{"id":3744,"date":"2013-08-20T15:06:37","date_gmt":"2013-08-20T14:06:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=3744"},"modified":"2013-08-20T15:06:37","modified_gmt":"2013-08-20T14:06:37","slug":"una-finestra-vistalago-andrea-vitali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=3744","title":{"rendered":"Una finestra vistalago &#8211; Andrea Vitali"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts3744&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts3744&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div><p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"258\" height=\"387\" alt=\"\" class=\"alignleft size-full wp-image-3745\" src=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/unafinestravistalago.jpg\" style=\"width: 258px; height: 387px; float: left;\" title=\"una finestra vistalago - Andrea Vitali - Bellano negli anni 70 con il PCI e persino il PSIUP - dal Polesine alla sifilide\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/unafinestravistalago.jpg 258w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/unafinestravistalago-200x300.jpg 200w\" sizes=\"(max-width: 258px) 100vw, 258px\" \/><em>Una finestra vistalago<\/em> (2003) &egrave; ambientato in anni abbastanza recenti e tratta di <em>signori e proletari<\/em>. Il titolo deriva dalla promessa che il giovane Eraldo Bonomi, operaio del cotonificio Cantoni e militante dello PSIUP fa ad Elena per convincerla a sposarlo e a trasferirsi dal Polesino rovigotto a Bellano. Lui fa il caporeparto e ha una casetta vistalago e vistamontagna &#8230;<\/p>\n<p><em>Suo marito le aveva raccontato un sacco di balle.<br \/>\n\tPer cominciare, la sistemazione in casa. Fatiscente. Nella camera da letto l&#39;Eraldo aveva accoppiato al suo, da scapolo, un altro letto a una piazza per creare uno scalcinato matrimoniale. Le finestre. Da quella vistalago, per vedere una strisciolina d&#39;acqua bisognava avere la struttura di una giraffa. Da quella vistamontagna si godeva, in primo piano, la vista del cesso della casa di fronte. La montagna c&#39;era: svettava, sopra il tetto, la cima del monte Muggio, grande non pi&ugrave; di una cacca delle capre che lo frequentavano.<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Il romanzo inizia e finisce con <strong>Quintiliano Arrigoni<\/strong> nventore della macchina <em>sfogliabozzoli<\/em>; con una servetta genera un figlio che sistemer&agrave; poi insieme alla servetta presso il nipote del prevosto don Giuseppe Arrigoni che si chiama Federico Arrigoni. Nasce cos&igrave; nel 1930 <strong>Giuseppe Arrigoni<\/strong> operaio tessile, comunista e <em>tombeur de femmes<\/em> che nella prima parte del romanzo gioca un ruolo chiave.<\/p>\n<p>Giuseppe Arrigoni, nel 1951, in occasione della alluvione del Polesine va in Polesine a dare una mano insieme ad altri comunisti della federazione di Lecco; si d&agrave; da fare con una ostessa, <strong>Leacle<\/strong>, la mette incinta e si becca la sifilide, ma questo si scoprir&agrave; pian piano.<\/p>\n<p>Arrigoni ha un chiodo fisso, organizzare il partito a Bellano e questa sua passione politica lo costringe ad andarsene dal cotonificio Cantoni dove non &egrave; ben visto e a fare il <em>battellotto. <\/em>Proprio facendo il battellotto incontra una delle anime nere del romanzo:<strong> MariaGrazia Perdicane<\/strong>, figlia dell&#39;ingegnere dellee <em>Catene Perdicane<\/em> con fabbbrica a Bellano e a Valmadrera. Mariagrazia &egrave; autonoma, non accetta posti in ditta o raccomandazioni e va a lavorare sulla sponda di Gravedona con il battello. E&#39; cos&igrave; che incontra il Giuseppe. I due si amano ma di sposarsi non se ne parla proprio; l&#39;ingegner Perdicane non acceterebbe mai di farsi <em>attaccar su il cappello<\/em> da un semplice operaio e per di pi&ugrave; comunista.