{"id":5598,"date":"2016-04-19T10:14:43","date_gmt":"2016-04-19T08:14:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=5598"},"modified":"2018-06-28T11:55:19","modified_gmt":"2018-06-28T09:55:19","slug":"quellidea-che-ci-era-sembrata-cosi-bella-tito-barbini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=5598","title":{"rendered":"Quell&#8217;idea che ci era sembrata cos\u00ec bella &#8211; Tito Barbini"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts5598&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts5598&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div><p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"303\" height=\"458\" alt=\"\" class=\"alignnone size-full wp-image-5602\" src=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/barbiniidea.jpg\" style=\"width: 250px; height: 378px; float: left;\" title=\"Quell'idea che ci era sembrata cos\u00ec bella\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/barbiniidea.jpg 303w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/barbiniidea-198x300.jpg 198w\" sizes=\"(max-width: 303px) 100vw, 303px\" \/>Il <strong>vecchio compagno<\/strong> se ne &egrave; rimasto un po&#39; zitto. Poi sottovoce, &egrave; arrivata la domanda che per certi versi mi aspettavo e temevo: &laquo;<em>Insomma perch&eacute; hai lasciato la politica? Va bene, pu&ograve; succedere, &egrave; normale. Per&ograve; non puoi rifugiarti nelle parole o nei viaggi. Ad Arezzo hanno bisogno della tua esperienza.<\/em>&raquo;<\/p>\n<p><strong>Tito<\/strong><em>: &laquo;Ti ricordi cosa era per noi cinquant&#39;anni fa il comunismo? Era la dottrina capace di spiegare tutto. La storia dell&#39;umanit&agrave;, il suo passato, il suo avvenire. Ma soprattutto un modo diverso di essere uomini. Per noi &quot;compagno&quot; era la prima parola di un linguaggio nuovo, allora. Adesso non ci credo pi&ugrave;, l&#39;avvenire si &egrave; fatto presente e non &egrave; quello immaginato. Sappiamo guardare le cose che ci stanno vicino, ma davanti a noi non c&#39;&egrave; pi&ugrave; orizzonte. Tu sei ancora comunista? Invidio la vostra fede, invidio chi ne ha una. Per&ograve; vorrei dirti, non &egrave; vero che non soffro. Cerca di capirmi: non mi manca la passione politica. Quella &egrave; ancora intatta.&raquo;<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Il libro autobiografico di Tito Barbini pu&ograve; essere condensato in questo dialogo messo nell&#39;ultimo capitolo. Siamo diventati grandi. Abbiamo imparato a guardare le cose con disincanto. Il senso critico &egrave; aumentato ma la fine del comunismo ci ha fatto capire che era necessario mettersi da parte perch&eacute; davanti a noi non c&#39;&egrave; pi&ugrave; orizzonte. Bisogna iniziare un&nbsp; viaggio di tipo nuovo, il viaggio che ti porta a viaggiare dentro di te e, se ne hai modo, a viaggiare nei luoghi che hanno fatto parte della tua storia, che hai immaginato e che non avevi mai visto.<\/p>\n<p>Ero a Siena, allo stadio Franchi, per un torneo di giovani rugbisti (under 10) tra squadre della Toscana a vedere il mio nipotino Ilia e, nell&#39;intervallo tra una partita e l&#39;altra, ho fatto un salto in centro alla Feltrinelli a vedere le due sezioni su cui, solitamente, mi lucido gli occhi: quella della divulgazione scientifica e quella di storia.<\/p>\n<p>Ero tentato da un libro di Wolfang Pauli e poi mi &egrave; caduto l&#39;occhio su quel titolo: &quot;<em>quell&#39;idea che ci era sembrata cos&igrave; bella<\/em>&quot;, Tito Barbini, autore ignoto. Non sono toscano e cos&igrave; ho scoperto, dalla terza di copertina, che Tito Barbini &egrave; un coetaneo ed &egrave; stato un personaggio importante della politica regionale: membro del comitato centrale del PCI, sindaco di Cortona, presidente della provincia di Arezzo e poi assessore regionale (ai trasporti, all&#39;urbanistica, all&#39;agricoltura).<\/p>\n<p>Tito ha fatto qualcosa di simile a quello che feci anch&#39;io tanti anni fa: si &egrave; improvvisamente ritirato dalla politica attiva per fare altro. Io mi sono dedicato alla scuola e alla battaglia per la razionalit&agrave;. Lui ha iniziato a viaggiare e a scrivere, il modo migliore per ripensare a s&egrave; e per dare il proprio contributo ad una societ&agrave; che ha bisogno di forze nuove e di nuovi entusiasmi che non si facciano condizionare troppo dal <em>pessimismo della ragione<\/em> di chi ne ha viste tante.<\/p>\n<p>Ho comperato il libro e in un paio di giorni l&#39;ho finito. Ma intanto ho ordinato anche le memorie di quei viaggi che hanno preceduto questa biografia intellettuale perch&eacute; sono i viaggi ad aver fatto fare a Tito l&#39;esperienza del bufalo, che scarta di lato, contrapposto alla locomotiva che va sempre diritto.