Carlo Monguzzi – dal 1951 al 2026

Voglio dedicare qualche riga a Carlo Monguzzi, con cui ho condiviso momenti di vita quando si era entrambi poco più che trentenni. È solo un momento intimo di ricordo e nostalgia. Ma dal mio ricordo emergerà anche qualcosa su di lui.
Lui era allora il segretario regionale della Legambiente; io vivevo allora a Rho e, dopo gli anni furenti del ’68 avevo smesso di occuparmi di politica, dedicando tutto il tempo al lavoro e ad una tranquillia vita di coppia con Valeria, la ragazza con cui mi ero da poco sposato.
Valeria era una fervente ambientalista, appassionata di natura e di tematiche verdi. Cominciammo a frequentare altri amici di quel mondo, ed infine demmo vita ad un circolo che decise di affiliarsi alla Legambiente.
Il demone della politica, dalla quale mi ero distaccato con qualche veemenza, mi riacciuffò. Inizialmente con qualche timidezza ed esitazione, poi sempre più assiduamente, iniziai a frequentare la Legambiente regionale, che era ancora una succursale dell’ARCI, una delle tante formazioni che gravitavano intorno al Partito Comunista.
I detrattori ne parlavano come di un anguria: verde fuori e rossa dentro. Monguzzi era il leader carismatico di questa organizzazione: persona di notevole fascino, ottimo oratore, possedeva doti di garbo e pacatezza che lo distinguevano dalla gran parte degli altri politici.
Diventammo amici, e lentamente mi attirò nel suo “inner circle“: io cominciavo ad essere stufo del lavoro solitario, quasi autistico, dello sviluppatore software. Lui vide in me delle doti che avrebbero potuto essere valorizzate nell’ambito del movimento. E così, quando, un paio di anni dopo fu eletto in Consiglio Regionale, unico rappresentante dei Verdi Arcobaleno, mi propose di entrare nel suo staff.
Ero in quel periodo dell’esistenza in cui la prospettiva di cambiare radicalmente attività, ricominciare da capo, si presenta come particolarmente allettante: lavorare insieme ad amici, con cui condividi degli ideali, lontano da persone che non avevi mai apprezzato, avrebbe potuto essere un’occasione irripetibile.
E così accettai una collaborazione part time. Tenendomi comunque l’altra metà del tempo con il vecchio lavoro. E fu la mia salvezza. Perché non resistetti nemmeno un anno.
L’ambiente della burocrazia regionale mi risultò intollerabile: una sterminata produzione di carta che veniva regolarmente gettata via, la sensazione di non fare assolutamente nulla di utile. Per non parlare dei fenomeni di corruzione che nel giro di qualche anno sarebbero venuti alla luce con le inchieste di Mani Pulite.
Gran parte dei consiglieri di quella legislatura finirono in galera: fra i pochissimi non coinvolti nelle inchieste ci fu Fiorella Ghilardotti (anche lei scomparsa assai prematuramente), che divenne presidente della giunta, e che volle Carlo Monguzzi come assessore, in quanto uno dei pochissimi che, come lei, non erano stati sfiorati dagli scandali.
Poi le nostre strade si divisero: io tornai al mio mestiere di sviluppatore software, e fondai addirittura una nuova piccola azienda con nuove persone, ovviando così all’insanabile antipatia che mi contrapponeva ai vecchi colleghi. Monguzzi prosegui la sua carriera politica in Consiglio Regionale passando poi al Consiglio Comunale di Milano.
Nel tempo le nostre rispettive posizioni politiche presero ad allontanarsi: lui rimanendo ostinatamente fedele alle sue posizioni originarie di sinistra radicale, mentre io, personalità più irrequieta e affascinata dal nuovo, mi spostavo progressivamente su posizioni liberaldemocratiche, fino a condividere le politiche di Matteo Renzi. Cosa che molti amici di quella stagione non mi perdonarono mai: persone imbevute di certezze assolute e inossidabili, ancorate ad una visione immutabile di un mondo che mutava vertiginosamente a loro insaputa…
Carlo, pur avendo vissuto tutta la sua vita ancorato a questa visione del mondo, era uno spirito libero, e sapeva cogliere anche i segni di quanto di buono poteva muoversi al di fuori di quel mondo. Ci si incontrava di tanto in tanto a qualche evento politico, manifestazione, assemblea, presidio…. Qualche volta anche alle cene che organizzavo a casa mia.
C’era tra di noi una sorta di patto non esplicito, che ci portava ad evitare il confronto sulle cose che tendevano a dividerci, nel tentativo di valorizzare ciò che ci aveva unito per tanto tempo. Ricordo con affetto una definizione che aveva escogitato per me, come “renziano dal volto umano“…
Quando ci si incontrava ci salutava alla maniera dei vecchi comunisti, accennando un mezzo pugno chiuso e chiamandoci “compagno”: nessuno di noi era più comunista, ammesso di esserlo mai stato. Era più che altro un segno di affetto. Ciao, Carlo.
Carlo Monguzzi è morto per un mesotelioma da esposizione all’amianto e in tutto ciò c’è un aspetto di tipo paradossale.
E’ stato uno dei protagonisti della politica milanese e lombarda nel mondo cosiddetto rosso-verde. I giornali di oggi sono pieni di articoli di commemorazione perché ancora recentemente era stato uno dei protagonisti della battaglia contro lo smantellamento delo stadio di S. Siro.
Ho chiesto ad uno dei suoi amici di ricordarlo con qualcosa di personale, qualcosa che ci riporta alla fine degli anni 80 e primi anni 90 quando Monguzzi mise in piedi Lega Ambiente e poi fece l’assessore nella giunta regionale di monoranza guidata da Fiorella Ghilardotti agli albori di mani pulite.
Claudio Cereda
Ieri quando ho appreso la notizia della ordinanza restrittiva del tribunale per i minori dell’Aquila ho avuto un moto spontaneo di ribellione: questo non è lo Stato democratico in cui credo e che auspico. Il Tribunale ha stabilito il trasferimento dei bambini della Casa nel bosco in altra struttura e, nell’immediato, ha disposto l’allontanamento della madre.
Oggi era san Claudio, nessuno mi ha fatto gli auguri, ma quelli più sinceri me li ha fatti il popolo europeo che, da sempre, amo più di ogni altro.


Che non vi venga in mente di farvi tentare dallo strizzatore fighissimo della Vileda (manico telescopico e secchio a pedale).

Sulle questioni della sanità pubblica ci sono due livelli di dibattito: le grandi discussioni, la programmazione, le Regioni, la Corte dei Conti … e poi c’è quella concreta del cittadino-utente-paziente.
Caro Ministro dell’Istruzione e del Merito, questa volta ti dò del tu perché voglio esprimerti la mia solidarietà per gli indegni attacchi che ti stanno facendo alcuni giornalisti, invidiosi della tua alta competenza didattica. Leggo infatti su vari giornali che tu hai giustamente esposto i dati Invalsi sull’apprendimento degli studenti della scuola Iqbal Masih di Pioltello.