{"id":4952,"date":"2024-06-18T08:16:40","date_gmt":"2024-06-18T06:16:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=4952"},"modified":"2024-06-26T15:42:05","modified_gmt":"2024-06-26T13:42:05","slug":"gli-anni-del-quotidiano-1974-1976","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=4952","title":{"rendered":"1974-1976: QdL &#8211; la grande avventura"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts4952&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts4952&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div><h5 style=\"text-align: right;\">III edizione giugno 2024<\/h5>\n<div id=\"attachment_13428\" style=\"width: 1012px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13428\" class=\"wp-image-13428 size-full\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/qdln1.png\" alt=\"\" width=\"1002\" height=\"792\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/qdln1.png 1002w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/qdln1-300x237.png 300w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/qdln1-768x607.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1002px) 100vw, 1002px\" \/><p id=\"caption-attachment-13428\" class=\"wp-caption-text\">La prima pagina del n. 1; editoriale di Silverio Corvisieri con la immancabile &#8220;verit\u00e0 rivoluzionaria&#8221;, la lotta dura e gli studenti &#8211; sotto ho incollato una gustosa vignetta di Alfredo Chiappori sulla inconcludenza di Ugo La Malfa, considerato il Grillo Parlante della politica italiana, ripresa da pag. 4<\/p><\/div>\n<p>Avanguardia Operaia voleva decollare a livello nazionale e per raggiungere l&#8217;obiettivo serviva un quotidiano. Non conosco gli aspetti organizzativi e di pianificazione e mi auguro che, prima o poi, qualcuno li espliciti: i finanziamenti, la struttura, la selezione dei redattori, l&#8217;acquisto della grafica Effeti, la organizzazione della distribuzione, la amministrazione.<\/p>\n<p>Oskian mi chiam\u00f2 e mi disse che avevano pensato a me come <em>caposervizio interni<\/em>. Cos\u00ec, dopo alterne vicende, qualche permesso e qualche malattia, che mi consentirono di essere della partita sin dall&#8217;inizio, mi licenziai dallo scuola nell&#8217;anno in cui stavo per passare di ruolo. Bruna non era proprio entusiasta, ma almeno avevamo la sicurezza del suo posto di assistente sociale in Ospedale. Era una avventura, lo sapevamo; ma <em>in quegli anni siamo vissuti tutti di scelte di vita e di avventure<\/em>.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>A partire dal 2023, grazie al lavoro prezioso di Furio Petrossi, e ai soldi raccolti tramite sottoscrizioni, esiste un sito in cui si trovano <a href=\"https:\/\/www.quotidianodeilavoratori.it\/\">le annate del quotidiano<\/a> oltre ai numeri della rivista teorica. Ho dato anche una mano a preparare, per alcuni mesi, i percorsi di lettura, ma soprattutto ho sfogliato quelle pagine e sono riemersi ricordi che giacevano sopiti quando scrissi la prima versione di questo articolo. Dunque, nella terza edizione si trovano tante cose nuove e persone che avevo dimenticato.<\/p>\n<h2>una proposta dopo l&#8217;amaro distacco dalla Fisica<\/h2>\n<p>Avevo gi\u00e0 fatto la scelta di non rimanere in Univesit\u00e0 perch\u00e9 <em>sarei stato pi\u00f9 utile altrove<\/em>. Durante il servizio militare, il mio posto di <em>tecnico universitario di II categoria, avventizio, in prova, su fondi CNR sino ad esaurimento dei fondi<\/em>, era stato trasformato, <em>ope legis<\/em>, in un posto di ruolo e, poich\u00e9 mi ero laureato sarebbe diventato di I categoria e dunque avrei potuto iniziare la carriera universitaria dal di dentro.<\/p>\n<p>Le cattedre erano due operanti in un unico gruppo di ricerca: quella del professor Occhialini (fisica dello spazio) e quella della moglie Connie Dilworth (radioattivit\u00e0), la stessa dove operava Gianni degli Antoni che si apprestava a far decollare l&#8217;Informatica e che era partito dalla elettronica, strumento indispensabile per la costruzione dei rivelatori che venivano messi nei palloni sonda e poi nei satelliti.<\/p>\n<p>Il professor Occhialini mi chiam\u00f2 e mi chiese cosa volevo fare. Risposi cos\u00ec: <em>la fisica mi piace, ma la politica mi piace di pi\u00f9 ed intendo essere onesto con lei; credo che finirei per trascurare la fisica<\/em>. Diedi le dimissioni e ci lasciammo da buoni amici. Con tutto lo studio che ci misi dopo, vi renderete conto che mi \u00e8 rimasto un po&#8217; di rammarico per quella scelta. Basta guardare il <a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?page_id=2207\">mio corso di fisica<\/a> che sta a questo stesso indirizzo: l\u00ec dentro ci sono io, la parte pi\u00f9 vera e pi\u00f9 profonda di me, <em>quella che cerca la verit\u00e0 e non si stanca di esercitare il pensiero critico<\/em>.<\/p>\n<h2>l&#8217;avventura ha inizio<\/h2>\n<p>Ma mi piace cambiare, sono un inquieto, ogni 5-10 anni devo fare altro, e fu cos\u00ec che andai al Quotidiano dopo soli tre anni di insegnamento. E&#8217; stata una <em>esperienza bellissima e molto logorante sul piano esistenziale.<\/em> Infatti, alla fine di essa, ho deciso che <em>era pi\u00f9 gratificante parlare a 20 studenti guardandoli in faccia,<\/em> invece di scrivere editoriali per ventimila compagni da cui ero lontano e che finivano per essere una specie di <em>realt\u00e0 virtuale.<\/em><\/p>\n<p>Il 25 novembre 1974, un luned\u00ec, inizi\u00f2 l&#8217;avventura; il primo numero and\u00f2 in edicola il 26. Per essere precisi ci avevamo lavorato per tutta la settimana precedente producendo due o tre <em>numeri zero<\/em> di cui l&#8217;ultimo arriv\u00f2 sino alla tipografia.<\/p>\n<p>Avevamo uno dei primissimi impianti di fotocomposizione. gli articoli, battuti a macchina, venivano ribattuti da delle tastieriste e si produceva un nastro perforato, un computer lo leggeva e produceva le <em>strisciate<\/em> (stampe su carta lucida) sia degli articoli sia dei titoli. Si applicavano le strisciate su un foglio gi\u00e0 diviso nelle 8 colonne facendo l&#8217;assemblaggio delle pagine. Il compositore, con un redattore a turno, seguiva il menab\u00f2 preparato dai grafici e, lavorando con le forbici per eliminare le eccedenze, produceva la pagina; da essa seguivano la pellicola e infine le lastre di alluminio per la roto-offset.<\/p>\n<p>Una delle regole del giornalismo, che in un quotidiano \u00e8 fondamentale \u00e8 quella delle 5 W: <i>Who, What, When, Where, Why<\/i> (chi, cosa, quando, dove, perch\u00e9). E per noi era fondamentale oltre che per dare una buona comunicazione perch\u00e9 se c&#8217;era da tagliare in tipografia, il redattore tagliava la fine, sicuro che non ci sarebbe stato nulla che non si potesse eliminare.<\/p>\n<div id=\"attachment_4955\" style=\"width: 219px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-4955\" class=\"wp-image-4955 size-full\" style=\"width: 209px; height: 288px; float: left;\" title=\"Silverio Corvisieri\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/silverio.jpg\" alt=\"\" width=\"209\" height=\"288\" \/><p id=\"caption-attachment-4955\" class=\"wp-caption-text\">Silverio in una foto di allora<\/p><\/div>\n<p>Il Direttore era Silverio Corvisieri, originario di Ponza ma trapiantato a Roma. Silverio nella redazione originaria era l&#8217;unico giornalista professionista. Dopo aver lavorato all&#8217;Unit\u00e0, aveva poi diretto (insieme a Lucio Colletti) uno dei giornali rivoluzionari del 68, <em>la Sinistra<\/em>, diventato famoso per un numero in cui si insegnava a costruire la bottiglia molotov.<\/p>\n<p>Corvisieri, tra i padri fondatori di AO, era sempre con un piede dentro e uno fuori, era appassionato di storia del movimento operaio e in particolare delle sue sfumature di sinistra e negli anni ha scritto diversi libri. Venne convinto a venire a Milano; si trov\u00f2 casa per lui e la famiglia e fu lui ad insegnarci i primi rudimenti del giornalismo.<\/p>\n<p>L&#8217;idea che avevamo in testa tutti era quella di tentare di fare un giornale completo e <em>non un secondo giornale tutto politico<\/em>; il formato era tabloid grande, 8 pagine di 8 colonne, due delle quali (cultura, spettacolo e inchieste) erano prefabbricate e coordinate da Severino Cesari, Silvano Piccardi, Attilio Mangano e Umberto Tartari. La stessa cosa avveniva per le pagine monotematiche legate al lavoro di massa (fabbriche, scuola, sociale) e in quel caso se ne occupavano i responsabili delle commissioni nazionali. Le pagine prefabbricate consentivano alla tipografia di lavorare anche di mattina, lasciando al pomeriggio sera la composizione di quelle fresche.<\/p>\n<h2>le pagine prefabbricate (cultura, inchieste e spettacolo)<\/h2>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-11004 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/severino-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/severino-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/severino.jpg 512w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Severino, di gran lunga il pi\u00f9 colto tra noi, fu quelllo che se ne occup\u00f2 con maggiore continuit\u00e0. Veniva da Perugia ed aveva sempre un&#8217;aria malaticcia, un po&#8217; di tosse e un bel sorriso.<\/p>\n<p>Quando nel 1981 andai a fare gli esami di maturit\u00e0 a Roma fui ospite per quasi un mese nella sua casa di Roma condivisa con Gigi Sullo (entrambi lavoravano ormai al Manifesto dopo la rottura nella nostra redazione).