{"id":5196,"date":"2024-06-24T10:44:25","date_gmt":"2024-06-24T08:44:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=5196"},"modified":"2024-06-26T16:06:55","modified_gmt":"2024-06-26T14:06:55","slug":"1974-1976-la-parabola-di-ao","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=5196","title":{"rendered":"1974-1976: la parabola di AO"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts5196&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts5196&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div><h5 style=\"text-align: right;\">III edizione giugno 2024<\/h5>\n<h2><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-13582 size-full\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/ceravamotantoamati.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"472\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/ceravamotantoamati.jpg 1000w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/ceravamotantoamati-300x142.jpg 300w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/ceravamotantoamati-768x362.jpg 768w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/ceravamotantoamati-816x385.jpg 816w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/h2>\n<h2>c&#8217;eravamo tanto amati<\/h2>\n<p>Il periodo che mi vide operare dentro il gruppo dirigente di una organizzazione della sinistra rivoluzionaria \u00e8 il pi\u00f9 difficile da raccontare perch\u00e9, da allora, sono cambiato molto ed \u00e8 stata la riflessione su quella esperienza a determinare l<em>a radicalit\u00e0 del mio cambiamento<\/em>: non pi\u00f9 rivoluzionario, non pi\u00f9 comunista, non pi\u00f9 fiducioso (come una volta) nella possibilit\u00e0 che le cose si possano cambiare attraverso l&#8217;impegno nella lotta politica.<\/p>\n<p>Penso che siano necessari impegni di altro genere sul fronte educativo e della testimonianza e che comunque il pedale su cui spingere non sia quello della <em>lotta di classe. <\/em><\/p>\n<p>Perch\u00e9 se \u00e8 vero che le classi sociali esistono e influenzano il procedere della storia, non \u00e8 vero che esista una classe destinata a svolgere un ruolo palingenetico (il proletariato industriale) ed \u00e8 discutibile, alla luce dei mutamenti sopravvenuti nel modo di produrre e di consumare nella parte finale del XX secolo e nei primi decenni del XXI, che in estensione e consapevolezza si possa continuare a parlarne come di una classe sociale.<\/p>\n<p><!--more-->Mi sono ritrovato ad essere pi\u00f9 attento ai cambiamenti che vengono da lontano, che procedono lentamente e che determinano le scelte importanti nella vita nelle persone, come quelli che si determinano nella scuola. Cosa far\u00f2 da grande? Qual \u00e8 il mio stile di vita? Cosa penso\u00a0 dei rapporti tra le persone? Per cosa vale la pena di impegnarsi?<\/p>\n<p>Nel giro di pochi mesi, dall&#8217;estate del 76 ai primi mesi del 77 ho vissuto\u00a0 una <em>trasformazione molecolare <\/em>molto profonda che non ha riguardato solo la politica e non principalmente la politica. Ho cambiato stile e modo di vita; sono molto pi\u00f9 solitario e disincantato di un tempo, ho bisogno del rapporto fisico con la naturalit\u00e0 (dai boschi, ai fiumi, alla autoproduzione agricola; sono sempre una persona appassionata e disposta a giocarsi per le cose per cui vale la pena di vivere. Sono disincanto nei confronti di tutti i miti, ma dico s\u00ec agli ideali.<\/p>\n<p><em>Marciavamo con l\u2019anima in spalla nelle tenebre lass\u00f9<\/em><br \/>\n<em>ma la lotta per la nostra libert\u00e0 il cammino ci illuminer\u00e0.<\/em><br \/>\n<em>Non sapevo qual era il tuo nome, neanche il mio potevo dir<\/em><br \/>\n<em>il tuo nome di battaglia era Pin\u00ecn e io ero Sandokan.