Armenia 1 – Lufthansa e primo giro nella capitale – di Roberto Ceriani

Partenza da Linate alle 20.00 del 4 agosto 2026. Scalo a Vienna poi arrivo a Yerevan alle 3.55 di mattina.

Ottimo orario per i sonnambuli.

il check in

Ho cercato di fare il check-in online, come fanno i viaggiatori seri. La pubblicità diceva di farlo for a better airport experience. Dicevano che così avremmo evitato le code.

Leggi: se fai tu il lavoro dell’addetto possiamo licenziare un po’ di addetti e NOI facciamo una better experience, mica tu! Però fare il check-in online con la Lufthansa è una tragic experience!

Devi fornire dati personali come se dovessero farti una TAC cerebrale in attesa di autopsia. Ti iscrivono d’ufficio alla MilleMiglia ereditata dall’Alitalia e alla fine ti chiedono di scannerizzare il passaporto con la videocamera del PC, ma è praticamente impossibile.

Dopo 40 minuti di tragic experience ti consigliano di scannerizzare con la fotocamera del telefono. Ti fanno scattare più foto di un satellite-spia cinese e poi ti dicono che è meglio fare la better experience in aeroporto.

Infatti a Linate l’addetta al check-in scannerizza tutto in pochi secondi e ti confessa che hai dato i tuoi dati a Lufthansa, ma solo pochi clienti riescono a fare il check-in online. Consolazione: ma allora non sono il più stupido (e l’addetta non è stata licenziata).

Risultato: ho regalato a Lufthansa più dati di quelli che la CIA conosceva già, ho perso oltre un’ora “per non fare la fila” e poi, in aeroporto, non c’era nessuno in fila e ho fatto tutto in due minuti.

il volo Lufthansa e l’arrivo a Yerevan

In aereo mi danno un posto con grande spazio per le gambe. La hostess austriaca, vestita con un’orribile divisa da Caporale in trincea nel 15-18, mi spiega che lì c’è l’uscita di emergenza e io sono responsabile dell’apertura del portellone.

Credevo fosse un compito loro, ma bisogna capirli: non sono riuscito a far licenziare l’addetta al check-in quindi devo fare licenziare almeno un paio di hostess! La simil Caporale mi mette in mano un foglio in tedesco con le istruzioni sull’apertura del portellone e se ne va.

Non capisco una parola e mi affido alle figure. Questa maniglia va alzata o abbassata? Poi l’hostess ritorna guardandomi e io tremo pensando che mi voglia interrogare. Invece prende il foglio che mi aveva dato, lo gira sul retro e mi mostra il testo in inglese. Non poteva dirmelo prima? Quando ho capito tutto vorrei fare una prova, ma aprire la porta di un aereo in volo non è l’idea migliore quindi rinuncio.

Arrivati a Yerevan in orario facciamo una coda di un’ora per mostrare il passaporto a un poliziotto che parla a gesti meglio di un napoletano DOC. Trovati i bagagli fra i mille sparsi a terra rinuncio a cambiare i soldi e comprare la SIM turistica per uscire in fretta.

Temo che l’autista prenotato da Milano si stufi di aspettare e ci pianti in asso. Invece lo trovo li, paziente, con il mio nome in mano, pronto a portarci nell’hotel prenotato via Booking. Un transfer di 15-20 km per 19 euro su un’auto con un video a 20 pollici che praticamente impedisce di vedere dal vetro anteriore.

All’hotel neanche ci chiedono i documenti.

Andiamo a dormire dopo aver messo la sveglia per non perdere la colazione fra 4 ore

un primo giro nella capitale

Dopo tre ore di sonno sveglia in hotel alle 10 per non perdere la colazione. Mentre faccio la doccia ripenso alla Lufthansa/AustrianAirlines che in tutto il viaggio ci ha offerto solo un bicchiere di acqua (tiepida). L’Alitalia invece dava da mangiare e offriva vini siciliani.

Una delle due compagnie è fallita. Inoltre Alitalia non mi avrebbe mai nominato “responsabile dell’apertura del portellone di emergenza” e queste sono soddisfazioni… Purtroppo però l’atterraggio è stato normale. Avrei preferito un atterraggio di emergenza senza carrello in un vigneto di pianura. Già sognavo di aprire il portellone d’emergenza e fare uscire i passeggeri spaventati. Il giorno successivo la mia foto sarebbe apparsa su tutti i giornali sotto al titolo: “Apre il portellone e salva 147 passeggeri ma non vuole essere chiamato eroe…“. Peccato! Speriamo che vada meglio nel volo di ritorno!

Il centro di Yerevan è molto europeo. Palazzi moderni e qualche residuo di architettura sovietica anche ben pensata. Vari muri di case vecchie usati per grandi murali artistici. Centro storico sventrato per speculazioni edilizie.

Un’enorme pubblicità video in piazza invita gli stranieri a comperare appartamenti nel futuro grattacielo in costruzione. Garantiscono alta resa di capitale, pochi controlli sui documenti e burocrazia statale e bancaria di solo 24 ore. Insomma, non importa come avete fatto i soldi. Noi chiudiamo un occhio, anche due se occorre. A noi interessa solo che portiate qui i vostri soldi!

I bar del centro sono pieni di gente fin dal mattino. È gente molto tranquilla, rilassata. Parlano a bassa voce fumando sigarette. Ricordano molto i greci e i turchi. Danno l’impressione di essere molto dignitosi. Evidentemente 40 secoli di Storia hanno lasciato il segno!

Uomini con sguardi severi, ma sempre rilassati, cordiali e gentili. Donne vestite molto liberamente che passeggiano da sole o in gruppi, raramente con abiti musulmani. Qualche coppia abbracciata, anche in atteggiamenti affettuosi.

La città è ordinata e pulita, almeno in centro. C’è un traffico intenso, ma morbido e non aggressivo. Molti semafori con contasecondi sono sempre rispettati da auto e da pedoni. Assenza di vigili urbani. Polizia scarsissima.

Pochissime moto e bici elettriche. Qualche rider con zaino in spalla. C’è ancora una certa disattenzione ai disabili. Molte barriere architettoniche e poche facilitazioni sui marciapiedi. Nessun percorso in rilievo per i non vedenti.

Non si vedono quasi mai animali da passeggio, tranne qualche raro cane. Un parco giochi per bambini è ben organizzato e molto frequentato. Riassunto: città interessante e accogliente, almeno nel centro.
Per periferie, piccole città e paesi vedremo nei prossimi giorni.