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-10449 \" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/attiliomangano.jpg\" alt=\"\" width=\"262\" height=\"364\" \/>Attilio, con la scusa che insegnava nei corsi serali, poteva fornirci gratis la sua presenza, veniva in redazione alle 14 e ci restava sino alle 20 dopo che i redattori, verso le 17:30 se ne andavano. Ha dato un contributo molto importante e se ne trova traccia nel libro &#8220;la generazione che ha perso&#8221; in cui Fabrizio Billi dedica un saggio proprio al suo lavoro di <em>cultura politica<\/em> nelle pagine del quotidiano.<\/p>\n<p>Attilio, appassionato come Silverio di storia del movumento operaio, interveniva su tutte le tematiche riguardanti il comunismo e sfornava recensioni a raffica. Nella intervista per la storia di AO ricorda scherzosamente che, per questa ragione, lo si consuderava il Suslov di Avanguardia Operaia.<\/p>\n<p>Umberto, gi\u00e0 laureato in Fisica e ricercatore nel gruppo di Fisica dei plasmi, si \u00e8 occupato di tutta la prima fase facendo anche il caporedattore prima di tornare, dopo i primi mesi, a fare ricerca universitaria. La sua presenza in redazione era del tutto naturale visto che, sin fal 68, era stato lui ad occuparsi del lavoro di organizzazione della rivista teorica e credo anche dei quaderni. Se sfogliate il quotidiano vedrete che scrive raramente e, quando lo fa, \u00e8 per dare elementi di orientamento su problematiche di politica o cultura generale su cui non c&#8217;era ancora una posizione definita.<\/p>\n<div id=\"attachment_13445\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13445\" class=\"size-medium wp-image-13445\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/piccardipiccolo-300x271.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"271\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/piccardipiccolo-300x271.jpg 300w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/piccardipiccolo.jpg 448w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-13445\" class=\"wp-caption-text\">Silvano Piccardi in scena con Ottavia Piccolo, un&#8217;altra amica e sostenitrice del QdL<\/p><\/div>\n<p>Se si sfogliano le pagine culturali del 74 e del 75 balza all&#8217;occhio la presenza costante di Silvano Piccardi, attore teatrale, regista, doppiatore, esponente di punta dei Circoli la Comune che, sul QdL, interviene quasi ogni giorno con una recensione, vuoi di cinema, vuoi di presentazione di eventi o compagnie teatrali.<\/p>\n<p>Silvano che aveva mosso i primi passi nel teatro sin da bambino era gi\u00e0 famoso e senza spocchia faceva il suo lavoro di recensore. Era un onore e un piacere averlo tra noi anche perch\u00e9 era molto simpatico.<\/p>\n<p>Sempre nella prima fase, nella stanza a destra dopo il centralino e prima dell&#8217;ufficio del direttore, c&#8217;\u00e8 stata la presenza di Peppino d&#8217;Alfonso, uno dei compagni di chimica della prima generazione e che era stato la colonna portante, anzi di pi\u00f9, del quindicinale divenuto poi settimanale. <a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=10662\">Ce lo racconta direttamente lui<\/a> nell&#8217;articolo dedicato al ricordo di Michele Randazzo. Eravamo un bel gruppo di <em>parvenu<\/em> e dunque all&#8217;inizio la presenza di una struttura forte di coordinamento dei redattori era indispensabile. Anche Peppino, come Umberto, dopo qualche mese se ne \u00e8 tornato all&#8217;Universit\u00e0.<\/p>\n<p>La produzione dei pezzi che davano vita alle pagine culturali veniva compiuta da una rete di collaboratori nazionali e l&#8217;assemblaggio aveva luogo nella <strong>stanza 1<\/strong> (la stessa dove stavano Peppino e Umberto). Secondo me quel lavoro era <em>eccessivamente elitario<\/em>, da sinistra culturale (o forse io ero un <em>po&#8217; troppo provincial-brianzolo<\/em>) e, quando la direzione operativa pass\u00f2 nelle mie mani, il giornale incominci\u00f2 a parlare di televisione, anche in prima pagina, grazie alla collaborazione di un compagno (Sergio Lentati) che, di mestiere, produceva i Caroselli e si firmava Baal.<\/p>\n<h2>Leonardo Coen e Sartana<\/h2>\n<p>Per il resto la struttura era quella tradizionale di un quotidiano; redazione organizzata in servizi con tre redattori per ogni area: interni, economia e sindacato, cronaca-costume,\u00a0 esteri oltre ad <em>un giornalista un po&#8217; underground<\/em> rispetto al nostro essere prima militanti rivoluzionari e poi giornalisti: Leonardo Coen.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-13409 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/leonardocoen-213x300.jpg\" alt=\"\" width=\"213\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/leonardocoen-213x300.jpg 213w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/leonardocoen.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 213px) 100vw, 213px\" \/>Leo lavorava fuori dalla struttura fissa del giornale e un po&#8217; lo invidiavamo perch\u00e9 <em>poteva fare l&#8217;inviato<\/em>. Non facendo parte di AO si poteva permettere di fare il <em>pierino di turno <\/em>prescindendo dalle regole ferre della organizzazione. Cos\u00ec pot\u00e8 occuparsi di sport e di costume, oltre che insistere perch\u00e9 il giornale non si piegasse troppo alle esigenze della politica. La sua presenza era stata uno dei paletti posti da Silverio nei confronti della segreteria, nell&#8217;ambito della sua autonomia di direttore.<\/p>\n<p>Si firmava Leos Valentin e nel numero 1 propone un servizio da Palermo dal titolo <em>Fustigare carusi \u00e8 lecito: <\/em><em>a parlarne, invece, si va dentro,<\/em> a proposito di bizzarre sentenze della magistratura siciliana. Nel primo mese \u00e8 presente con un articolo al giorno su tematiche di cronaca e costume.<em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;altro acquisto di Silverio era il figlio di Gianni Brera, Carlo (1946-1994), un po&#8217; anarchico, che scriveva dei corsivi dissacranti firmandosi <em>Sartana<\/em>. Leo ci lasci\u00f2 quando Scalfari fond\u00f2 la Repubblica e ci \u00e8 rimasto, come inviato speciale, per tutta la vita professionale sino alla pensione, mentre Carlo Brera ha continuato con noi anche dopo che Silverio ha lasciato il quotidiano.<\/p>\n<div id=\"attachment_13413\" style=\"width: 921px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13413\" class=\"wp-image-13413 size-full\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/sartanafirst.png\" alt=\"\" width=\"911\" height=\"247\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/sartanafirst.png 911w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/sartanafirst-300x81.png 300w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/sartanafirst-768x208.png 768w\" sizes=\"(max-width: 911px) 100vw, 911px\" \/><p id=\"caption-attachment-13413\" class=\"wp-caption-text\">sartana 28 novembre 1974<\/p><\/div>\n<h2>via Bonghi 4 &#8211; planimetria e apparati tecnici<\/h2>\n<p>La planimetria l&#8217;ho preparata fidandomi della memoria e vedo che, per esempio, ho dimenticato i bagni che ci stavano di sicuro.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-4987\" title=\"la redazione di via Bonghi 4, al primo piano\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/redazione.jpg\" alt=\"\" width=\"814\" height=\"472\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/redazione.jpg 814w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/redazione-300x173.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 814px) 100vw, 814px\" \/><\/p>\n<p>Il desiderio di avere un quotidiano era cresciuto pi\u00f9 veloce delle gambe e cos\u00ec, per almeno un anno, abbiamo fatto un quotidiano senza avere le telescriventi ma le agenzie le andavano a prendere i nostri baldi fattorini Nicola (Nicolosi) e Gigi (Gerosa) che, per tutta la mattina e nel primo pomeriggio, in tram o in motorino, facevano la spola tra via Bonghi (a met\u00e0 di corso san Gottardo) e il palazzo della stampa in piazza Cavour a prendere le copie dell&#8217;Ansa e della Adnkronos.<\/p>\n<p>Ho sempre pensato che quella di non acquistare la telescrivente fosse una scelta demenziale della serie <em>tanto dobbiamo fare la rivoluzione. <\/em>Poi, per fortuna, il pap\u00e0 di Franco Calamida, Leonida, che era stato compagno di lotta antifascista di Adriano Olivetti, riusc\u00ec a procurare gratis le telescriventi e ci sembr\u00f2 di rinascere. Sicuramente rinacque Nicola che incominci\u00f2 a fare una vita pi\u00f9 normale, mentre Gigi collabor\u00f2 con i grafici per poi passare in redazione agli esteri.<\/p>\n<div id=\"attachment_4958\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-4958\" class=\"wp-image-4958 size-medium\" style=\"width: 300px; height: 216px; float: right;\" title=\"Olivetti Lettera 22\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Olivetti-Lettera-22-300x216.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"216\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Olivetti-Lettera-22-300x216.jpg 300w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Olivetti-Lettera-22.jpg 324w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-4958\" class=\"wp-caption-text\">Olivetti Lettera 22, una per ogni redattore<\/p><\/div>\n<p>A proposito di Olivetti, quella nella foto era la nostra compagna inseparabile. Gli articoli si scrivevano su fogli di carta formato A4\u00a0 (simile a quella da ciclostile)\u00a0 con un riquadro bordeaux\u00a0 da 65 battute per 30 righe e nella parte alta le informazioni di riconoscimento del pezzo (per la tipografia).<\/p>\n<p>Era la cartella standard del QdL che faceva da unit\u00e0 di misura per ogni operazione. La mia Olivetti, a differenza di altri redattori che se la sono tenuta in conto stipendi non pagati, \u00e8 rimasta in redazione quando me ne sono andato intorno a novembre del 76. Tanto, dal 72 possedevo una Adler che aveva come caratteristica di avere caratteri pi\u00f9 grandi. Ci ho scritto i due saggi per politica comunista oltre che le recensioni per il quotidiano che preparavo da casa.