Le Vedove e le Pitonesse Immacolate

Giorgia Meloni ha deciso di prendere in mano la situazione: primo passo Andrea del Mastro (delle Vedove) e Giusi Bartolozzi dimissioni discusse e presentate; secondo passo la Ministro Santanché faccia altrettanto

Il secondo passo è molto più impegnativo del primo per diverse ragioni:

Santanché non è direttamente coinvolta sul referendum e dunque in questo caso il messaggio politico è molto chiaro: mo’ basta. Non possiamo permetterci di coprire chi ha scientemente organizzato truffe ai danni del sistema pubblico. Magari si è data da fare per il turismo ma ,all’esame finestra ed è questo che vedono gli elettori, risulta impresentabile.

Le dimissioni di un ministro sono molto più pesanti di quelle di un sottosegretario o di un alto funzionario. I ministri li nomina il Presidente della Repubblica, mentre il Presidente del Consiglio (che li ha proposti) assegna le deleghe e dunque quello che può adombrare il PdC, dopo aver auspicato le dimissioni, è di togliere le deleghe; ma Santanché si volatilizza solo se Mattarella la revoca e/o passa una mozione individuale di sfiducia  di cui il Presidente della Repubblica deve prendere atto.

L’operazione pulizia sta riguardando ambienti tutti interni a Fratelli d’Italia che non incidono sulla coalizione e, per questa ragione, si tratta di una operazione più semplice, ma comunque complessa per la presenza di Santi in Paradiso. In questo caso il Presidente del Senato La Russa che fu l’artefice della trasmigrazione di Santanché dalla estrema destra a Fratelli d’Italia, che tramite Santanché ha fatto affari anche di recente e La Russa non è un  Del Mastro qualsiasi.

Su Youtube trovate una intervista in cui Santanché motiva il suo ritorno a Fratelli d’Italia dopo fasi nella estrema destra di Storace (in polemica con Fini) e poi in Forza Italia: molto netta, sicura, persino sprezzante con una Giorgia Meloni quasi schiacciata che ascolta ed annuisce.

Mi sono incuriosito sulla ragione per la quale, anche dopo il divorzio dal primo marito (un noto chirurgo plastico che la maneggiò a 21 anni), continui a non usare il suo cognome vero, Garnero. Si tratta di una questione di notorietà e la cosa è stata reciprocamente accettata in sede di divorzio.

Nella stessa intervista è il marito a spiegare le ragioni del soprannome di pitonessa che la ministra del turismo si porta dietro. Ho sempre pensato che si trattasse di una questione legata all’esibizionismo nel vestire, si tratta invece della sua abitudine a raccontare la barzelletta della pitonessa e del coniglietto (esprit de finesse).

Un coniglio esce di galera dopo tanti anni e decide di andare subito a trovare una nota casa-chiusa e chiede della più famosa delle prostitute: la pitonessa. Il coniglio viene accompagnato nella camera al buio, poi, dopo essersi abituato allo scuro della camera, nota due grandi occhi gialli e…subito dopo torna il buio.
Passa qualche decina di minuti e il coniglio non si fa più vedere per cui la proprietaria incomincia a preoccuparsi e corre verso la camera della pitonessa, apre la porta, accende la luce e trova la pitonessa tutta gonfia e satolla. Con le buone e le cattive le da una bastonata e le fa sputare il coniglio il quale uscendo esclama soddisfatto: “Bestia, che pompino!”.

Del Mastro (leggete la sua biografia politica) è con Giorgia Meloni dall’inizio e fa parte del suo entourage, della sua generazione; portatore di odio nei confronti dei reclusi.

La Russa è uno che stava sulle barricate in nome di un MSI duro-puro e nero negli anni 70 ai tempi della federazione MSI di MIlano in via Mancini (quelli di San Babila, quelli dell’assassinio dell’agente Marino). E’ vero oggi occupa la Presidenza del Senato ma è ben chiaro cosa rappresenti in termini di anello di congiunzione tra il partito del 5% della fiamma, di Almirante, del neofascismo e l’operazione ambiziosa di Fratelli d’Italia.

Dunque vediamo cosa succede nel caso in cui Santanché tenga duro: le toglie le deleghe? si rivolge a Mattarella? aspetta la mozione di sfiducia della oppozione e la fa fuori con un bel voto di astensione? In quel caso La Russa non potrà far finta di nulla.

In tutti i casi si tratta di una operazione coraggiosa e pericolosa per uscire dall’angolo e tentare di evitare, in termini di azione di governo, di rimanere un anno a cuocere a fuoco lento.