<\/em><br \/>\n<em>Eravam tutti pronti a morire ma della morte noi mai parlavam,<\/em><br \/>\n<em>parlavamo del futuro, se il destino ci allontana<\/em><br \/>\n<em>il ricordo di quei giorni sempre uniti ci terr\u00e0.<\/em><br \/>\n<em>Mi ricordo che poi venne l\u2019alba, e poi qualche cosa di colpo cambi\u00f2,<\/em><br \/>\n<em>il domani era venuto e la notte era passata,<\/em><br \/>\n<em>c\u2019era il sole su nel cielo sorto nella libert\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><span lang=\"it\">Sono i versi della canzone di Armando Trovajoli che fa da tormentone a <em>c&#8217;eravamo ta<\/em><\/span><span lang=\"it\"><em>nto amati<\/em> di Ettore Scola (la trovate su Youtube). Il film me lo sono rivisto e mi ha dato la forza per terminare il pezzo della autobiografia pi\u00f9 difficile da scrivere (insieme a quello sulla <a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=5028\">storia di mio padre<\/a>), quello del <em>c&#8217;eravamo tanto amati<\/em>. <\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it\">Chi siamo stati:\u00a0 Gianni, Antonio o Nicola? <em>Il marpione, il proletario dalla fede indistruttibile o l&#8217;intellettuale sognatore, o forse tutti e tre insieme?<\/em> Sentiamo cosa dicono:<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<blockquote>\n<div><em>&#8211; Gianni<\/em>: Certo che la nostra generazione ha fatto proprio schifo.<\/div>\n<div><em>&#8211; Nicola<\/em>: Piuttosto che inseguire un&#8217;improbabile felicit\u00e0 \u00e8 meglio preparare qualche piacevole ricordo per il futuro.<\/div>\n<div><em>&#8211; Antonio<\/em>: Quando si rischia la vita con qualcuno ci rimani sempre attaccato come se il pericolo non fosse passato mai.<\/div>\n<div><em>&#8211; Nicola<\/em>: Credevamo di cambiare il mondo invece il mondo ha cambiato a noi.<\/div>\n<div><em>&#8211; Antonio<\/em>: 306 seggi [della DC], e chi se lo poteva immaginare?<br \/>\n&#8211; <em>Gianni<\/em>: Ti devo dire una cosa.<br \/>\n<em>&#8211; Antonio<\/em>: E che me v\u00f2i di&#8217;, lo so! Abbiamo sottovalutato un sacco di fattori che hanno concorso a mettercelo nel chiccherone: i soldi americani, la paura di Stalin, i preti, le monache, le madonne piangenti, la paura dell&#8217;inferno&#8230;<br \/>\n&#8211; <em>Gianni<\/em>: Io e Luciana ci vogliamo bene. \u00c8 questo che ti volevo dire.<br \/>\n<em>&#8211; Antonio<\/em>: Ci vogliamo bene&#8230; in&#8230; che senso?<br \/>\n&#8211; <em>Gianni<\/em>: Ci amiamo<\/div>\n<\/blockquote>\n<hr \/>\n<h2>le cose positive che abbiamo fatto o che abbiamo contribuito a fare<\/h2>\n<p>Il giudizio positivo che d\u00f2 su quel periodo non riguarda la sola Avanguardia Operaia, ma tutti i movimenti e le organizzazioni che, dal 68 al 75, riuscirono a determinare innovazioni e trasformazioni sul piano del costume, un riassestamento dei rapporti sociali a favore dei meno agiati, mutamenti nella legislazione e nelle istituzioni, cambiamenti nella Chiesa Cattolica e un generale spostamento a sinistra nel paese. Pensate a Pio XII e confrontatelo con Papa Francesco per farvi un&#8217;idea di come \u00e8 cambiato il mondo.<\/p>\n<p>Penso alla fine dell&#8217;autoritarismo che governava le piccole e grandi istituzioni (dalla famiglia all&#8217;esercito), al contratto dei metalmeccanici del 69 cui seguirono, in rapida successione, quelli delle altre categorie, alla affermazione dei diritti nelle fabbriche e nelle scuole, alle trasformazioni nella magistratura, alla abolizione dei manicomi, alla trasformazione delle carceri, alla democratizzazione nell&#8217;esercito e nei corpi di polizia, alla crisi del sindacalismo autonomo a favore di quello confederale, alla forte spinta verso l&#8217;unit\u00e0 sindacale, alla tutela della donna.