<\/p>\n<h2>i personaggi e i luoghi della redazione<\/h2>\n<h3><strong>Stanza 1 &#8211; di tutto un po&#8217;<br \/>\n<\/strong><\/h3>\n<div id=\"attachment_13429\" style=\"width: 243px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13429\" class=\"wp-image-13429 size-full\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdltartari.png\" alt=\"\" width=\"233\" height=\"286\" \/><p id=\"caption-attachment-13429\" class=\"wp-caption-text\">Umberto Tartari a fisica in occasione del 40\u00b0 del movimento di Scienze<\/p><\/div>\n<p>Umberto Tartari (caporedattore) c&#8217;era all&#8217;inizio ma poi, per ragioni di carriera universitaria, \u00e8 tornato a fare il fisico dei plasmi. Cos\u00ec, dopo la sua partenza e per un breve periodo, ho dovuto fare sia il caposervizio interni sia il caporedattore: quello che rivede gli articoli, fa i titoli, d\u00e0 i consigli e prende le decisioni se c&#8217;\u00e8 da cambiare il menab\u00f2.<\/p>\n<p>Umberto aveva svolto un ruolo chiave, sin dall&#8217;inizio, nelle pubblicazioni di AO, nella rivista teorica e nel settimanale. Non ho mai capito come mai non fosse stato coinvolto pi\u00f9 a fondo; probabilmente aveva deciso di tenere il piede in Universit\u00e0 e occuparsi di fisica cosa che ha effettivamente fatto.<\/p>\n<p>Come ho gi\u00e0 detto, in questo locale abbastanza grande si facevano le pagine prefabbricate e lo si usava anche per ricevere le persone di passaggio data la sua vicinanza all&#8217;ingresso. Ad un certo punto ci si spost\u00f2 Mario Gamba per seguire la terza pagina mentre il suo posto agli esteri fu preso da Gigi Gerosa.<\/p>\n<h3><strong>Stanza 2 &#8211; il direttore<\/strong><\/h3>\n<p>ci stava Silverio e, dopo la sua autodimissione improvvisa, che non ci \u00e8 stata mai spiegata, ma che aveva a che fare con una diversa sensibilit\u00e0 politica e con differenze di linea rispetto all&#8217;approccio leninista canonico, mi ci sono trasferito io. Facevo il vicedirettore insieme a Massimo Gorla, mentre, formalmente il direttore era il segretario politico Aurelio Campi.<\/p>\n<p>Massimo arrivava tardi la mattina a giornale gi\u00e0 impostato, aveva tante cose da fare, spesso non c&#8217;era per via dei contatti con l&#8217;estero, e dunque non riusciva a stare dentro la finestra temporale degli impegni connessi alla fabbricazione di un quotidiano, anche perch\u00e9, a pranzo, ci dava dentro e quindi la digestione risultava lunga. La definizione, che gli hanno appioppato dopo la morte, di <em>gentiluomo comunista<\/em> gli calza a pennello.<\/p>\n<div id=\"attachment_13458\" style=\"width: 401px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13458\" class=\"wp-image-13458\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlpuccicereda.jpg\" alt=\"\" width=\"391\" height=\"289\" \/><p id=\"caption-attachment-13458\" class=\"wp-caption-text\">Mario Pucci a casa mia nel 2016; abitiamo entrambi in Toscana, lui a Firenze e io nella Maremma senese. Mario al quotidiano seguiva la politica milanese e la pagina regionale lombarda.<\/p><\/div>\n<p>Sembra incredibile ma le dimissioni di Corvisieri nel dicembre del 75 arrivarono come un fulmine a ciel sereno, non ci furono spiegate e lui non le motiv\u00f2 con la sua redazione. Nel suo libro del novembre 76, <em>I senzaMao,<\/em> ne parla diffusamente e si capisce che dietro c&#8217;erano una frattura caratteriale e politica con il gruppo dirigente di AO di origini milanesi.<\/p>\n<p>La sua interpretazione \u00e8 che i contrasti fossero profondi e che lui sbagli\u00f2, in pi\u00f9 di una occasione, a non esplicitarli. Fatto sta che, da un giorno all&#8217;altro, mi ritrovai a dirigere il quotidiano.<\/p>\n<p>C&#8217;erano una scrivania, il telefono azzurro (quello con i tasti per i trasferimenti di chiamata), una poltrona e delle sedie su cui si appoggiavano a turno i sederi di tutti i redattori, per un consiglio o per scambiare una opinione. Ci entrava continuamente la segretaria di redazione (Carla) per gli appuntamenti, mentre le redazioni locali (Roma, Venezia, Torino e Napoli) si facevano vive telefonicamente.<\/p>\n<p>E&#8217; stato da allora che ho iniziato ad <em>odiare il telefono<\/em> e non mi sono pi\u00f9 riconciliato, come ben sa chi mi chiama e, spesso, se sto facendo altro, <em>mi trova un po&#8217; sgarbato<\/em>. Di certo mi piaccioni di pi\u00f9 le e-mail,\u00a0 le leggi con calma quando decidi tu e non quando ti parte il beep. Utilizzo anche Whatsapp, dopo una telefonata, per brevi messaggi a lettura immediata o per trasmettere documenti, dopo che ho concordato la cosa. Odio nella maniera pi\u00f9 totale i messaggi vocali che sono la negazione della comunicazione bidirezionale.<\/p>\n<p>Tra le 14 e le 15:30 mi ero ritagliato il tempo per scrivere i pezzi (per gli interni o gli editoriali) e regolarmente, in piena concentrazione mentale, squillava il telefono che ti obbligava a resettare il cervello; finivi la telefonata, davi le disposizioni conseguenti, ti riconcentravi e lui suonava un&#8217;altra volta.<\/p>\n<h3><strong>Stanza 3 &#8211; segreteria di redazione <\/strong><\/h3>\n<div id=\"attachment_13460\" style=\"width: 263px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13460\" class=\"wp-image-13460 size-medium\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlcarlarampi-253x300.jpg\" alt=\"\" width=\"253\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlcarlarampi-253x300.jpg 253w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlcarlarampi.jpg 750w\" sizes=\"(max-width: 253px) 100vw, 253px\" \/><p id=\"caption-attachment-13460\" class=\"wp-caption-text\">Carla al centralino di via Bonghi<\/p><\/div>\n<p>Carla Rampi era le segretaria di redazione e coordinava il lavoro delle compagne che si occupavano della sbobinatura dei pezzi delle redazioni locali (tefefonata, registrazione, ascolto in cuffia e comandi a pedale per battere a macchina).<\/p>\n<p>Le telefonate, a volte diventavano troppo lunghe con i corrisponedenti logorroici e il centralino aveva la disposizione, dopo un certo tempo, di interrompere causa <em>chiamata urgente in arrivo<\/em>.<\/p>\n<p>Ad un certo punto \u00e8 comparso anche una specie di scanner-fax puzzolente e rumoroso che, se non ricordo male, veniva usato dalle redazioni di Roma e Torino. Una parte degli articoli (Napoli e Venezia) venivano anche prelevati dai fattorini direttamente ai treni in stazione Centrale nella modalit\u00e0 <em>fuori-sacco. <\/em>Poi c&#8217;erano quelli che scrivevano a mano (come Campi e Calamida) e allora c&#8217;era anche il problema della interpretazione dello scritto.<\/p>\n<p>Carla \u00e8 arrivata al QdL sin dalla fase preparatoria, studiava biologia, e mi racconta che, all&#8217;inizio al tempo dei numeri zero, la situazione era di grande casino. Conferma che, secondo lei, era stata fatta una accelerazione eccessiva per uscire. Per fortuna, ad un certo punto, prima del numero 1, comparve Felice Chilanti (partigiano, giornalista e scrittore che nel 74 aveva 60 anni) a dare una mano sul <em>come si fa un giornale partendo da zero<\/em>. La sua collaborazione fu preziosa.<\/p>\n<p>Aveva un rapporto molto stretto con Silverio e ogni tanto in pausa pranzo andava a casa sua a dare una mano alla figlia nel fare i compiti. Mi ha raccontato di una volta in cui si aspettava un editoriale di Campi che non arrivava; era gi\u00e0 passata l&#8217;ora di chiusura e Silverio le aveva dato un <em>editoriale di ricambio; se non arriva pubblica questo. <\/em>Campi era in ritardo, ci fu un braccio di ferro, qualche minaccia, ma alla fine la ebbe vinta lei perch\u00e9 i tempi di chiusura non aspettano nemmeno il segretario politico.<\/p>\n<p>Sempre sul piano dei ricordi d\u00e0 il <em>palmares della simpatia<\/em> a Vittorio Rieser e Massimo Gorla e quello della <em>seriet\u00e0 organizzaiva e disponibilit\u00e0<\/em> ad Umberto Tartari.<\/p>\n<div id=\"attachment_13463\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13463\" class=\"wp-image-13463 size-medium\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlmarcoecarla-300x249.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"249\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlmarcoecarla-300x249.jpg 300w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlmarcoecarla-768x636.jpg 768w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlmarcoecarla.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-13463\" class=\"wp-caption-text\">Marco Orilia e Carla Rampi festeggiano il 25 aprile del 2024 con una risottata antifascista<\/p><\/div>\n<p>Era lei ad occuparsi della organizzazione della giornata, degli apparati tecnici, dei rapporti con le redazioni e con la tipografia. Il suo era un ruolo fondamentale per <em>fare materialmente<\/em> il quotidiano. A partire da una certa data, si aggiunse al suo fianco Michela Maffezzoni che poi si sarebbe sposata con Cippone (Luigi Cipriani) e che ora ne cura la Fondazione.<\/p>\n<p>Carla si \u00e8 sposata con Marco Orilia, un compagno del movimento di Biologia che al quotidiano ha seguito la diffusione e poi \u00e8 passato a Repubblica a seguire la produzione degli inserti e delle pubblicazioni speciali. Una coppia del QdL che \u00e8 rimasta insieme e che vive nel biellese continuando a testimoniare i valori rimasti in piedi.<\/p>\n<h3><strong>Stanza 4 &#8211; centralino e reception<br \/>\n<\/strong><\/h3>\n<p>Era il cuore pulsante per le chiamate in ingresso (gestiva anche la amministrazione che stava al piano di sotto). Si entrava da un portoncino in legno visibile nella foto con Carla e sul davanti c&#8217;erano un paio di poltrone per i visitatori in attesa.