{"id":5630,"date":"2016-04-25T09:33:23","date_gmt":"2016-04-25T07:33:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=5630"},"modified":"2018-06-28T11:54:56","modified_gmt":"2018-06-28T09:54:56","slug":"caduti-dal-muro-tito-barbini-paolo-ciampi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=5630","title":{"rendered":"Caduti dal muro &#8211; Tito Barbini &#038; Paolo Ciampi"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts5630&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts5630&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div><p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"473\" height=\"308\" alt=\"\" class=\"alignnone size-full wp-image-5631\" src=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/cadutidalmuro.jpg\" style=\"width: 473px; height: 308px; float: left;\" title=\"caduti dal muro - Tito Barbini e Paolo Ciampi\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/cadutidalmuro.jpg 473w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/cadutidalmuro-300x195.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 473px) 100vw, 473px\" \/><\/p>\n<p>Caduti dal muro l&#39;ho acquistato dopo averne appresa l&#39;esistenza dalla copertina di <a href=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=5598\" title=\"Quell\u2019idea che ci era sembrata cos\u00ec bella \u2013 Tito Barbini\">Quell&rsquo;idea che ci era sembrata cos&igrave; bella<\/a> ed ero convinto che si trattasse di un viaggio intorno ai problemi del muro di Berlino e della sua caduta.<\/p>\n<p>Invece siamo noi, quelli che hanno creduto nel comunismo, ad essere caduti e il muro &egrave; la metafora dell&#39;intera esperienza del movimento comunista. Dunque si tratta di un viaggio lungo che inizia a Berlino ma poi prosegue per Praga, Budapest, l&#39;Ucraina, Stalingrado, Mosca, Samarcanda, la Transiberiana, la Cambogia, il Vietnam, la Cina, il Tibet, la ex Jugoslavia, l&#39;Albania.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Gi&agrave; perch&eacute; il comunismo &egrave; stato un processo storico, con molte varianti, ma si &egrave; misurato su scala mondiale e dunque i conti vanno fatti al cospetto della storia.<\/p>\n<p>Tante bandiere rosse a suo tempo sollevate con orgoglio e poi svillaneggiate dallo stesso movimento che volevano rappresentare. Mi pare, dopo aver letto le 300 pagine che Barbini abbia un occhio di riguardo solo per il Vietnam, o meglio per il vecchio Vietnam del Nord dove la gente,pur tra molte difficolt&agrave; non ha dubbi nel riconoscere ed omaggiare il ruolo dei Vietminh e di Ho Chi Minh.<\/p>\n<p>Barbini ne tratta in una recente intervista-dibattito: &quot;<em>Poi rimangono alcune forme di consenso all&rsquo;idea socialista soprattutto in&nbsp; Vietnam; racconto che in tutte le case dei vietnamiti c&rsquo;&egrave; il ritratto di Ho Chi&nbsp; Minh e non &egrave; l&igrave; perch&eacute; &egrave; obbligato a stare l&igrave;, lo mettono insieme a Confucio,&nbsp; a Ges&ugrave; se sono cattolici, ai loro antenati. Il ritratto di questo padre della&nbsp; patria, padre che riscuote un affetto enorme perch&eacute; ha rappresentato il momento&nbsp; della loro unificazione e libert&agrave;. In mezzo a tutte le contraddizioni,&nbsp; chi va a Saigon vede che &egrave; una citt&agrave; invasa dalla prostituzione, per&ograve; si rende&nbsp; conto che l&igrave; hanno costruito l&rsquo;unit&agrave; di un popolo, resiste questo amore,&nbsp; questo consenso. Molto meno in Cina, la Cina &egrave; scintillante per gli affari&nbsp; di mercato che fa fare a tutti i paesi del mondo, per&ograve; questo scintillio non&nbsp; corrisponde a quel sud della Cina, dove ancora ci sono mancanza di diritti&nbsp; umani, povert&agrave;, arretratezza, miseria<\/em>&quot;.<\/p>\n<p>Gli autori sono due, grazie agli Internet-point che si trovano ormai in tutto il mondo. La sera Tito Barbini scriveva i suoi pezzi e li mandava via mail a Paolo Ciampi a Firenze. Ciampi &egrave; un giornalista scrittore di altra generazione (&egrave; nato nel 1963) e dunque la sua visione delle tragedie del socialismo reale &egrave; pi&ugrave; distaccata e lo sottolinea lui stesso replicando a Tito. E&#39; cos&igrave; giovane di non aver fatto n&egrave; il 68 n&egrave; il movimento del 77.<\/p>\n<hr \/>\n<div><em>Sempre troppo presto, o troppo tardi, sono arrivato. Pi&ugrave; tardi che presto, se &egrave; vero che alla fine mi sono abituato a considerare le migliori cose della politica come gi&agrave; andate &#8211; e questo non &egrave; certo un bel dire.<\/em><\/div>\n<div><em>Altro che Sessantotto. Nemmeno la pi&ugrave; modesta pantera che per qualche tempo si &egrave; aggirata per le universit&agrave; italiane ho saputo intercettare. Mai il brivido di una scuola occupata, mai il calcio alla noia di una giornata di autogestione, esperienza serenamente vissuta persino da qualche nipotino dei miei amici. Niente.