\u00a0 <em>Tutte queste trasformazioni sono state opera nostra <\/em>anche se, ovviamente, non solo nostra. E dunque le affermo con l&#8217;orgoglio se non del protagonosta, almeno del comprimario.<\/p>\n<p>Tutto \u00e8 iniziato da un processo generale e generazionale che ha riguardato l&#8217;intero mondo occidentale e i paesi dell&#8217;est; poi c&#8217;\u00e8 stata una particolarit\u00e0 italiana dentro la quale abbiamo operato noi che, dopo il 68, facemmo la scelta di <em>andare nei gruppi<\/em>.<\/p>\n<h2>I senzaMao e la lotta rivoluzionaria per le riforme<\/h2>\n<div id=\"attachment_5256\" style=\"width: 268px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5256\" class=\"wp-image-5256 size-full\" title=\"La mia copia di &quot;i senzamao&quot; pubblicato da Silverio Corvisieri alla fine del 76 quando anche lui se ne and\u00f2 da AO (dalla parte opposta alla mia)\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/isenzamao.jpg\" alt=\"\" width=\"258\" height=\"356\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/isenzamao.jpg 258w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/isenzamao-217x300.jpg 217w\" sizes=\"(max-width: 258px) 100vw, 258px\" \/><p id=\"caption-attachment-5256\" class=\"wp-caption-text\">Il libro che Silverio Corvisieri ha scritto sul finire del 1976 quando ha lasciato Avanguardia Operaia da sinistra per poi approdare, come molti di noi, al PCI \u2013 io almeno me ne sono andato dalla parte giusta che era quella della difesa delle istituzioni democratiche<\/p><\/div>\n<p>Ho provato a rileggere alcuni dei documenti di allora e mi riesce difficile farlo perch\u00e9 rimango s\u00f9bito colpito sfavorevolmente dalla astrattezza di certe problematiche, del volersi ad ogni costo ritagliare un ruolo che in realt\u00e0 non avevamo.<\/p>\n<p>Ho riletto con attenzione <em>I senzaMao<\/em> del mio direttore al Quotidiano dei Lavoratori, Silverio Corvisieri, soffermandomi in particolare sul suo intervento al IV congresso di Avanguardia Operaia, quello della trasformazione di AO in un partito, anche se allora era vietato chiamarlo cos\u00ec.<\/p>\n<p>Silverio ha il pregio della brillantezza giornalistica anche quando tratta di cose pesanti come le disquisizioni intorno al centralismo democratico, al rapporto tra il partito e le masse, alla definizione di proletariato nel contesto dell&#8217;Italia degli anni 70. Ma non mi ci ritrovo per niente sul piano razionale; allora non mi ci ritrovavo senza capire bene il perch\u00e9; avevo l&#8217;impressione che ci fossero delle forzature.<\/p>\n<p>Il titolo,\u00a0<em>I senzaMao,<\/em> deriva dal fatto che in quell&#8217;anno (il 1976) dopo la botta delle elezioni politiche (a giugno) ci fu la morte di Mao (a settembre) ad accrescere il disorientamento. Il vento dell&#8217;est aveva smesso di soffiare e noi, presto, saremmo stati <em>in balia di quei matti della autonomia<\/em> e dei terroristi conseguenti.<\/p>\n<p>Per converso Silverio mi ha fatto tornare alla mente il tema della <em>lotta rivoluzionaria per le riforme<\/em>, una definizione di comodo che avevamo inventato per spiegare che eravamo per la rivoluzione socialista ma che, nel contesto dato, non era pensabile ragionare in termini di insurrezione.<\/p>\n<p>Avevamo il doppio problema di smarcarci dagli spontaneisti del <em>tutto e subito<\/em> e, contemporaneamente, dire che non ci piacevano, perch\u00e9 troppo istituzionali e <em>codiste<\/em>, le posizioni di quelli del giro del Manifesto-PDUP, i togliattiani di sinistra impegnati nel tentare di spostare a sinistra il partito comunista.