che cos’è il governo forte

- La prima é un giudizio storico-politico contingente: il governo Meloni vuol dare una sterzata autoritaria e securitaria al Paese, coerentemente con la sua parentela ideologica con il Fascismo. Il giudizio è storicamente falso, ma funziona presso gli ignoranti della storia della Repubblica. Non sono pochi. D’altronde, se a molta sinistra togli la zattera dell’antifascismo, finisce con la testa sott’acqua.
- La seconda base è la cultura politica del “governo debole”. Negli anni 1946-48 l’Assemblea costituente, sotto choc per la guerra perduta, con un Paese a pezzi, reduce da una guerra civile che sarebbe continuata in alcune zone fino al 1948, preoccupata per il ritorno di un “Uomo forte”, disegnò a bella posta la forma istituzionale del “governo debole”.
Il primato del “sistema dei partiti” è stato costituzionalizzato dall’Assemblea costituente, dove, appunto, comandavano i segretari di partito.
Dunque: partiti forti, legislativo debole, governo debole, ridotto a specchio e notaio dei momentanei rapporti di forza dei partiti.
L’art. 49 della Costituzione parla assai pudicamente dei partiti. E’ rimasto incompleto. Perché Togliatti e Nenni respinsero decisamente l’ipotesi avanzata da Benedetto Croce e da Costantino Mortati di un controllo di legge della democrazia interna dei partiti, che i due propo, prevedendo quella degenerazione di onnipotenza che sarebbe stata chiamata ben presto “partitocrazia” e che finirà per corrodere il loro rapporto con la società civile, generando una contro-reazione populista dai primi anni ’90 del ‘900, della quale primi beneficiari furono Bossi e Berlusconi.
La Commissione bicamerale del 1997-98 tentò di superare il tabù del “governo debole”, ma fu Berlusconi a ritirare il consenso. Temeva che nella tornata elettorale successiva avrebbe vinto di nuovo il centro-sinistra. Così quando il Cavaliere, vittorioso nel 2001, avanzò per referendum un’ipotesi di premierato, nell’illusione di poter vincere le elezioni del 2006, il centro-sinistra si mobilitò contro, il referendum Berlusconi fallì e nel 2006 vinse Prodi.
Da allora fino ad oggi centro-destra e centro-sinistra hanno istituito (o partecipato a) Commissioni istituzionali e proposto referendum costituzionali, dando tuttavia sempre l’impressione ai cittadini di perseguire vittorie elettorali a breve, non un salto di qualità della partecipazione dei cittadini alle decisioni politiche.
Perché una differenza è chiara: “governo debole” è un governo deciso dai partiti (donde 68 governi dal 1946); “governo forte” è un governo deciso dagli elettori o perché essi scelgono personalmente il proprio rappresentante (che poi sceglie il governo) o perché essi scelgono direttamente rappresentante e Capo del governo. Il governo forte dura per cinque anni oltre i mutevoli sondaggi, i cambi di umore, i capricci dei partiti e delle loro correnti.
In realtà, nessun partito oggi in Italia vuole il “governo forte”, se non quando sta al governo, in posizione dominante, e desidera ri-assicurarsela. Quando un partito sta all’opposizione preferisce il “governo debole”. La stessa Meloni nel 2016 si schierò a difesa del “governo debole” contro il referendum Renzi. E nella attuale maggioranza né la Lega né Forza Italia sono favorevoli all’ipotesi del premierato, per l’ovvia ragione che vedrebbe Meloni premier.
L’opposizione è di principio: su tratta di impedire l’avvento del “governo forte”, che viene automaticamente identificato con il para-fascismo.
Modificare il Testo della II Parte della Costituzione riapre la strada al fascismo o al trump-fascismo. Su questa piattaforma convergono le organizzazioni cattoliche che partecipano al “Comitato Società civile per il NO”, presieduto da Giovanni Bachelet, e la neo-sinistra populista di Elly Schlein. Il rifiuto di modificare il Testo costituzionale lo chiamano “patriottismo costituzionale”, termine rielaborato per il contesto tedesco dal filosofo Jürgen Habermas, morto in questi giorni.
da Italia Oggi del 18/03/2026