{"id":5582,"date":"2016-04-09T21:23:10","date_gmt":"2016-04-09T20:23:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=5582"},"modified":"2016-04-10T20:05:13","modified_gmt":"2016-04-10T19:05:13","slug":"gianni-degli-antoni-1935-2016","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=5582","title":{"rendered":"Gianni degli Antoni: 1935-2016"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts5582&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts5582&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div><p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"310\" alt=\"\" class=\"alignnone size-full wp-image-5583\" src=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/giannidegliantonismall.jpg\" style=\"width: 300px; height: 310px; float: left;\" title=\"Gianni Degli Antoni\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/giannidegliantonismall.jpg 300w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/giannidegliantonismall-290x300.jpg 290w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il professor Gianni degli Antoni l&#39;ho conosciuto nell&#39;autunno del 1967, all&#39;inizio del III anno di fisica. Avevo optato per l&#39;indirizzo applicativo Elettronico Cibernetico e il corso di Elettronica Generale era uno dei corsi di ordinamento per quell&#39;indirizzo.<\/p>\n<p>Facevamo lezione nell&#39;aula B di via Celoria e quel giovane professore di 32 anni con la erre e le sc strascicate alla piacentina e i capelli biondi e lunghi era abbastanza affascinante. Non se la tirava; era preparato; aveva scelto un testo di riferimento appena uscito negli Stati Uniti &quot;Jacob Millman &amp; Christos C. Halkias Electronic Devices &amp; Circuits McGraw-Hill 1967&quot;, copertina rigida e bl&ugrave; e una marea di informazioni su semiconduttori, diodi e transistor, mosfet e i primi circuiti integrati.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Tutti attenti a prendere appunti e a fare domande perch&eacute; in un solo corso annuale bisognava imparare tutto e tra noi c&#39;erano persone che non sapevano quasi nulla sui circuiti elettrici e le reti.<\/p>\n<p>Ricordo delle bellissime lezioni e applicazioni sullo studio dei transitori utilizzando le trasformate di Laplace; bisognava condensare in un solo corso questioni che avrebbero potuto stare in pi&ugrave; esami: circuiti, reti, dispositivi elettronici e primi elementi di elettronica applicata. Quegli appunti li ho ancora in un quaderno ad anelli con fogli di piccolo formato bucati da me. Per ogni lezione c&#39;&egrave; la data e dunque c&#39;&egrave; anche il buco che corrisponde alla occupazione dei primi mesi del 68.<\/p>\n<p>Il nostro rapporto &egrave; iniziato in quelle lezioni; stava raccontandoci quel che succede dentro un transistor a livello microscopico ed entravano in gioco spostamenti di buchi e di elettroni tra le diverse bande. Alzai la mano e gli dissi: <em>la sua spiegazione non mi sembra convincente.<\/em><\/p>\n<p>Stavo faticosamente cercando di spiegare cosa non mi tornava e lui rispose: <em>ma questa &egrave; la spiegazione che ha dato Fermi.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma io non le ho chiesto chi ha dato questa spiegazione, ho detto che non mi convince e aggiungo che non mi convince anche se l&#39;ha data Fermi.<\/em> E&#39; stato cos&igrave; che siamo diventati amici.<\/p>\n<p>Per il laboratorio di elettronica ho poi progettato e realizzato un alimentatore stabilzzato e abbiamo iniziato a frequentarci. Lo stesso alimentatore l&#39;anno dopo lo abbiamo usato, nel laboratorio del IV anno, per pilotare una <em>macchina che impara<\/em> costruita attraveso una complicata rete di poitenziometri di precisione.<\/p>\n<p>Ho chiesto ed ottenuto di poter fare con lui anche l&#39;esame di <em>cibernetica e teoria dell&#39;informazione<\/em> usando come base le dispense del corso che aveva tenuto sino al 66\/67 prima di passare ad elettronica. Sono fogli dattiloscritti ridotti fotograficamente in formato libro e poi rilegati. Cos&igrave; ho imparato i rudimenti di un mondo pi&ugrave; legato alla matematica applicata che alla fisica; ho scoperto l&#39;esistenza di Shannon (ma lui diceva Siennon) e di Wiener, gli automi, l&#39;algebra di Boole, l&#39;entropia probabilistica e il suo legame con l&#39;informazione, il problema del rumore nella trasmissione delle informazioni e gli errori connessi..<\/p>\n<p>Facevo tanta politica la mattina e il pomeriggio lavoravo al gruppo di elettronica coordinato da lui e che si occupava della realizzazione dei circuiti per i rivelatori di particelle inviati in quota nei palloni per le ricerche sui raggi cosmici (laboratorio CNR di fisica dello spazio del professor Occhialini). Era un bell&#39;ambiente.<\/p>\n<p>Entravi nell&#39;area di ricerca del piano terra, giravi a destra e iniziava il nostro mondo. In particolare la seconda, o terza porta a sinistra dove c&#39;era il suo studio ingombro di carte e di libri, con le lavagne a pennarello e le scrivanie del nostro gruppo. Scrivevamo i programmi in fortran per l&#39;analisi dei dati (Tanzi, Mussio, Cioni). Sulla destra c&#39;erano i laboratori di <em>elettronica dura<\/em> in cui un bravissimo tecnico toscano, di cui non ricordo pi&ugrave; il nome, faceva materialmente i circuiti di rilevamento e trasmissione da annegare nella resina prima di mandarli nello spazio.