<\/p>\n<h3><strong>Stanza 5 &#8211; fotografi, grafici, sala riunioni<br \/>\n<\/strong><\/h3>\n<p>Adiacente alla parete del centralino c&#8217;era l&#8217;archivio fotografico mentre la camera oscura e le attrezzature stavano al piano di sotto di fianco alla amministrazione. I nostri due fotografi Nereo Pederzolli ed Emilio Tremolada erano bravissimi e li ricordo con affetto, in particolare Nereo Pederzolli, gioviale e sorridente che ha poi fatto il giornalista televisivo per la Rai regionale trentina e che nell&#8217;estate del 76, in occasione del terremoto in Friuli, ha fatto l&#8217;inviato speciale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-13414 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlfoto.png\" alt=\"\" width=\"289\" height=\"295\" \/>Nel sito del quotidiano \u00e8 disponibile un link che vi consente di accedere all&#8217;archivio fotografico del giornale donato al sistema bibliotecario parmense nel quale, purtroppo, mancano foto interne al giornale (i luoghi, le persone, &#8230;)<\/p>\n<p>Una buona parte del locale era occupato dai tavoloni su cui i grafici (Saverio Falcone e Tille Bortolotti) preparavano i menab\u00f2 in scala 1:1 dopo la riunione di redazione e passavano poi ad assegnare, in righe, le dimensioni dei pezzi e le colonne dei titoli.<\/p>\n<p>Era la sala grande, con sulla parete a sud anche un cenno di biblioteca e l\u00ec, la mattina verso le 10:30, facevamo la riunione a cui partecipavano obbligatoriamente i capiservizio, ma che era aperta a tutti i redattori. Ovviamente presiedeva il direttore che, come i capiservizio e Carla, aveva gi\u00e0 letto il pacco dei quotidiani, visto le Ansa della notte e parlato con le redazioni locali.<\/p>\n<p>Si faceva una rapida valutazione del giornale del giorno prima (con i buchi legati al fatto che chiudevamo in redazione alle 17:30 e in tipografia alle 19) e poi si ragionava sul da farsi. In riunione il direttore avanzava delle proposte per la prima pagina con particolare attenzione ad apertura, spalla ed editoriale e, in questa fase si ascoltavano i pareri e le proposte dei capiservizio con scelte eventuali di cambiamento. Carla ricorda che Silverio aveva un chiodo fisso: dovete essere <em>rossi ed esperti<\/em>. Rossi perch\u00e8 siamo cos\u00ec, ma esperti perch\u00e9 le notizie vanno sempre controllate almeno un paio di volte.<\/p>\n<p>A questo punto la palla passava ai grafici mentre la riunione proseguiva e si dava una presentazione di massima di tutte le pagine di ogni settore. Alla fine Tille e Saverio ricevevano dei foglietti riepilogativi e passavano alla preparazione dei menab\u00f2 di ogni pagina mentre nelle stanze di redazione si iniziava a lavorare.<\/p>\n<div id=\"attachment_13416\" style=\"width: 360px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13416\" class=\"wp-image-13416 \" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlcomeviviamo-300x187.png\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"218\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlcomeviviamo-300x187.png 300w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlcomeviviamo.png 500w\" sizes=\"(max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/><p id=\"caption-attachment-13416\" class=\"wp-caption-text\">Come Viviamo &#8211; Tille Bortolotti, Isabella Cherubini, Ida Far\u00e8<\/p><\/div>\n<p>Tille, sposata con Ettore Mazzotti, era una persona molto gentile, affascinante, femminista e ben presto insieme ad altre compagne della redazione mise in piedi una rubrica di costume ad orientamento femminista.<\/p>\n<p>Saverio, moro, simpatico e con un bel barbone, dopo il quotidiano ha fatto tutt&#8217;altro. E&#8217; diventato uno psicanalista di scuola Junghiana.<\/p>\n<h3><strong>Stanza 6: costume, giovani, scuola, pagina Lombardia<br \/>\n<\/strong><\/h3>\n<p>Qui operava la parte un po&#8217; <em>frikkettona<\/em> della redazione grazie alla presenza di due compagne poco propense all&#8217;inquadramento: Ida Far\u00e8 (1938-2018) e Giovanna Pajetta che essendo l&#8217;ultimogenita di Giancarlo Pajetta era, caratterialmente, l&#8217;esatto contrario del padre.<\/p>\n<div id=\"attachment_13417\" style=\"width: 296px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13417\" class=\"wp-image-13417 size-medium\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlidafare-286x300.png\" alt=\"\" width=\"286\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlidafare-286x300.png 286w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlidafare.png 400w\" sizes=\"(max-width: 286px) 100vw, 286px\" \/><p id=\"caption-attachment-13417\" class=\"wp-caption-text\">QdL 5\/12\/74 il primo articolo di Ida<\/p><\/div>\n<p>Ida ci educava al punto di vista delle donne, non capivi mai <em>dove volesse andare a parare<\/em>, ma alla fine ti rendevi conto che aveva ragione. Oltre a metterci la testa e il cuore, ci ha messo anche tanto del suo, privandosi di numerosi appartamenti di propriet\u00e0 per fare il giornale. Se sfogliate il giornale dall&#8217;inizio incontrate i suoi articoli quasi in ogni numero (cronaca politica, femminismo, cronaca sociale, editoriali e commenti).<\/p>\n<p>I suoi articoli erano spesso corredati da vignette fumetto che esprimevano il dramma della condizione femminile. Leggetevi il ricordo che ne fece Lorenzo Baldi nell&#8217;estate del 2018 in occasione della sua morte in <a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=8432\">per Ida<\/a>.<\/p>\n<p>Giovanna era il <em>nostro agente nella nuova frontiera del proletariato giovanile<\/em> e di tutto ci\u00f2 che non rientrava propriamente nel punto di vista di una organizzazione leninista in termini di costume, sesso, omosessualit\u00e0, droga, proletariato giovanile. Le aperture del QdL e della commissione cultura diretta da Vincenzo Vita non furono indolori nel gruppo dirigente leninista dentro AO come testimonia lo stesso Vincenzo Vita in &#8220;<em>volevamo cambiare il mondo<\/em>&#8220;. Silverio li copriva; aveva una maggiore apertura verso le tematiche emergenti ma comunque entro <em>i canoni del socialismo <\/em>come si vede da questo titolo per il festival del proletariato giovanile.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-13423 size-full\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/qdlparcolambro.png\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"356\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/qdlparcolambro.png 1000w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/qdlparcolambro-300x107.png 300w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/qdlparcolambro-768x273.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/p>\n<p>Nella stanza numero 6, nel tempo ci hanno lavorato, in periodi diversi, anche Roy De Gioia, Giovanni Lanzone, Emilio Genovesi e Piervito Antoniazzi, visto che la scuola non aveva un suo luogo fisico.<\/p>\n<p>La scuola era costantemente presente nelle pagine del quotidiano sia per gli eventi milanesi e delle altre citt\u00e0, sia perch\u00e9 il quotidiano faceva da luogo di elaborazione e trasmissione della evoluzione di linea politica. Piervito, che lavorava anche agli interni, ad un certo punto si trasfer\u00ec alla redazione della radio Canale 96.<\/p>\n<p>Scorrendo le annate del 75 e del 76 si ha l&#8217;impressione di una passione generosa e della difficolt\u00e0 ad elaborare una linea che non fosse quella del <em>contro<\/em>. Esemblare la posizione di opposizione ai decreti delegati in nome della democrazia diretta. Una linea che funzion\u00f2 nella fase aslta delle lotte e fu destinata, sul piano strategico, alla sconfitta. D&#8217;altra parte quello era il nostro DNA.<\/p>\n<div id=\"attachment_13424\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13424\" class=\"size-medium wp-image-13424\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlpiervito-300x205.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"205\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlpiervito-300x205.jpg 300w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlpiervito.jpg 451w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-13424\" class=\"wp-caption-text\">un giovane Piervito Antoniazzi al tavolo di lavoro<\/p><\/div>\n<p>C&#8217;erano poi Lorenzo Baldi e Mario Pucci che, dopo le vittoriose elezioni milanesi del 75, seguivano l&#8217;attivit\u00e0 della nuova giunta di sinistra a Milano e il lavoro del nostro gruppo consiliare con Emilio Molinari. Fu uno di loro ad innescare, involontariamente, l&#8217;incidente diplomatico e sindacale che determin\u00f2 una visita del servizio d&#8217;ordine per difendere <em>l&#8217;onore offeso dei nostri dirigenti proletari <\/em>e poi la dimissione della quasi totalit\u00e0 della redazione in risposta ad una richiesta di licenziamento.<\/p>\n<p>Ne ha scritto su Pensieri in libert\u00e0 il Lorenzo Baldi in <a title=\"da Avanguardia Operaia al Quotidiano dei Lavoratori \u2013 di Lorenzo Baldi\" href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=9783\">da Avanguardia Operaia al Quotidiano dei Lavoratori<\/a>.<\/p>\n<h3><strong>Stanza 7: Economia e sindacato (lotte proletarie)<br \/>\n<\/strong><\/h3>\n<div id=\"attachment_13425\" style=\"width: 307px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13425\" class=\"size-medium wp-image-13425\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdllellalongoni-297x300.jpg\" alt=\"\" width=\"297\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdllellalongoni-297x300.jpg 297w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdllellalongoni.jpg 371w\" sizes=\"(max-width: 297px) 100vw, 297px\" \/><p id=\"caption-attachment-13425\" class=\"wp-caption-text\">Grazia Longoni in una foto recente<\/p><\/div>\n<p>All&#8217;economia e sindacato c&#8217;erano Grazia Longoni (detta Lella), che aveva gi\u00e0 lavorato al settimanale, Liliana Belletti (1953-2023) e Carlo Parietti (1950-2022), un torinese neoacquisto con la passione per l&#8217;economia.