{"id":10189,"date":"2020-08-07T13:47:24","date_gmt":"2020-08-07T11:47:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=10189"},"modified":"2020-08-08T07:07:48","modified_gmt":"2020-08-08T05:07:48","slug":"misurare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=10189","title":{"rendered":"#misurare#"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts10189&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts10189&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div><p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"278\" alt=\"\" class=\"alignleft size-full wp-image-10193\" src=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/metodoquantitativo.png\" style=\"width: 400px; height: 278px; float: left;\" title=\"metodoquantitativo\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/metodoquantitativo.png 400w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/metodoquantitativo-300x208.png 300w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/>Ieri ho pubblicato su Facebook un post dedicato alla <em>resilienza <\/em>che mi ha indotto a pensare alla <em>moda delle parole<\/em>. C&#39;&egrave; stato un periodo in cui<em> l&#39;entropia si sprecava<\/em> e se non dicevi entropia al momento giusto eri <em>poco pi&ugrave; che un mentecatto<\/em>: psicoanalisi, sociologia, economia, politica, relazioni sociali, &#8230; oltre naturalmente alla fisica e alla chimica.<\/p>\n<p>Le grandezze fisiche sono una cosa seria e ogni tanto arriva qualcuno che ne sa poco o nulla e <em>le piega al suo genericismo<\/em>. Per esempio <em>l&#39;entropia<\/em>, nata dal mondo della termodinamica per spiegare come mai <em>se l&#39;energia in ogni processo si conserva trasformandosi, non si possano invertire le trasformazioni<\/em> e, volendo, invertire anche la <em>freccia del tempo (dal passato al futuro, ma anche viceversa). <\/em>L&#39;entropia si connette alla idea di irreversibilit&agrave; e la cosa pi&ugrave; irreversibile con cui abbiamo a che fare &egrave; la vita stessa.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>La esistenza di una <em>questione energetica<\/em>, &egrave; stata interpretata dalla meccanica statistica nella seconda met&agrave; dell&#39;ottocento in termini di <em>evoluzione spontanea verso il livellamento<\/em> (il disordine &egrave; pi&ugrave; probabile dell&#39;ordine). Dopo di che <em>la diga si &egrave; rotta<\/em>: <em>bisogna combattere l&#39;entropia dei sentimenti, bisogna diminuire l&#39;entropia di questa classe, il super-io diminuisce l&#39;entropia, ..<\/em>. Per non parlare dell&#39;uso che viene fatto <em>in chiave paragnostica<\/em> del concetto di energia.<\/p>\n<p>Man mano che invecchio la tendenza a <em>parlare a vanvera<\/em> <em>mi risulta sempre pi&ugrave; insopportabile<\/em> mentre tra gli strumenti e i luoghi della comunicazione si fa sempre pi&ugrave; strada la <em>scorciatoia della volgarizzazione<\/em>, una specie di <em>aiutino<\/em> rivolto a <em>quelli che non vogliono pensare<\/em>.<\/p>\n<p>La societ&agrave; dei consumi ci ha sommerso di sofisticati dispositivi che ci mettono a disposizione, con un click, una quantit&agrave; enorme di informazioni o di <em>facilities<\/em>. Come funzionano? Chi lo sa? &#8211; Chi li ha pensati? Chi lo sa? Li usiamo perch&eacute; funzionano. Un pochino ve ne ha parlato Lorenzo Baldi nel suo articolo sulla evoluzione del mondo dei microprocessori (<a href=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/2020\/07\/la-microelettronica-sta-per-cambiare-lorenzo-baldi\/\" title=\"la microelettronica sta per cambiare \u2013 Lorenzo Baldi\">la microelettronica sta per cambiare<\/a>).