{"id":3456,"date":"2013-02-09T19:12:32","date_gmt":"2013-02-09T18:12:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=3456"},"modified":"2018-06-28T14:10:19","modified_gmt":"2018-06-28T12:10:19","slug":"giorno-del-ricordo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=3456","title":{"rendered":"Giorno del ricordo &#8211; L&#8217;esodo di Arrigo Petacco &#8211; recensione"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts3456&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts3456&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div><p><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/foto13\/esodoconfini.jpg\" style=\"float: left; width: 300px; height: 457px;\" title=\"La regione giuliana con le diverse linee di confine. La zona a est di Trieste fa ormai parte della Slovenia, mentre l'Istria e la costa dalmata fanno parte della Croazia.\" \/>Domani, 10 febbraio, in base ad una legge del 2004 voluta dalla destra e alla fine approvata da quasi tutti, &egrave; il <em><strong>Giorno del ricordo<\/strong><\/em>. Il ricordo &egrave; quello delle tragedie e poi dell&#39;esodo dei nostri connazionali vissuti nella regione giuliana e in Dalmazia. La vicenda giuliana &egrave; stata una vicenda di pulizia etnica condotta da popolazioni slave balcaniche che hanno poi dato largamente prova della propria incivilt&agrave; nel momento in cui lo stato Jugoslavo, inventato a inizio 900 dagli europei e costruito poi da Josif Broz (il maresciallo Tito), si disgreg&ograve; finendo in una miriade di guerre civili di tutti contro tutti.<\/p>\n<p>Per l&#39;occasione mi sono riletto <strong>L&#39;esodo <\/strong>(la tragedia negata degli italiani d&#39;Istria, Dalmazia e Venezia Giulia, di Arrigo Petacco (edizioni Mondadori, 10 &euro;, disponibile anche in e-book) e dalla rilettura, dalle conoscenze sulla civilizzazione veneziana dell&#39;est adriatico nel secondo millennio e dalla visione della carta geografica mi sono detto: poveri noi, popolo destinato alla sconfitta e a far la parte di chi abbozza. In apertura viene riportata una citazione di Mussolini probabilmente pensata per qualcosa d&#39;altro, ma quanto mai appropriata sul piano storico: &quot;<em>Quando l&#39;etnia non va d&#39;accordo con la geografia, &egrave; l&#39;etnia che deve muoversi<\/em>&quot;. E&#39; quanto &egrave; avvenuto alla popolazione giuliana dell&#39;Istria e della costa Dalmata e c&#39;&egrave; voluto il 900 per cambiare i destini di quelle popolazioni che in passato, con la repubblica di Venezia prima e con l&#39;impero asburgico poi, avevano vissuto in pace, commercio e tolleranza.<\/p>\n<p>Il libro di Petacco (190 pagine) &egrave; fatto di soli tre capitoli: la questione giuliana, l&#39;Adriatisches Kustenland (cio&egrave; la regione adriatica messa in piedi dai nazisti dopo il 43), Istria Addio.<br \/>\n\t&nbsp;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Con l&#39;impero Asburgico Trieste era la IV capitale (dopo Viennia, Budapest e Praga) e la regione limitrofa era necessariamente caratterizzata da molteplicit&agrave; e dicotomie:<\/p>\n<ul>\n<li>gli Italiani cattolici ma poi atei e irredentisti, fascisti, commercianti e professionisti, abitatori delle citt&agrave;<\/li>\n<li>gli slavi cattolici tradizionalisti, filoaustriaci, poi comunisti, abitatori del contado&nbsp;<\/li>\n<\/ul>\n<p>Trieste sul piano commerciale e culturale ci ha rimesso con l&#39;Unit&agrave; d&#39;Italia perch&eacute; &egrave; venuta a mancare la sua vocazione cosmopolita.