{"id":6593,"date":"2016-09-17T09:03:41","date_gmt":"2016-09-17T07:03:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=6593"},"modified":"2016-09-17T09:03:41","modified_gmt":"2016-09-17T07:03:41","slug":"scuola-pubblica-2-un-po-di-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=6593","title":{"rendered":"Scuola pubblica 2 &#8211; un po&#8217; di storia"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts6593&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts6593&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div><p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"358\" height=\"256\" alt=\"\" class=\"alignnone size-full wp-image-6597\" src=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/scuola-che-cambia-2.jpg\" style=\"width: 358px; height: 256px; float: left;\" title=\"scuola pubblica 2 - un  po' di storia\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/scuola-che-cambia-2.jpg 358w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/scuola-che-cambia-2-300x214.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 358px) 100vw, 358px\" \/>Le istituzioni scolastiche attuali sono la risultante di una poligonale di segmenti. Essi sono:<\/p>\n<ul>\n<li>lo Stato-nazione,<\/li>\n<li>l&rsquo;Enciclopedia,<\/li>\n<li>la prima rivoluzione industriale,<\/li>\n<li>la Rivoluzione francese.<\/li>\n<\/ul>\n<p>La <strong>nascita dello Stato-nazione<\/strong> &egrave; l&rsquo;esito di una serie di lunghi e sanguinosi conflitti, di cui l&rsquo;ultimo &egrave; la tragica Guerra dei trent&rsquo;anni (1618-1648), conclusasi nel 1648 con la pace di Westfalia.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Lo Stato incomincia a costituirsi come apparato politico-amministrativo unitario, non &egrave; pi&ugrave; propriet&agrave; privata di un Re o di un Principe. Un processo convergente si muove dal basso: si passa dalla moltitudine dei sudditi, suddivisi in &ldquo;stati&rdquo; e corporazioni, al popolo-nazione.<\/p>\n<p>Di qui in avanti gli Stati hanno bisogno di &ldquo;<em>cittadini<\/em>&rdquo;. Le &ldquo;<em>persone<\/em>&rdquo;, con tutta la variet&agrave; e ricchezza di singolari e irriducibili determinazioni fisiche, psichiche, devono essere trasformate in cittadini uguali.<\/p>\n<p>Le istituzioni scolastiche sono uno degli strumenti fondamentali di questa <em>trasformazione della persona in cittadino<\/em>. Il cittadino ha due facce: quella della persona, che deve stare nel cono d&rsquo;ombra privato, e quella del cittadino, che viene esibita nell&rsquo;arena pubblica.<\/p>\n<p><strong>L&rsquo;Encyclop&eacute;die<\/strong> ou <em>Dictionnaire raisonn&eacute; des sciences, des arts et des m&eacute;tiers<\/em> incarna l&rsquo;idea che l&rsquo;acquisizione del sapere sia un movimento di liberazione umana e che, pertanto, sia\/debba essere accessibile a tutti.<\/p>\n<p>L&rsquo;Enciclopedia fornisce i programmi di studio, le discipline, le materie alla scuola statale, la quale nasce con un fondamentale obiettivo: quello di trasformare le persone in cittadini fedeli allo stato nazionale.<\/p>\n<p><strong>La prima rivoluzione industriale<\/strong>, mentre sottoproduce una polarizzazione sociale tra proprietari dei mezzi di produzione e proletariato, richiede sempre di pi&ugrave;, soprattutto nella sua seconda fase ottocentesca,&nbsp; una crescente <em>alfabetizzazione di base<\/em>.<\/p>\n<p>Formare cittadini\/sudditi, tecnici, operai specializzati, amministratori e buoni soldati richiede la costruzione di un sistema di istruzione e di educazione nazionale. Sono i francesi a costruire il modello di sistema scolastico, che dura fino a tutt&rsquo;oggi.<\/p>\n<p><strong>La Rivoluzione francese<\/strong>: il 4 settembre 1791 l&rsquo;Assemblea nazionale si pronuncia per un <em>sistema di istruzione pubblica gratuito,<\/em> aperto a tutti i cittadini, che poi <strong>Condorcet<\/strong>&nbsp; preciser&agrave; suo <em>Rapport sur l&#39;instruction publique del 1792.