di … riforma della Costituzione

Ho 80 anni e non la vedrò (la riforma della Costituzione) perché le hanno provate tutte:

  • commissioni bicamerali finite a dispettucci (bicamerale D’Alema 1997),
  • riforme profonde e improvvisate con molte cose da rivedere  (titolo V 2001) a colpi di maggioranza con referendum confermativo passato senza colpo ferire
  • riforme molto profonde con disponibilità a interloquire (Renzi-Boschi 2016) presto finite nel muro contro muro, approvata a maggioranza non qualificata e schiantata nel referendum confermativo dalla alleanza tra la destra e i malpancisti di centro sinistra (57%di NO).
  • riformina sulla separazione delle carriere (Meloni-Nordio 2026) ad alto rischio bocciatura nel referendum del 23 marzo p.v.

I problemi da affrontare (a parte il decotto CNEL che non ha mai funzionato) sono molti e hanno a che vedere con

  • ruolo, struttura e funzionamento del parlamento, schiacciato da decenni dalla invadenza del potere esecutivo che legifera attraverso decreti legge e leggi di conversione con apposizione della fiducia; incapacità a produrre leggi quadro di riforma, leggi delega su questioni complesse che passano la palla al governo attraverso i Decreti Legislativi, rapporti con le Regioni e questioni di potestà concorrente su temi come la sanità, la istruzione, l’energia, l’ambiente
  • ruolo e struttura del governo in rapporto alla Presidenza della Repubblica: elezione diretta del primo ministro, ministri attualmente nominati dal PdR, poteri e corsie preferenziali in ordine alla approvazioni di leggi, incapacità a far fronte alla emanazione dei decreti legislativi, gestione della politica estera
  • questione del carattere parlamentare o presidenziale della nostra Repubblica: elezione diretta del Presidente, ampliamento o riduzione dei poteri del Presidente
  • funzionamento della magistratura dopo la riforma Vassalli-Pisapia che, avendo introdotto il rito accusatorio (al posto del precedente rito inquisitorio), ha modificato il Codice di Procedura Penale e reda necessaria al separazione delle carriere tra Magistratura Giudicante e Magistratura Requirente. In questo quadro rapporto tra Magistratura Requirente e Potere Esecutivo in ordine alla obbligatorietà della azione penale e al controllo della Polizia Giudiziaria.
  • riforma della macchina statale nel suo complesso e delle diverse articolazioni dello Stato da quello centrale, giù giù sino ai Comuni e ai liberi cittadini sulla base del principio di sussidiarietà
  • struttura e funzionamento della Corte Costituzionale
  • messa in Costituzione di principi generali della legge elettorale (maggioritario di Collegio, proporzionale, maggioritario a doppio turno, preferenze, …)

Sono tutte questioni che avrebbero bisogno di una assemblea costituente eletta dal popolo sulla base di alcuni indirizzi: rivedere la II parte della Costituzione 80 anni dopo per adeguarla ai mutamenti della società e della tecnica, disponibilità preventiva ad accettare i compromessi e a prendere decisioni a maggioranza accettandone il risultato.

Segnalo in proposito che ciò che ha caratterizzato il lavoro della Costituente in un quadro di eterogeneità dei protagonisti, ben superiore a quella delle attuali forze politiche , è stato questo elemento ed è stato ciò che ha consentito di sciogliere (a maggioranza) alcuni nodi. Cito tra tutti la questione del carattere Parlamentare o Presidenziale della Repubblica, il ruolo del Presidente del Consiglio solo come coordinatore dell’azione dei ministri (no al premierato), il bicameralismo e in quel quadro le differenze di rappresentanza, ruolo e poteri della seconda Camera rispetto alla prima, accettazione del principio che le norme costituzionali si scrivono ragionando in termini di decenni ma contemporaneamente sono perfettibili e dunque modificabili.

il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati

Metto in fila, in ordine di importanza, le diverse questioni.

La separazione delle carriere e i due CSM

Questione assolutamente fondamentale: il PM e i giudici (sia quelli della fase istruttoria, sia quelli della fase dibattimentale) devono essere entità separate per poter dare piena attuazione al principio della terzietà di chi giudica. La pubblica accusa e la difesa devono essere sullo stesso piano e confrontarsi di fronte ad un terzo. Il difensore rappresenta l’imputato e, nel nostro sistema, il PM promana da un ordine (quello giudiziario) che gli garantisce uno status di indipendenza rispetto agli altri poteri, ma contemporaneamente è pubblico accusatore e a lui spetta l’onere della prova.

