La vecchia scuola di Monticiano – (3)

la scuola è pienamente del Comune
Ci sono voluti 10 anni per concludere la pratica relativa alla mancata voltura di proprietà da parte della Montemaggio: procedura complicata dal fatto che sul piano contrattuale erano stati definiti l’impegno ad acquisire, la modalità di pagamento da parte della Montemaggio, i termini per procedere al rogito, ma nulla si scriveva in ordine ad eventuali inadempienze. Di qui il rimpallo di responsabilità sulla titolarità del bene e sui doveri in ordine alla messa in sicurezza.
Il 13/03/2022 il giudice fallimentare prende atto della istanza con cui il liquidatore giudiziale della pratica Montemaggio ha trasmesso l’intenzione di rinunciare al credito vantato verso il comune di Monticiano. Si legge nella disposizione del giudice: alla luce della perizia di stima, le condizioni dell’immobile, i costi necessari al trasferimento, i conseguenti oneri economici per l’eventuale demolizione, ricostruzione o riconversione, determinano un valore attuale fortemente negativo dell’asset oggetto dell’istanza anche in ragione delle scarse possibilità di un’utile collocamento sull’attuale mercato immobiliare.
Dunque la vecchia scuola ritorna (a costo zero) nella piena disponibilità e proprietà del Comune. La Montemaggio rinuncia al bene e ad ogni pratica risarcitoria per ragioni tecniche legate all’iter del processo fallimentare.
l’orientamento alla demolizione
Negli ultimi mesi del 2025 la Amministrazione Comunale, a guida Alessio Serragli, si è orientata alla demolizione della vecchia scuola dopo aver preso atto, attraverso contatti di tipo informale con operatori della edilizia e con la Coop amiatina per quanto riguarda gli spazi commerciali. Coop si è detta interessata ad uno spazio commerciale più ampio di quello attuale, purché pronto, ma non a farsi carico di oneri di realizzazione, mentre gli imprenditori privati, fatti due conti sulle metrature, sulla collocazione centrale mancante di spazi verdi, sui costi di realizzazione e sugli introiti da vendita si sono dichiarati non interessati nemmeno se l’area fosse ceduta ad un prezzo molto conveniente.
Siamo dunque in presenza di un edificio dismesso da anni, in situazione di grave degrado ambientale e strutturale che le amministrazioni comunali avevano ceduto in vista di una ristrutturazione urbanistica e che è tornato nella disponibilità della amministrazione a causa della cattiva gestione di chi lo pagò 10 anni fa 880’000€ senza poi provvedere agli atti di trasferimento di proprietà.
Si giunge così alla delibera di Giunta del 29 dicembre 2025 che parla di demolizione di edificio dismesso e riqualificazione dello spazio risultante e approva il documeto di indirizzo progettuale (DIP) atto indispensabile per gli adempimenti successivi.
Nelle premesse si afferma che:
- il fabbricato versa in stato di fatiscenza: il tetto ha ceduto in più punti, l’immobile è infestato da piccioni e dal relativo guano. Lo stato dell’immobile è tale da destare preoccupazione sia in ordine alla sicurezza pubblica, per potenziali pericoli di crolli di materiali dall’edificio che affaccia sulla piazza principale del centro abitato, sia in ordine alla salubrità del luogo a causa della presenza di piccioni e del relativo guano … che detto fabbricato è foriero di una situazione complessiva di degrado che interessa tutto l’accesso al centro storico del capoluogo comunale
- è considerato necessario e urgente procedere a riqualificare l’area in parola procedendo a demolire il fabbricato sopraindicato in quanto, procedere a una sua ristrutturazione risulterebbe eccessivamente oneroso, anche in considerazione del fatto che la consistenza dei volumi in rapporto alla difficoltà di rifunzionalizzarli, stante l’attuale carenza di domande in proposito, e della non necessità di trasferirvi funzioni comunali differenti
In buona sostanza dice la giunta: è pericoloso, non ha prospettive, demolirlo significa ridare un nuovo volto all’accesso al paese completando la circolarità della piazza e allargando lo spazio pubblico.
Le norme prevedono che interventi del genere siano sostenuti da un documento di indirizzo alla progettazione, in sigla DIP, ed è questo l’oggetto della delibera che, su proposta dell’area tecnica va a prevedere un impegno per complessivi 192’700 € di cui circa 135’000 sono quelli per la demolizione e messa in sicurezza dell’area.