<\/em><\/p>\n<p>Il 19 aprile 1802 Napoleone, sulla base del <em>Rapporto Antoine-Fran&ccedil;ois<\/em>, affida ai Comuni le scuole primarie, le scuole secondarie ai Comuni o a soggetti privati, allo Stato i Licei e le Scuole specializzate. Il 10 maggio 1806 viene emanato un Decreto sull&rsquo;Universit&agrave; imperiale. Il 17 marzo 1808 la legge attuativa disegna l&rsquo;architettura istituzionale del sistema, definisce il <em>curriculum del corpo insegnante e i meccanismi dell&rsquo;Agr&eacute;gation<\/em>, cio&egrave; del reclutamento.<\/p>\n<p>Alla fine del breve itinerario rivoluzionario giacobino e napoleonico, la collocazione del sistema scolastico e la sua funzione sociale appaiono rivoluzionati rispetto a tutto il periodo storico precedente: l&rsquo;<em>istruzione come instrumentum regni<\/em> al posto della religione; le scuole come <em>santuari del sapere<\/em> al posto dei monasteri e delle scuole ecclesiastiche; il <em>curriculum <\/em>definito dall&rsquo;orizzonte culturale dell&rsquo;Enciclopedia.<\/p>\n<p>Se consideriamo la poligonale di ogni sistema di istruzione (<em>il curriculum, gli ordinamenti, la governance, il personale<\/em>), il sistema di istruzione francese funge da modello per l&rsquo;intera Europa.<\/p>\n<p>Integrate e potentemente rafforzate le sue fondamenta ideologiche da G. W. F. Hegel &#8211; lo Stato &egrave; &ldquo;<em>il divino nel mondo<\/em>&rdquo;&nbsp; e, pertanto, compito dell&rsquo;istruzione\/educazione &egrave; costruire &ldquo;il divino nel mondo&rdquo; &ndash; il sistema di istruzione propone come asse culturale e perci&ograve; come curriculum il sapere continuamente in crescita dell&rsquo;Enciclopedia, che viene amministrato e somministrato in maniera programmata, centralizzata, omogenea, eguale per tutti sull&rsquo;intero territorio nazionale.<\/p>\n<h3>l&#39;Italia del Risorgimento<\/h3>\n<p>Ne consegue un&rsquo;organizzazione didattica per materie e per ore di insegnamento\/apprendimento parcellizzata e tayloristica.&nbsp; In Italia il marchese <strong>Gabrio Casati<\/strong>, milanese, gi&agrave; presidente del Governo provvisorio dopo le Cinque giornate di Milano, nominato ministro dell&rsquo;Istruzione dal nuovo capo del governo Alfonso Lamarmora, dopo le dimissioni per protesta di&nbsp; Cavour contro l&rsquo;armistizio separato di Villafranca del 12 luglio 1859, si reca dal Re a illustrare il proprio progetto di legge di riforma del sistema educativo destinato a diventare la prima legge della scuola dell&rsquo;Italia unita.<\/p>\n<p>&ldquo;<em>Tre sistemi principali si offrivano da abbracciare: quello d&rsquo;una libert&agrave; assoluta, la quale, come in Inghilterra, esclude ogni ingerenza governativa; quello in cui, come nel Belgio, &egrave; concesso agli stabilimenti privati di far concorrenza cogli istituti dello Stato; quello, infine, praticato in molti paesi della Germania, dove lo Stato provvede all&rsquo;insegnamento non solo con istituti suoi propri, ma ne mantiene eziandio la direzione superiore, ammettendo per&ograve; la concorrenza degli insegnamenti privati con quelli ufficiali<\/em>&rdquo;.<\/p>\n<p>Esclusi i primi due modelli, per i rischi che una &ldquo;<em>libert&agrave; illimitata<\/em>&rdquo; avrebbe fatto correre al regime e al sistema politico, &ldquo;<em>restava da abbracciare il partito pi&ugrave; sicuro, vale a dire un sistema di libert&agrave; media, sorretta da quelle cautele che la contengono<\/em>&rdquo;. Dunque, &egrave; il <strong>modello napoleonico-prussiano<\/strong> quello che il Regno sardo-piemontese si accinge ad adottare con Regio Decreto legislativo del 13 novembre 1859, n. 3725, entrato in vigore con il Decreto applicativo del 19 settembre 1860, e pertanto esteso con l&rsquo;unificazione a tutta l&rsquo;Italia di allora. per costruire un assetto istituzionale e amministrativo, fortemente centralistico e burocratico-piramidale, il cui modello organizzativo &egrave; l&rsquo;esercito.