<\/p>\n<p>Carlo, dopo una parentesi al PDUP, \u00e8 passato all&#8217;ufficio stampa della CGIL e quindi alla direzione del sindacato europeo dei quadri. Lella \u00e8 divenuta professionista nel 77 ed ha proseguito per 40 anni la attivit\u00e0 giornalistica.<\/p>\n<p>Liliana, sempre sorridente, dopo il QdL, \u00e8 passata alla scuola e con Grazia ha lavorato alla casa delle donne di Milano mettendosi in luce per battaglie legate al riconoscimento delle coppie lesbo che la riguardavano direttamente.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un quarto redattore che ha lungamente lavorato sui temi della economia, in particolare di quella internazionale e che prima di andarsene a met\u00e0 del 76 era passato agli esteri facendo lunghi reportage dalla rivoluzione portoghese: Alessandro Fugnoli. Alessandro. filosofo di formazione, se ne and\u00f2 perch\u00e9 non reggeva pi\u00f9 gli stipendi bassi e a singhiozzo e in questi anni \u00e8 diventato uno dei <em>ma\u00eetre \u00e0 penser<\/em> sui temi della economia internazionale e della gestione dei fondi.<\/p>\n<p>Se andate al febbraio 75, troverete 4 pezzi suoi piuttosto significativi e, in qualche misura, estranei ad articoli da quotidiano della sinistra rivoluzionaria perch\u00e9 le sue erano analisi documentate in cui c&#8217;era poco spazio per la ideologia e per il pistolotto sulla lotta di classe.<\/p>\n<div id=\"attachment_13436\" style=\"width: 1010px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13436\" class=\"wp-image-13436 size-full\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlfugnoli.png\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"396\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlfugnoli.png 1000w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlfugnoli-300x119.png 300w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlfugnoli-768x304.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><p id=\"caption-attachment-13436\" class=\"wp-caption-text\">4 articoli di Alessandro tra le pagine di economia e quelle di esteri nel febbraio 1975<\/p><\/div>\n<p>Nella stanza 7 si lavorava su due livelli: il rapporto quotidiano con la commissione fabbriche ed il movimento dei CUB. Era inevitabile che ci fossero la supervisione di Cippone e i contributi di Franco Calamida e di Vittorio Rieser. Sin dall&#8217;inizio ci fu il tentativo di introdurre le problematiche della economia dentro il quadro della lotta di classe. I due ambiti, per ovvie ragioni, comunicavano poco tra di loro ed equivalevano a due servizi distinti con pagine diverse (la 4 e la 5) che ogni tanto si sovrapponevano.<\/p>\n<p>Nella pagina economia e sindacato si affacciavano anche i diversi responsabili delle lotte sociali, da Cippino a Sandro Barzaghi a Claudia Sorlini che, pur non lavorando in redazione, in particolare nel 75 e nel 76 erano costantemente presenti sulle pagine del giornale (occupazione delle case, autoriduzione delle bollette, mercatini rossi, &#8230;).<\/p>\n<p>Lella e Liliana, per ovvie ragioni legate al cosiddetto <em>lavoro di massa<\/em> di AO in giri per l&#8217;Italia dedicavano una parte consistente del loro lavoro al rapporto con le redazioni locali in particolare Torino, Napoli, Venezia-Verona.<\/p>\n<h3><strong>Stanza 8: servizio interni<br \/>\n<\/strong><\/h3>\n<div id=\"attachment_13430\" style=\"width: 275px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13430\" class=\"wp-image-13430 \" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlmazzotti-300x292.png\" alt=\"\" width=\"265\" height=\"236\" \/><p id=\"caption-attachment-13430\" class=\"wp-caption-text\">Ettore Mazzotti ad un convegno di politica economica sulle prospettive Italia-Cina<\/p><\/div>\n<p>Il mio lavoro al quotidiano \u00e8 incominciato qui insieme ad Ettore Mazzotti (1948), Franco Vernice (1952-2019) e Pierluigi Sullo (1951) e dunque mi scuserete se li ricordo uno per uno.<\/p>\n<p>Ettore, marito di Tille, proveniva dal settimanale, aveva operato alla controinchiesta che port\u00f2 al pamphlet <em>La Strage di Stato<\/em> e ora dirige diverse iniziative editoriali nel gruppo di Milano Finanza.<\/p>\n<p>Come tutti quelli che hanno cambiato radicalmente strada, nella sua biografia non c&#8217;\u00e8 traccia del passato ed ho faticato a trovare in rete sue immagini o qualche notizia di carattere biografico. Ha sempre la stessa faccia.<\/p>\n<div id=\"attachment_13432\" style=\"width: 307px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13432\" class=\"size-full wp-image-13432\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlvernice.jpg\" alt=\"\" width=\"297\" height=\"291\" \/><p id=\"caption-attachment-13432\" class=\"wp-caption-text\">Franco Vernice<\/p><\/div>\n<p>Franco Vernice, dopo la esperienza al QdL in cui aveva maturato tutti i piccoli segreti del lavoro sulla giudiziaria (passava tutte le mattine in tribunale e il pool dei cronisti faceva gruppo), dopo la crisi del dicembre 76, \u00e8 passato alla Repubblica facendo l&#8217;inviato e continuando ad occuparsi di giudiziaria.<\/p>\n<p>Per il tribunale di Milano, dalla strage di piazza Fontana in poi, di roba ne \u00e8 passata tanta. Il gruppo dei cronisti giudiziari era una realt\u00e0 ben organizzata; ci si divideva il lavoro e poi si condividevano le informazioni.<\/p>\n<div id=\"attachment_13433\" style=\"width: 284px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13433\" class=\" wp-image-13433\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlfrankcimini-300x295.jpg\" alt=\"\" width=\"274\" height=\"269\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlfrankcimini-300x295.jpg 300w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlfrankcimini.jpg 402w\" sizes=\"(max-width: 274px) 100vw, 274px\" \/><p id=\"caption-attachment-13433\" class=\"wp-caption-text\">Frank Cimini<\/p><\/div>\n<p>Muoveva i primi passi giornalistici, con interessi per la giudiziaria anche Frank Cimini che per\u00f2, in quel periodo lavorarava ancora nelle ferrovie. Dopo il QdL ha lungamente lavorato per Il Mattino di Napoli e mi chiedevo come potessero sopportarlo (establishment versus anarchia).<\/p>\n<p>Negli anni \u00e8 diventato il riferimento nazionale per le problematiche di cronaca giudiziaria con posizioni che oscillano tra il garantismo di matrice radicale e un sottofondo anarchico-libertario che lo mette costantemente contro le istituzioni.<\/p>\n<p>Ci sentiamo a colpi di like sui social network e leggo sempre con interesse i suoi articoli su tematiche garantiste e i post che iniziano sempre e costantemente con la sua parola d&#8217;ordine <em>buongiorno stocazzo.<\/em><\/p>\n<p>Gigi Sullo era il mio prediletto. Come racconta nella biografia-intervista rilasciata per la preparazione alla storia di AO, ha avuto una infanzia complicata e sofferta, di cui si parlava anche allora (la morte del pap\u00e0 poliziotto quando lui era giovane), Treviglio, la Statale, il rapporto controverso con Edo Ronchi (che avevo anche io) e che determin\u00f2 il suo invio al quotidiano. Non ricordavo che, nel 75, Silverio lo invi\u00f2a Roma ad organizzare la nascente redazione romana.<\/p>\n<div id=\"attachment_13434\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13434\" class=\"size-medium wp-image-13434\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlsullo-300x247.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"247\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlsullo-300x247.png 300w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlsullo.png 495w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-13434\" class=\"wp-caption-text\">Gigi Sullo a fine anni 80 al Manifesto<\/p><\/div>\n<p>Io e lui ci occupavamo di politica interna con all&#8217;inizio una certa gerarchia anche nella collocazione dei pezzi: editoriali al direttore, commenti e articoli di prima pagina io e tutto il resto lui. Gigi era acuto e scriveva molto bene. mi piacevano la intelligenza e la cultura e a cui, nel momento in cui decisi di iscrivermi al PCI, sentii il bisogno di scrivere una lettera per spiegare le mie ragioni (lui era ormai a Roma al Manifesto).<\/p>\n<p>Politicamente le nostre strade si sono divise; si orient\u00f2 verso tematiche di tipo mondialista e i relativi movimenti che finirono per farlo divenire eterodosso anche rispetto al Manifesto,\u00a0 in cui aveva svolto incarichi di direzione, mentre io, ormai fuori dal giornalismo e dalla politica attiva mi orientavo alle scienze dure, alla razionalit\u00e0 scientifica e alle problematiche di funzionamento della scuola.<\/p>\n<p>Oltre che di politica in senso stretto, mi occupavo di questione cattolica e questione democristiana in senso ampio. In proposito, dopo aver guardato un po&#8217; di numeri della raccolta 75 e 76 ho trovato conferma di una cosa che temevo: ero analitico nel cogliere differenze e specificit\u00e0, ma poi, in ossequio alla linea secondo cui il Moloch democristiano, era il nemico principale, nostro e del movimento operaio finivo per applicare la tesi secondo cui <em>sono tutti uguali: <\/em>Moro \u00e8 un po&#8217; diverso, ma in fondo in fondo \u00e8 come Fanfani e tutti e due difendono gli interessi del grande capitale.<\/p>\n<p>Il servizio interni si occupava anche di rivedere e mettere in pagina tutte le questioni legate al movimento di democratizzazione delle forze armate sia sul versante dei soldati di leva sia su quello, moilto importante cui facemmo da cassa di risonanza, dei sottufficiali, in particolare dell&#8217;aeronautica.