L’orientamento a demolire è suffragato da una e-mail sempre del 29 dicembre relativa alla ispezione per constatare lo stato di fatto dell’immobile da parte dell’ingegner Cosimo Schirano, cui sarà affidato il giorno successivo, l’incarico di predisporre il progetto di fattibilità tecnico economica che al momento non è stato ancora consegnato:
- L’immobile, già solo a vista, è interessato da svariati fenomeni di degrado tra i quali diversi crolli della copertura con conseguenti infiltrazioni delle acque meteoriche dai solai di piano e dalle pareti. Ne conseguono ammaloramenti diffusi dai solai, del vano scala e delle pareti perimetrali.
- Giova precisare in questa sede che il solo rifacimento della copertura, dovendo lo stesso necessariamente interessare tutta la superficie dell’immobile, si concretizzerebbe in un più ampio intervento, anche ai sensi delle normative vigenti per le costruzioni in zona sismica, senza per altro arrestare il degrado ormai in corso delle restanti parti dell’immobile
la petizione popolare
Il 29/12, nella stessa giornata di approvazione del documento di indirizzo progettuale si è tenuta una assemblea pubblica in cui la amministrazione comunale ha iniziato ad esporre le sue intenzioni in ordine all’abbattimento della ex scuola.
Pochi giorni dopo si è costituito un COMITATO PER LA TUTELA DEL PATRIMONIO STORICO DI MONTICIANO che ha promosso una Raccolta firme contro la demolizione e a favore del recupero dell’edificio
“Vecchia scuola” situato In Piazza Sant’Agostino con lo slogan Difendiamo Il patrimonio di tutti contro la fretta di demolire – Firma per chiedere un recupero intelligente, sostenibile e utile alla nostra comunità.
Il comitato dichiara di avere raccolto circa 300 firne (non ancora depositate) sotto una petizione in cui si chiede all’amministrazione comunale di Monticiano e ad ogni altra Autorità o Ente, territorialmente o funzionalmente competente: la salvaguardia definitiva della “Vecchia Scuola”, abbandonando ogni progetto di demolizione, procedendo con la messa in sicurezza per garantirne l’integrità nelle more del recupero e l’avvio di un processo di rigenerazione partecipata che ne preservi il valore storico, garantendo il reperimento dei fondi necessari alla sua piena restituzione alla comunità.
Poiché nella petizione si parla genericamente della necessità di impegnarsi nella intercettazione di fondi necessari alla riqualificazione dell’immobile al fine di raggiungere l’obiettivo più alto garantire un polo di servizi moderno e dinamico che permetterebbe di adattarsi alle necessità future della popolazione garantendo vitalità e attrattività permanente nel cuore di Monticiano ho girato la richiesta al Sindaco, per sapere cosa è stato fatto per intercettare finanziamenti ex PNRR e quali sono in progetti in corso d’opera o che saranno attivati. Premesso che per richiedere contributi bisogma presentare un progetto cantierabile e non belle intenzioni questo è quanto è stato fatto dal 2020 ad oggi (con tra parentesi il costo dell’intervento):
– fondi PNRR (con diversi interventi) circa 800’000€ di contributo ministeriale
– caldaia biomasse per le scuole 170’000€ (270’000€)
– efficientamento del palazzo comunale 290’000€ (360’000€)
– primo lotto della pavimentazione della vecchia piazzertta di Iesa 190’000€ (300’000€)
– ultimo lotto della pavimentazione di San Lorenzo 180’000€ (350’000€)
– impianti sportivi 360’000€ (690’000€)
– passerella per San Galgano 120’000€ (350’000€)
A ciò si aggiungono interventi di importo minore (sotto i 100’000€) per un totale finanziamenti che sommati so collocano tra i 150 e i 200’000€. Siamo ben oltre i 2 milioni di € a proposito di quanto suggerisce la petizione. Progetti cantierabili e contributi richiesti ed ottenuti.