Ci si domanda, e a sinistra lo si chiede, perché il ministro Nordio sia rimasto fuori dalla purga. Vedo due ragioni: nordio non ha al momento imputazioni di natura penale anche se sul caso Almasri ci è andato vicino e dunque la accusa è al più politica: aver gestito male il referendum. Ma Nordio, in Fratello d’Italia rappresenta il volto liberale (per provenienza politica) così come Crosetto e in un contesto in cui Frastelli d’Italia va rimessa politicamente in piedi non è il caso di toccare chi è stato acquisito all’esterno del paniere tradizionale.

E’ esclusoche nel corso del prossimo anno questa maggioranza possa portare a termine le altre due riforme di coializione (il premierato progetto Meloni e la devolution progetto Salvini) visto che la più semplice (voluta da Forza Italia) e che riprendeva progettualità nate a sinistra è saltata per aria perché il NO politico ha fatto presa sull’elettorato del Nord mentre nel centro Sud il SI’ è rimasto a casa (si veda il caso della Sicilia, della Calabria e di altre regioni governate dal Centro Destra).

Aggiungo infine che l’insuccesso politico di Forza Italia sta avvicinando la fine politica di Tajani considerato inadeguato dalla famiglia Berlusconi che di questo partito è presidente del Consiglio di amministrazione e che ne rende possibile, in termini economici, la esistenza.

Cosa rimane? Qualche mossa in politica estera (problema Trump, problema energia, problema Ungheria, problema Turchia) ed eventualmente il ponte sullo stretto. Staremo a vedere.


Nella serata del 25 marzo la vicenda si è conclusa. Santanché ha accettato di dimettersi ma lo ha fatto con una dichiarazione dura e sprezzante sottolineando di essere immacolata e di aver ritardato le dimissioni per rimarcare la sua diversità rispetto a Del Mastro.

E’ vero, è immacolata perché le indagini per bancarotta fraudolenta e per frode sono ancora in corso.

Io voglio però citare una vicenda per la quale non sarà mai condannata, nè lei nè il suo sodale ma che ai miei occhi li rende indegni. I due (Santanché e La Russa) non compaiono direttamente perché compaiono il fidanzato Dimitri Kunz e Laura De Cicco (moglie di Ignazio La Russa).

Nel 2022, dopo la morte del professor Francesco Alberoni hanno acquistato e rivenduto la sua villa di Forte dei Marmi per 2.45 milioni di €. Tutto regolare tranne che l’hanno rivenduta dopo 58 minuti con una plusvalenza di un milione di euro.

Dal punto di vista penale la segnalazione di Banca d’Italia non ha portato a nulla. Ma dal punto di vista morale ce ne è per tutti i gusti.

Sono stati bravi, nella vita bisogna cogliere l’attimo, cosa ci vuole a trar fuori 2 milioni e mezzo, l’affare me l’ha proposto un amico, i due milioni e mezzo li ho restituiti subito e il milione in più metà per uno.

E’ evidente che se Giorgia Meloni vuole misurarsi con il consenso elettorale queste cose non fanno bene e aggiungo che Ignazio Benito ha ricevuto un messaggio chiaro. Se avevi in mente la Presidenza della Repubblica mettici pure una pietra sopra. Per fortuna nostra e della destra italiana i tempi in cui Berlusconi era il modello in stile prendi i soldi e scappa sono tramontati.




Ha vinto il no – bene!

Ha vinto il NO. Bene! Ha vinto fra i giovani, nelle grandi città e nel Sud. Bene! La mia boccia di cristallo era guasta e non me l’aspettavo.

E adesso?

Adesso sono chiari gli effetti sul Governo. Un po’ meno quelli sull’opposizione.

Nel Governo ha perso Forza Italia, che su questa riforma si era giocato il suo progetto principale. Ma hanno perso anche i grandi progetti di Riforma Costituzionale che ora non potranno più andare avanti per paura di un altro sicuro NO. Niente Premierato, pilastro dei Fratelli di Garbatella. Niente Regionalismo Differenziato, pilastro della Lega, indispensabile per tenere insieme i bossiani con i salviniani.
Il Ponte salviniano, grande promessa di sbarco della Lega sul fronte Sud, era già quasi in coma e non illudeva più nessuno.