<\/p>\n<p>Ma non si pu&ograve; parlare della regione giuliana senza parlare dei popoli balcanici e in primo luogo di serbi e croati uniti dalla lingua (sostanzialmente simile) ma divisi nella scrittura (cirillica o latina), dalla religione (cattolica od ortodossa); ma c&#39;erano poi i bosniaci mussulmani, i montenegrini, le minoranze rumene e quelle ungheresi, gli albanesi, i kossovari. E&#39; in questo <em>baillame<\/em> che gli inglesi decisero dopo la I guerra mondiale di appoggiare i serbi (da cui verranno i cetnici di Draza Mihaijlovic) mentre i fascisti e i nazisti appoggiarono i croati (da cui vennero gli ustascia di Ante Pavelic).<img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/foto13\/esodopeta.jpg\" style=\"width: 232px; height: 305px; float: right;\" \/><\/p>\n<p>E&#39; l&#39;intervento tedesco ed italiano nei paesi baltici ad innescare l&#39;ennesima miccia: gli inglesi cambiano cavallo ed iniziano ad appoggiare il maresciallo Tito un comunista croato che si pone l&#39;obiettivo doppio di vincere la guerra contro i nazifascisti e ricostruire la grande nazione Jugoslava che vada dall&#39;Albania a Sud sino all&#39;Isonzo e al Tagliamento.<\/p>\n<p>E&#39; in questo quadro che scoppiano le mille contraddizioni: l&#39;esercito di Tito punta alla rivoluzione socialista, ma prima di essa mette i compiti tipici del nazionalismo (incluso l&#39;annientamento degli ustascia croati). I fascisti italiani che sono padroni di mezza Slovenia investono in infrastrutture, ma contemporaneamente puntano alla italianizzazione della regione. Le diverse nazionalit&agrave; stanno passando dalla coesistenza alla guerra aperta e ci&ograve; che accadr&agrave; sar&agrave; solo la anticipazione in forma ridotta della guerra civile esplosa in via definitiva dopo la morte di Tito (le deportazioni, la pulizia etnica, i massacri).<\/p>\n<p>I fascisti italiani, anche in Venezia Giulia e Dalmazia, esercitano la politica della doppiezza. Hanno allevato gli ustascia ma cercano di controllarne le spinte antisemite . Contemporaneamente non si tirano indietro in Dalmazia nella effettuazione di rappresaglie contro i partigiani e la popolazione.<\/p>\n<p>Si arriva cos&igrave; all&#39;8 settembre che, nella regione giuliana, &egrave; particolarmente tragico; l&#39;esercito italiano si sfalda e l&#39;esercito di Tito si appropria di tutto il materiale bellico delle nostre caserme e magazzini. L&#39;Istria pullula di vessilli nazionali sloveni e croati mentre tra gli antifascisti italiani iniziano le prime perplessit&agrave;. Il potere &egrave; nelle mani della polizia segreta di Tito l&#39;OZNA e del Tribunale del Popolo di Pisino. Insieme ai gerarchi locali viene attaccata la struttura dello stato italiano: processo sommario e condanna a morte. Si passa poi alle azioni totalmente illegali: la gente viene prelevata di notte e buttata nelle foibe o annegata in mare (nelle localit&agrave; della costa), o fucilata nelle cave di bauxite. I prigionieri erano legati l&#39;uno all&#39;altro con il filo di ferro e giunti sull&#39;orlo della foiba si sparava ai primi che trascinavano gi&ugrave; tutti gli altri.