{"id":2045,"date":"2011-07-13T11:31:52","date_gmt":"2011-07-13T10:31:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=2045"},"modified":"2024-06-02T21:23:07","modified_gmt":"2024-06-02T19:23:07","slug":"fine-vita-diritti-bene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=2045","title":{"rendered":"fine vita &#8211; diritti &#8211; bene: sono senza parole ma reagisco con pacatezza"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts2045&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts2045&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div><p><img decoding=\"async\" style=\"width: 300px; height: 207px; float: left;\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2011\/englaro.jpg\" alt=\"\" \/>Mettiamola cos\u00ec: io sono a favore dell&#8217;eutanasia tra gli umani e penso che tra qualche decina d&#8217;anni questo tema sar\u00e0 sdoganato e diventer\u00e0 indiscutibile come \u00e8 accaduto per gli animali da affezione. L&#8217;unica differenza che vedo \u00e8 che nel caso degli animali l&#8217;uomo si assume un diritto di decidere al posto dell&#8217;animale.<\/p>\n<p>Mi spiace che la Camera abbia deciso in maniera peggiorativa rispetto allo status quo e penso che si tratti di un risultato che indica lo scollamento tra paese legale e paese reale.<\/p>\n<p>Sta cambiando la nostra concezione della vita che perde il suo retaggio di sacralit\u00e0 ed avanza una idea della vita in cui si sfumano le differenze tra vita umana e vita dei mammiferi e alcune problematiche vengono viste come una questione di grado. <em>E&#8217; giusto ci\u00f2 che \u00e8 buono<\/em> come sostiene il padre della bioetica laica Peter Singer.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Non voglio entrare nei dettagli tecnici di questa legge perch\u00e9 ho avuto l&#8217;impressione che si siano esercitati gli <em>azzeccagarbugli<\/em> per depotenziare persino le cose ovvie, ma voglio citare almeno un aspetto positivo: il fatto che i trattamenti per certi tipi di condizioni drammatiche rientrino nei LEA (livelli essenziali di assistenza) e che dunque le famiglie non saranno pi\u00f9 lasciate sole con la scusa dei bilanci delle ASL.<\/p>\n<p>Ho preso posizione pi\u00f9 volte e vi rimando a qualche link:<\/p>\n<p><a title=\"Permanent Link to fine vita: punti di vista\" href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=1037\" rel=\"bookmark\">fine vita: punti di vista<\/a><\/p>\n<p><a title=\"Permanent Link to la giornata del silenzio\" href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=928\" rel=\"bookmark\">la giornata del silenzio<\/a><\/p>\n<p><a title=\"Permanent Link to la vita senza limiti\" href=\"..\/?p=268\" rel=\"bookmark\">la vita senza limiti<\/a><\/p>\n<p><a title=\"Permanent Link to monicelli\" href=\"..\/?p=621\" rel=\"bookmark\">monicelli<\/a><\/p>\n<p>Prendo dalla Stampa questo articolo di un grande scienziato che da anni lavora sul cancro ed \u00e8 dunque abituato a vederne gli effetti devastanti nelle fasi terminali. Lui dice meglio di me tante cose che condivido.<\/p>\n<hr \/>\n<h3>UMBERTO VERONESI<\/h3>\n<p><em>Ho avviato sei anni fa in Italia la campagna di sensibilizzazione a favore del Testamento Biologico, per allineare l\u2019Italia ai Paesi civilmente avanzati &#8211; ad esempio gli Usa, la Francia, la Germania, la Gran Bretagna &#8211; come \u00e8, e sempre \u00e8 stato il nostro.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 stata per me una battaglia culturale per l\u2019evoluzione di un pensiero in cui credo da sempre: il pensiero laico, libero, trasversale. Ho scritto, come autore unico o insieme ad alcuni dei nostri migliori giuristi, cinque libri sul tema della libert\u00e0 e il diritto di accettare o rifiutare le cure in ogni circostanza, sulla base delle convinzioni personali. Questo \u00e8 infatti l\u2019obiettivo del Biotestamento ovunque nel mondo: mettere sempre al centro di ogni decisione la volont\u00e0 della persona.