La povera DonnaMadreCristiana aveva puntato tutto sul suo grande ruolo internazionale anche perché parla un inglese da seconda Liceo, ma per gli standard italici era quasi William Shakespeare.
Peccato che abbia sbagliato i cavalli su cui puntare: si era appiccicata prima a Elon Musk, poi al biondo Donald, ma ormai nell’immaginario collettivo questi due ignorantotti arroganti non sono più né cavalli né cavilli.

Ora le resta solo sperare che in Europa le diano una sedia, anche uno sgabello, sapendo però che non le perdonano le fughe atlantiche e le piccole furbizie di livello Ecce Bombo.

Insomma, per dirla con Berlinguer, il Governo “ha ormai esaurito la spinta propulsiva”. Potrà ancora galleggiare con piccole mance elettorali, qualche scambio di potere sottobanco e le solite occupazioni di potere secondario, ma ormai la sua parabola ha solo derivate negative di pendenza a ripidità crescente (traduzione per i non-matematici: potrà andargli solo peggio).

Quindi?

Come diceva Mao Ze-Dong, “C’è grande confusione sotto il cielo. La situazione è eccellente!“. Poi aggiungeva “Quando il tuo nemico sta affogando non farlo soffrire. Tienigli la testa sott’acqua!“.

Ottima soluzione! Ma poi?

Per fare un passo in avanti non basta che l’avversario faccia un passo indietro. Occorre sapere da che parte c’è il nostro avanti.

E’ vero che la Meloni ha vinto le elezioni perché aveva un grande programma di coalizione credibile (e anche perché l’opposizione non ne aveva nessuno), ma se vogliamo sostituirla occorre fare come lei.
Dobbiamo definire un grande programma di coalizione basato su tre o quattro grandi idee portanti.

Ideee nuove? Non c’è che da scegliere …

Quali sono le grandi idee su cui possiamo costruire un grande programma di coalizione alternativo?
Ne occorrono tre o quattro su cui puntare tutte le nostre carte.

Si tratta “solo” di sceglierle fra i tanti bisogni del nostro strano Paese. Le esigenze non mancano e non c’è che l’imbarazzo della scelta fra i tanti esempi disponibili sulla bancarella delle idee.

Per esempio:

  • una riforma della Scuola (o forse ci accontentiamo di parlare di accoglienza e di numero di studenti per classe?)
  • una politica della Ricerca che permetta ai giovani cervelli di lavorare in Italia in ambito scientifico/storico/culturale/artistico/ambientale e di attrarre ricercatori da tutto il mondo
  • una riforma della Sanità che integri i grandi centri sanitari nazionali con le risorse e le esigenze locali
  • una riforma della Giustizia che, senza modificarne la struttura, la renda più efficiente e diventi un vero servizio al cittadino
  • una politica Fiscale che intervenga pesantemente contro corruzione ed evasione e aiuti il cittadino a pagare tasse accettabili con incentivi premiali prevalenti rispetto ai disincentivi punitivi
  • una politica del Lavoro che superi le barriere di rigidità e difenda i diritti dei lavoratori tenendo conto dell’inevitabile precariato, del lavoro a distanza e delle nuove flessibilità
  • una politica dei Trasporti che integri le grandi rotte nazionali e internazionali con i trasporti pubblici e privati locali
  • una politica della Difesa che integri le risorse militari nazionali con quelle europee,
    considerando il progressivo disimpegno americano
  • una politica Energetica che superi i blocchi ideologici e affronti le esigenze del Paese tenendo conto delle nuove tecnologie e integri le risorse locali con le grandi politiche energetiche planetarie
  • una politica Ambientale che superi gli estremismi ideologici e valorizzi l’ambiente naturale, paesaggistico, artistico e culturale, offrendo ai giovani nuovi lavori e alle famiglie nuove risorse locali
  • una politica del Turismo che valorizzi le risorse locali e canalizzi i grandi flussi turistici nazionali e internazionali sfruttando tutte le risorse pubbliche e private disponibili

Piccolo promemoria

Tutte le idee scritte nell’elenco precedente sono interessanti anche per la Destra. Su ognuno dei temi citati la Destra potrebbe basare un programma di coalizione, ovviamente con obiettivi opposti a quelli che noi vorremmo.

Se non definiamo degli obiettivi chiari lasciamo uno spazio vuoto che prima o poi verrà riempito da altri.
Traduzione: o ci pensiamo noi o ci pensano loro. Tertium non datur…




la spuntat-ina è stata una spuntat-ona

Il 14 marzo scrivevo così:

Per la prima volta al prossimo referendum ne uscirò soddisfatto comunque vada (totalmente o parzialmente).
Totalmente se vince il sì perché ritengo questa una riforma giusta.
Parzialmente se vince il no perchè questo centro destra ha fatto un po’ di scivoloni sul tema e ha bisogno di una spuntatina.