<\/p>\n<p>La <em>tecnologia ci permea sempre di pi&ugrave;<\/em>, fa parte del vivere quotidianoma contemporaneamente sembra <em>arretrare la consapevolezza<\/em>. Avete notato che, a differenza di quanto accadeva una ventina d&#39;anni fa, quando qualunque confezione conteneva, insieme al prodotto, un manuale utente e una guida tecnica di riferimento; manuali spesso pi&ugrave; grandi dell&#39;oggetto, si &egrave; passati dapprima alla stessa cosa ma messa su CD, poi ai video tutorial su YouTube. Ora sono rimasti solo i <em>quick start<\/em> dei foglietti in 24 lingue in cui ti spiegano in poche righe come si accende, come si spegne e come fare a contattare il servizio di assistenza. Per fortuna <em>gli smanettoni<\/em>, grazie alla rete, possono usufruire dei <em>forum<\/em>, ma anche quelli iniziano a diventare problematici perch&egrave; si <em>riempiono di domande cretine e si fatica a separare le informazioni dalla spazzatura<\/em>.<\/p>\n<p>Se dal mondo degli oggetti passiamo a quello della informazione e della comunicazione il quadro non muta.<\/p>\n<p><strong>Dibattiti televisivi<\/strong>: appena uno degli ospiti cerca di articolare una proposta o dare una spiegazione, interviene solerte l&#39;<em>anchor man di turno, <\/em>lo blocca, <em>fa capire che chi parla sta annoiando il pubblico<\/em> e manda la pubblicit&agrave; non prima di aver riassunto in maniera sbagliata e banale quello che l&#39;ospite cercava di dire.<\/p>\n<p>Invece la scienza, dal punto di vista dei metodi, &egrave; passata attraverso una <em>fase classificatoria<\/em> che rimanda alla teoria degli insiemi (si pensi alla botanica o alla zoologia), per passare ad una <em>fase comparativa<\/em> basata sulle qualit&agrave; e sulla relazione di ordinamento (pi&ugrave; caldo, meno caldo,&nbsp; freddino, gradualit&agrave; dei colori, &#8230;), per arrivare infine al <em>metodo quantitativo<\/em> che, non sempre e in ogni contesto &egrave; immediatamente applicabile ma che, trasformando un concetto in una grandezza misurabile rappresenta comunque un punto di arrivo.<\/p>\n<p>Punto di arrivo problematico, visto che non tutto &egrave; misurabile sia per ragioni pratiche, sia per ragioni concettuali, e che nei processi di misura e in genere di raccolta dati si aprono tutte le problematiche connesse all&#39;uso della statistica e del calcolo delle probabilit&agrave;.<\/p>\n<p>Ne ha trattato ampiamente uno dei padri del neopositivismo Rudolf Carnap in <em>I fondamenti filosofici della fisica<\/em> (Il Saggiatore) e il tema &egrave; alla base di una corrente radicale di pensiero (l&#39;<em>operazionismo<\/em> di Percy Bridgman &#8211; 1927) secondo cui la risposta alla <em>domanda relativa a cosa sia una certa grandezza<\/em> stia nella <em>descrizione del come la si misuri<\/em>. Brigman era un fisico <em>politicamente impegnato <\/em>nelle battaglie di Einstein e Russel per il disarmo ed &egrave; famoso anche perch&eacute; &egrave; morto suicida nel 1961. Era malato di cancroi allo stadio terminale e si uccise nel suo laboratorio con un colpo di pistola lasciando scritto: <span data-offset-key=\"fau7o-0-0\"><span data-text=\"true\">&laquo;<em>It isn&#39;t decent for society to make a man do this thing himself. Probably this is the last day I will be able to do it myself<\/em>&raquo;. (<em>credo che sia indecente che la societ&agrave; costringa una persona a farlo da solo. Probabilmente oggi &egrave; l&#39;ultimo giorno in cui sarei riuscito a farlo da me<\/em>).<\/span><\/span><\/p>\n<p>A proposito di operazionismo ha fatto storia la <em>definizione tranchant di tempo<\/em> data da Einstein: <em>il tempo &egrave; quella cosa che si misura con gli orologi. <\/em><\/p>\n<p>Banale? Talmente banale che ne sono venute fuori, il crollo del concetto assoluto di simultaneit&agrave; per eventi spazialmente distinti, la relativit&agrave; degli intervalli temporali e delle distanze (pi&ugrave; noti come brallentamento degli orologi e contrazione delle lunghezze) mentre l&#39;assoluto si &egrave; trasferito ad un livello superiore (il cosiddetto invariante spazio-temporale).