<\/em><\/p>\n<p><em>Avevo anche qualche ambizione in pi\u00f9. Ho sempre pensato che il testamento biologico &#8211; cio\u00e8 l\u2019espressione anticipata delle proprie volont\u00e0 circa le cure che si vogliono o non si vogliono ricevere, in caso di perdita della facolt\u00e0 di esprimersi di persona &#8211; potesse avere anche un valore educativo, perch\u00e9 obbliga ognuno ad affrontare i temi esistenziali, a dibatterli con altri e a interrogare se stesso su come vorrebbe concludere il proprio ciclo biologico, nel caso tale evento grave si realizzasse. Un dibattito utile quindi alla formazione di una personalit\u00e0 consapevole e cosciente sul grande tema dell\u2019autonomia di decisione. La discussione su questi argomenti inizia nel mondo nel 1983, a seguito dell\u2019incidente di Nancy Cruzan, che a soli 26 anni la fece piombare in uno stato vegetativo permanente irreversibile.<\/em><\/p>\n<p><em>La sua famiglia, dopo varie petizioni e ricorsi, ottenne nel 1990 l\u2019autorizzazione della Corte Suprema degli Stati Uniti alla sospensione della nutrizione artificiale. Da qui nacque il movimento right-to-die, per il diritto di morire, e i successivi movimenti civili per riappropriarsi delle decisioni di fine vita, di fronte a una medicina che stava diventando sempre pi\u00f9 potente e invasiva, capace addirittura di tenere artificialmente in vita (se vita la possiamo definire) un corpo ridotto a un vegetale, senza coscienza, senza percezioni visive e uditive, n\u00e9 percezione del dolore.<\/em><\/p>\n<p><em>Prima ancora, nel 1978, l\u2019olandese Van den Berg scrisse \u00abMedical Power and Medical Ethics\u00bb, che in vari Paesi ha portato all\u2019introduzione del \u00abliving will\u00bb, la volont\u00e0 di vivere, tradotto in italiano appunto \u00abtestamento biologico\u00bb. In realt\u00e0 la discussione sulla bioetica nasce in precedenza, negli Anni 70, quando l\u2019americano Van Potter, con il libro \u00abBioethics, bridge to the future\u00bb, coni\u00f2 questo termine con un significato preciso: l\u2019etica medica deve ispirarsi alla biologia della vita dell\u2019uomo e opporsi all\u2019invasione della tecnologia nella medicina.<\/em><\/p>\n<p><em>Credo che molti bioeticisti non conoscano l\u2019origine e il significato del pensiero di Van Potter. Cosa c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 tecnologico e artificiale che mantenere in vita forzatamente un insieme di organi? Eppure questo far\u00e0 il disegno di legge approvato ieri, caso unico nel mondo occidentale: ci imporr\u00e0 per legge la vita artificiale. E cos\u00ec chi, come me, si impegna per il progresso della cultura viene profondamente tradito. Ed \u00e8 soprattutto tradita un\u2019ampia parte della popolazione che si affida con fiducia alle istituzioni e alle persone che guidano il proprio Paese. La gente \u00e8 molto pi\u00f9 consapevole, cosciente e pronta all\u2019autodeterminazione di quanto si possa pensare e, come rivelano tutti i sondaggi, \u00e8 a favore del testamento biologico come strumento di espressione di volont\u00e0 individuale.<\/em><\/p>\n<p><em>Di fronte a questa realt\u00e0 noi promotori originari del testamento biologico in Italia dichiariamo che \u00e8 meglio nessuna legge che una legge traditrice, e chiediamo di fermare un iter legislativo che, anche qualora sfociasse nella approvazione di Camera e Senato, non potr\u00e0 che ritornare nelle Corti e creare cause su cause e ricorsi su ricorsi. Il disegno di legge attuale infatti calpesta con evidenza l\u2019articolo 31 della Costituzione italiana, oltre che la volont\u00e0 della maggioranza dei cittadini. Senza questa legge, la questione di fine vita invece uscirebbe dai tribunali e ritornerebbe a essere discussa caso per caso, in scienza e coscienza dai medici e in libert\u00e0 dai cittadini. Da tutti i cittadini, da chi crede nella sacralit\u00e0 della sua vita e la considera un dono di Dio e un bene non disponibile, e da chi invece crede nella sua inviolabile responsabilit\u00e0 e libert\u00e0.