<\/p>\n<p>Mi pare emblematico che si tratti di <em>una questione che non interessa pi\u00f9 a nessuno<\/em>, a differenza dell&#8217;ottenimento di risultati di trasformazione degli assetti istituzionali. Anche io rimasi affascinato dalla idea di <em>fare la rivoluzione attraverso le riforme<\/em> leggendo nell&#8217;estate del 68 un libro di Andre\u00e8 Gorz, <em>il socialismo difficile<\/em>. Gorz era il vicedirettore di <em>Les Temps Modernes, <\/em>la rivista di Sartre. Ne ho parlato nel capitolo dedicato al 68 e ci ritorno sopra volentieri.<\/p>\n<p>Quella di Gorz era la corrente dei <em>riformisti rivoluzionari. I riformisti rivoluzionari <\/em>rifiutavano <em>l&#8217;esperienza del socialismo reale<\/em> e vedevano in un <em>movimento di massa in grado di imporre riforme strutturali<\/em> il nuovo modo di arrivare al socialismo nei paesi dell&#8217;Occidente. In Italia, il maggiore esponente di questa linea di pensiero era Bruno Trentin (insieme a Lelio Basso) e si trattava di una delle tante correnti di pensiero di matrice luxembourghiana che giravano per l&#8217;Europa.<\/p>\n<p>Quel libro lo discussi passo dopo passo con Oskian e Claudia Sorlini che ne criticavano la insufficienza in nome del leninismo e, alla fine di quelle discussioni, decisi di entrare in AO: vi trovai belle persone, alcune con una storia antica dentro il PCI, altre emergenti come Oskian o Randazzo, tutte <em>decise a rifondare il comunismo<\/em> passando da Lenin ma senza fare sconti all&#8217;URSS.<\/p>\n<h2>la crisi nel gruppo dirigente<\/h2>\n<p>La seconda fase del mio impegno in AO, a partire dal 73, con una serie progressiva di <em>promozioni<\/em> e crescenti <em>assunzioni di responsabilit\u00e0<\/em> fu caratterizzato da due elementi:<\/p>\n<ul>\n<li>bisognava <em>crescere e rafforzarci<\/em> perch\u00e9, se i tempi della rivoluzione non dipendevano da noi, dipendeva da noi il fatto di arrivarci avendo risolto il problema della guida del processo rivoluzionario. F<em>ar emergere il partito attraverso un processo di scomposizioni e ricomposizioni<\/em> nel quale AO, pur non essendo l&#8217;embrione di tale partito, doveva giocare un ruolo principale<\/li>\n<li>stavamo trasformandoci <em>da gruppo semilocale, a Organizzazione Nazionale, a un simil-partito<\/em> e ci\u00f2 comportava un rafforzamento dell&#8217;impegno, il non farsi troppe domande, stringere i denti e puntare ad allargarci; <em>accettare di essere inviati in giro per l&#8217;Italia a gettare il seme<\/em>, cedere i propri beni materiali alla organizzazione, rinunciare alla professione post laurea nel caso dei quadri del movimento di scienze.<\/li>\n<\/ul>\n<p>E&#8217; questa la ragione per la quale, <em>comportandomi come uno stronzo<\/em>, lasciai passare senza muovere un dito un episodio come la radiazione\/espulsione di Maurizio Bertasi, Flavio Crippa e Pietro Spotti (rei di lesa maest\u00e0 per aver osato mettere in discussione le decisioni del segretario politico e della supersegretria che lo contornava). Alla stessa stregua considerai <em>accettabile la non spiegazione circa l&#8217;auto-allontanamento dal giornale di Silverio Corvisieri<\/em>. Il fondatore del giornale se ne andava, non salutava nemmeno la redazione; c&#8217;era qualche problema ma non era il caso di parlarne: passo fermo e sguardo in avanti verso il sol dell&#8217;avvenire.<\/p>\n<p>Dopo la pubblicazione della prima versione di questa autobiografia ho ricevuto numerose testimonianze relative al Comitato Centrale della espulsione-radiazione cui non partecipai perch\u00e8 c&#8217;era da confezonare il Quotidiano. Non fui presente al Comitato Centrale ma lo fui alla riunione precedente della segretria estesa ai membri del C.C. milanesi. Ho letto il verbale che ne fece Umberto Tartari. I tre che espongono i loro dati; Oskian e Vinci che li contestano e noi tutti zitti.