<\/p>\n<p>Il liberale della Destra storica <strong>Leopoldo Galeotti<\/strong> criticher&agrave; fortemente lo statalismo assoluto nella relazione della Commissione per il Bilancio della Pubblica istruzione: &ldquo;<em>L&rsquo;istruzione pubblica diventa una macchina, che in certe ore del giorno, in tutti i luoghi, deve agire con la medesima forza, deve essere messa in moto dagli stessi maestri, deve produrre i medesimi effetti onde i cittadini non altro insegnino, n&eacute; altro imparino se non quello che il governo vuole si sappia, e nel modo e nella misura in cui egli vuole che s&rsquo;insegni e s&rsquo;impari<\/em>&rdquo;.<\/p>\n<h3>da Gentile allo Stato democratico<\/h3>\n<p>Sulla stessa linea proseguir&agrave; il liberal-conservatore Giovanni Gentile che Mussolini chiam&ograve; a rifondare il sistema di istruzione agli inizi del fascismo.<\/p>\n<p>Con la Legge 3 dicembre 1922, n. 1601, il governo di Mussolini si fa conferire i pieni poteri legislativi in materia scolastica. Nel 1923 da febbraio a dicembre vengono emanati 12 Regi Decreti, di cui dieci riguardano la scuola elementare.<\/p>\n<p>La novit&agrave; del fascismo rispetto allo statalismo liberale-gentiliano consiste in un&rsquo;accentuazione della dimensione educativa dello Stato e nel controllo partitico-ideologico e amministrativo, la cosiddetta<em> fascistizzazione.<\/em><\/p>\n<p>&ldquo;<em>Il governo esige che la scuola in tutti i suoi ordini e gradi e in tutti i suoi insegnamenti educhi la giovent&ugrave; italiana a comprendere il fascismo, a rinnovarsi nel fascismo, e a vivere il clima storico creato dalla rivoluzione fascista<\/em>&rdquo;, cos&igrave; Mussolini, in un discorso a Milano il 23 marzo 1923.<\/p>\n<p>La <em>Carta della scuola<\/em> (19 gennaio 1939) di <strong>Giuseppe Bottai<\/strong>, ministro dal 1936 al 1943, tenta di completare la rivoluzione fascista nel sistema educativo nazionale.<\/p>\n<p>Occorre prendere atto che nel dopoguerra, nonostante l&rsquo;ispirazione sussidiaria del mondo cattolico-democristiano&nbsp; &ndash; che ha conquistato per i decenni successivi la titolarit&agrave; del Ministero dell&rsquo;Istruzione &ndash; la <em>continuit&agrave; del sistema ha prevalso sulle esigenze di cambiamento,<\/em> che pure erano state avanzate dall&rsquo;interno di quel mondo, in particolare dal cosiddetto Codice di Camaldoli, da De Gasperi e dalla Commissione Agostino Gemelli.<\/p>\n<p>Di qui le difficolt&agrave; crescenti del sistema scolastico italiano ad affrontare le sfide avanzate dalla seconda, dalla terza e dalla quarta rivoluzione industriale. L&rsquo;inizio della crisi del sistema incomincia prima della globalizzazione. Fu la Legge 31 dicembre 1962 n. 1859, che istituiva&nbsp; la <em>Scuola media unificata,<\/em> a far esplodere la vecchia scuola elitaria a gentiliana e far entrare masse di studenti e di insegnanti.<\/p>\n<h3>la scuola di massa<\/h3>\n<p>Ma la struttura centralistico-burocratica, i programmi, gli ordinamenti, la preparazione degli insegnanti non cambiarono per nulla. Il Sessantotto ha tra le proprie cause, oltre ai mutamenti sociali e culturali degli anni &lsquo;50\/&rsquo;60, la crescente <em>scolarizzazione di massa,<\/em> che si riversa dalla scuola media unificata fin dentro le universit&agrave;.<\/p>\n<p>Di qui in avanti emerge con forza maggiore la <em>contraddizione tra la spinta egualitaria e universalistica e il perdurante assetto statal-centralistico<\/em> sia sul piano amministrativo che su quello pedagogico-didattico.