Il PD e l’ANPI si sono schierate con comunicati e dichiarazioni alla stampa e sul tema si è già tenuta una seduta di Consiglio Comunale per discute di una mozione presentata dalla minoranza e che è stata respinta. Nell’occasione il Sindaco si è impegnato a convocare al più presto una nuova assemblea pubblica in cui illustrare gli intendimenti della amministrazione. Nel frattempo si è tenuto, il 6 marzo (ieri) un incontro informale di tipo informativo e di raccolta di suggerimenti in cui i consiglieri sono stati messi a conoscenza delle relazioni di valutazione sullo stato dell’immobile e sui primi preventivi per la eventuale demolizione.
le valutazioni più recenti
Per dare sostegno al proprio indirizzo il Sindaco ha pregato l’architetto Nicola Valente (presidente dell’Ordine degli Architetti di Siena dal 2018 al 2022 che, dai tempi della amministrazione Cresti, segue le problematiche dei nostri edifici pubblici inclusa la scuola). Dopo interlocuzioni verbali del febbraio 2026 il Comune dispone di una relazione tecnica protocollata il 2 marzo 2026.
stato attuale
La metratura coinvolta è di 1’247 m2. Dopo averne descritto le caratteristiche costruttive, Valente afferma che: l’immobile, dismesso da decenni, presenta un quadro di avanzato degrado strutturale e materico. Tale condizione risulta esasperata dalle copiose infiltrazioni meteoriche conseguenti al collasso della copertura in più punti. L’azione dell’acqua ha irrimediabilmente intaccato i controsoffitti e i solai sottostanti, inducendo a presumere una compromissione statica dell’intero sistema di orizzontamenti. A fronte dell’evidente pericolo di crollo, l’ispezione completa dei luoghi è allo stato preclusa.
previsioni di PRG (piano operativo)
Le norme tecniche di attuazione prevedono che l’edificio di circa 10’000 m3 debba essere abbattuto e parzialmente ricostruito con diversa sagoma con una superficie utile di 1’800 m2 sia destinato per un sesto a servizi pubblici e per 5/6 ad attività private.
analisi di mercato
I valori di riferimento attuali per il centro storico di Monticiano oscillano tra i 740 e i 1’150 €/m2 che, applicando i fattori correttivi di deprezzamento (fatiscenza ed elevata volumetria), inducono il tecnico ad una stima a rustico tra i 250 e i 350 €/m2. Come si vede, trascorsi 11 anni dalla stima dell’architteto Corsi (per conto di Montemaggio), il bene si è ulteriormente svalutato.
A questo punto l’archietto Valente procede alla stima del valore di mercato ipotizzando di applicare l’incremento di di superficie previsto dalle Norme tecniche di attuazione sino a 1’800 m2 con 300 m2 a servizi pubblici e 1500 m2 a residenziale e commerciale il che genererebbe un valore di mercato futuro di 2’070’000 € (1’800 m2x1’150 €/m2).
stima dei costi di trasformazione
Se, a questo punto, si valuta cosa si debba fare per valorizzare l’immobile risulta che l’operazione sarebbe assolutamente non conveniente per un ipotetico operatore e ciò determina la inevitabilità dell’abbattimento.
| Categorie di intervento | Costo unitario (€/m2) | Costo totale (min-max) € |
| allestimento di cantiere e demolizione solai, smontaggio tetto, smaltimento | 150-200 | 187’500-250’000 |
| Rifacimento/consolidamento solai, rifacimento del tetto, adeguamento antisismico | 400-500 | 500’000-625’000 |
| impianti (idraulico, termico, elettrico) | 200-300 | 250’000-375’000 |
| Finiture (pavimenti, infissi, intonaci) | 400-500 | 500’000-625’000 |
| Spese tecniche (progettazione esecutiva, DL Sicurezza) | 12%-15% | 172’000-280’000 |
| Totale stimato | 1’310-1700 €/m2 | 1’610’000-2’150’000 |
Osserva il professionista che il costo di trasformazione eguaglia o supera il valore di mercato azzerando il margine di profitto e, a questo punto il professionista osserva che il bene presenta dunque un valore attuale tra i 300 e i 400 mila euro con orientamento prudenziale al limite inferiore.
Ed ecco trasformata in numeri la impressione che, per questo edificio, a meno di volerci buttar dentro una vagonata di euro a fondo perduto, non resta che l’ipotesi dell’abbattimento.
perchè non ha senso un imponente investimento comunale
A questo punto, illustrati i dati di fatto, voglio esprimere sinteticamente e senza mezze misure il mio pensiero sul tema.