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<h3>Peter Singer: (da &#8220;ripensare la vita&#8221;)<\/h3>\n<p><strong>Secondo comandamento antico: non sopprimere mai intenzionalmente una vita umana innocente <\/strong><\/p>\n<p>Il secondo comandamento va respinto perch\u00e9 \u00e8 troppo perentorio per consentirci di affrontare tutta la variet\u00e0 delle possibili circo\u00adstanze della vita.<\/p>\n<p>Noi abbiamo gi\u00e0 visto fino a che punto lo si possa spingere, quando abbiamo esaminato l&#8217;insegnamento della Chiesa cattolica secondo il quale \u00e8 moralmente sbagliato uccidere un feto anche quando l&#8217;aborto rappresenti il solo modo per impedire la morte sia della donna incinta sia del suo feto.<\/p>\n<p>Per coloro che si prendono la responsabilit\u00e0 delle conseguenze delle proprie decisioni, questa dot\u00adtrina \u00e8 assurda. Per quanto possa essere terribile pensarlo, si pu\u00f2 ben dire che nell&#8217;Ottocento e nei primi decenni del Novecento essa probabilmente ha causato la morte, dolorosa e non inevitabile, di un gran numero di donne ricoverate negli ospedali cattolici o curate da medici o ostetriche cattolici.<\/p>\n<p>\u00c8 ci\u00f2 che accadeva, per esempio, quando durante il travaglio la testa del feto si bloccava e non si riu\u00adsciva pi\u00f9 a liberarla. Allora l&#8217;unico modo di salvare la donna era di compiere un&#8217;operazione nota come craniotomia, che prevedeva l&#8217;in\u00adserimento di un attrezzo chirurgico nella vagina e lo schiacciamento del cranio del feto. Se questo non veniva fatto, nel corso del parto morivano sia la madre sia il bambino.<\/p>\n<p>Questa operazione ovviamente rappresenta l&#8217;ultima risorsa. Nondimeno, \u00e8 raccapricciante pensare che, in un&#8217;emergenza simile, un medico animato dalle migliori inten\u00adzioni se ne stia a guardare, mentre madre e bambino muoiono. Eppure per un&#8217;etica che combina il divieto assoluto di sopprimere ogni vita umana innocente e la tesi che il feto \u00e8 una vita umana inno\u00adcente, non ci sono alternative.<\/p>\n<p>Per la Chiesa cattolica riconoscere la liceit\u00e0 della craniotomia avrebbe voluto dire rinunciare o alla portata assoluta del suo divieto di sopprimere una vita umana innocente, o alla tesi che il feto \u00e8 una vita umana innocente. Ovviamente, essa non voleva fare, e non vuole fare, n\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altra cosa. Il suo inse\u00adgnamento resta il medesimo. Se oggi esso non produce pi\u00f9 morti inutili di madri, \u00e8 solo perch\u00e9 i progressi delle tecniche ostetriche consentono di liberare e rimuovere il feto vivo.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra circostanza in cui il secondo comandamento antico dev&#8217;essere abbandonato \u00e8 quella in cui, come hanno sostenuto i membri della Camera dei Lord nel decidere il caso Bland, la vita non \u00e8 pi\u00f9 di nessun beneficio a chi la vive. Ma la sola eccezione al divieto assoluto di sopprimere una vita umana innocente che i Lord inglesi riuscirono a giustificare in quel caso, ossia lasciare intenzionalmente che una vita venga meno sospendendo o negando il trattamento, la\u00adscia aperto il problema dei casi in cui \u00e8 meglio ricorrere a mezzi at\u00adtivi per sopprimere una vita umana innocente.<\/p>\n<p>La legge ha giudicato il dottor Nigel Cox colpevole del tentato omicidio di Lillian Boyes a dispetto del fatto che la paziente aveva chiesto di morire e che il me\u00addico sapeva che essa non aveva davanti s\u00e9 niente, se non qualche al\u00adtra ora di agonia. Non c&#8217;\u00e8 bisogno di dire che nessuna legge, nessun tribunale e nessun codice di etica medica avrebbe imposto al dottor Cox di fare tutto il possibile per prolungare la vita di Lillian Boyes.