<\/p>\n<p>In <em>quell&#39;idea &#8230; <\/em>c&#39;&egrave; il resoconto di una vita, la passione giovanile, il 68, il Vietnam, il socialismo reale, la formazione politica alle scuole di partito di Bologna e delle Frattocchie, il rapporto di un giovane dirigente toscano con i grandi dirigenti nazionali, il fascino della grande macchina che voleva fare il socialismo dentro il movimento comunista ma all&#39;italiana.<\/p>\n<p>A leggere cose di Toscana, con la sua microstoria, si resta affascinati da questo mondo in cui la costruzione della societ&agrave; socialista andava di pari passo con la vita quotidiana e con l&#39;economia dell&#39;Italia Centrale.<\/p>\n<p>E&#39; la storia di una vita e dunque &egrave; la storia di come le cose ci trasformano, di come cambiamo idea, se abbiamo l&#39;onest&agrave; intellettuale di vedere e di pensare. Il libro si apre con &quot;Buffalo Bill&quot; di De Gregori: &laquo;<em>Tra bufalo e locomotiva la differenza salta agli occhi. La locomotiva ha la strada segnata, il bufalo pu&ograve; scartare di lato.<\/em>&raquo; All&#39;inizio, e per molti anni, Tito &egrave; una locomotiva dentro il partito toscana e la locomotiva ti consente di andare lontano partendo dal niente, sembra non fermarsi mai. Racconta di quando, molto giovane e diventato funzionario di partito si ritrov&ograve; ad una assemblea cittadina ad Arezzo e di fronte alle obiezioni di uno di destra che gli chiedeva, <em>ma tu chi sei, cosa ci fai qui,<\/em> dopo un attimo di imbarazzo rispose, riscuotendo un grande successo &quot;<em>sono un rivoluzionario di professione&quot;. <\/em>Altri tempi.<\/p>\n<p>&laquo;<em>Mi sono fermato e, come il bufalo di Ge Gregori, ho scartato di lato. La locomotiva aveva la strada segnata, potevo scegliere di andare sino in fondo su quel binario. E tutto si pu&ograve; dire, ma non ci si perde lungo un binario. Invece ho scelto di essere bufalo, Ho voluto provare a correre. Rischiando anche di cadere, ma almeno provandoci.<\/em>&raquo;<\/p>\n<p>Tra i diversi capitoli non sembre c&#39;&egrave; un filo sincronico perch&eacute; Tito segue un suo percorso mentale e dunque si va avanti e indietro nel tempo. Se sei stato comunista dentro o fuori dal PCI ci ritrovi tante cose che hai vissuto: le lotte di piazza e il rapporto con quelli della squadra politica della questura, gli scontri di piazza di cui a Tito rimane una cicatrice ricordo sulla fronte, il Vietnam e la tragedia della Cambogia, la Cecoslovacchia, il lato umano dei megadirigenti del PCI con Longo che apprezzava Orietta Berti, l&#39;apoteosi del 76 e il successivo declino, il passaggio PDS-DS-PD, la complessit&agrave; dell&#39;ingraismo e la figura di Lucio Magri, le difficolt&agrave; dei tempi della solidariet&agrave; nazionale e della lotta al terrorismo.<\/p>\n<p>Tito &egrave; impietoso nei confronti della deriva assunta dalla politica nell&#39;era di Renzi. Non ha nulla da proporre in alternativa, ma si dichiara insoddisfatto; &egrave; come se volesse ritrovare la partecipazione e il modo di far politica dei tempi dei partiti di massa pur sapendo che l&#39;epoca delle casematte di Gramsci &egrave; finita per sempre.<\/p>\n<p>&laquo;<em>Per fortuna nostra e dei nostri nipoti si sta sviluppando nelle societ&agrave; contemporanee occidentali un bisogno di beni e valori che non sono quantificabili con il metro del danaro n&egrave; misurabili con il criterio del mercato. Bisogni di comunit&agrave; umana diretta; esigenze di affettivit&agrave;; volont&agrave; di prestazioni gratutite; domanda di liberazione da un lavoro colpito da nuove forme di alienazione.<\/em>&raquo;<\/p>\n<p>Ho evitato di entrare troppo nel merito perch&eacute; vorrei che restassero il piacere della lettura, della scoperta e della sorpresa.<\/p>\n<p>Decisamente da leggere<\/p>\n<hr size=\"2\" width=\"100%\" \/>\n<p><b>Titolo<\/b>: <font color=\"#660000\">Quell&#39;idea che ci era sembrata cos&igrave; bella. Da Berlinguer a Renzi, il lungo viaggio<\/font><br \/>\n\t<b>Autore<\/b>: <font color=\"#006600\">Barbini Tito<\/font><br \/>\n\tPrezzo di copertina: 15,00 &euro;<br \/>\n\tgennaio 2016, 320 p., brossura<br \/>\n\t<b>Editore<\/b>: Aska Edizioni<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr size=\"2\" width=\"100%\" \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il vecchio compagno se ne &egrave; rimasto un po&#39; zitto. 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