<\/p>\n<p>Gli articoli, per ovvie ragioni di sicurezza, erano firmati in maniera generica (i soldati della caserma &#8230;) e da due compagni, il responsabile della commissione problemi dello stato Alberto Madricardo, che si firmava Piero Bonetti e un compagno di Pinerolo Franco Milanesi che seguiva il nord ovest. Alberto, nelle interviste fatte come lavoro preparatorio al libro sulla storia di AO, racconta di un divertente qui pro quo con la redazione che ne smascher\u00f2 l&#8217;alias. Qualcuno pens\u00f2 che Bonetti era il nome vero e Madricardo l&#8217;alias e cos\u00ec ad un certo punto un suo articolo comparve con i suoi dati veri. Gli articoli che riguardano l&#8217;esercito sono tra i 15 e i 20 al mese (lotte, processi, lettere, comunicati, servizi, &#8230;).<\/p>\n<h3><strong>Stanza 9: servizio esteri<br \/>\n<\/strong><\/h3>\n<p>Quello degli esteri era un servizio speciale per diversi motivi: i redattori in senso stretto erano solo due, ma dietro di loro stava Massimo Gorla con la sua fitta rete di contatti in tutto il mondo, rete costruita negli anni in cui stava nel segretariato internazionale dell IV internazionale con sede a Parigi.<\/p>\n<div id=\"attachment_13446\" style=\"width: 812px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13446\" class=\"wp-image-13446 size-full\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/astritemario.jpg\" alt=\"\" width=\"802\" height=\"369\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/astritemario.jpg 802w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/astritemario-300x138.jpg 300w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/astritemario-768x353.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 802px) 100vw, 802px\" \/><p id=\"caption-attachment-13446\" class=\"wp-caption-text\">Astrit Dakli esperto di esteri ha lavorato 30 anni al manifesto facendo il corrispondente da Mosca negli anni speciali dell&#8217;URSS; Mario Gamba addetto agli esteri ma grande esperto di musica<\/p><\/div>\n<p>Cos\u00ec, mentre Astrit Dakli (1948-2016) e Mario Gamba facevano il <em>lavoro sporco<\/em> dello star dietro agli avvenimenti della politica estera mondiale (Germania, Medio Oriente, Indocina, Spagna, &#8230;) documentandosi e producendo servizi, contemporaneamente alla stanza degli esteri arrrivavano con continuit\u00e0 corrispondenze ed inchieste prodotte sul posto.<\/p>\n<p>Miguel Angel Garcia (1939-2023)\u00a0 era certamente il pi\u00f9 prolifico sulla America Latina e in particolare sulla Argentina, sua terra d&#8217;origine che aveva lasciato per l&#8217;Italia nel 1973 dopo una notevole esperienza politica con forze di orientamento socialista di sinistra. La sua presenza nelle pagine del quotidiano delle origini \u00e8 imponente.<\/p>\n<p>Un altro corrispondente, questa volta nel senso proprio del termine, \u00e8 quello dalla Francia, Dominique Ferrero che cerca di seguire gli avvenimenti del suo paese e ne d\u00e0 conto agli italiani. Ci sono corrispondenti da altri paesi (Inghilterra, Germania, Grecia, &#8230;) ma si tratta di collaborazioni meno sistematiche, solitamente siglate. I reportage dalla Spagna, e in particolare da Barcellona, sono sempre frutto di un mix di professionalit\u00e0; le notizie arrivavano scritte o via telefono dai compagni di <em>Bandera Roja <\/em>e venivano poi trasformate in articoli in redazione.<\/p>\n<div id=\"attachment_13449\" style=\"width: 392px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13449\" class=\"wp-image-13449 \" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlburchett-300x181.png\" alt=\"\" width=\"382\" height=\"247\" \/><p id=\"caption-attachment-13449\" class=\"wp-caption-text\">Burchett a colloquio con Ho Chi Minh<\/p><\/div>\n<p>A partire dal 75 e poi nel 76 prendono spazio le vicende portoghesi (con una serie di belle corrispondenze di Alessandro Fugnoli e un&#8217;altra di Chantal Person\u00e8, la moglie di Renzo Rossellini) e quelle indocinesi in cui si mescolano pubblicazioni di comunicati e documenti originali con i servizi speciali di Wilfred Burchett (1911-1983) un giornalista australiano che visse per un certo periodo con i vietcong e anche qualche reportage frutto di viaggi in Cina.<\/p>\n<p>Ad un certo punto Mario si spost\u00f2 verso le problematiche culturali e musicali (la sua passione) e il suo posto in redazione venne preso da Gigi Gerosa, gi\u00e0 fattorino.<\/p>\n<h3><strong>Stanza 10: Segreteria Nazionale<\/strong><\/h3>\n<p>la segreteria nazionale si era riservata una stanza distinta dalla sede di via Vetere e, in questa stanza facevamo anche piccole riunioni di vario genere quando c&#8217;era bisogno di ragionare con calma. Ci giravano a turno, Rieser, Calamida, Vinci, Oskian-Campi, Sorlini, Vita, Lanzone.<\/p>\n<h2>le redazioni locali<\/h2>\n<p>Quando a fine 1976 diedi l&#8217;esame orale di giornalismo una delle domande che mi\u00a0 fecero riguardava <em>le fonti e il controllo delle fonti<\/em> e io risposi che il nostro era un giornale un po&#8217; diverso dalla <em>stampa borghese, le nostre fonti erano i movimenti e i compagni che ci stavano dentro non solo come giornalisti<\/em>.\u00a0 Intendevo riferirmi ai corrispondenti e alle redazioni locali.<\/p>\n<p>Le redazioni vere e proprie (cio\u00e8 in cui operava pi\u00f9 di una persona e con continuit\u00e0) erano: Napoli, Roma, Torino e Venezia. Dagli altri capoluoghi di regione operavano dei corrispondenti che si facevano vivi in <em>maniera random<\/em>.<\/p>\n<p>Se sfogliate le annate vedrete che alcune redazioni pubblicano sino a 4 o 5 pezzi al giorno oltre ai servizi speciali (pagine a tema).<\/p>\n<p>A Napoli c&#8217;erano Guido Piccoli a coordinare il lavoro di AO e alcuni compagni che muovevano i primi passi. Nel 75 ci sono articoli dei due fratelli Ruotolo, Francesco e Guido e ad un certo punto compare R. di Francesco; penso fosse lo pseudonimo anagrammato di Francesco Ruotolo; era una macchina da guerra in termini di produzione, uno o due pezzi tutti i giorni dalla cronaca locale alla politica nazionale e si spostava anche come inviato a Roma e al Sud.<\/p>\n<p>Ma da Napoli scriveva anche con grande continuit\u00e0 Giacomo Fiore. I temi erano il degrado della citt\u00e0, la politica amministrativa verso le giunte rosse, il movimento dei disoccupati organizzati, le politiche per il mezzogiorno.<\/p>\n<p>A Roma c&#8217;era una vera e propria redazione con\u00a0 sede\u00a0 propria presso la casa di produzione di Renzo Rossellini, la Gaumont. C&#8217;erano due Paole (Ottaviani e Sacerdoti), Livia Sansone e altri di cui non ricordo il nome.La redazione romana lavorava su Roma, sulla politica nazionale dando una mano agli interni, sulle lotte sociali e sul sindacale (Livia era l&#8217;alter ego di Carlo Parietti a Milano).<\/p>\n<div id=\"attachment_13450\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13450\" class=\"wp-image-13450 size-medium\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlboscolo-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlboscolo-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlboscolo-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlboscolo.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-13450\" class=\"wp-caption-text\">Gianni Boscolo in una immagine da giornalista impegnato sul fronte ambientale<\/p><\/div>\n<p>A Torino la redazione era coordinata da Gianni Boscolo (1946-2024), recentemente scomparso, che nella vita ha fatto il giornalista impegnato sul fronte naturalistico e ambientale. La redazione era composta da 3 o 4 persone e seguiva oltre a tutte le problematiche del gruppo Fiat le vicende della citt\u00e0 dal punto di vista sociale.<\/p>\n<p>La redazione di Venezia lavorava pi\u00f9 a singhiozzo e lo stesso vale per quella veronese; nel resto d&#8217;Italia, non avevamo persone a tempo pieno ed erano i singoli compagni a farsi vivi con\u00a0 la redazione per raccontare quel che succedeva di importante.<\/p>\n<h2>La giornata<\/h2>\n<p>La mattinata, dopo la riunione di redazione, si concludeva impostando i pezzi; in ogni stanza si svolgevano delle mini riunioni, mentre alcuni privilegiati (della cronaca, degli interni e del sindacale) potevano andare in giro per la citt\u00e0 a fare i cronisti e li li ho sempre invidiati.<\/p>\n<p>Si staccava dall&#8217;una alle due e mezza: panino nella latteria di sotto, oppure pranzo al ristorante con cui ci eravamo convenzionati. Il titolare era abruzzese\u00a0 e facevano la pasta alla chitarra. Ricordo un dolce, la <em>goccia d&#8217;oro<\/em>, che la proprietaria del ristorante, che era veneta, chiamava <em>coglioncini degli angeli <\/em>perch\u00e9 sull&#8217;esterno di un mezzo cilindro con meringa e creme varie erano depositati tanti piccoli bign\u00e9.<\/p>\n<p>Si pranzasse in Latteria o al Ristorante, era d&#8217;obbligo la partita a carte: scopone, tressette o briscola a chiamata e poi si tornava su a scrivere sino alle 17:30. Quando sono venuto via dal Quotidiano, ero ingrassato di quasi 10 chili: vita sregolata e sedentariet\u00e0.<\/p>\n<p>Non c&#8217;era teletrasmissione e quindi i pezzi andavano in tipografia (a ponte Sesto di Rozzano) con i fattorini e alle 17:30, a turno ci andava anche un redattore che rimaneva sino alla partenza della rotativa.<\/p>\n<p>Quando facevo il direttore gli articoli della prima pagina venivano rivisti da me mentre i capiservizio curavano quelli delle pagine interne. Alle 18:30 il giornale era definitivamente chiuso per consentire ai corrieri (compagni alla guida di Fiat Ducato e Ford\u00a0 Transit) di andare a Roma, Torino, Venezia e Napoli, tutte le notti, con ogni tempo.<\/p>\n<p>Questo della chiusura anticipata \u00e8 sempre stato un limite nella capacit\u00e0 del Quotidiano di essere un quotidiano vero. Era normale, rispetto alla stampa nazionale, toppare le aperture e tornare sopra a certi avvenimenti con un giorno di ritardo. Sarebbe servita la teletrasmissione e una doppia tipografia, come fece il Manifesto con la apertura di una tipografia a Milano aggiuntiva rispetto a quella di Roma.