<\/p>\n<p>Se la donna, per esempio, fosse diventata improvvisamente incapace di respirare da sola, sarebbe stato moralmente e giuridicamente inec\u00adcepibile sia astenersi dal collegarla a un respiratore sia staccare il re\u00adspiratore, nel caso in cui le fosse stato applicato in precedenza. Il solo pensiero di prolungare le sofferenze di Lillian Boyes \u00e8 ripu\u00adgnante e la decisione di porlo in atto sarebbe stata giudicata sba\u00adgliata sia dall&#8217;etica tradizionale sia da quella nuova.<\/p>\n<p>Ma ci\u00f2 dimostra solo quanta importanza assegni l&#8217;etica tradizionale alla sottile linea divisoria che separa la scelta di porre fine a un&#8217;esistenza sospen\u00addendo il trattamento e la scelta di ottenere lo stesso risultato con un&#8217;iniezione letale. L&#8217;atteggiamento dell&#8217;etica tradizionale \u00e8 ben sin\u00adtetizzato dal celebre distico: <em>Non devi uccidere. Ma non occorre affatto che tenti spasmodicamente di prolungare la vita.<\/em><\/p>\n<p>Questi versi a volte vengono pronunciati con tono ammirato e re\u00adverente, quasi racchiudessero il pensiero di qualche saggio antico. Un medico, scrivendo a \u00abLancet\u00bb per difendere il non-trattamento dei bambini affetti da spina bifida, ne parl\u00f2 come del \u00abvecchio detto che ci \u00e8 stato insegnato quando eravamo studenti di medicina\u00bb.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 si tratta di versi che vogliono essere ironici. Una rapida oc\u00adchiata alla composizione da cui sono tratti, ossia II nuovo decalogo (The Latest Decalogue) di Arthur Hugh Clough, basta a togliere ogni dubbio sulle intenzioni dell&#8217;autore; si direbbe che questi due versi, al pari di tutti gli altri del libro, vogliano mettere a nudo fino a che punto noi abbiamo dimenticato lo spirito dei dieci comandamenti originari. In qualche altro distico questa intenzione \u00e8 inequivocabile. Per esempio in questo: <em>Non adorare nessun idolo, tranne il denaro.<\/em><\/p>\n<p>Clough, quindi, avrebbe avallato una visione ampia della respon\u00adsabilit\u00e0. Non basta non uccidere. Noi siamo responsabili anche delle conseguenze della nostra decisione di non tentare spasmodicamente di prolungare la vita.<\/p>\n<p><strong>Secondo comandamento nuovo: assumiti la responsabilit\u00e0 delle conseguenze delle tue decisioni<\/strong><\/p>\n<p>Anzich\u00e9 concentrarsi sul fatto che i medici intendano o no porre fine alla vita dei loro pazienti o che affrettino la loro morte sospen\u00addendo l&#8217;alimentazione invece che praticando un&#8217;iniezione letale, il comandamento nuovo insiste che i medici devono chiedersi se la de\u00adcisione che, come prevedono, metter\u00e0 fine alla vita di un paziente sia, tutto considerato, quella giusta.<\/p>\n<p>Insistendo che noi siamo responsabili delle nostre omissioni non meno che delle nostre azioni, di ci\u00f2 che deliberatamente ci aste\u00adniamo dal fare non meno che di ci\u00f2 che facciamo, si pu\u00f2 spiegare molto chiaramente perch\u00e9 i medici facessero male a seguire le indi\u00adcazioni della Chiesa cattolica, quando la craniotomia era il solo modo di impedire che morissero insieme madre e bambino.<\/p>\n<p>Ma que\u00adsta soluzione del dilemma ha un prezzo: in mancanza di una qualche limitazione delle nostre responsabilit\u00e0, il nuovo approccio etico pu\u00f2 diventare estremamente esigente.<\/p>\n<p>In un mondo che dispone di mezzi moderni di comunicazione e di trasporto, e in cui alcune persone vi\u00advono sull&#8217;orlo della morte per fame, mentre altre godono di grande agiatezza, c&#8217;\u00e8 sempre da qualche parte qualcosa che possiamo fare, per tenere in vita un&#8217;altra persona malata o sottoalimentata.