<\/p>\n<p>Le foibe sono grotte carsiche di cui &egrave; piena tutta l&#39;Istria. Da sempre erano utilizzate come luogo di smaltimento di scorie della lavorazione della bauxite, residui bellici, macerie. E ora esseri umani morti ma anche vivi. Le stime, per la fase 1943-1947 parlano di un numero variabile da i 10 e i 30 mila infoibati (non solo italiani)<\/p>\n<hr \/>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/foto13\/esodocossetto.jpg\" style=\"width: 200px; height: 433px; float: left;\" title=\"Le legature estratte dalle foibe con i cadaveri; Norma Cossetto\" \/>Risale a questo periodo il caso di Norma Cossetto, una delle <em>vittime simbolo<\/em> a cui molte amministrazioni di centro-destra stanno dedicando delle vie tra le proteste degli antifascisti del <em>politicamente corretto<\/em>. <em>Ma chi &egrave;? Ma perch&eacute; lei? Ma &egrave; una strumentalizzazione..<\/em>. Poich&eacute; tra i miei lettori c&#39;&egrave; una certa presenza di questi disorientati spendo qualche riga per presentare il caso anche se ci sono stati casi di servitori dello stato che meriterebbero altrettanta notoriet&agrave; (tra carabinieri, finanzieri e ufficiali dell&#39;esercito):<\/p>\n<p>Norma era una giovane universitaria di 23 anni, studentessa a Padova e iscritta al GUF, che stava preparando la tesi di laurea sulla storia dell&#39;Istria con il grande latinista antifascista e comunista Concetto Marchesi.<\/p>\n<p>Il titolo era <em>Istria Rossa <\/em>(dal colore della terra ricca di bauxite). Norma girava i paesini dell&#39;Istria, in bicicletta, per consultare gli archivi dei comuni e delle canoniche. Fu convocata nella ex caserma di Visignano il 26 settembre 1943 da un gruppo di partigiani comunisti (italiani e sloveni). Le fu proposte di aderire al movimento partigiano e dopo il suo rifiuto fu rilasciata per essere poi arrestata il giorno successivo.<\/p>\n<p>Dopo un paio di trasferimenti fin&igrave; con altri detenuti nella scuola di Antignana (vedi cartina) dove venne separata dagli altri, legata nuda ad un tavolo e stuprata. Rimase in quello stato per alcuni giorni e fu poi condannata a morte dal tribunale del popolo insieme ad altre 26 persone. Nella notte tra il 4 e 5 ottobre i condannati furono portati presso una foiba a Villa Surani. Le donne furono nuovamente violentate&nbsp; e a Norma furono recisi i seni, spezzate gambe e braccia e ficcato in vagina un pezzo di legno. Quindi, con il solito rituale furono gettati nella foiba profonda 130 metri.<\/p>\n<p>I responsabili furono individuati quando la zona venne rioccupata dai tedeschi. I corpi furono recuperati (26 + altri 10 gettati nei giorni successivi); i 16 partigiani responsabili furono individuati e costretti a vegliare la salma per una notte prima di essere fucilati. La famiglia Cossetto ha avuto complessivamente 6 infoibati (tra cui il padre che ader&igrave; alla milizia fascista dopo le notizie sul destino della figlia).<\/p>\n<p>Dopo la liberazione l&#39;Universit&agrave; di Padova, su proposta di Concetto Marchesi, le attribu&igrave; la laurea honoris causa e lo stesso Marchesi, a chi obiettava che Norma non era caduta per la libert&agrave; rispose che: <em>&ldquo;Era caduta per l&rsquo;italianit&agrave; dell&rsquo;Istria e meritava pi&ugrave; di qualunque altro quel riconoscimento&rdquo;.<\/em><\/p>\n<p>Il terrore dur&ograve; all&#39;incirca un mese ed &egrave; paradossale e tragico, ma vero, che gli Italiani dell&#39;Istria, all&#39;arrivo dei Tedeschi, abbiano dichiarato &quot;<em>Finalmente arrivano<\/em>&quot;.<\/p>\n<hr \/>\n<p>Il caso Cossetto si presta bene ad esaminare la complessit&agrave; e le contraddizioni della questione giuliana interne al movimento antifascista e al movimento fascista.