<\/em><\/div>\n<div><em>E con quel niente, certo, mi sono risparmiato anche diverse delusioni.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p>La scelta del dialogo a distanza tra punti di vista diversa mi pare azzeccata e consente di farci respirare oltre che farci vedere le cose da un osservatorio diverso.&nbsp; Parlo di chi come me si sente dentro le stesse sconfitte di Tito, lo stesso bisogno di dire e la stessa tristezza per aver dovuto ammettere che &egrave; finita male.<\/p>\n<p>\tLeggendo della DDR mi sono tornati alla memoria i festival nazionali e provinciali (Milano) dell&#39;Unit&agrave; in cui si andava a firmare per il riconoscimento diplomatico o gli articoli di Rinascita (prima dell&#39;invasione della Cecoslovacchia) in cui ci spiegava che il patto di Varsavia venne siglato dopo la costituzione della NATO (come dire <em>non siamo stati noi &#8230; sono loro che &#8230;<\/em>). La visita agli stand dei paesi socialisti era una delle ragioni per andare al festival e dava l&#39;occasione per acquistare prodotti di artigianato fatti come una volta. Uso ancora una bel cinturone di cuoio (fatto in Polonia) in cui anni fa ho montato una fibbia in bronzo con l&#39;aquila della Moto Guzzi.<\/div>\n<p>Le trecento pagine non si possono riassumere, vanno lette e basta. L&#39;ultimo capitolo &egrave; stato scritto due mesi dopo il ritorno a casa. Tito &egrave; ripartito per l&#39;Antartide a bordo di un rompighiaccio, di un armatore cileno ma che faceva parte della <em>gloriosa marina sovietica. <\/em>A bordo c&#39;&egrave; Sergej, un vecchio marinaio che non ha ancora perdonato Gorbaciov &quot;<em>vuoi sapere cosa penso veramente di lui? Ha venduto l&#39;Unione Siovietica all&#39;Occidente. Il popolo non meritava questo destino. Ma d&#39;altronde &#8230; da uno che nasce con una voglia di coca cola sulla fronte cosa ti potevi aspettare &#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>E Tito conclude<\/p>\n<hr \/>\n<div>I<em>l comunismo ha perso la sfida con la democrazia e con la libert&agrave;. Ma non &egrave; questo che importa a Sergej. E al mondo, lo capisco ora pi&ugrave; di prima, c&#39;&egrave; bisogno di persone come Sergej. <\/em><\/div>\n<div><em>Non ricordo chi l&#39;ha scritto ma ogni uomo ha un abisso di umanit&agrave; dentro di s&egrave;, un abisso che vengono le vertigini solo a guardarci dentro.<\/em><\/div>\n<div><em>E&#39; da l&igrave; che si deve ripartire.<\/em><\/div>\n<hr \/>\n<p>Certo che pensare a PolPot che entra a Phnom Phen nell&#39;aprile del 75, pochi giorni prima dell&#39;ingresso dei Vietcong&nbsp; a Saigon, fa una certa impressione. Noi eravamo tutti in festa e non ci consola il fatto che anni dopo furono gli stessi vietnamiti a togliere fi mezzo Pol Pot. Siamo rimasti in silenzio quando PolPot massacr&ograve; tra un milione e ottocentomila cambogiani (fonte Khmer rossi) e tre milioni, per <em>fare l&#39;uomo nuovo<\/em>. Cosa vuoi che siano? Prova allora a pensare che la Cambogia aveva 8 milioni di abitanti a fai due conti.<\/p>\n<p>Tito entra in Cambogia dalla Thailandia e arriva a Poipet:<\/p>\n<hr \/>\n<div><em>Bambini da vendere per adozioni illegali, bambini da usare come mendicanti o da utilizzare come forza lavoro a costi irrisori. Bambini da ridurre in schiavit&ugrave; o da avviare alla prostituzione.<\/em><\/div>\n<div><em>Per lo meno &egrave; educativo: in posti come questi si pu&ograve; davvero toccare con mano che il comunismo &egrave; riuscito a produrre effetti esattamente agli antipodi di quelli auspicati e proclamati.<\/em><\/div>\n<div><em>Un mondo senza classi doveva cancellare l&#39;economia di mercato e invece ora il mercato &egrave; padrone di tutto. E tutto si pu&ograve; vendere e comprare.<\/em><\/div>\n<div><em>Tutto: gli organi di un poveretto, come la verginit&agrave; di una bambina.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p><span style=\"color:#ff0000;\">Caduti dal muro<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p><span style=\"color:#008000;\">Barbini Tito &amp; Ciampi Paolo<br \/>\n\t<\/span>Prezzo di copertina &euro; 12,00<br \/>\n\t2009, 300 p., brossura Vallecchi&nbsp; (collana Off the road)<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caduti dal muro l&#39;ho acquistato dopo averne appresa l&#39;esistenza dalla copertina di Quell&rsquo;idea che ci era sembrata cos&igrave; bella ed ero convinto che si trattasse di un viaggio intorno ai problemi del muro di Berlino e della sua caduta. 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