<\/p>\n<p>Che tutti noi che viviamo in nazioni ricche, con una disponibilit\u00e0 di de\u00adnaro molto superiore a quella necessaria al soddisfacimento delle no\u00adstre necessit\u00e0, dobbiamo fare molto di pi\u00f9 per aiutare i cittadini dei paesi poveri a raggiungere un livello di vita che consenta loro il sod\u00addisfacimento dei bisogni fondamentali, \u00e8 un punto su cui quasi tutte le persone riflessive convengono; ma l&#8217;aspetto preoccupante di que\u00adsta visione della responsabilit\u00e0 \u00e8 che non sembrano esserci limiti al\u00adl&#8217;entit\u00e0 del nostro impegno.<\/p>\n<p>Se siamo responsabili di ci\u00f2 che non fac\u00adciamo, non meno che di ci\u00f2 che facciamo, non \u00e8 forse moralmente sbagliato acquistare abiti alla moda e pranzare in ristoranti costosi, quando con il denaro risparmiato evitando quelle spese potremmo salvare la vita di un uomo che da qualche parte del mondo sta mo\u00adrendo, perch\u00e9 non ha di che sfamarsi? Evitare di finanziare le varie organizzazioni di soccorso non significa rendersi colpevoli di un omicidio o di una colpa ugualmente grave?<\/p>\n<p>Il nuovo approccio non implica necessariamente l&#8217;equiparazione dell&#8217;omesso salvataggio di una persona alla sua uccisione. Senza una qualche forma di proibizione dell&#8217;omicidio, la societ\u00e0 non pu\u00f2 so\u00adpravvivere; lo stesso non si pu\u00f2 dire di una societ\u00e0 in cui le persone non salvano i propri simili in stato di necessit\u00e0, anche se si tratter\u00e0 di una societ\u00e0 pi\u00f9 fredda e meno solidale.<\/p>\n<p>Le persone disposte a ucci\u00addere normalmente fanno pi\u00f9 paura di quelle disposte a lasciar mo\u00adrire. Nella vita quotidiana, quindi, ci sono buone ragioni per proi\u00adbire pi\u00f9 rigorosamente l&#8217;omicidio che l&#8217;atto di lasciar morire. Inoltre, mentre si pu\u00f2 esigere da tutti che si astengano dall&#8217;uccidere persone che desiderano continuare a vivere, esigere dagli altri un&#8217;ab\u00adnegazione eccessiva, per garantire un&#8217;assistenza a degli estranei, si\u00adgnificherebbe porsi in netto contrasto con alcune tendenze forti e pressoch\u00e9 universali della natura umana.<\/p>\n<p>Forse un&#8217;etica vitale deve consentirci di manifestare un grado moderato di parzialit\u00e0 nei con\u00adfronti di noi stessi, della nostra famiglia e dei nostri amici. Questi sono gli spunti di verit\u00e0 presenti nell&#8217;idea fuorviante che noi siamo responsabili di ci\u00f2 che facciamo, ma non di ci\u00f2 che non facciamo.<\/p>\n<p>Proseguire nella discussione di questi problemi concernenti la re\u00adsponsabilit\u00e0 di correre in aiuto degli estranei, esula dagli obiettivi di questo libro. Nondimeno due conclusioni sono gi\u00e0 evidenti. In\u00adnanzitutto, la distinzione tra uccidere e lasciar morire \u00e8 molto meno netta di quanto solitamente si creda; ripensare la nostra etica della vita e della morte pu\u00f2 voler dire giudicare con maggiore seriet\u00e0 il fatto che non facciamo abbastanza per le persone a cui potremmo salvare la vita senza grossi sacrifici personali.<\/p>\n<p>In secondo luogo, quali che possano essere le ragioni per preservare almeno parzialmente la distinzione tradizionale tra uccidere e lasciar morire, per esempio che \u00e8 peggio uccidere delle persone che rifiutarsi di dar loro il cibo di cui hanno bisogno per sopravvivere, tali ragioni non valgono quando, come nel caso di Lillian Boyes, una persona desidera morire e la morte promette di riuscire pi\u00f9 rapida e meno dolorosa, se pro\u00addotta da un atto (per esempio, un&#8217;iniezione letale) anzich\u00e9 da un&#8217;o\u00admissione (per esempio, lasciare che nel paziente si sviluppi un&#8217;infe\u00adzione e non curarla poi con antibiotici).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mettiamola cos\u00ec: io sono a favore dell&#8217;eutanasia tra gli umani e penso che tra qualche decina d&#8217;anni questo tema sar\u00e0 sdoganato e diventer\u00e0 indiscutibile come \u00e8 accaduto per gli animali da affezione. 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