sanità dell’empireo e sanità pratica

Sulle questioni della sanità pubblica ci sono due livelli di dibattito: le grandi discussioni, la programmazione, le Regioni, la Corte dei Conti … e poi c’è quella concreta del cittadino-utente-paziente.

Come sanno i miei amici di Facebook sono alle prese con un problema di salute legato alla mia colonna che, con l’età, va degenerando e cartilagini e formazioni ossee hanno iniziato a comprimere il midollo spinale e le zone da cui partono le radici nervose del nervo sciatico su entrambe le gambe.

All’inizio ho provato  di tutto: farmaci antinfiammatori, miorilassanti, fisioterapia, terme, fanghi e poi ho dovuto prendere atto che era roba da neurochirurgia. Per fortuna, il vantaggio di avere insegnato con passione per tutta la vita mi colloca in una condizione di privilegio e dunque ho qualche ex alunno che posso interpellare alzando il telefono. E’ sempre un piacere risentirli, ricordare il passato e parlare della meglio gioventù alle prese con il lavoro, la carriera, la costruzione del proprio futuro. Ti senti di aver assolto bene ai doveri della vita.

Così ho per lo meno saputo cosa fare: niente chirurgia perché alla mia età certe cose poi si ripresentano e invece terapia del dolore, una specialità che, nella mia ignoranza, non conoscevo (una nuova branca di cui si occupano gli anestesisti pensata per i malati oncologici ma non solo).

Mi sono fatto consigliare a chi rivolgermi (visto che non si parla di un’unghia incarnita) e ho già fatto due doppie infiltrazioni di cortisone nei forami tra L5 e S1 (i forami sono i canali tra le vertebre da cui escono le terminazioni nervose da cui si orginano i nervi e che nel mio caso presentano delle stenosi). Con gli aghi si entra direttamente nel canale spinale. Sono moderatamente ottimista ma non è di questo che volevo parlare.

Gli interventi sono stati fatti da solvente in una clinica in provincia di Firenze: una telefonata con appuntamento telefonico, invio della risonanza con wetransfer e fine della parte burocratica. Pagamento, visita, intervento guidato dalla TAC, dimissione. Costo 250 euro a volta.

Naturalmente, proprio perché potrebbe diventare una cosa ripetitiva mi sto occupando di trasferire il tutto al SSN. Ed ecco i problemi:

  • trattandosi di cose in cui se uno sbaglia non si cammina più c’è un problema di accesso alla informazione. Meglio qui o meglio là? Dove e come ci si può informare perché non è vero che va sempre bene tutto e che il SSN è una garazia dovunque e per ogni cosa.
  • per accedere alla prenotazione serve l’impegnativa; con la impegnativa ti colleghi al CUP regionale e come capita spesso la risposta è che quella prestazione non è prenotabile; allora chiami il CUP telefonico e dopo la tua coda ti rispondono, fornisci il codice della ricetta elettronica e ti dicono che non ci sono posti disponibili in agenda; allora chiami l’ambulatorio, quello da cui eri partito per capire che tipo di ricetta servisse, prendono nota, dicono che è strano e ti mettono in modalità attendere prego … E questa è la mia condizione odierna. Stiamo parlando non dell’intervento prossimo venturo ma della prima visita che serve a mettersi in coda …
  • Sono questi aspetti di inefficienza e burocrazia che trovo assurdi. Il sistema pubblico appare come un pachiderma, lento nel movimento e inefficiente già nel gestire gli accessi. Una grande e costosa macchina che spreca risorse e genera insoddisfazione non solo sul versante dei pazienti. Sempre più spesso sento di medici appassionati del proprio lavoro e interessati ad una carriera scientifica e ad una formazione continua, che lasciano il SSN e cercano strutture associate nel privato e questo finisce per peggiorare la situazione del servizio pubblico. Per inciso, qui in Toscana, per uno scazzo tra Regione e Governo, causa deficit non ripianato, per il 2024 è stata alzata la tassa regionale (nel mio caso di 300 €). Felice di dare il mio contributo se poi però qualcosa mi garantiscono (attualmente tra ticket e prestazioni non garantite sono sui 1500 euro l’anno).
  • E’ una vecchia storia che ho conosciuto nei minimi dettagli nella scuola dove l’ambizioso progetto della autonomia vera, pensato da Luigi Berlinguer nel 1999, si è subito arenato nel sistema nazionale dei concorsi e delle graduatorie, nella impossibilità per i DS di gestire il personale, nella mancata autonomia amministrativa e nella revanche del ministero. L’ultima boutade di Valditara a proposito della scuola di Pioltello che ha osato prendere atto che, stante il tipo di utenza, per la fine del Ramadan bisogna chiudere la scuola è esemplare. E Valditara come un novello inquisitore ci ha dato dentro: anatema, anatema, anatema.

 

Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione | Da allora si occupa di ambiente e sentieristica a Monticiano e ... continua a scrivere
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