<\/p>\n<p>Molti compagni che presenziarono al successivo Comitato Centrale descrivono un clima pesante, il non trovarsi d&#8217;accordo ma avere paura di parlare, per finire con le richieste di autocritica a quei pochi che osarono dire qualcosa.<\/p>\n<p>Non c&#8217;era tempo, <em>bisognava fare e cos\u00ec si finiva per non fare domande e nemmeno farsele<\/em>. Per esempio dalla lettura dei <em>senzaMao<\/em> vedo che nella decisione di Silverio di lasciare il giornale e tornare a Roma c&#8217;erano sia elementi di logoramento personale, sia l&#8217;emergere di preoccupazioni politiche per il processo che ci stava facendo avvicinare al PDUP e allontanare da Lotta Continua. Probabilmente il pezzo su <em>Gioia di Vivere e Lotta di Classe<\/em> fu <em>il suo modo di lanciare un sasso<\/em>.<\/p>\n<p>Apparentemente tutto filava liscio ma <em>il fuoco covava sotto la cenere<\/em> e un pomeriggio, in una riunione di segreteria nazionale, Luigi Vinci richiese a freddo le dimissioni del segretario nazionale Aurelio Campi accusandolo di <em>gestione padronale del partito<\/em>. Non ricordo se fosse la fine del 75 o l&#8217;inizio del 76 ma il fatto \u00e8 di poco successivo all&#8217;allontanamento di Silverio dal Quotidiano. Era l&#8217;inizio di una storia durata all&#8217;incirca un anno in cui i due principali contendenti alternarono bordate, punture di spillo e giravolte strumentali.<\/p>\n<p>Ho vissuto l&#8217;attacco ad Oskian come una autentica pugnalata tirata a freddo. In realt\u00e0 c&#8217;era parecchio malessere nei confronti di Oskian per il suo decisionismo che molto spesso si trasformava in autoritarismo e a ci\u00f2 si sommava il timore che stesse progettando una <em>fusione-confluenza<\/em> con la componente comunista (non psiuppina) del Pdup.<\/p>\n<p>Mi sono poi reso conto, dalle successive dinamiche in Ufficio Politico, che si trattava di un atto preparato con cura da Luigi Vinci (che controllava l&#8217;apparato e l&#8217;organizzazione), in accordo con molti segretari regionali. Cos\u00ec Avanguardia Operaia, in un momento in cui sarebbe servito il massimo di iniziativa politica e di unit\u00e0 interna, sia prima, sia dopo le elezioni del 76, fu invece vittima di una crisi al vertice tenuta lungamente segreta, ma che non le fece certamente bene.<\/p>\n<p>In quei mesi mi resi conto frequentando i gruppi dirigenti di AO e del PDUP di <em>quanto pesassero le miserie personali nel determinare le scelte politiche<\/em> e quello fu il <em>primo disvelamento del fatto che non basta credere nel comunismo e appellarsi ad esso per essere all&#8217;altezza del compito.<\/em><\/p>\n<p>Con il IV congresso dell&#8217;ottobre 74 Avanguardia Operaia fece uno sforzo per guardare lontano, stare dentro i movimenti sociali ma, contemporaneamente, cercare di costruire una analisi della societ\u00e0 italiana che facesse i conti con le caratteristiche dei due blocchi sociali che riscuotevano il consenso della gran massa degli italiani: il blocco intorno alla DC e quello intorno al Partito Comunista.<\/p>\n<p>Ma una parte del gruppo dirigente storico guard\u00f2 a quel tentativo con sospetto, come <em>una forma di liquidazionismo<\/em>. Se devo fare un paragone un po&#8217; forte, ma che aiuta a capire, nel momento in cui avevamo bisogno di Gramsci AO si rifugi\u00f2 nelle braccia di Bordiga travestito da Lenin.