Ieri quando alle 15 sono stati dati i primi instant poll che davano i no avanti di 2 o 3 punti, mi sono detto, ci siamo, c’è stata la spuntatina. Poi ma mano che si passava dalle interviste ai dati ver, i la -ina si è trasformata in -ona non solo perché lo scarto finale è stato di 8 punti ma perché ciò è avvenuto insieme ad una inversione di tendenza sul numero di votanti che sè avvicinato al 60% (pur senza arrivarci).

Se ragiono in termini di modifiche costituzionali osservo che nel 2016 Meloni ha perso meglio di Renzi, ma la riforma Renzi toccava la Costituzione molto più in profondità (tipo di bicameralismo, rapporti tra potere legislativo ed esecutivo) ed ebbe (a sinistra) un boicottaggio meno esplicito ed organizzato.

Il quadro del risultato, nei suoi aspetti principali è il seguente:

  • dove il campo largo giocava in casa lo scarto è stato molto alto (di circa 20 punti) ed è tale anche in città e province dove le coalizioni a guida PD hanno perso il governo amministrativo o perché hanno vinto liste civiche o perché ha vinto lo schieramento meloniano: esemplare il caso di Siena che, da due tornate è in mano al centro destra, ha un Sindaco di Fratelli d’Italia (Nicoletta Fabio) che si è espressa (in maniera pacata, ma lo ha fatto) a favore del SI; a Siena il risultato è stato di 42 a 58 (nel mio piccolo comune 39 a 61)
  • nelle regioni meridionali si è votato poco e in quel caso la botta per il sì è stata molto grossa (in Sicilia 61 a 39) e io su certe cose mi sento un po’ bossiano
  • nelle tre regioni del nord (Lombardia, Triveneto e Friuli) il sì ha vinto ma con % inferiori a quelle dove ha vinto il no
  • nel voto all’estero, meno toccato dalla campagna elettorale, hanno vinto i sì ribaltando ciò che accade di solito nelle consultazioni politiche
  • i giovani hanno dato un bel contributo alla crescita della % di votanti e hanno votato NO in maniera molto più netta rispetto alla media

qualche insegnamento

sul piano delle riforme costituzionali

La strada appare definitivamente sbarrata a cambiamenti che non siano frutto di compromessi ed allenze a livello parlamentare dell’ordine del 70% (abbiamo avuto due controprove nel 2016 e nel 2026 con proposte arrivate da ciascuno dei due schieramenti e sonoramente bocciate).

Bisogna prendere atto che la strada per modificare la seconda parte della Costituzione nei diversi punti che lo richiedono (organizzazione della magistratura, crisi del parlamentarismo, premierato o presidenzialismo, inserimento dei principi della legge elettorale) non può avvenire per iniziativa della sola maggioranza pro-tempore con la opposizione chiamata (magari) a proporre piccoli cambiamenti in corso d’opera.

La modifica della Costituzione richiede un accordo preventivo sulle cose da ritoccare e una solenne disponibilità ad accettare il risultato del lavoro comune. Poiché i cambi di opinione tra le campagne elettorali e le concrete legislature sono sempre all’ordine del giorno l’unica possibilità è quella di una legislatura costituente che sia tale già nel momento di indizione del voto.

Dico subito che su questo punto sono molto pessimista perché il deterioramento del sistema parlamentare (in Italia basato sul predominio dei partiti sin dal 47/48) è tale da farmi ritenere che ciò sia possibile solo sulle macerie del sistema precedente, il che avviene solitamente quando c’è una guerra (e questo non me lo auguro).

sul piano delle prospettive politiche

a destra

Lo schieramento di centro destra si è mosso male e ha perso malissimo. Si è mosso male perché si è illuso di poter portare a casa il risultato manu militari nel corso della elaborazione del progetto: non ha saputo rompere in maniera significativa la corporazione-magistrati, ha avuto una serie di cadute di credibilità da parte di suoi esponenti di primo e/o secondo piano.

Nordio era stato messo lì in quanto ex PM di formazione liberale (si veda il suo ruolo ai tempi di mani pulite) pensando ad una figura che non provenisse dallo zoccolo duro degli ex-missini, con una operazione simile a quella di Crosetto alla difesa. La cosa non ha funzionato per scarsa autonomia ma anche per le numerose cadute di stile e di progetto.