Monticiano è già dotato di una rete di infrastrutture pubbliche sovradimensionata rispetto al numero di abitanti: ha una piscina, ha impianti sportivi di primo ordine che, finalmente, sono gestiti in maniera imprenditoriale, ha 2 edifici di culto importanti nel capoluogo oltre a quelli nelle frazioni, ha una scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado relativamente recenti, ha il centro della biodiversità con tutte le strutture di corredo in termini di locali, spazi per mostre e auditorium, ha una RSA, ha un centro per accoglienza naturalistico-ambientale come il Gonna 2 pronto da 15 anni, mai aperto e che rischia di finire in una progressiva spirale di degrado, ha un mini supermercato Coop nel capoluogo e una bottega nella frazione principale (Iesa). Infine a Petriolo esistono terme libere, terme private convenzionate e una locanda oltre al parco archeologico lungo la vecchia cinta muraria e si sta operando per realizzare il parcheggio pubblico necessario.
A fronte di tutto ciò il Comune manca di strutture ristorative ed alberghiere adeguate per carenza di attività imprenditoriali private (recentemente ha cessato la attività l’albergo ristorante da Vestro) mentre da tempo hanno chiuse le locande ristorante a Tocchi e a Iesa.
Il mercato dell’edilizia è stagnante e ciò crea una spirale negativa (bassi prezzi di realizzo associati a difficoltà a vendere). L’unica cosa che funziona è il mercato delle seconde case a causa del pregio ambientale del territorio e dei prezzi di acquisto relativamente bassi legati alla situazione generale di degrado.
Il costo della messa in sicurezza della vecchia scuola, senza garantirne la possibilità di utilizzo, si avvicina al milione di euro mentre ce ne vorrebbero quasi 2 per renderla disponibile ad un utilizzo vero e proprio. Ciò vorrebbe dire gravare ogni cittadino di Monticiano di un debito dell’ordine di 1’000€ a testa dai lattanti ai centenari per rendere disponibili ulterioro spazi pubblici di cui non esiste necessità.
Come ha spiegato il sindaco in C.C. i margini di accensione di nuovi mutui coprono a malapena la possibilità di ampliamento del cimitero e per finanziare quella che giudico un’opera inutile e senza prospettive bisognerebbe alzare in maniera sensibile le tasse comunali. Ci sono parole molto di moda che si agitano quando non si hanno proposte concrete; una di queste è la progettazione partecipata e la sua variante della rigenerazione partecipata una cosa molto bella da raccontare perché non comporta assunzioni di responsabilità.
Utilizzi di tipo privatistico (mix di commerciale, direzionale e residenziale) risultano poco appetibili perché i costi di realizzazione, stanti i prezzi di vendita sul mercato, sono tali da non garantire una adeguata redditività dell’investimento e dunque ho dei forti dubbi anche sulla realizzabilità pratica di un eventuale concorso di progettazione in cui al vincitore sia garantita la acquisizione a costo zero del bene in cambio della cessione al comune di un’adeguata metratura di spazi da utilizzare per affitto a prezzi calmierati e/o spazi per un parziale decentramento degli uffici comunali.
Penso che in prospettiva (al posto di una inutile ristrutturazione che comporterebbe comunque una demolizione preventiva) il che taglierebbe la testa a quelli che sbandierano il culto della memoria, si debba puntare ad acquistare dalla provincia di Siena gli spazi del centro per la biodiversità valutando se, almeno in una prima fase, non convenga escludere dalla acquisizione il museo che, essendo una struttura multimediale, rischia di avere un rapido processo di obsolescenza e ha già dimostrato di essere una avventura con scarse prospettive. Si avrebbero a disposizione sale mostre, magazzini, appartamenti e l’auditorium. Per altro, nell’immediato il Comune dispone già, del comodato gratuito e per 10 anni della sala congressi.
Secondo me la decisione di procedere alla demolizione va motivata numeri alla mano e i tre articoli sono stati pensati esattamente a questo scopo. Credo anche che l’Amministrazione Comunale debba raccontare in maniera trasparente quanto è accaduto e si debba fare carico di qualche forma di valorizzazione del ricordo di questo edificio (non penso che basti la ricollocazione della lapide).