<\/p>\n<p>Il Comitato Centrale, con oltre 100 compagni, tutti con una storia di militanza importante, tutti dotati di esperienza politica, faticava a capire, anche perch\u00e8 le divergenze reali non venivano palesate, se ne discuteva nei corridoi, in parte in Ufficio politico, ma mai in maniera esplicita. Vinci e Campi un giorno si davano ragione, ma appena temevano che dietro l&#8217;unit\u00e0 ci fosse lo zampino del diavolo, rovesciavano il tavolo.<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec, nella incapacit\u00e0 di capire cosa era era successo con il risultato delle elezioni di giugno (straordinario balzo in avanti del PCI, tenuta della DC, misero risultato della sinistra rivoluzionaria) che si produsse lo sgretolamento, dapprima lento e poi clamoroso delle tre organizzazioni principali della sinistra rivoluzionaria; AO, LC e il PDUP seguite subito dopo dal MLS.<\/p>\n<p>Nessuna di esse era riuscita ad essere una alternativa a quei blocchi di consenso politico ed ora crollavano stritolate da un lato dal PCI e dall&#8217;altro lato dai movimenti della autonomia e dal terrorismo.<\/p>\n<h2>la mia reazione<\/h2>\n<p>Disgustato da come si svolse la discussione intrecciata tra il risultato deludente delle elezioni politiche e la prospettiva di unire o meno Avanguardia Operaia e il Pdup, decisi di andarmene e nei primi giorni di luglio 76 preparai anche un poderoso documento politico di dimissioni dalla organizzazione a cui avevo dato tanto.<\/p>\n<div id=\"attachment_5268\" style=\"width: 410px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5268\" class=\"wp-image-5268\" title=\"titolo del QdL\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/titolo.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"232\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/titolo.jpg 508w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/titolo-300x174.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><p id=\"caption-attachment-5268\" class=\"wp-caption-text\">La manchette che apriva il lungo articolo in tre puntate in cui decisi che era ora di finirla con le chiacchiere da convento di clausura<\/p><\/div>\n<p>Da qualche mese avevo iniziato a studiare le parti di teoria politica dei <em>Quaderni dal carcere<\/em> di Gramsci (in particolare le\u00a0<em>Note sul Macchiavelli<\/em>) e mi rendevo conto che c&#8217;era un vuoto da colmare tra le intuizioni di Gramsci sulla democrazia, sul socialismo, sulla politica, sul blocco storico, sul ruolo della chiesa cattolica, sulla lotta culturale per la egemonia e il nostro appello al leninismo.<\/p>\n<p>Il leninismo si era inverato in una realt\u00e0 profondamente diversa da quella italiana e per di pi\u00f9, o forse per quello, aveva avuto una deriva fallimentare in cui il giacobinismo della prima ora si era ben presto trasfornato in autoritarismo e poi in una forma di totalitarismo burocratico in grado di garantire solo la propria sopravvivenza (com qualche milione di vittime).<\/p>\n<p>Nel mese di luglio (mentre ero in ferie dal giornale) mi incontrai con Oskian e Claudia Sorlini per informarli della mia decisione di <em>andarmene da una organizzazione che non aveva il coraggio di discutere a viso aperto<\/em>. Oskian, che in quel momento non era pi\u00f9 segretario politico, ma <em>coordinatore di una segreteria collegiale <\/em>che aveva il compito di preparare le tesi per il V congresso, mi convinse a rimanere promettendomi che si sarebbe aperta la battaglia politica e non quella personale.