<\/p>\n<p>Per le lunghezze la unit&agrave; di misura &egrave; il metro con i suoi multipli e sottomultipli solitamente espressi tramite le potenze del 10, quello che gli scienziati chiamano <em>l&#39;ordine di grandezza<\/em>. L&#39;esponente della potenza rappresenta il numero di zeri dopo l&#39;1 se &egrave; positivo e il numero di posti dopo la virgola se &egrave; negativo. Il cambiamento di una unit&agrave; nell&#39;esponente&nbsp; vuol dire moltiplicare o dividere per 10. Cos&igrave; 10<sup>3<\/sup> = 1&#39;000 mentre 10<sup>-3<\/sup> = 0.001 mentre, passare da 3 a 5 nell&#39;esponente vuol dire spostarsi di due posti e cio&egrave; moltiplicare per 100.<\/p>\n<p>Poi ci sono anche le abbreviazioni simboliche, i prefissi, ma non sono indispensabili perch&eacute; si tratta solo di nomi. (p &#8211; pico) sta per 10<sup>-12<\/sup>, (n &#8211; nano) sta per 10<sup>-9<\/sup>, (&micro; &#8211; micro) sta per 10<sup>-6<\/sup>, (m &#8211; milli) sta per 10<sup>-3<\/sup>, (k &#8211; chilo) sta per 10<sup>3<\/sup>, (M &#8211; mega) sta per 10<sup>6<\/sup>, (G &#8211; giga) sta per 10<sup>9<\/sup>, (T &#8211; tera) sta per 10<sup>12<\/sup>.<\/p>\n<p>Si dir&agrave;, ma perch&eacute; tanta complicazione, <em>in fondo sono cos&igrave; comodi i campi da calcio<\/em>, le discoteche, le bombe di Hiroshima, i milioni, i bilioni e i trilioni&nbsp; come criteri di paragone&#8230; ? Effettivamente ci sono persone che amano le parole che finiscono in -oni. E allora parliamone. Io sono curioso di capire la ragione per cui parlando di 10 km, in TV si senta dire: <em>pensate, come se metteste in fila tremila automobili. <\/em>Le automobili, i campi di calcio e le bombe nucleari sono le metafore predilette.<\/p>\n<p>Il nanometro (nm) pari a 10<sup>-9<\/sup> m rappresenta la dimensione degli atomi ed &egrave; anche la dimensione cui stanno arrivando le tecnologie della miniaturizzazione in elettronica (le nanotecnologie). Se per&ograve; vi piace di pi&ugrave; 0.000&#39;000&#39;001 lo potete fare. E magari non usate nemmeno quell&#39;apostrofo che serve a dividere in gruppi di 3 per migliorare la lettura, come capita con le banche che ti danno degli IBAN in cui non sai mai quanti sono gli zeri da mettere prima del numero di conto e se cerchi di leggerli ti va insieme la vista.<\/p>\n<p>Con il &micro;m (micrometro) pari a 10<sup>-6<\/sup> m (il millesimo di millimetro) arrivate alle dimensioni dei batteri e anche al limite di funzionamento dei microscopi ottici. Tra i micron e i nano, ci sono i virus, le grandi molecole, il DNA, la vita e la morte &#8230; <em>se vi pare poco<\/em>. In soli tre ordini di grandezza c&#39;&egrave; un sacco di roba che interessa i fisici, i biochimici, i virologi, i genetisti. Sono cose di cui conosciamo le leggi fondamentali ma restiamo fregati dalla complessit&agrave;.<\/p>\n<p>Sapete bene che non c&#39;&egrave; solo <em>l&#39;infinitamente piccolo<\/em> (che viaggia intorno al limite di 10<sup>-18<\/sup> m), c&#39;&egrave; anche <em>l&#39;infinitamente grande<\/em>. In astronomia divulgativa si usa per le distanze interstellari <em>l&#39;anno luce<\/em> (la distanza che la radiazione elettromagnetica percorre nel vuoto in un anno solare medio) pari a 9.46 &times; 10<sup>15<\/sup> m (qualcuno direbbe circa 10 milioni di miliardi) o un suo parente stretto che si chiama <em>parsec. <\/em>A parte il Sole la cui luce impiega circa 8 minuti per arrivare a noi, le stelle pi&ugrave; vicine a noi distano qualche anno luce e via a crescere<\/p>\n<p>Ma anche l&#39;anno luce si &egrave; rivelato troppo ristretto per chi si occupa di cosmologia, visto che l&#39;universo osservabile &egrave; 4,6508 &times; 10<sup>10<\/sup>&nbsp;anni luce e allora vale la pena di tornare al beneamato metro per dire che l&#39;universo osservabile vale circa 4&times; 10<sup>26<\/sup> m. Potremmo rifare questi ragionamenti ragionando delle unit&agrave; di tempo e delle unit&agrave; di massa e ci renderemmo conto che abbiamo a che fare con una variabilit&agrave; di diverse decine di ordini di grandezza.