<\/p>\n<p>Partiamo dai fascisti: gli esponenti della RSI e lo stesso Mussolini avevano sperato in una estensione ad est della repubblica sociale; ma i nazisti non si fidavano e costituirono il protettorato del Litorale Adriatico (Friuli, Venezia Giulia e Istria). I tedeschi puntavano alla germanizzazione dell&#39;area e attuarono una politica di liberalizzazione nazionale mettendo sullo stesso piano slavi, italiani a tedeschi. In questo contesto solo la X MAS di Juno Valerio Borghese spingendo sul pedale nazional-patriottico e sulla indiscussa efficienza militare riusc&igrave; a mantenere un ruolo e un potere autonomo mentre i ministri di Sal&ograve; e il segretario del PNF Pavolini venivano svillaneggiati (il ruolo della X MAS &egrave; complesso e non pu&ograve; essere discusso in questa sede).<\/p>\n<p>Situazione analoga, ma molto pi&ugrave; drammatica si ebbe entro il movimento antifascista. Dopo l&#39;8 settembre una quota significativa di militari presenti in Jugoslavia pass&ograve; alla lotta contro i tedeschi ma il sistema titoista, fondato sul primato del nazionalismo slavo, fece in modo di disperderne il contributo all&#39;interno del paese (20 mila morti su 40 mila combattenti) riducendo al minimo la costituzione di unit&agrave; combattenti italiane o comandate da italiani e spostandole comunque lontano dall&#39;Istria.<\/p>\n<p>Ci fu poi la decisione di inquadrare le Brigate Garibaldi all&#39;interno dell&#39;esercito di liberazione jugoslavo di cui ho trattato recensendo <a href=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=3280\">Porzus<\/a>. <em>Si vedono in giro troppe bandiere jugoslave e poche bandiere rosse <\/em>commentavano i partigiani italiani obbedienti ma pensosi. In questo contesto ci furono sia interventi senza esito del governo Badoglio sugli alleati per discutere preventivamente le sorti della Venezia Giulia, sia contatti tra la parte sud del X MAS e formazioni partigiane non garibaldine.<\/p>\n<p>Per farla breve, l&#39;esercito Jugoslavo arriva a Trieste prima degli altri il 1&deg; maggio del 45; il fatto &egrave; voluto. Tito libera Trieste 10 giorni prima di Zagabria e Lubiana e iniziano i 40 giorni della seconda occupazione jugoslava: di nuovo processi sommari, italiano vuol dire fascista e fascista vuol dire foiba. Le catture, a differenza che nel settembre 43, ora avvengono nelle citt&agrave;: Trieste, Gorizia, Monfalcone, Pola. In questo contesto muoiono uomini dello stato, gente comune, partigiani non comunisti e persino partigiani comunisti. Per 40 giorni siamo al terrore puro.<\/p>\n<p>Si passa cos&igrave; al grande dibattito che porter&agrave; nel 1947 all&#39;accordo di pace. L&#39;Istria e la Dalmazia sono Jugoslave e la parte pi&ugrave; a nord-ovest della pensola istriana (il Territorio Libero di Trieste)&nbsp; viene divisa in una zona A amministrata dagli Alleati e in una zona B amministrata dagli Jugoslavi (si veda la cartina). Alla zona A vengono anche assegnate le enclave di Pola, Pirano, Parenzo e Rovigno.<\/p>\n<p>Inizia l&#39;esodo perch&eacute; la zona B viene totalmente slavizzata e tra maggio e giugno ci sono gi&agrave; 20 mila profughi verso Trieste e verso l&#39;Italia. Intanto a Parigi proseguono le trattative per la pace e gli alleati presentano, ciascuno, una propria ipotesi di confine: la proposta pi&ugrave; favorevole all&#39;Italia &egrave; quella degli USA e quella pi&ugrave; sfavorevole quella dell&#39;URSS; alla fine passer&agrave; con poche variazioni la proposta francese, la meno favorevole dopo quella russa (cos&igrave; Caporetto &egrave; finita in Slovenia).