Una noticina che sfugge ai più e che poi porta alle polemiche: il magistrato singolo incarna il potere giudiziario e l’esistenza di organismi cosiddetti di autogoverno, quali il CSM, non ha valore di rappresentanza della magistratura ma una funzione strumentale a gestire, incarichi, carriera, collegi, trasferimenti e disciplina.

Il CSM organo di rilevanza costituzionale dopo la separazione delle carriere, visto che di quello, eminentemente si occupa, deve essere sdoppiato e lo si fa seguendo le indicazioni dei costituenti (doppia rappresentanza di togati e laici, presidenza al PdR).

la questione del sorteggio e i pesi tra le due componenti

Poichè l’ordine giudiziario è un organo istituzionale ne discende la necessità che il CSM organo di livello costituzionale debba essere sdoppiato e, per quanto riguarda la composizione interviene la novità del sorteggio.

In proposito credo si debba tener presente un elemento di natura sostanziale; negli anni si è avuto un cambiamento profondo nella magistratura italiana che, storicamente, era dominata da una fortissima componente conservatrice ereditata dallo stato liberale e fascista. Quando tra la fine degli anni 60 e l’inizio degli anni 70 si ebbe in Italia quel grande rinnovamento culturale e di costume, che oggi chiamiano sinteticamente il 68, ne furono interessate tutte le istituzioni e nacquero dei movimenti associati che recavano l’aggettivo democratico/a nel nome: medicina democratica, urbanistica democratica, avvocatura democratica, magistratura democratica.

L’idea era quella di portare nel diritto e nelle sue interpretazioni una ventata di democrazia e basta pensare al periodo dei pretori d’assalto come richiamo storico. E’ avvenuto in magistratura qualcosa di analogo a quanto avvenne nella scuola con il progressivo affermarsi della CGIL-Scuola in un mondo sino allora dominato da una miriade di sindacati autonomi e di associazioni senza targa come ama dire e fare il mondo di destra.

Così è successo che l’egemonia all’interno della Associazione Nazionale Magistrati (ANM) è passata dalla storica componente conservatrice di Magistratura indipendente a componenti più progressiste quali Unità per la Costotuzione e Magistratura Democratica ora raggruppata sotto la sigla Area per poi tornare, dopo lo scandalo Palamara, a Magistratura Indipendente.

Ma ciò che mi interessa è che negli anni, quello che Marco Pannella denunciava già nei primi anni 90, è diventata la norma. Le correnti si sono trasformate da luoghi di riflessione culturale in centri di potere per il controllo del CSM al punto che nonostante siano iscritti alle correnti circa il 23% dei novemila magistrati italiani la componente togata del CSM è occupata per oltre il 90% da iscritti alle correnti.

Il perché lo facciano è del tutto evidente: il CSM è un grosso centro di potere e le correntii vogliono controllare nomine e trasferimenti; il perché ciò sia possibile è invece legato al fatto che il meccanismo elettorale richiede sia per la presentazione delle candidature, sia per la raccolta del consenso, l’avere una organizzazione su scala nazionale. Ecco spiegato com il 23% controlli il 90%.

Si dice ti faresti operare da un medico scelto per sorteggio? L’obiezione non sta in piedi perché come ho già osservato il titolare del ruolo giurisprudenziale è il singolo magistrato e dunque semmai i vincoli dovrebbero riguardare ruolo e anzianità e così sarà venendo a creare comunque un elenco di papabili molto ampio.

Il rapporto tra le due componenti (togata e laica) è fissato in 2 a 1 oltre ai membri di diritto di provenienza dalla magistratura.

I miei dubbi riguardano semmai il peso e la distribuzione interna alla cosiddetta componente laica ma la questione va al di là della riforma costituzionale. Attualmente la componente laica è così ripartita (dopo che con la riforma Cartabia nel 2022 i membri sono passati da 8 a 10): rapporto 7 a 3 tra maggioranza (4 FdI, 2 Lega, 1 FI) ed opposizione (1 PD, 1 5*, 1 Terzo Polo). In precedenza i membri erano 8: 3 dei 5*, 2 del PD, 2 della Lega, 1 di FI. Il vicepresidente attuale è della Lega e quello precedente del PD. Si è passati da un rapporto maggioranza opposizione 5 a 3 ad un rapporto 7 a 3 con un netto aumento nel controllo di maggioranza (e questo non depone a favore del centro destra).

