letalità, sono state sconfitte perché sostanzialmente consentivano di avere contagiati sintomatici e dunque facilmente isolabili ed individuabili.

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La catastrofe in atto. La difficoltà a uscirne, il futuro incertissimo

Quando infuriano le pesti, si sollevano attese millenaristiche, velleità di rifare il mondo dalle fondamenta, frenesie di vivere, voglia di risorgere. Nascono grandi speranze, descritte dal Cantico di Zaccaria: “…visitabit nos Oriens ex alto –un sole che sorge verrà a visitarci dall’alto”. Quanto ai morti, “le anime salgono al cielo aperto, le ossa restano agli uomini”, così i Carmi del vescovo Alfano (XI secolo).

Nulla sarà più come prima” è il nostro brand di questi giorni. Avvertiamo nettamente che c’è da cambiare in profondità; che l’intreccio tra epidemia e globalizzazione malata – impasto mal riuscito di super-globalizzazione finanziaria e semi-globalizzazione manifatturiera, secondo Giulio Sapelli – può accelerare le tendenze disgregatrici delle società occidentali e, certamente, di quella italiana.

Intanto, i nostri ragazzi sono immersi traumaticamente in un mondo tragico di morte e di insensatezza. L’infosfera digitale, nella quale sono per lo più imbozzolati in questi giorni, non li protegge dalle domande che li investono sul mondo che verrà, se e quando verrà. E’ a loro che dobbiamo le risposte adesso, mentre la scia dei loro nonni morti si allunga.

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portare pazienza ed essere disciplinati

Se una curva fa così, purtroppo per ora, non ci vedo indicazioni di picco; troppi flessi che mandano la concavità verso il basso seguiti da altri che la riportano verso l'alto.

D'altra parte la pandemia ha avuto tempi di diffusione territoriale diversi e dunque, per ora, rimane solo l'alto numero di morti di ieri ancora figli delle esitazioni di due settimane fa.

I molti morti, e come si sottolinea da più parti, mancano al conteggio gran parte dei morti a casa, indicano un livello di diffusione molto più alto di quanto non risulti dai tamponi.
La presa di coscienza, da parte degli Italiani, e dunque anche dei decisori politici, è stata graduale.

Di oggi c'è uno studio ospedale Sacco Università di Milano da cui risulta che il ceppo lombardo ci è arrivato dalla Cina tramite la Germania nel mese di gennaio e ha poi viaggiato libero in Lombardia per almeno tre settimane.

Quindi per favore basta con le tifoserie di quelli che imputano tutto al non aver subito controllato e isolato quelli che rientravano dalla Cina.

A San Siro si è giocata Atalanta Valencia quando si era già in emergenza e lo abbiamo sparso per bene sia in bergamasca sia in Spagna.

Mi dicono che nello stesso periodo nel bresciano c'è stata una fiera che ha mescolato per bene circa 200 mila persone.

E cosa dire deòla zona rossa di Codogno mentre da Piacenza si continuava a passare il Po per fare la spesa all'ipermercato di San Rocco al Porto?

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numeri … numeri … e disperazione – di Bruno Petrucci

27-Marzo notte

Curve che s’impennano, morti che aumentano. E poi le scene dei reparti d’infettivologia che non si reggono più e uno si chiede come facciano a reggere gli operatori sanitari. Qualcuno oggi ricordava i semplici operatori sanitari, che rischiano la pelle come i medici, come gli infermieri, rischiano solo per pulire e portare via le immondizie, magari con meno protezioni, ma muovendosi in quegli ambienti quasi saturi di Corona Virus.

Quante volte dovremo ringraziare queste persone che lottano davvero in condizioni drammatiche per strappare qualcuno alla morte? Mi piacerebbe che uno di quegli stronzi che andavano a menare i medici nei quartieri peggiori di Napoli, uno, uno almeno andasse lì e dicesse “scusa dottò, so stat proprio nu strunz”. Vabbe’ “fa bene e scordate, fa male e piensace”.

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