<\/p>\n<p>Misi da parte il documento di dimissioni (che \u00e8 rimasto chissa dove in una agenda e si \u00e8 perso con lei) e nei primi giorni di agosto pubblicai in tre puntate, sul quotidiano, un lungo articolo dedicato alle prospettive che ci stavano di fronte e a quella che secondo me poteva essere la strada per uscirne. Lo trovate qui &#8220;<a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?page_id=5262\">perch\u00e9 ho votato contro al Comitato Centrale<\/a>&#8220;.<\/p>\n<p>Di questioni politiche ce ne sono dentro molte e ci\u00f2 che mi ha colpito \u00e8 <em>l&#8217;insistenza sulla necessit\u00e0 di una riflessione teorico politica di grande respiro<\/em>, insieme a problematiche di tipo minore che, con gli occhi di oggi, mi fanno sorridere.<\/p>\n<p>A settembre, al rientro dalle ferie dei dirigenti, mi aspettavo una discussione politica (e come si vede dalla D di dibattito nella manchette, pensavo di farlo sul giornale); invece fui processato in Ufficio Politico per aver infranto il Centralismo Democratico e mi venne messo al fianco, in funzione di controllo, Vittorio Borelli, trasferito da Verona e del tutto digiuno di giornalismo.<\/p>\n<p>In redazione non la prendemmo bene, anche perch\u00e9, come si vede dalla lettura del testo, si trattava di un contributo politico del tutto legittimo nell&#8217;ambito della discussione su come arrivare al V congresso di AO.<\/p>\n<p>Le congiure di palazzo e le manovre di corridoio continuavano da entrambe le parti. Non me la sentii di continuare con <em>l&#8217;ottimismo della volont\u00e0<\/em> e ai prmi di ottobre decisi che era meglio andarmene e tornare al lavoro minuto, ma importante, di docente. Rimisi il naso in redazione una volta sola quando ci fu lo scontro a fuoco (di cui ho parlato nel <a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=4952\">pezzo dedicato agli anni del QdL<\/a>) in cui morirono Walter Alasia e due funzionari di polizia.<\/p>\n<h2>un cambiamento profondo<\/h2>\n<p>L&#8217;esplosione del terrorismo e la violenza dei movimenti della autonomia mi convinsero della necessit\u00e0 di seguire altre strade e lavorare pi\u00f9 in profondit\u00e0. Non abbandonai la passione politica, ma abbandonai l&#8217;idea della <em>politica al primo posto<\/em>, quella del <em>rivoluzionario di professione <\/em>che sarebbe meglio chiamare <em>uomo ad una dimensione.<\/em><\/p>\n<p>Non fu una decisione immediata, ma progressiva. Ricordo che, nei primi mesi del 77, alla assemblea in cui la <em>destra<\/em> di AO decise di andarsene e aderire al PDUP partecipai, ma mi sentivo ormai un osservatore esterno e non un protagonista. Non ricordo nulla dell&#8217;incontro residenziale che si tenne a Rocca di Papa; alcuni amici che proseguirono in quel percorso mi dicono che feci un intervento importante ma non mi \u00e8 rimasto nemmeno il ricordo. Mi ritrovavo con tante persone a cui volevo bene ma che stavano per intraprendere un ennesimo tentativo volontaristico.<\/p>\n<p>La parabola di AO si era visibilmente chiusa anche se la maggioranza ottenne risultati tra il 70 e l&#8217;80%; altri tentarono di fare DP e in quel periodo mi resi conto della drammaticit\u00e0 della situazione.<\/p>\n<p>Il terrorismo cresceva, faceva le rapine, gli autonomi erano alla ricerca dello scontro per lo scontro, la popolarit\u00e0 delle BR nel brodo di coltura della autonomia operaia cresceva, iniziavano gli omicidi e i miei ex compagni continuavano a fare i distinguo come nello slogan infelice <em>n\u00e8 con lo stato n\u00e8 con le BR<\/em>, come se lo stato democratico, le BR e prima Linea, si potessero mettere sullo stesso piano.<\/p>\n<p>Tutti quei tentativi, per quanto generosi, che avevano caratterizzato la mia vita nella prima met\u00e0 degli anni 70, per quanto animati da persone appassionate, sul piano della soggettivit\u00e0, finirono nel nulla. Non fu cos\u00ec, come ho detto all&#8217;inizio, per le trasformazioni che si determinarono nella societ\u00e0 e negli assetti istituzionali. L&#8217;Italia era cambiata in meglio e noi avevamo fatto la nostra parte.