{"id":3556,"date":"2013-03-04T14:28:40","date_gmt":"2013-03-04T13:28:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=3556"},"modified":"2013-03-04T14:29:50","modified_gmt":"2013-03-04T13:29:50","slug":"la-citta-dolente-mario-bonnard","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=3556","title":{"rendered":"La citt\u00e0 dolente: Mario Bonnard"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts3556&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts3556&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div><p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"280\" height=\"564\" alt=\"\" class=\"alignleft size-full wp-image-3558\" src=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/cittadolente.jpg\" style=\"width: 280px; height: 564px; float: left;\" title=\"la locandina; titoli di testa, scene dal Toscana, la moglie e la commissaria, ballo popolare, la commissaria si prende l'operaio comunista, campo di rieducazione, c'\u00e8 anche un frate, in fuga verso la libert\u00e0\" \/><strong>La citt&agrave; dolente<\/strong> (1949) &egrave; stato girato a ridosso della assegnazione di Pola alla Jugoslavia (1947) in un periodo in cui i registi del neorealismo non si sarebbero sognati di mettersi in rotta di collisione con il partito (IL PARTITO) e in cui, d&#39;altra parte i democristiani avevano tutto l&#39;interesse a tenere la questione giuliana tra le cose di cui era meglio tacere. Si tratta in effetti di uno dei pochi film dedicati all&#39;esodo italiano, lungamente dimenticato e rimesso in circolo dopo la istituzione della giornata del ricordo. Ho trovato, con difficolt&agrave; in rete la versione trasmessa da IRIS e il film pu&ograve; comunque essere visto su <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=22Z3dg2Mviw\">YOUTUBE (la citt&agrave; dolente)<\/a>.<\/p>\n<p><strong>I pregi<\/strong>: la colonna sonora, la presenza di numerose scene di tipo documentario sull&#39;esodo da Pola: l&#39;imbarco sulla motonave Toscana, la questione dei chiodi, le opinioni degli abitanti prossimi ad andarsene, le immagini iniziali di Pola romana e veneziana.<\/p>\n<p>Le scene della partenza del Toscana con i polesi affacciati a guardare la loro citt&agrave; che si allontana sono accompagnate dal canto dell&#39;esodo verdiano degli ebrei (<em>O Signore dal tetto natio &#8230;<\/em>) e risultano molto efficaci, cos&igrave; come le danze orientali del ballo popolare in onore del comandante Vidarich; c&#39;&egrave; un mondo quieto e triste che se ne va e uno ritmato, danzante e duro che sta arrivando.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Tra i due mondi ci sono i comunisti istriani che prima si schierano a fianco della <em>societ&agrave; giusta<\/em> rappresentata dai titini e ben presto si rendono conto della fregatura. I due protagonisti maschili sono Berto, un operaio che si innamora dell&#39;idea di appropriarsi delle macchine e il comprimario Sergio che sembra disegnato, anche fisicamente, per prendere in giro il militante comunista da &quot;contrordine compagni&quot; (si veda la locandina). Sergio fa il contabile nella fabbrica di Berto ed &egrave; un propagandista attivo della necessit&agrave; di rimanere; subir&agrave; una serie di delusioni a partire dallo smatellamento degli impianti e finir&agrave; fucilato per aver consentito a Berto di fuggire da una campo di rieducazione in cui faceva da controllore (in altri ambiti si sarebbe detto Kapo).