In risposta alla chiamata alle armi da parte del campo largo il centro destra ha risposto allentando la battaglia sul carattere liberale della riforma e sdraiandosi sul qualunquismo elettorale (Garlasco, Gratosoglio, casa nel bosco, …) sino alle dichiarazioni del Capo di Gabinetto di Nordio, la ex magistrato Giusi Bartolozzi, giudicata intoccabile perché fu lei a gestire il caso Almasri.

«Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che è… che sono plotoni d’esecuzione … Il penale uccide le persone, rovina la reputazione, uccide le famiglie. Poi può essere che dopo 15 anni una parte si sente dire che il fatto non sussiste. Ma nel frattempo il penale tocca la vita delle persone».

Uno splendido esempio della capacità di trasformare una battaglia giusta (quella detta della giustizia giusta) che prende le mosse dal caso Tortora e che si snoda sulle tante impunità di PM manettari) in un autogol clamoroso. Un capo di gabinetto avrebbe dovuto dire vogliamo che i giudici siano pienamente terzi rispetto ai PM e per questo occorrono carriere ed organismi di autogoverno separati. Ci impegnamo a fare in modo che in caso di clamorosi errori giudiziari, come nel caso Zuncheddu, la vittima messa ingiustamente all’ergastolo, in attesa del dovuto risarcimento, abbia immediatamente uin assegno alimentare provvisorio che gli consenta di vivere.

Non la faccio troppo lunga il centro destra dovrà sciogliere immediatamente i nodi Nordio, Bartolozzi, Del Mastro, Santanchè se non vuol cadere in una immagine di sè della serie io sono io e voi non contate un cazzo. Bene o male Giorgia Meloni è riuscita a vivacchiare bene sulla politica estera ma deve dimostare di essere decisionista al suo interno e, se occorre un tagliando al suo governo, lo deve fare.

nel campo largo

Qualche lettore mi perdonerà se ho usato e continuo ad utilizzare il termine il richiamo della foresta. Preciso intanto in che senso lo uso: nella sinistra sia riformista, sia massimalista ci sono delle parole d’ordine che hanno una presa immediata e una di queste è l’accoppiata Costituzione-Antifascismo. Quando scrivo e parlo di richiamo della foresta intendo l’uso eccessivo e, spesso, prepolitico di questa accoppiata.

Faccio un esempio: la separazione delle carriere e la istituzione di un’alta corte chiamata ad esprimersi sulle violazioni etiche e/o disciplinari da parte dei magistrati è parte integrante dei programmi dell’Ulivo e del PD dalla fine degli anni 90.

Il fatto che il tema sia diventato parte del programma del centro destra e, per di più, sia stato messo in agenda da Meloni che si rifiuta testardamente di pronunciare la parola magica antifascismo, trasforma automaticamente il progetto in una cosa negativa e da combattere perché chissa cosa nasconde e dietro quel chissa cosa nasconde vieni fuori di tutto.

Questioni eminentemente tecniche si trasformano in reconditi progetti di controllo e si costruiscono le più bizzarre interpretazioni degli articolati delle leggi. Il richiamo della foresta funziona: l’alta Corte non è presieduta dal Presidente della Repubblica e non importa se il Presidente, come ha chiarito egli stesso ancora di recente, non si occupa del funzionamento ordinario di tali organi.

Nell’alta Corte non è previsto un organo superiore di appello; vero, per evitare duplicazioni infinite si è previsto che le decisioni non si prendano in plenaria ma tramite collegi e che in caso di appello la decisioni spetti ad un collegio con composizione completamente diversa da quello che prese la prima decisione, … Ci si diverte ad ipotizzare cher i collegi saranno controllati dalla politica (esecutivo) e basta un po’ di aritmetica per far vedere che il compito spetterà in larghissima misura ad appartenenti alla magistratura e che le ipotesi di controllo esterno sono puri parti di fantasia.

Alla fine di tutto compare come un mantra il tema Presidente della Repubblica: vogliono controllare il Parlamento ed eleggersi il prossimo presidente. Beh, direi che se le cose stanno così, sia il caso di occuparsi di consenso elettorale, di progetti per l’Italia, di legge elettorale e di una coalizione all’altezza della sfida.

Non che si debba riscrivere enciclopedia Treccani (con un programma di 400 pagine come ai tempi dell’Ulivo) ma pronunciare parole chiare e definitive sorrette da una idea di politica della spesa e di stato sociale su: Sanità, Scuola, Infrastrutture, Energia, Politica Fiscale, Regionalismo, Politica Estera.