<\/p>\n<p>Entra cos&igrave; in scena il dottor <strong>Aurelio Tornabuoni<\/strong> giunto a Bellano da soli 3 mesi proveniente da Reggio Emilia per reggere la condotta. Il Tornabuoni, come ogni buon reggiano &egrave; comunista anche se, da giovane ha fatto l&#39;ardito in Eritrea con i volontari fascisti; ha persino preso una medaglia d&#39;argento e se ne vergogna. Il Tornabuoni &egrave; un bravo medico e, anche se &egrave; comunista, l&#39;ambiente bellanese finisce per accettarlo (siamo nei giorni delle elezioni del 53, quelle della <em>legge truffa<\/em>). Le sinistre hanno perso di nuovo ma il risultato, tutto sommato positivo, convince il Tornabuoni ad aprire una sezione aiutato dal Giuseppe Arrigoni e da Benito Vitali (destinato a fare l&#39;eterno secondo, una carriera stroncata dal nome).<\/p>\n<p>Mariagrazia conosce il Tornabuoni che le ha diagnosticato una appendice retrocecale in fase acuta. L&#39;ingegner Perdicane vede nel dottore un buon partito ma Mariagrazia pensa solo al Giuseppe e capisce che solo se Giuseppe si far&agrave; espellere dal partito ci sar&agrave; spazio per convincere l&#39;ingegnere. <em>&quot;La dimissione &egrave; un gesto da ruffiano. Sembreresti un paggio di corte che vuole ingraziarsi il padrone. L&#39;espulsione invece &egrave; un atto maschio, sa di guerra e di botte.&quot; Giuseppe sogghign&ograve;. &quot;Ma io ho la mia dignit&agrave;&quot;, ribatt&eacute;. &quot;Le mie condizioni non si discutono&quot;, tronc&ograve; la ragazza. &quot;Far&ograve; una figura di merda davanti al paese.&quot; &quot;Vuoi sposarmi s&igrave; o no?&quot; &quot;S&igrave;, ma&#8230;&quot; &quot;Nessun ma.&quot; &quot;E che cazzo!&quot;<\/em>. L&#39;Arrigoni va va dal dottore e ci prova ma non cava un ragno dal buco. E&#39; Mariagrazia a tener duro scopre il passato del dottore e lo ricatta. E&#39; cos&igrave; che arriva la agognata espulsione. L&#39;ingegner Perdicane accetta a malincuore ma il matrimonio non dovr&agrave; essere a Bellano e la coppia si trasferir&agrave; a Pontida dove c&#39;&egrave; una fabbrichetta da rivviare.<\/p>\n<p>Si arriva cos&igrave; al 1967 quando i comunisti lecchesi tornano ad Occhiobello ospiti dei compagni del Polesine e tra loro c&#39;&egrave; Eraldo Bonomi.<\/p>\n<hr \/>\n<p><em>Quando giunse in tavola una portata di anguille marinate e l&#39;ennesima occhiata scocc&ograve; tra Leacle e l&#39;Eraldo, questi, come un giocatore di poker, decise che era ora di andare a vedere.<br \/>\n\tSi alz&ograve;, chiese licenza ai suoi compagni di tavola, con la scusa di un bisogno impellente. Gli risposero, ridendo, che era tutto merito del vino genuino.<br \/>\n\t&quot;Una bella pisciata ed &egrave; tutto finito.&quot; Rise anche l&#39;Eraldo, e s&#39;avvi&ograve;.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p>Eraldo viene ammaliato dallo sguardo della Leacle che vuol sapere tutto di Giuseppe Arrigoni di Bellano. La vedi quella? E&#39; sua figlia. L&#39;Eraldo la butta sul fatto che di Giuseppe Arrigoni ce ne sono tanti, giura di informarsi e sul pi&ugrave; bello viene folgorato dalla figlia maggiore Elena. <em>Bionda, scollata, con addosso un abito leggero, giallo, colore del sole. Sembrava caduta dal cielo. A riprova di ci&ograve; spost&ograve; verso di lui una nuvola che profumava di acqua piovana.