<\/p>\n<p>In questi anni, molti di quei compagni che hanno fatto parte di quel gruppo dirigente sono venuti a mancare e li voglio ricordare, al di l\u00e0 dei dissensi e della diversit\u00e0 di percorso: Marco Pezzi di Faenza, il primo a morire; Attilio Mangano, Umberto Tartari, Severino Cesari, Franco Calamida, Vittorio Rieser, Massimo Gorla, Pietro Spotti, per restare a quelli che conoscevo direttamente.<\/p>\n<hr \/>\n<p>La pagina con<a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?page_id=5289\"> l&#8217;indice della mia autobiografia<\/a> da cui potete scegliere i capitoli da leggere<\/p>\n<hr \/>\n<p>I commenti dei compagni di allora sono benvenuti e, perch\u00e9 ne rimanga traccia, vi prego di metterli sotto l&#8217;articolo e non sulla grande cloaca di Facebook. Gi\u00e0, per effetto delle precedenti edizioni, ce ne sono un certo numero.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il breve commento con cui ho accompagnato il link su FB<\/p>\n<div class=\"html-div xe8uvvx xdj266r x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r xexx8yu x4uap5 x18d9i69 xkhd6sd\" dir=\"auto\">\n<div id=\":r95:\" class=\"x1iorvi4 x1pi30zi x1l90r2v x1swvt13\" data-ad-comet-preview=\"message\" data-ad-preview=\"message\">\n<div class=\"x78zum5 xdt5ytf xz62fqu x16ldp7u\">\n<div class=\"xu06os2 x1ok221b\">\n<div class=\"xdj266r x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs x126k92a\">\n<div dir=\"auto\">C&#8217;eravamo tanto amati &#8230; e poi il &#8220;giocattolo&#8221; si \u00e8 rotto, il mondo \u00e8 cambiato e ciascuno di noi ha fatto le sue scelte.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Verso quelle persone con cui ad un certo punto si determin\u00f2 una rottura conservo un grande senso di simpatia e negli anni tutte le spigolosit\u00e0 sono sparite e voglio bene a tutti loro. Qualcuno con orgoglio dice &#8220;volevamo cambiare il mondo, non ci siamo riusciti, ma il mondo non ha cambiato noi&#8221;. Detta cos\u00ec non la condivido perch\u00e8 vivere vuol dire essere disposti a cambiare e ad accettare il cambiamento. La nostra vita, la vita di tutti \u00e8 bella perch\u00e9 \u00e8 caratterizzata dal mutamento.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>III edizione giugno 2024 c&#8217;eravamo tanto amati Il periodo che mi vide operare dentro il gruppo dirigente di una organizzazione della sinistra rivoluzionaria \u00e8 il pi\u00f9 difficile da raccontare perch\u00e9, da allora, sono cambiato molto ed \u00e8 stata la riflessione <span class=\"excerpt-dots\">&hellip;<\/span> <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=5196\"><span class=\"more-msg\">Continua a leggere &rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":13582,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"iawp_total_views":435,"footnotes":""},"categories":[670,14,9,12,7,120],"tags":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5196"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5196"}],"version-history":[{"count":30,"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5196\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13583,"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5196\/revisions\/13583"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/13582"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5196"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5196"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5196"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}