<\/p>\n<p>Mentre <strong>don Lorenzo Milani<\/strong> denuncia, nella sua <em>Lettera ad una professoressa,<\/em> pubblicata postuma nel 1967, la struttura classista della scuola italiana e indica quale prospettiva la scuola su misura di ciascuno: &ldquo;<em>una scuola per tutti, una scuola per ciascuno<\/em>&rdquo;, il sistema educativo italiano si apre precipitosamente all&rsquo;ingresso di grandi masse di studenti e di insegnanti, mentre la vecchia qualit&agrave; gentiliana, possibile solo per pochi, si abbassa costantemente.<\/p>\n<p>L&rsquo;utopia di una <em>scuola di massa e di qualit&agrave;<\/em> non si realizza. La storia successiva &egrave; quella di almeno una decina di leggi e progetti di riforma che non approderanno mai a nulla. La pi&ugrave; importante delle proposte &egrave; quella di <strong>Luigi Berlinguer<\/strong> sull&rsquo;<em>autonomia scolastica,<\/em> con il DPR. N. 275 dell&rsquo;8 marzo 1999. Il comma 3 della Legge 107 del 13 luglio 2015 (la Buona Scuola) lo incorpora nella legge.<\/p>\n<p>Nel DPR e nelle letture successive l&rsquo;autonomia didattica, organizzativa, finanziaria, di ricerca sono individuate quali strumenti essenziali per attuare l&rsquo;intera impresa educativa e didattica della scuola.<\/p>\n<p>Intanto la riforma del Titolo V della Costituzione, approvata il 3 giugno del 2001 dal centro-sinistra, distingue per la prima volta in Costituzione tra <em>Stato e Repubblica<\/em>. Essa &egrave; assai pi&ugrave; larga dello Stato. <em>Il &ldquo;pubblico&rdquo; cessa di ridursi allo &ldquo;statale&rdquo;.<\/em><\/p>\n<h3>l&#39;inerzia dell&#39;apparato e le resistenze di una certa sinistra<\/h3>\n<p>Tuttavia, nonostante l&rsquo;evidente entropia del sistema, nonostante lo sforzo della &ldquo;Buona scuola&rdquo;, il sistema scolastico non cambia, le <em>riforme vanno a schiantarsi sugli scogli<\/em>, dopo lunga e perigliosa navigazione.<\/p>\n<p>La <em>forte resistenza ideologica della sinistra politica e sindacale<\/em>, intrecciata con quella <em>burocratica degli apparati ministeriali <\/em>e delle loro diramazioni fino in ogni scuola, si svolge lungo tre linee.<\/p>\n<p><strong>La prima<\/strong> &egrave; quella dell&rsquo;<em>ossessione della privatizzazione\/aziendalizzazione <\/em>del sistema pubblico di istruzione. Proporre autonomia, potere del dirigente, valutazione, merito, donazione liberale&#8230; significa per una diffusissima vulgata distruggere la scuola pubblica.<\/p>\n<p>Alle spalle sta una metafisica neppure tanto occulta, secondo cui il modello gentiliano continua ad essere il migliore possibile. Si pu&ograve; solo adeguare, ritoccare, aggiornare, ma l&rsquo;impianto deve restare immodificato. L&rsquo;impasto tra Giovanni Gentile, Concetto Marchesi e sindacalismo corporativo sta alla base di questo blocco ideologico, le cui origini sono lo statalismo hegelo-napoleonico, passato immodificato nel patrimonio culturale della sinistra politica e sindacale.<\/p>\n<p>Pertanto, l&rsquo;autonomia o &egrave; mero decentramento funzionale dell&rsquo;apparato centrale del Ministero oppure rischia di consegnarsi alle cattive pulsioni egoistiche della societ&agrave; civile. La quale, appunto, <em>ha bisogno di essere hegelianamente disciplinata dallo Stato<\/em>. Insomma: <em>la scuola &egrave; un pezzo dell&rsquo;Amministrazione dello Stato<\/em>, non un&rsquo;istituzione della societ&agrave; civile. Che questo assetto abbia sottoprodotto quella che Luigi Berlinguer ha definito recentemente la &ldquo;<em>scuola di classe<\/em>&rdquo; pare non turbare la falsa coscienza della sinistra radicale e\/o populista e dei sindacati.<\/p>\n<p><strong>La seconda<\/strong> &egrave; quella dell&rsquo;<em>egualitarismo burocratico e pauperistico.