<\/p>\n<h2>qualche momento speciali<\/h2>\n<h3>gioia di vivere e lotta di classe<\/h3>\n<p>A settembre del 1975 Silverio decide di scoperchiare il pentolone del <em>personale che \u00e8 politico<\/em>. Titolo del suo articolo <em><a href=\"https:\/\/www.quotidianodeilavoratori.it\/QdL\/1975\/09\/QdL19750927.pdf\">Gioia di vivere e lotta di classe<\/a>, <\/em>leggetelo<em>.\u00a0<\/em> Lo fa nel suo stile in parte fortemente innovativo e contemporaneamente con la necessit\u00e0 di metterci una buona dose di leninismo, che non guasta mai. Nel suo libello I <em>senzamao <\/em>pubblicato nell&#8217;autunno del 76 quando ormai aveva rotto con AO e DP, ma stava in Parlamento, aggiunger\u00e0 anche una serie di elementi di natura autobiografica che lo avevano messo in crisi (il femminismo, il rapporto con la moglie, &#8230;).<\/p>\n<div id=\"attachment_13452\" style=\"width: 247px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13452\" class=\"wp-image-13452 size-medium\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlgioiadi-vivere-237x300.png\" alt=\"\" width=\"237\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlgioiadi-vivere-237x300.png 237w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlgioiadi-vivere.png 454w\" sizes=\"(max-width: 237px) 100vw, 237px\" \/><p id=\"caption-attachment-13452\" class=\"wp-caption-text\">la pagina 1 e la 6 di quel giorno<\/p><\/div>\n<p>Nella immagine si vede che l&#8217;apertura del giornale la fa Alessandro Fugnoli sul Portogallo ma, in taglio basso. c&#8217;\u00e8 il suo editoriale che occuper\u00e0 poi tutta la sesta pagina accompagnato da due citazioni che faranno epoca:<\/p>\n<ul>\n<li>&#8220;<em>grigia \u00e8 la teoria e verde l&#8217;albero della vita&#8221;<\/em> chi l&#8217;ha detto. Marcuse? &#8211; No Vladimiro Ilic Lenin<\/li>\n<li>L&#8217;energia rivoluzionaria \u00e8 inesauribile soltanto se \u00e8 basata sulla coscienza di classe e se tiene conto della soggettivit\u00e0<\/li>\n<\/ul>\n<p>Non basta in un box in alto a destra c&#8217;\u00e8 una poesia di Majakowskj: <em>La mania delle riunioni. <\/em><\/p>\n<p>Mi viene in mente un passaggio del suo applauditissimo intervento al IV congresso, intervento che aveva lasciato un po&#8217; freddino il resto del gruppo dirigente: <em>Non sar\u00e0 possibile la vittoria della rivoluzione socialista fino a quando milioni e milioni di donne, al noto intervistatore della Tv che chiede che cos vogliono in cambio del fustino di detersivo, non risponderanno che vogliono un mitra. <\/em><\/p>\n<p>Silverio era cos\u00ec, spumeggiante e un po&#8217; vanitoso; amava indorare le sue svolte politiche con una bella spruzzata di teoria. In questo caso era visibilmente a disagio rispetto alla esperienza milanese (un romano che non si integrava) e alla fine se ne torn\u00f2 a Roma non prima di essersi scontrato in segreteria nazionale con Vinci e Campi (lo racconta con tutti i dettagli in <em>I senza Mao). <\/em>Al giornale non ne sapevamo nulla, ma all&#8217;improvviso tra la fine del del 75 e l&#8217;inizio del 76, mi ritrovai a dirigere il giornale.<\/p>\n<h3>la morte di Giannino Zibecchi<\/h3>\n<div id=\"attachment_4963\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-4963\" class=\"wp-image-4963 size-medium\" style=\"width: 300px; height: 205px; float: right;\" title=\"Giannino Zibecchi morto, a terra con la testa fracassata\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/zibecchimorto-300x205.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"205\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/zibecchimorto-300x205.jpg 300w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/zibecchimorto.jpg 491w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-4963\" class=\"wp-caption-text\">Giannino Zibecchi morto, a terra con la testa fracassata da un blindato salito sul marciapiede<\/p><\/div>\n<p>Il 17 aprile del 75 Ettore Mazzotti e Franco Vernice rientrarono in redazione sconvolti con in mano i documenti di Giannino Zibecchi la cui testa era stata appena schiacciata da un blindato dei carabinieri nel corso degli incidenti successivi al tentativo di assalto alla sede fascista di via Mancini; erano emozionati e spaventati. La manifestazione era stata indetta per protestare contro l&#8217;assassinio, per mano fascista di Claudio Varalli.<\/p>\n<p>La sede di via Mancini era stata data alle fiamme e ad un certo punto part\u00ec, in corso XXII marzo il carosello delle Jeep dei carabinieri scatenati alla ricerca del morto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-13453 size-full\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlzibecchi.png\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"521\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlzibecchi.png 800w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlzibecchi-300x195.png 300w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlzibecchi-768x500.png 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>Ettore Mazzotti che era presente ne fa una cronaca dettagliatissima che vi invito a leggere, con Giannino che si arrampica su un palo e quando salta g\u00f9 viene prima investito e poi gli ripassano sopra. Pochi giorni dopo la sinistra rivoluzionaria celebr\u00f2 il 25 aprile con una grandiosa manifestazione cui parteciparono, in divisa, centinaia di soldati democratici. Alla manifestazione del 25 aprile mia moglie Bruna correva sventolando una grande bandiera rossa e intanto dentro di lei cresceva Daniela che sarebbe nata a fine dicembre<\/p>\n<p>Nel corso del 75 a Milano ci furono manifestazioni poderose, anche per festeggiare la vittoria dei Vietnamiti e la presa di Saigon; ci furono le occupazioni delle case promosse dall&#8217;Unione Inquilini, le autoriduzioni, il movimento dei soldati, le lotte di fabbrica contro le ristritturazioni e per i contratti aziendali, il tentativo di costruire l&#8217;unit\u00e0 sindacale dal basso.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-13454 alignleft\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlfalceetenaglia-300x251.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"251\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlfalceetenaglia-300x251.png 300w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlfalceetenaglia.png 311w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Ci presentammo alle elezioni amministrative in diverse regioni con la sigla Democrazia Proletaria, utilizzata per la prima volta e con un curioso simbolo, quello della falce e tenaglia. il risultato fu lusinghiero. Furono le elezioni della grande avanzata comunista che port\u00f2 alla formazione di giunte di sinstra in gran parte d&#8217;Italia.<\/p>\n<p>A maggio ci fu il <em>festival del proletariato giovanile<\/em> a Parco Lambro con Giovanna Pajetta inviata e partecipante; la situazione si ripet\u00e8 l&#8217;anno succesivo mentre esplodeva il movimento delle donne e noi avevamo la fortuna di avere Ida Far\u00e8 in redazione che ci spiazzava con le sue considerazioni fuori dagli schemi<\/p>\n<p>Per la redazione i mesi di luglio e di agosto del 75 e del 76 furono momenti di grande crescita nella solidariet\u00e0 reciproca. Si facevano le ferie scaglionate e chi restava in servizio nel mese di agosto faceva vita comune, anche la sera, andando per trani; ricordo le serate alla bocciofila Martesana lungo il viale Monza; tiravamo tardi perch\u00e9 ci piaceva stare insieme.<\/p>\n<p>Tra il 75 e il 76 ci siamo messi a fare i bambini: io e Bruna, Ettore Mazzotti e Tille Bortolotti, Grazia Longoni e Giorgio Gorli, Vanghelis Oskian e Claudia Sorlini. Ida, sempre all&#8217;Avanguardia, aveva iniziato prima, anche con Massimo Gorla.<\/p>\n<h2>Verso la fine<\/h2>\n<div id=\"attachment_4965\" style=\"width: 418px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-4965\" class=\"wp-image-4965 size-full\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/femministe.jpg\" alt=\"\" width=\"408\" height=\"277\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/femministe.jpg 408w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/femministe-300x203.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 408px) 100vw, 408px\" \/><p id=\"caption-attachment-4965\" class=\"wp-caption-text\">Non pi\u00f9 puttane, non pi\u00f9 gonne, finalmente siamo donne<\/p><\/div>\n<p>Nel corso del 1976 ci furono delle rotture all&#8217;interno del gruppo dirigente, e ne tratter\u00f2 le capitolo dedicato alla parabola di AO.<\/p>\n<p>Quelle rotture ebbero un riflesso all&#8217;interno della redazione, <em>considerata di destra<\/em> e fatta oggetto di richieste di licenziamento, messa sotto tutela e persino di due visite da parte del servizio d&#8217;ordine.<\/p>\n<p>Ma torniamo a giugno del 76, eravamo tutti molto stressati e cercavamo di capire perch\u00e9, con tutto quel po&#8217; po&#8217; di movimenti, alla fine le masse votarono PCI.\u00a0 Le prime pagine di quei quattro giorni, quello delle elezioni e i successivi sono indicative.<\/p>\n<div id=\"attachment_13455\" style=\"width: 612px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-13455\" class=\"wp-image-13455 size-full\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlelezioni76.png\" alt=\"\" width=\"602\" height=\"391\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlelezioni76.png 602w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlelezioni76-300x195.png 300w\" sizes=\"(max-width: 602px) 100vw, 602px\" \/><p id=\"caption-attachment-13455\" class=\"wp-caption-text\">Le aperture di sabato, domenica, marted\u00ec e mercoled\u00ec &#8211; da mercoled\u00ec ci si rende conto che qualcosa, per noi, non ha funzionato<\/p><\/div>\n<p>Sabato e domenica 19 e 20 giugno c&#8217;\u00e8 l&#8217;invito a votare DP e al governo delle sinistre; marted\u00ec prosegue l&#8217;avanzata a sinistra come nel 75, mercoled\u00ec si sottolinea che i voti a sinistra sono 3 milioni in pi\u00f9 di quelli alla Dc.