<\/p>\n<p>In fisica esistono delle grandezze, dette <em>fondamentali<\/em>, che noi pretendiamo di considerare invariabili nel tempo e nello spazio e di solito le associamo a qualche fenomeno fondamentale nel cammino della conoscenza umana e alla relativa legge che lo condensa. Quella pi&ugrave; famosa &egrave; certamente la velocit&agrave; della luce (e di tutte le onde elettromagnetiche) nel vuoto che indichiamo solitamente con la lettera minuscola <em>c <\/em>e che vale all&#39;incirca 2.998 &times; 10<sup>8 <\/sup>m\/s.<\/p>\n<p>Si tratta di una costante davvero importante ed &egrave; stato riflettendo sulla sua costanza, non dipendente dallo stato di chi la osserva, che &egrave; nata la teoria della relativit&agrave;. Se stiamo su un auto che si muove con velocit&agrave; <em>v <\/em>e lanciamo in avanti un oggetto con velocita <em>V <\/em>quell&#39;oggetto per un osservatore a terra risulter&agrave; avere una velocit&agrave; <em>v + V. <\/em>Questo non accade alla luce che si muove con velocit&agrave; <em>c <\/em>per tutti gli osservatori.<\/p>\n<p>Mi chiedo e vi chiedo, <em>perch&eacute; la luce ha proprio quel valore di velocit&agrave;? <\/em>L&#39;elettromagnetismo classico consente di prevederne il valore partendo dal alcune costanti sperimentali dei fenomeni elettromagnetici. A prima vista si potrebbe obiettare che quel valore viene a dipendere dalle unit&agrave; di misura che abbiamo scelto per gli intervalli di tempo e per le lunghezze e il suo valore sarebbe diverso se scegliessimo delle diverse unit&agrave;. Osservazione ineccepibile, ma a parte la dipendenza dalle unit&agrave; scelte, un valore esiste. E&#39; quello e solo quello.<\/p>\n<p>Perch&eacute; con le nostre unit&agrave; &egrave; proprio quello? Come sarebbe il nostro mondo se quel valore fosse diverso? Possiamo solo rispondere che il nostro mondo &egrave; fatto cos&igrave; e noi abbiamo la pretesa di dire (questa &egrave; la fisica come ricerca di leggi universali) che sar&agrave; cos&igrave; anche nei punti dell&#39;Universo in cui non siamo ancora giunti (l&#39;universo &egrave; chiuso ma non limitato !).<\/p>\n<p>Ma nella nostra conoscenza del mondo ci sono delle altre sorprese: giocando con le costanti universali abbiamo scoperto che si possono produrre delle altre costanti prive di dimensioni e se una costante &egrave; priva di dimensioni vuol dire che il suo valore &egrave; sempre lo stesso qualunque sia il sistema di unit&agrave; che avete usato per misurarla. Quel numero <em>rappresenta una informazione importante sulla natura<\/em>. Un po&#39; come accade in geometria per il rapporto tra la misura della circonferenza e il suo raggio che vale sempre pigreco (3.1415&#8230;) sia che misuriate in metri, in pollici o in quel che vi pare. Ma in questo caso abbiamo a che fare con cose pi&ugrave; complesse.<\/p>\n<p>Un&#39;altra cosa che ci intriga &egrave; la seguente. <em>Giocando con le costanti universali<\/em> (la velocit&agrave; della luce, la carica dell&#39;elettrone che rappresenta il granulo di elettricit&agrave;, la costante di Planck che connette il tempo alla energia e che fa da mattone del principio di indeterminazione, la costante di Boltzmann che connette la temperatura alla energia, &#8230;.) si possono produrre delle <em>costanti dimensionali<\/em> che hanno le dimensioni di una massa, di un tempo, di una lunghezza.<\/p>\n<p>Noi fisici le chiamiamo <em>grandezze di Planck (<\/em>le ho riassunte nella immagine di apertura) e <em>ci chiediamo se non debbano essere loro le unit&agrave; di misura fondamentali<\/em> anche se, spesso, hanno valori molto diversi dalle unit&agrave; che abbiamo scelto storicamente dopo secoli di civilt&agrave; umana.