<\/p>\n<p>Si parl&ograve; anche di plebiscito ma la proposta (avanzata da russi e americani) fu scartata dai nostri governanti timorosi del ruolo che avrebbero potuto giocarvi i comunisti italiani e preoccupati che il plebiscito giuliano aprisse la strada anche a quello in SudTirolo. Cos&igrave;, nel periodo dal 45 al 47 gli Jugoslavi promossero la completa slavizzazione delle zone poste sotto&nbsp; il loro controllo mentre gli Italiani, pian piano se ne andavano.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/foto13\/esodo.jpg\" style=\"width: 300px; height: 291px; float: right;\" \/>Si arriv&ograve; cos&igrave;, il 10 febbraio 1947, alla firma del trattato. La questione giuliana fu anche teatro di un indegno intervento di quel Visinskij gia procuratore generale durante i processi di Mosca contro trotkisti e buchariniani. All&#39;Italia non fu risparmiato nulla in termini di offese&nbsp; nel migliore stile della propaganda stalinista secondo cui il nemico va anche annientato sul piano morale e Togliatti non trov&ograve; di meglio, per uscire dalle difficolt&agrave;, che inventarsi una finta trattativa diretta con Tito che Pietro Nenni comment&ograve; cos&igrave;: &quot; Tito rinuncia a ci&ograve; che non ha e ci chiede ci&ograve; che abbiamo&quot;. Si fece finta di alzare il prezzo facendo rinunciare Tito a Trieste e gli si diede tutto il resto inclusa la piazzaforte di Pola che era totalmente italiana.<\/p>\n<p>La delusione dei polesani fu tremenda e nel giro di 50 giorni tra gennaio e marzo del 47 se ne andarono con i dieci viaggi del piroscafo Toscana in 30 mila su 34 mila abitanti.<\/p>\n<p>I polesani portarono con loro tutto ci&ograve; che potevano comprese le urne dei loro morti e in quei giorni ci fu la <em>crisi dei chiodi<\/em>. Servivano chiodi per imballare le proprie cose nelle casse dilegno e all&#39;inizio ne furono assegnati solo 300 grammi a famiglia (arrivati con il primo viaggio del Toscana). I polesani avrebbero voluto diventare una comunit&agrave; unita in Italia, ma nonostante le promesse, furono dispersi nella intera penisola con episodi davvero molto brutti di solidariet&agrave; comunista all&#39;incontrario.<\/p>\n<p>I profughi giuliani furono complessivamente 350 mila e non ricevettero dal nostro paese gran che in termini di solidariet&agrave;. Il loro nemico era un nemico antifascista e si usciva dalla guerra civile. Nel paese bisognava che le cose stessero al loro posto senza troppi contrasti e a sinistra si usava il metodo del <em>lavare i panni sporchi in famiglia.<\/em><\/p>\n<p>Fu cos&igrave; quando Tito stava con Stalin e fu ancora cos&igrave; anche dopo la rottura quando il PCI stava ancora con Stalin: <em>sono cose delicate e c&#39;&egrave; di mezzo la lotta di classe.<\/em> Ne fecero le spese anche un folto gruppo di operai specializzati comunisti di Monfalcone che si autodeportarono in Jugoslavia per rimettere in piedi i cantieri navali di Fiume e di Zara. Nel 1948 ci fu la rottura tra Mosca e Belgrado e gli operai italiani (ribelli a Tito e fedeli al comunismo) furono deportati per essere finalmente liberati solo nel 1956.<\/p>\n<p>La questione si &egrave; chiusa, ed &egrave; diventata definitiva, con il trattato di Osimo nel 1975. Italia e Jugoslavia, 30 anni dopo la fine della guerra, hanno ratificato l&#39;iniquit&agrave; e come si dice <em>lasciamo&nbsp; che i morti seppelliscano i loro morti<\/em>.<\/p>\n<p>S&igrave;, ma a condizione di ricordare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Domani, 10 febbraio, in base ad una legge del 2004 voluta dalla destra e alla fine approvata da quasi tutti, &egrave; il Giorno del ricordo. 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