<\/p>\n<p><strong>Una curiosit&agrave;<\/strong>: la commissaria politica del partito Lubitza, bionda e dai tratti slavi, &egrave; invece Constance Dowling, l&#39;attrice americana di cui era innamorato Cesare Pavese che, dopo essere stato abbandonato da lei, si suicid&ograve; nel 1950. A lei sono dedicate le poesie di <em>Verr&agrave; la morte e avr&agrave; i tuoi occhi<\/em>. Doveva essere realmente molto sensuale se il regista Elia Kazan che fu il suo amante prima della sua venuta in Italia, la racconta cos&igrave; nel suo diario: <em>&laquo;Me la vedo in piedi immobile davanti a me, i suoi piccoli seni sodi, le gambe perfette, il suo ventre che sporge sensualmente come nelle donne delle pitture del Rinascimento italiano. E vedo il suo boschetto segreto, fragrante. Mi piacciono i suoi occhi quando facciamo l&#39; amore. Trovo il mio piacere guardando il suo piacere. Quando viene, grida &quot;Amore mio&quot;, poi, con una punta di tristezza, dice &quot;Oddio&quot; e infine &quot;Non fermarti, non fermarti&quot;: la sua faccia &egrave; un misto di piacere e dolore (&#8230;). Il suo fiore delicato con i suoi petali gemelli mi fa impazzire. Non mi riesce pensare ad altro&raquo;.<\/em> Vengono in mente molti degli stralci di Pavese, sulle donne e sulla misoginia, nel diario <em>Il mestiere di vivere<\/em>.<\/p>\n<p>Nel film la Dowling fa la comunista emancipata, sensuale e comunque dura; recita con lo sguardo e con il corpo: <em>mi piaci ma hai bisogno di essere rieducato<\/em>. Gli sguardi e alcune inquadrature mi hanno ricordato Marlene Dietrich.<\/p>\n<p><strong>Le debolezze<\/strong>: il film risente del periodo in cui &egrave; stato girato: i comunisti ci sono, ma non sono chiamati per nome, i titini che dovrebbero essere i nemici, i responsabili, non si vedono praticamente mai anche se fucilano e deportano. Il taglio generale &egrave; un po&#39; da fotoromanzo (anche se nella sceneggiatura c&#39;&egrave; la mano di Fellini):<\/p>\n<ul>\n<li>la moglie devoto preoccupata del bambino che se ne vuole andare e dopo l&#39;arrivo dei titini se ne va davvero (<em>alla madre che sempre conosce ed accetta lo sprito di sacrificio<\/em>)<\/li>\n<li>Sergio &egrave; da manuale del marxismo leninismo nelle sue certezze, nel piegarsi ai titini che gli smontano pezzo a pezzo le sue certezze e poi, come per miracolo si immola per salvare l&#39;amico a cui ha dato la fregatura<\/li>\n<li>Berto che ha scelto la separazione dalla moglie in nome del riscatto sociale &egrave; poco credibile quando, appena partita la moglie, prima va a letto con Lubitza e poi le vomita addosso tutte le sue delusioni per quello che stanno facendo (i dialoghi sono tagliati con l&#39;accetta). Nel mezzo la moglie Silvana allatta il bambino sulla nave dell&#39;esilio. Lubitza fa la dura, lo manda alla rieducazione ma prima della partenza raccomanda a Sergio di stargli vicino.<\/li>\n<li>la fuga dal campo di rieducazione, il girovagare con l&#39;accoglienza presso un italiano semi-impazzito che muore con il mitra in mano e i titini che se ne vanno senza cercare Berto che &egrave; nella stessa casa, l&#39;arrivo al mare dove c&#39;&egrave; una barca provvidenziale, il remare verso l&#39;Italia e una raffica di mitraglia partita non si sa da dove che chiude il film mentre la barca va alla deriva.<\/li>\n<\/ul>\n<p>In conclusione: il film va visto perch&eacute; si tratta di un documento sul clima di allora ma la vicenda giuliana meritava e merita film migliori.<\/p>\n<hr \/>\n<p>Il mio voto: 6.5<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La citt&agrave; dolente (1949) &egrave; stato girato a ridosso della assegnazione di Pola alla Jugoslavia (1947) in un periodo in cui i registi del neorealismo non si sarebbero sognati di mettersi in rotta di collisione con il partito (IL PARTITO) <span class=\"excerpt-dots\">&hellip;<\/span> <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=3556\"><span class=\"more-msg\">Continua a leggere &rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"iawp_total_views":8,"footnotes":""},"categories":[4,714,8],"tags":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3556"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3556"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3556\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3563,"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3556\/revisions\/3563"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3556"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3556"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3556"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}