<\/em> Se la scuola ha il compito di rimediare alle diseguaglianze socio-culturali dei ragazzi, non ne consegue che gli insegnanti debbano svolgere tutti un compito eguale.<\/p>\n<p>Eppure, anche loro sono e devono essere eguali. Non c&rsquo;&egrave;, dunque, nessun merito da individuare, nessuna graduatoria da introdurre, nessuna differenziazione di carriere e di stipendi. Naturalmente, si tratta di eguaglianza verso il basso, tendenzialmente sul livello degli ultimi, tra gli studenti e tra gli insegnanti. Qui il <em>livellamento consiste nel riconoscere a tutti lo stesso merito, tanto agli insegnanti eroici, quanto ai &ldquo;lavativi&rdquo; o ai mediocri. <\/em>E&rsquo; il vecchio <em>socialismo\/comunismo pauperistico<\/em>.<\/p>\n<p><strong>La terza<\/strong> &egrave; <em>l&rsquo;assemblearismo, che proviene dal &rsquo;68<\/em>. I Decreti Delegati del 1973\/74 lo hanno addomesticato, regolamentato e trasformato in parlamentarismo.<\/p>\n<p>Nelle scuole ci&ograve; significa che l&rsquo;unico organo rappresentativo e di comando &egrave; il <em>Collegio dei docenti<\/em>: <em>un posto dove tutti parlano, nessuno decide, nessuno si assume responsabilit&agrave;, nessuno governa.<\/em><\/p>\n<p>E&rsquo; significativo e altamente sintomatico che le stesse accuse fatte alle ipotesi di riforma politico-istituzionale ed elettorale siano rimbalzate alla lettera nelle scuole: <em>no a un uomo solo al comando<\/em>.<\/p>\n<p>Alla fine, inevitabilmente, qualcuno governa: si tratta degli automatismi del sistema amministrativo e delle RSU. Amministrazione e sindacati sono il potere reale nelle scuole.<\/p>\n<p>Quanto al dirigente, meno si muove e meglio &egrave;. Donde la guerra scatenata contro l&rsquo;ipotesi del preside, che assume quote di personale, che destina gli insegnanti secondo le esigenze del POF triennale, che valuta il merito e distribuisce i premi in denaro.<\/p>\n<p>La propaganda sindacale lo ha trasformato nella <em>caricatura del &ldquo;preside-sceriffo&rdquo;<\/em>. La realt&agrave; di questi giorni di &ldquo;<em>chiamate dirette<\/em>&rdquo; ci dice il contrario: che il preside continua ad essere &egrave; un passacarte del Ministero e delle RSU.<\/p>\n<p>(2 &#8211; continua) &#8211; L&#39;articolo precedente &egrave; <a href=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=6548\" title=\"Scuola pubblica 1 \u2013 la macchina dell\u2019istruzione statale\">Scuola pubblica 1 &ndash; la macchina dell&rsquo;istruzione statale<\/a><\/p>\n<hr \/>\n<p><code><span style=\"font-family:comic sans ms,cursive;\"><strong>Pensieri in libert&agrave;<\/strong> <\/span>ha ritenuto opportuno commissionare a Giovanni Cominelli, esperto riconosciuto del settore dell&#39;istruzione, una serie di articoli che servano a gettare qualche sassolino nelle acque stagnanti del mostro sistema di istruzione ormai impegnato, complice il mondo dell&#39;informazione, a discutere solo di immissioni in ruolo, concorsoni, deportazioni, ...<\/code><\/p>\n<p><code>Lo scopo &egrave; quello di svolgere qualche ragionamento a mente aperta sui nodi di fondo del sistema e sulle ipotesi di miglioramento. Altri contributi sono bene accetti.<\/code><\/p>\n<p><code>Per evitare che la discussione si disperda nei rivoli dei diversi gruppi FB su cui questi contributi vengono pubblicati e consentire agli autori di replicare &egrave; consigliabile che gli interventi avvengano in coda all&#39;articolo utilizzando l&#39;apposito modulo. Per chi non ha mai pubblicato &egrave; richiesta, la prima volta, la approvazione dell&#39;amministratore.<\/code><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le istituzioni scolastiche attuali sono la risultante di una poligonale di segmenti. Essi sono: lo Stato-nazione, l&rsquo;Enciclopedia, la prima rivoluzione industriale, la Rivoluzione francese. 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