La legge di riforma prevede anche in questo caso un sorteggio ma sulla base di un elettorato passivo più ridotto il cui numero non viene specificato rimandando implicitamente il tutto alla legge ordinaria. Il rischio di un 100% di area di maggioranza paventato da alcuni non esiste, così come non esiste attualmente, per ragioni di consuetudine costituzionale, ma trattandosi di una questione delicata sarebbe stato forse meglio precisare “in numero non inferiore a …” per esempio 100.

Insomma, questa è la mia opinione, il sorteggio serve a rompere il meccanismo correntizio e meglio avrebbe fatto la politica ad accettare che l’elenco dei laici fosse fissato in numero elevato ed aperto in modo di ridurre il più possibile la elezione di candidati nominati tramite sorteggio (si chiama sorteggio controllato).

l’alta corte

Si tratta di una proposta che viene da lontano e serve a separare chi si occupa di gestione e organizzazione del sistema da chi debba valutare gli illeciti. In proposito veniamo da una situazione così scandalosamente autoassolutoria (trovate in rete quanti esempi volete) che la situazione non può che migliorare.

Recita l’articolo 4 della legge:

L'Alta Corte e' composta da quindici giudici tre dei quali nominati dal Presidente della Repubblica tra professori ordinari di universita' in materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio e tre estratti a sorte da un elenco di soggetti in possesso dei medesimi requisiti, che il Parlamento in seduta comune, entro sei mesi dall'insediamento, compila mediante elezione, nonche' da sei magistrati giudicanti e tre requirenti, estratti a sorte tra gli appartenenti alle rispettive categorie con almeno venti anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimita'.

Come si vede anche in questo caso le correnti organizzate, con questi numeri, restano a casa. Si è obiettato che non esiste un ulteriore organismo cui presentare appello e la cosa mi appare sensata; si è previsto che sia la medesima corte in composizione diversa da quella che prese la prima decisione.

in sintesi

Per me si tratta di una occasione importante per girare pagina e perché si possa ricostruire un sano rapporto di fiducia tra magistratura e cittadini: terzietà, rottura delle correnti, controllo disciplinare realmente esercitato.

I miei dubbi riguardano la politica perché, come ho scitto in apertura dell’articolo, la nostra costituzione ha bisogno di un tagliando importante e senza un processo basato sull’ascolto e sulla concordia non si va da nessuna parte. Di cialtronate, dal mondo politico di entrambi gli schieramenti, in particolare in dirittura di arrivo, ne ho sentite tante e mi viene da chiedermi attraverso quali tragedie si debba passare per spazzar via questa politica di bassa lega e incominciare a pensare e progettare in grande.




lasciate che la gente rifletta

Al referendum voterò sì e mi sono fatto la mia opinione leggendo il testo della riforma e qualche articolo di commento sulle questioni più tecniche. Per me è decisiva la questione della terzietà del giudice rispetto ad accusa e difesa. Ho inghiottito, mio malgrado, la questione del sorteggio. Mi ci hanno trascinato le intollerabili manovre di trasformazione del CSM in un mercato delle vacche con l’assegnazione degli incarichi omportanti decisa in luoghi esterni al CSM e con il peso decisivo delle correnti  che poan poano si sono trasformate da positivi luoghi di dibattito culturale e professionale in centri di potere.

Il mio è un appello a tutte le tifoserie: datevi una calmata.

Non c’entra con il referendum il caso dei bambini della casa nel bosco, o quello del poliziotto di Rogoredo, o l’orientamento al voto di questo o quel personaggio famoso (attore, calciatore o influencer). Non c’entra nemmeno l’idea di dare una conferma o una spallata a Giorgia Meloni. Se sei di destra non farti influenzare dal cosa succederà al governo se il referendum passa o non passa. Lo stesso vale se sei di sinistra. Vota in base alla tua convinzione sul merito della legge.

Andremo a votare non per la riforma della giustizia ma per la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura requirente (con le modifiche a livello di CSM). Andremo inoltre a votare per la istituzione di un’alta corte di giustizia unica.

Utilizzate il tempo rimanente per far conoscere il testo del provvedimento e per giudicarlo in positivo e/o in negativo. Per quanto mi riguarderà dopo l’esito del voto mi limiterò a prendere atto del risultato.

Se vincerà il sì sarò soddisfatto perché si sarà fatto un piccolo passo di riforma della seconda parte della Costituzione. Se vincerà il no avrò un piccolo rammarico. In entrambi i casi sarò felice che sia finita la fase dell’avvelenamento dei pozzi.