<\/p>\n<p>Per noi fu una una mazzata, prendemmo qualche deputato, ma il risultato fu un quarto di quanto ci aspettavamo sulla base delle lotte sociali e dei risultati ottenuti. Andarono in parlamento Castellina, Gorla, Mimmo Pinto e Corvisieri (entrato per la rinuncia di Vittorio Foa).\u00a0 Le masse popolari ci ringraziavano delle case, delle autoriduzioni, delle battaglie di democrazia, ma in cabina votarono PCI. Come vedete dalla immagine sul giornale di mercoled\u00ec c&#8217;\u00e8 un inizio di riflessione da parte di Vittorio Rieser: <em>indicazioni per un bilancio critico<\/em>.<\/p>\n<p>Invece di ragionare si scelse la strada del rafforzamento del volontarismo. Credo che una riflessione, da parte di quelli che sono rimasti a gestire poi una lenta agonia, andrebbe fatta.<\/p>\n<p>Butto l\u00ec qualche ipotesi sulla <em>vita stentata<\/em> del Quotidiano dei Lavoratori. All&#8217;inizio fu un eccesso di volontarismo; <em>bisognava prendere quel treno<\/em> anche se non si era ancora raggiunta una <em>massa critica<\/em>. Si pens\u00f2, da buoni comunisti rivoluzionari, che il fatto di <em>avere a disposizione risorse umane illimitate consentisse di fare qualsiasi cosa<\/em>. Pensate alla mancanza della teletrasmissione sostituita dai furgoni, alla <em>mancanza delle telescriventi perch\u00e9 tanto il nostro \u00e8 un giornale diverso<\/em>, al quasi immediato ritardo nel pagamento dei compagni della redazione, della tipografia e della distribuzione che stringevano i denti e continuavano a lavorare.<\/p>\n<h3>la espulsione di Bertasi, Crippa e Spotti<\/h3>\n<p>Nel corso del 75 avvenne quella che reputo una grande ingiustizia, da parte del gruppo dirigente alto, la <em>supersegreteria<\/em> (Oskian, Vinci, Gorla). Furono espulsi con ignominia due compagni che avevano curato il finanziamento e l&#8217;amministrazione e che avevano osato mettere in discussione talune scelte: erano Flavio Crippa e Pietro Spotti (1951-2024), due cari amici di vecchissima data, due persone pulite e serie che avevano osato chiedere dei chiarimenti ed osservare che una parte del danaro ricavato da compagni che si erano venduti le case, era stato speso malamente.<\/p>\n<p>Con loro venne radiato Maurizio Bertasi. Grazie all&#8217;archivio messo a disposizione da Luigi Vinci presso la fondazione Marco Pezzi sono disponibili i documenti che consentono di risalire ai contenuti della vicenda: lettera alla segreteria di Crippa, Spotti e Bertasi, verbale (steso da Umberto Tartari) di una riunione tra i i tre e la segreteria allargata ai membri del C.C. Manca purtroppo il verbale della riunione di Comitato Centrale che approv\u00f2 le espulsioni.<\/p>\n<p>I loro rilievi riguardavano la scelta di essere partiti troppo presto, la mancanza di una programmazione, questioni riguardanti la diffusione e gli approvvigionamenti della carta e soprattutto una errata valutazione del valore e delle prospettive della tipografia.<\/p>\n<p>I tre tennero duro nei loro rilievi e<em> furono passati per le armi<\/em> in senso metaforico; <em>carogne, traditori, controrivoluzionari<\/em>. Nella <em>miglior tradizione della storia del comunismo<\/em> siamo tutti rimasti a disagio, ma zitti. Approfitto per scusarmi con loro in maniera pubblica; avevo la massima fiducia in Oskian-Campi e mi fidavo della sua versione e ho avallato, pur non partecipando direttamente, quella decisione.<\/p>\n<p>Chi li accusava, dopo neanche un anno, si \u00e8 trovato a farsi i processi reciproci come se, certe cose, non fossero gi\u00e0 avvenute in quella rivoluzione a cui ci appellavamo tutti con nostalgia vantando il nostro antistalinismo. <em>Gli antistalinisti si comportarono da stalinisti<\/em> e quel modo di passare sui corpi e sulle anime dei compagni, mi fa ancora male.<\/p>\n<p>Mi piacerebbe che chi ne fu coinvolto direttamente, su entrambi i fronti, esponesse la sua verit\u00e0. La decisione venne presa in un Comitato Centrale in cui non ero presente, ma dopo la pubblicazione della prima versione di questo capitolo, si \u00e8 almeno aperta una discussione (ne trovate ampia traccia nei commenti sotto l&#8217;articolo).<\/p>\n<h3>la scelta di andarmene<\/h3>\n<p>Me ne andai dal Quotidiano a novembre del 76 dopo che, nel mese di agosto, avevo osato raccontare sul giornale come era andata la discussione nel Comitato Centrale seguito alla sconfitta elettorale. Fu un articolo in tre puntate (lo trovate qui <a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?page_id=5262\">Perch\u00e9 ho votato contro al Comitato Centrale<\/a>). Era dedicato:<\/p>\n<ul>\n<li>al racconto di quel C.C.<\/li>\n<li>ai problemi di strategia per la sinistra rivoluzionaria<\/li>\n<li>alla questione relativa alla costruzione del Partito (con chi e per fare cosa), con le annesse e connesse divisioni tra le organizzazioni rivoluzionarie e dentro i gruppi dirigenti<\/li>\n<\/ul>\n<p>Al rientro dalle ferie venni processato in Ufficio Politico per <em>delitto di lesa maest\u00e0 e mi venne paracadutato in affiancamento <\/em>un dirigente di provata fede Vittorio Borelli (di Verona) che non sapeva nemmeno cosa fosse un giornale. Fu una coesistenza impossibile durata all&#8217;incirca un mese. Nello stesso periodo esplose anche il caso Corvisieri (dimissionario da Avanguardia Operaia con lettera su Lotta Continua) e per il quale venne richiesta la radiazione.<\/p>\n<p>Quando me ne andai, ero logorato sul piano fisico ed esistenziale, deciso a cambiare vita. Tornai in redazione una sola volta, il 16 dicembre del 76. Mi ero alzato alle 4:30 per rispettare gli orari di mia figlia di 11 mesi che si addormentava presto e si svegliava prestissimo.<\/p>\n<p>Ero in cucina e ascoltai alla radio la notizia della sparatoria avvenuta nella notte che port\u00f2 alla morte di Walter Alasia e di due funzionari di polizia; uno era il padre di un nostro compagno, l&#8217;altro un esponente dei movimenti di democratizzazione del corpo. Walter lo avevo conosciuto bene all&#8217;ITIS di Sesto (dove insegnavo) quando stava passando da Giovent\u00f9 Aclista a Lotta Continua (nel 1973).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-13456 alignright\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/qdlalasia.png\" alt=\"\" width=\"411\" height=\"267\" \/>Era la prova provata che <em>le BR non erano un gruppo di provocatori ma una parte del nostro album di famiglia<\/em> (come aveva scritto la Rossanda). Ritornai in via Bonghi e scrissi\u00a0 un editoriale per ragionare su questi aspetti. E&#8217; l&#8217;unico numero del QdL che ho conservato, ma ora \u00e8 tutto disponibile e <a href=\"https:\/\/www.quotidianodeilavoratori.it\/pdfview\/web\/viewer.html?file=https:\/\/www.quotidianodeilavoratori.it\/QdL\/1976\/12\/QdL19761216.pdf\">lo potete leggere qui<\/a>.<\/p>\n<h3>crisi nella redazione<\/h3>\n<p>Di l\u00ec a poco la crisi precipit\u00f2. Non venivano pagati gli stipendi e ci furono richieste di licenziamento politico. Prima, come racconta Gigi Sullo nelle interviste fatte in preparazione della storia di AO, ci fu la irruzione in redazione del servizio d&#8217;ordine con gli impermeabili lunghi e le chiavi Hazet. Ormai la crisi si avvitava su sestessa ed era sfuggita di mano.<\/p>\n<p>Nel corso di una delle riunioni che tenemmo per decidere il da farsi, mi fu chiesto di mettere in piedi una rivista di orientamento politico culturale. Ci riunivamo a casa di Ida e c&#8217;era l&#8217;80% della redazione centrale e dei collaboratori che gravitavano su Milano. Non me la sentii di mettermi alla testa perch\u00e9 quel mondo in cui avevo creduto. Lo trovavo ormai tremendamente distante da me e la vicenda di Walter aveva contribuito a farmi decidere..<\/p>\n<p>Alla fine, quando fu confermata la richiesta di licenziamento di Lorenzo Baldi, si dimise quasi l&#8217;intera redazione. Tutta la vicenda la trovate raccontata nei nuneri di fine dicembre 1976 del QdL con tantoi di comunicati e coinferenze stampa.<\/p>\n<p>Nel corso del 77 quando ripresi a studiare la fisica, la matematica, la storia e la filosfia della scienza, ripensai\u00a0 molte volte alla nostra esperienza dal 68 in poi. Mi resi conto che non aveva avuto senso scrivere di tutto, dalla politica interna, alla questione palestinese, alle trame nere, <em>pretendendo di avere la verit\u00e0 in tasca<\/em>.<\/p>\n<p>Fu per questo che la pausa di riflessione che mi ero preso e che, nella idea iniziale, prevedeva di tornare al Manifesto per mettere in piedi una grande redazione milanese, non si realizz\u00f2 mai. Meglio lavorare con i giovani in formazione, <em>farli appassionare al senso critico e studiare<\/em>.<\/p>\n<p>Sentivo il bisogno di cambiare vita e di cambiare mestiere mentre si faceva strada l&#8217;idea che il problema non fosse lo scontro tra destra e la sinistra dentro AO, ma che la p<em>rospettiva rivoluzionaria che avevamo sognato era, appunto, un sogno<\/em> e che ci servisse il <em>pessimismo della ragione<\/em> perch\u00e9 di <em>ottimismo della volont\u00e0<\/em> ne avevamo messo fin troppo.<\/p>\n<hr \/>\n<p>La pagina con<a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?page_id=5289\"> l&#8217;indice della mia autobiografia<\/a> da cui potete scegliere i capitoli da leggere<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>III edizione giugno 2024 Avanguardia Operaia voleva decollare a livello nazionale e per raggiungere l&#8217;obiettivo serviva un quotidiano. 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