<\/p>\n<p>Per esempio il metro &egrave; stato introdotto quando a fine 700 si &egrave; riusciti a misurare un tratto del meridiano di Parigi e si &egrave; deciso di fissare una unit&agrave; che avesse grosso modo le dimensioni di un uomo e corrispondesse ad un numero facile da dire (la quarantamilionesima parte del meridiano, un numero tondo). Tutto ci&ograve; naturalmente ha a che fare con la rivoluzione francese e con l&#39;illuminismo.<\/p>\n<p>Poi, nel tempo le m isure si sono fatte pi&ugrave; precise e il metro, rimasto identico, ha smesso di di rappresentare un sottomultiplo semplice del meridiano. Sono cambiate tante cose, ora lo si definisce tramite processi di frisica atomica, ma la genesi &egrave; rimasta quella. Invece la lunghezza di Planck vale 5,729&#39;475 &times; 10<sup>&minus;35<\/sup> m, una grandezza piccolissima, e allo stato attuale, nella nostra indagine del mondo noi non sappiamo cosa accada, cosa ci sia, come sia lo spazio a dimensioni inferiori a 10<sup>-18<\/sup> m.<\/p>\n<p>Una bella sfida: <em>dall&#39;infinitamente grande all&#39;infinitamente piccolo grazie alla capacit&agrave; di pensare e di misurare<\/em>.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Facebook 5 e 6 agosto 2020<\/strong><\/p>\n<p><code>Stamattina tutti a prendere per il culo il Sottosegretario che ha confuso la Libia con il Libano. Ma voi avete ascoltato i servizi radiotelevisivi che assimilavano l&#39;esplosione del deposito di nitrato di ammonio a quella di un ordigno a fissione nucleare?<br \/>\n\tSul piano della disinformazione, degli effetti, del tipo di rilascio dell&#39;energia, dell&#39;inquinamento, delle caratteristiche del fungo siamo esattamente allo stesso livello di cretineria.<\/code><\/p>\n<hr \/>\n<p><code>La parola <strong>resilienza<\/strong> l&#39;ho sentita per la prima volta nel corso di tecnologia in terza perito. Era il lontano 1962-1963.<br \/>\n\tStudiavamo le propriet&agrave; dei materiali, in particolare dei metalli, e dunque parlavamo di <em>elasticit&agrave;, flessibilit&agrave;, rigidit&agrave;, fragilit&agrave;, resistenza alla trazione, resistenza alla compressione, resistenza superficiale, resistenza al taglio<\/em> e cos&igrave; via.<\/code><\/p>\n<p><code>Si trattava di nomi che volevano condensare una propriet&agrave; e molto spesso li si traduceva poi in termini quantitativi attraverso una legge che connettesse sforzo e deformazione.<\/code><\/p>\n<p><code>Poi tutte queste parole, attraverso uno slittamento di ambito di applicazione, sono passate all&#39;economia, alla psicologia, alle Scienze del comportamento o alla sociologia e ogni tanto diventano di moda.<\/code><\/p>\n<p><code>Per esempio <em>la resilienza<\/em>, oggi molto di moda, sta a indicare, quantificare, o misurare la <em>capacit&agrave; di adattamento<\/em>.<\/code><\/p>\n<p><code>Ci sono delle persone che hanno imparato delle parole nuove dall&#39;uso che ne fanno la politica piuttosto che il giornalismo e non si preoccupano di informarsi su origine e significato. Ne ho avuto la prova poco fa, durante la comunicazione al parlamento sullo stato sanitario del paese, da parte del ministro Speranza.<\/code><\/p>\n<p><code>Non si dice <em>capacit&agrave; di elasticit&agrave;, capacit&agrave; di rigidit&agrave;, capacit&agrave; di fragilit&agrave;<\/em> ma, parlando di s&eacute;, di qualcuno, o di un contesto, si dice <em>elasticit&agrave; rigidit&agrave; o fragilit&agrave;<\/em>. Vale anche per la resilienza. Non c&#39;&egrave; la <em>capacit&agrave; di resilienza, c&#39;&egrave; la resilienza<\/em> e se ti piace capacit&agrave; dirai <em>capacit&agrave; di essere resilienti<\/em>.<\/code><\/p>\n<p><code>Capito, Speranza?<\/code><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ieri ho pubblicato su Facebook un post dedicato alla resilienza che mi ha indotto a pensare alla moda delle parole. 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