<\/p>\n<p>Tra la fine del 69 e i primi mesi del 70, si ricav&ograve; uno stanzino chiudendo il fondo al corridoio, ed arriv&ograve; un terminale che funzionava in Time-sharing (condivisione di tempo) con un mainframe della General Electric. Si interagiva in un basic molto spartano scrivendo i programmi su questa telescrivente che, sul lato sinistro, produceva un nastrino di carta perforato. Si controllava che fosse tutto ok e poi lo si dava in pasto alla macchina che chiamava il cervellone e si prendeva qualche millisecondo di capacita di elaborazione. Ci pareva un miracolo vedere la macchina stampare le risposte prodotte dal mainframe.<\/p>\n<p>Con Gianni si parlava un po&#39; di tutto: di cosa stavamo combinando con il movimento, di cosa ci passava per la testa, di contestazione globale e di materialismo dialettico. Ne sapeva pi&ugrave; di noi, ma non ce lo faceva pesare.<\/p>\n<p>Visto quello che ha fatto poi, con il corso di laurea in scienza dell&#39;informazione, direi che aveva le idee chiare. Dentro il movimento stavano emergendo i pi&ugrave; bravi di quella generazione e con la sua disponibilit&agrave; al confronto realizz&ograve; quella che si potrebbe chiamare una operazione di <em>egemonia culturale <\/em>conquistandoci all&#39;informatica, che allora non si chiamava cos&igrave;, che non era il luogo del sofware, e in cui c&#39;era un largo spazio per problematiche di bionica (la bioelettronica) e di cibernetica (la scienza del controllo).<\/p>\n<p>Ricordo seminari sul sonar dei delfini o sull&#39;occhio della mosca e sulla possibilit&agrave; di simularne elettronicamente il funzionamento.<\/p>\n<p>Nel corso del 1969 Gianni si &egrave; ammalato; aveva delle febbricole che comparivano dal primo pomeriggio sino a tarda sera e che lo indebolivano impedendogli, a volte, di lavorare. Eravamo abbastanza preoccupati ma poi &egrave; guarito e non si &egrave; capito cosa avesse avuto.<\/p>\n<p>Sempre nel corso di quell&#39;anno, finiti gli esami &egrave; venuta fuori l&#39;idea della tesi di laurea sui <em>fuzzy set <\/em>(insiemi sfumati). La logica delle proposizioni e la teoria degli insiemi si basano sul vero o falso (0 o 1) nello stabilire se un elemento appartiene a un insieme oppure no.<\/p>\n<p>Ma gli insemi concreti non hanno, per difetto di informazione, o per elementi di soggettivismo, questa impostazione netta e possiamo pensare che ogni elemento sia caratterizzato da una funzione di appartenenza che prende qualsiasi valore tra 0 e 1. Questi <em>insiemi pazzerelli<\/em> si portano dietro una logica a infiniti valori e sul piano teorico le problematiche della intelligenza artificiale.<\/p>\n<p>Alberto Bertoni (che era un vero genio della astrazione e che ha poi fatto il preside di facolt&agrave; a informatica) ed io (pi&ugrave; portato a vedere gli aspetti applicativi delle questioni) ci siamo cos&igrave; imbarcati in una tesi su un argomento per il quale allo stato esisteva solo l&#39;articolo di Zadeh che li aveva pensati. Bisognava creare dal nulla, o meglio da un&#39;idea. Relatore Gianni degli Antoni, correlatore Piero Mussio (un simpaticissimo ingegnere convertito alla fisica): una tesi tutta da inventare.<\/p>\n<p>Ci furono due problemi entrambi risolti dalla diplomazia e fermezza di Gianni: 1) stavamo per fare la seconda tesi di laurea di gruppo (una parte comune, quella generale, e poi due parti separate svolte individualmente). La prima mi pare che l&#39;avessero fatta, qualche mese prima, Oskian e la Manara. 2) pi&ugrave; che una tesi di fisica era una tesi di matematica (ricordiamoci che l&#39;informatica non esisteva) e i fisici della commissione tesi storcevano il naso.<\/p>\n<p>Come si pu&ograve; vedere dalla <a href=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?page_id=5289\">Autobiografia<\/a> ho poi preso altre strade dopo il militare e cos&igrave; il rapporto con Gianni si &egrave; allentato. Si &egrave; fatto vivo lui nel 1992 per chiedermi se poteva avere la mia tesi perch&eacute; voleva farne oggetto di uno dei suoi prossimi corsi. Gliel&#39;ho portata (in originale) e spero che ne abbia fatto buon uso. Penso di s&igrave; perch&eacute; in occasione della festa per il suo pensionamento nel 2010 l&#39;ha citata lasciandomi allibito e ha citato anche qualche episodio goliardico su quel nostro III anno di fisica con i compagni di allora ormai divenuti professori universitari. In quella occasione fece un cenno a una malattia degenerativa in agguato.<\/p>\n<p>Di nuovo silenzio sino a un mese fa quando avendolo visto su FB (tra gli amici di amici) gli ho chiesto l&#39;amicizia. Silenzio e poi 15 giorni fa la accettazione e l&#39;accesso ad immagini di un Gianni in ospedale. Un messaggio affettuoso da parte mia e poi pi&ugrave; nulla sino alla mazzata di oggi pomeriggio.<\/p>\n<p>Non so se passer&agrave; alla storia come un grande scienziato; ma di sicuro &egrave; stato un grande maestro e un grande organizzatore culturale; una mente aperta e poliedrica. Insomma un vero fisico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il professor Gianni degli Antoni l&#39;ho conosciuto nell&#39;autunno del 1967, all&#39;inizio del III anno di fisica. Avevo optato per l&#39;indirizzo applicativo Elettronico Cibernetico e il corso di Elettronica Generale era uno dei corsi di ordinamento per quell&#39;indirizzo. 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