<\/em><\/p>\n<p>Eraldo promette di informarsi, promette che torner&agrave; e cerca di sapere qualcosa dal Benito Vitali. Poi, la domenica dopo, dice ai genitori che andr&agrave; in Grigna, si fa prestare la Vespa da un amico operaio, il Cuba, a cui racconta che gli serve per andare a Milano e invece parte per Occhiobello alle 4 del mattino. Va da Elena, le racconta un sacco di balle e nel tardo pomeriggio riparte finch&eacute; a Pontida lo fermano i carabinieri per un normale controllo.<\/p>\n<p>La trama &egrave; complessa e la riassumo per sommi capi. Elena &egrave; incinta e abortisce mentre il dottore la sta accompagnando da Occhiobello a Bellano; Elena confessa al dottore che il padre &egrave; il padrone dell&#39;osteria di Occhiobello e che lei ha dovuto venir via il prima possibile, D&#39;amore non se ne parla e neanche di sesso.<\/p>\n<hr \/>\n<p><em>Alla fine della quarantena l&#39;Eraldo scalpitava e ne aveva ben donde. Elena non pot&egrave; sottrarsi. Si concesse ma pose condizioni, nessun rischio. Di bambini, spieg&ograve; suadente, sarebbe stato meglio parlare quando avessero avuto una casa tutta loro. Eraldo si arrese alle parole e alle mani di sua moglie. Quel vezzo di <span style=\"background-color:yellow;\">prenderlo e finirlo con la manovella <\/span>a un certo punto fece saltare la mosca al naso all&#39;Eraldo. Anche perch&eacute;, al lavoro, era continuamente costretto a mentire. Nella sua cricca di soci, dopo il calcio, il ciclismo e la politica, il sesso era l&#39;argomento pi&ugrave; praticato. Non passava giorno che l&#39;uno o l&#39;altro raccontasse di quante volte, in che posizione e dove avesse alzato la sera prima. Quelli sposati, soprattutto, dimostravano una creativit&agrave; senza pari e chi, tra loro, confessava di aver ancora utilizzato la canonica posizione del missionario veniva dileggiato e costretto a pagare il bianco a fine turno.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p>Ricompare Mariagrazia; l&#39;ingegnere &egrave; morto e lei torner&agrave; nella villa di Bellano, ma ha bisogno di una persona che stia dietro al marito; la verit&agrave; affiora pian piano con il dottore; sifilide al III stadio. Ed &egrave; cos&igrave; che la bella Elena trova un lavoro e scopre pian piano chi sia quel Giuseppe Arrigoni ormai ridotto alla demenza e che alla fine muore.<\/p>\n<p>&#8230;.<\/p>\n<p>Siamo solo a met&agrave; del libro. Compaiono altri personaggi; il povero Eraldo perder&agrave; Elena che non ha mai avuto a favore di un truffatore figlio di un notaio e ricattatore a tempo perso.<\/p>\n<p>Iil dottore abbozza; Maria Grazia si risposa e il povero Eraldo cui era concesso di trombare nei giorni in cui la moglie incontrava l&#39;amante, alla fine si rassegna. Il PSIUP che era andato bene alla elezioni del 68 ha un tracollo in quelle del 72. La politica &egrave; finita, la moglie lo molla e torna ad Occhiobello con l&#39;amante appena uscito di galera. Maledetti Arrigoni.<\/p>\n<hr \/>\n<p>Secondo me non &egrave; tra i romanzi migliori di Vitali. Le scene riuscite meglio sono sempre quelle dell&#39;ambiente bellanese; impagabile il colloquio tra i genitori di Eraldo e i carabinieri che gli comunicano dell&#39;arresto a Pontida o la pesca di frodo degli agoni.<\/p>\n<p>E&#39; singolare il ruolo della sifilide, una malattia che ha avuto un peso notevole nella prima met&agrave; del novecento e che compare per cenni, con i sintomi o con le iniziali, una cosa di cui si mormora ma non si deve sapere. Gli uomini sono buoni e perdono (Giuseppe Arrigoni, Eraldo Bonomi, il dottore, lo stesso Benito); le donne sono pi&ugrave; dure e ne escono vittoriose da Elena a Mariagrazia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una finestra vistalago (2003) &egrave; ambientato in anni abbastanza recenti e tratta di signori e proletari. 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