E poi ci deve essere una faccia perché in questa era le facce contano più dei partiti organizzati. Se la faccia di Eddy Schlein è considerata inadeguata e si pensa ad un papa straniero va detto adesso, non in conclave, e bisogna farci le primarie con una bella mobilitazione positiva come quella che è stata fatta per il richiano della foresta ma questa volta con il richiamo del futuro.

l’area di centro

La vedo dura ma che Calenda e il Partito Liberal-democratico che hanno scelto e dichiarato di non voler stare nè di qua nè di là lo dicano e si comportino di conserguenza. In caso di poilarizzazione forte potrebbe essere difficile ma se si fa va fatto subito. Li guardo con piacere ma con scarsa fiducia perché sino ad ora ci si è prevalentemente scottati.




su certe cose sono sgangherati

Ieri sera quando ho visto comparire al telegiornale Giorgia Meloni con il suo foglietto in mano mi sono cadute in un attimo tutte le mie speranze sulle sue capacità di statista.

Sulla questione del torturatore libico il governo si è mosso male e l’ha fatta grossa: non ha avuto il coraggio di dire i nostri interessi in Libia non ci consentono di fare diversamente e così si è imbastita una sceneggiata: a) tocca alla magistratura b) prepariamo l’aereo c) Nordio prende tempo, deve leggere le carte e non interviene d) la magistratura revoca l’arresto perché Nordio non è intervenuto e) Piantedosi (ex burocrate di stato) dice che il tipo è pericoloso e poiché si trova a piede libero bisogna espellerlo f) parte l’aereo e il problema è risolto.

Ma:

  • Un avvocato presenta un esposto alla procura contro presidente del consiglio e ministri coinvolti e la procura manda agli interessati l’avviso di apertura indagini come prevede la legge in vista della eventuale trasmissione degli atti al tribunale dei ministri
  • Meloni: questo avvocato è un amico di Prodi ed è famoso per aver difeso dei mafiosi; il procuratore è lo stesso che ha indagato Salvini – (l’avvocato Li Gotti ha difeso mafiosi ma si è anche occupato di caso Moro e di piazza Fontana – è stato nel MSI, poi con Di Pietro e ora si dichiara vicino al PD )
  • centro destra a più voci: si tratta della vendetta della magistratura contro la riforma del governo
  • ANM: non c’è stata nessuna iniziativa della procura ma un atto dovuto a fronte di una denuncia da parte di un terzo

e vai con i balletti. L’unico risultato sembra essere il fatto che non ci srà la prevista informativa al Parlamento.

Giorgia Meloni si è mossa bene sulla questione Sala-Iran: velocità e spirito di iniziativa; continua a muoversi bene in politica estera vedi Arabia Saudita e USA perché risponde all’immobilismo con azioni a vantaggio dell’Italia.

Ma sulla questione Libia non poteva far molto: il torturatore ha girato mezza Europa in tourneè calcistica; lo hanno identificato in Germania ma il tribunale dell’Aja non aveva ancora emesso il mandato e l’Aja si è mossa quando è arrivato in Italia.

Era un trappolone? Erano i tempi di questi organismi sovranazionali?

Era la scelta, a parte gli interessi ENI, di non pagare il dazio a chi in LIbia fa il gioco sporco aprendo e chiudendo il rubinetto dei barchini e gommoni?

In ogni caso non è stata all’altezza


Ho trovato interessante questo post su FB dell’avvocato Giandomenico Cajazza già presidente delle “Camere penali”

Che quella di non eseguire l’ordine di arresto internazionale contro una persona accusata di spaventosi crimini contro l’umanità sia stata una precisa (e sciagurata) scelta politica del Governo e del Ministro Nordio -invano informato il 19 gennaio dalla Digos e di nuovo il 20 dalla Procura Generale di Roma- è semplicemente indiscutibile. Ma un Governo risponde delle sue scelte politiche al Parlamento ed ai cittadini, non ad una Procura della Repubblica o al Tribunale dei Ministri, solo perché una persona sostiene in un esposto che, con quella decisione, siano stati commessi dei reati. Nessun atto giudiziario, per quanto “dovuto”, può essere compiuto senza una preventiva valutazione di “non infondatezza”. Basta ipocrisie. La storia repubblicana degli ultimi 30 anni è piena di “atti dovuti” con i quali la magistratura ha indebitamente invaso la sovranità della politica.