Alla assemblea pubblica che va convocata rapidamente dovrebbe seguire, in occasione del primo atto di Consiglio Comunale che riguardi la vicenda (delibere, ordini del giorno o anche solo mozioni di indirizzo) un consiglio comunale da tenersi in auditorium in modo che ci possa essere un adeguato spazio per il pubblico.
Demolito l’edificio deve rimanere un monumento di quello che fu, una porzione ampia di parete che ricordi la scuola e la battaglia ricordata nella lapide.
A questo proposito sarebbe opportuno che l’ANPI svolgesse un approfondimento per capire chi fosse il terzo caduto di quel giorno ed eventualmente aggiungerlo alla lapide. Dalla consultazione del registro dei morti del 1944 (lo stesso in cui compaiono i morti del seccatoio di Scalvaia e quelli della rappresaglia dei fucilati al ciomitero) compare il nome di una terza vittima con tanto di nome, cognome, età e luogo di provenienza come si vede nella immagine qui a lato.
Chi era Giovanni D’Urso morto nello stesso posto nello stesso giorno, ma alle 18 e non alle 5, che le testimonianze orali (di chi è ancora in vita ma che allora era solo un ragazzo) collocano nelle stalle dove ora c’è la farmacia?
Cosa ci faceva una persona di mezza età, proveniente da Formia, in piazza a Monticiano? Era uno dei partigiani, era un militare italiano al seguito della colonna tedesca, era semplicemente un ex militare che si era dato alla macchia ? Domande del tutto lecite a cui bisognerebbe dare una risposta.
un insegnamento dalla intera vicenda
Mi sia consentita una osservazione finale da Monticianino di adozione che, sino a 64 anni, ha operato in un altra regione e in un’altra realtà economica, la Brianza.
Quando sono arrivato qui per trasferimento e ho fatto il mio ultimo anno di servizio come Dirigente Scolastico in una delle scuole prestigiose di Siena, il Bandini, che quell’anno festeggiava il suo centenario, ho avuto la impressione di trovarmi immerso in una economia drogata in cui gli investimenti non venivano fatti attraverso una sana valutazione in termini di costi e benefici. Si operava perché tanto ci avrebbe pensato babbo Monte a sistemare le cose e babbo Monte aveva le spalle grosse.
Tutto ciò determinava, a vari livelli, anche nel para-privato, una economia drogata o fasulla, scelte avventate, conti economici che, in Brianza, avrebbero scandalizzato un salumiere. Era quello che poi sarebbe stato chiamato il sistema Siena. La politica imprenditoriale della Montemaggio, che ha fatto lavori per quasi1’400’00€ a fronte di un introito reale di 450’000€ quando già versava in difficoltà economiche esplose ancora prima del termine dei lavori nel 2012, trovo che rientri appieno in questo micro-mondo.
Deve essere quello che aveva pensato nel 2019 il sindaco Colozza, che per via del lavoro svolto in precedenza era abituato a ragionare in termini di legalità, quando decise che era opportuno consegnare all’Arma dei Carabinieri la documentazione principale al fine che non si disperdesse.
E’ per effetto di questa logica leggera (tante chiacchiere e poche valutazioni costo-benefici) che la provincia di Siena appaia piena di iniziative imprenditoriali lasciate a metà (per fallimento dell’imprenditore) o per mancata vendita o per crollo del mercato.
Ne ho viste tante nei miei giri escursionistici e di manutenzione lungo la Francigena; in piccolo ne ho viste a Iesa con la incompiuta di Campo Romito e con la mancata realizzazione delle opere di urbanizzazione previste a sconto oneri (tra cui il depuratore). E cosa dire dei tre centri pensati come ostelli per il turismo lento, pagati con soldi pubblici o con finanziamenti europei e mai aperti o subito richiusi nella riserva del Belagaio, a Monticiano con il Gonna 2 e nella riserva la Pietra in località Règoni per restare a Monticiano e territori contigui.
La mia posizione, a proposito della vecchia scuola di Monticiano e dei libri dei sogni su quello che ci si potrebbe fare, è determinata da quel che ho visto. Auspico meno furbizia, meno sprechi, meno sogni destinati a fare i conti con la cruda realtà dei bilanci; più mercato vero, non mercato drogato.
Qui trovi la prima e la seconda puntata
Su Pensieri in Libertà trovi qui gli articoli che riguardano Monticiano

