{"id":6548,"date":"2016-09-16T08:38:50","date_gmt":"2016-09-16T06:38:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=6548"},"modified":"2016-09-16T11:18:38","modified_gmt":"2016-09-16T09:18:38","slug":"scuola-pubblica-1-la-macchina-dellistruzione-statale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=6548","title":{"rendered":"Scuola pubblica 1 &#8211; la macchina dell&#8217;istruzione statale"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts6548&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts6548&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div><p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"358\" height=\"256\" alt=\"\" class=\"alignnone size-full wp-image-6588\" src=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/scuola-che-cambia-1.jpg\" style=\"width: 358px; height: 256px; float: left;\" title=\"la scuola che cambia - la macchina dell'istruzione statale\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/scuola-che-cambia-1.jpg 358w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/scuola-che-cambia-1-300x214.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 358px) 100vw, 358px\" \/>All&rsquo;apertura dell&rsquo;anno scolastico 2016\/17 gli studenti della scuola pubblica statale sono circa 9 milioni. Quelli della scuola pubblica paritaria sono quasi 1 milione. Gli insegnanti indicati nell&rsquo;organico di fatto sono 728 mila, di questi 101 mila quelli di sostegno. Nel 2015 lo Stato ha messo in bilancio 49.418 milioni di euro per la scuola statale e 494 milioni per quella paritaria (1,2% del totale).<\/p>\n<p>Si tratta di una struttura gigantesca, che offre un servizio che lascia <i>largamente insoddisfatti <\/i>sia gli utenti sia gli addetti. Ogni anno perdiamo circa 180 mila ragazzi, che vanno a gonfiare <i>il fiume dei NEET<\/i> (Not in Education, Employement or Training), ossia delle persone che non studiano, non lavorano e nemmeno seguono corsi di formazione professionale. Il Rapporto OCSE del 15 settembre 2016 li segnala in Europa:aumento: quest&rsquo;anno sono il 25% dei giovani tra i 15 anni e i 29 anni.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Quanto agli insegnanti, la loro condizione &egrave; sempre pi&ugrave; ridotta a quella di un <i>proletariato intellettuale mal preparato, poco pagato, non valutato, senza carriera, senza valore sociale. <\/i>La femminilizzazione del corpo docente &egrave; la spia di questa dequalificazione sociale: pi&ugrave; dell&rsquo;80% degli insegnanti sono donne.<\/p>\n<p>Dentro questa struttura <i>si &egrave; inceppata la trasmissione del sapere <\/i>di civilt&agrave; dalle generazioni adulte a quelle giovani. Ci&ograve; che &egrave; in questione non &egrave; solo la quantit&agrave; di conoscenze e nozioni, che pure sono la base delle competenze &ndash; la <i>competenza &egrave; una conoscenza che diventa habitus<\/i>, che si incarna nella vita -, ma il processo educativo stesso, che consiste nel fornire ai ragazzi tutti gli strumenti intellettuali e morali con i quali fare societ&agrave; e fare storia, a partire dalla propria libert&agrave; e responsabilit&agrave;.<\/p>\n<p>La rottura del legame tra istruzione e educazione &egrave; il sintomo di una rottura pi&ugrave; profonda: quella tra le generazioni adulte &#8211; che dovrebbero consegnare il testimone della staffetta a quelle pi&ugrave; giovani che stanno davanti a loro &ndash; e le generazioni giovani, che si slanciano in avanti, senza aspettare il testimone. Se questa rottura si consuma, va in crisi l&rsquo;identit&agrave; nazionale, si aprono scenari imprevedibili.<\/p>\n<p>Il 29-31 gennaio del 2003 al Forum del Consiglio dell<i>&rsquo;International Bureau of Education<\/i>, David Instance, analista senior del CERI (Center for Educational Research and Innovation, organismo di ricerca dell&rsquo;OCSE) aveva delineato sei scenari dell&rsquo;entropia del sistema educativo euro-atlantico. I primi due ci riguardano.<\/p>\n<p><strong>Lo scenario 1.a<\/strong> prevede la continuazione di potenti strutture burocratiche, che premono per mantenere l&rsquo;uniformit&agrave; del sistema e manifestano una grande resistenza a cambiamenti radicali. Le scuole rimangono istituzioni a s&eacute; stanti, gestite attraverso complessi meccanismi amministrativi. Il governo dell&rsquo;istruzione rimane accentrato a livello nazionale, anche se esigenze di maggiore efficienza spingono a sperimentare una ridistribuzione del potere tra i vari livelli. Premono in questa direzione una serie di motivi quali l&rsquo;autonomia scolastica, il decentramento verso le comunit&agrave; locali, i crescenti interessi del &ldquo;mercato&rdquo; nei confronti dell&rsquo;istruzione, e la sempre maggiore globalizzazione.<\/p>\n<p><strong>Lo scenario 1.b<\/strong> prevede un collasso dei sistemi, dovuto al rapido invecchiamento e al basso morale degli insegnanti. Irrealistica risulta l&rsquo;attribuzione di consistenti miglioramenti economici per attirare e trattenere gli insegnanti, poich&eacute; questo comporta investimenti enormi e insostenibili, considerato l&rsquo;elevatissimo numero di insegnanti necessari a far funzionare l&rsquo;apparato dell&rsquo;istruzione. La crisi rafforza in un primo tempo il potere centrale, chiamato a svolgere nuovi compiti per fronteggiare la situazione. Appare molto probabile che in queste condizioni si restringano gli investimenti per le infrastrutture scolastiche, dal momento che i fondi devono essere sempre pi&ugrave; dirottati sugli stipendi.<\/p>\n<p>La domanda &egrave;: questo sistema &egrave; riformabile?<\/p>\n<hr \/>\n<p><code><span style=\"font-family:comic sans ms,cursive;\"><strong>Pensieri in libert&agrave;<\/strong> <\/span>ha ritenuto opportuno commissionare a Giovanni Cominelli, esperto riconosciuto del settore dell&#39;istruzione, una serie di articoli che servano a gettare qualche sassolino nelle acque stagnanti del mostro sistema di istruzione ormai impegnato, complice il mondo dell&#39;informazione, a discutere solo di immissioni in ruolo, concorsoni, deportazioni, ...<\/code><\/p>\n<p><code>Lo scopo &egrave; quello di svolgere qualche ragionamento a mente aperta sui nodi di fondo del sistema e sulle ipotesi di miglioramento. Altri contributi sono bene accetti.<\/code><\/p>\n<p><code>Per evitare che la discussione si disperda nei rivoli dei diversi gruppi FB su cui questi contributi vengono pubblicati e consentire agli autori di replicare &egrave; consigliabile che gli interventi avvengano in coda all&#39;articolo utilizzando l&#39;apposito modulo. Per chi non ha mai pubblicato &egrave; richiesta, la prima volta, la approvazione dell&#39;amministratore.<\/code><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All&rsquo;apertura dell&rsquo;anno scolastico 2016\/17 gli studenti della scuola pubblica statale sono circa 9 milioni. Quelli della scuola pubblica paritaria sono quasi 1 milione. Gli insegnanti indicati nell&rsquo;organico di fatto sono 728 mila, di questi 101 mila quelli di sostegno. 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