{"id":6620,"date":"2016-09-23T19:17:09","date_gmt":"2016-09-23T17:17:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=6620"},"modified":"2024-05-05T14:24:13","modified_gmt":"2024-05-05T12:24:13","slug":"la-scuola-digitale-non-e-un-gioco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=6620","title":{"rendered":"La Scuola Digitale non \u00e8 un gioco"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts6620&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts6620&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div><p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"358\" height=\"271\" class=\"alignnone size-full wp-image-6625\" style=\"width: 358px; height: 271px; float: left;\" title=\"robot a lezione\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/robot.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/robot.jpg 358w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/robot-300x227.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 358px) 100vw, 358px\" \/>La Scuola italiana sta incamminandosi verso un sentiero di cambiamento radicale. E\u2019 almeno quanto sembra emergere dal recente Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), dove l\u2019utilizzo di ausili digitali , siano essi ambienti virtuali o manufatti fisici, \u00e8 messo a sistema con una serie di azioni ed interventi. Il Piano risponde a delle esigenze di rinnovamento didattico non solo dettate dall\u2019ambiente esterno.<\/p>\n<p>Ma nei fatti cosa \u00e8 cambiato e cosa davvero cambier\u00e0? E soprattutto questo cambiamento \u00e8 davvero in atto e come?<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Prendo spunto da un mio recente post su Facebook, dove scrivevo, per rispondere a queste e altre domande: &#8220;<em>La vera innovazione a Scuola , in questo momento, \u00e8 rendere curricolare, integrare alcuni strumenti. Si pu\u00f2 non fare, ma se lo si fa occorre una metariflessione ed una seria progettazione didattica altrimenti o nulla cambia o si procede a fare giochini<\/em>&#8221;<\/p>\n<p>Negli ultimi anni (possiamo parlare anche di 10 anni), la relativa semplicit\u00e0 di ausili tecnologici ha reso accessibile, anche ai non tecnici, l\u2019introduzione di parole quale <em>coding, realt\u00e0 aumentata, ambienti immersivi, robotica educativa, serious games, smartphone e app<\/em>, all\u2019interno delle aule delle Scuole italiane.<\/p>\n<p>Questi strumenti, pur affascinanti e stimolanti, non costituiscono di per s\u00e8 una soluzione didattica, ma, anzi, se non accompagnati da una seria metodologia, possono anche creare misconcezioni e sfociare in una didattica inefficace.<\/p>\n<p>La rete \u00e8 piena di corsi di formazione online (si vedano i MOOC, <em>massive online open courses)<\/em> dove i docenti possono formarsi all\u2019uso di strumenti quali i <em>giochi educativi<\/em> per veicolare conoscenze e competenze non solo disciplinari e anche informatiche, ma anche trasversali.<\/p>\n<p>In questi corsi di formazione, molti dei quali frequentati anche dal sottoscritto, si creano comunit\u00e0 di scambio, si elaborano visioni e progetti. Il punto \u00e8 che, spesso, dietro questi corsi di formazione, ci sono validissimi insegnanti, che hanno il <em>potere di ispirare<\/em>, ma che sono spesso fuori dalla didattica quotidiana. Insomma i formatori non sono essi stessi docenti di studenti under 18 e non sempre possono rispondere e domande del tipo.<\/p>\n<ul>\n<li>Come posso inserire un visore 3D mentre spiego le equazioni di secondo grado?<\/li>\n<li>O come posso parlare di pensiero computazionale mentre spiego la storia o il latino?<\/li>\n<li>E come posso discutere di mondi virtuali se molti ragazzi neppure conoscono quello reale?<\/li>\n<\/ul>\n<p>Non sto giudicando affatto gli strumenti, ma sto puntando l\u2019attenzione sul fatto che prima di inserirli occorre un cambio di progettazione didattica, occorre intraprendere un cammino metodologico che non sempre \u00e8 uguale a quello fatto finora e soprattutto occorre anche <em>porsi degli obiettivi didattici<\/em>, in termini di efficacia che potrebbe anche portare un docente ad abbandonare alcuni strumenti (anche innovativi) a scapito di altri.<\/p>\n<p>E\u2019 per questo motivo che con i miei studenti ho introdotto la <em>robotica educativa curricolare<\/em>. Non utilizzo i robot per progetti pomeridiani o di accoglienza o per concorsi, ma essi, nelle mie ore di fisica, diventano un facilitatore procedurale per condurre esperienze sulla cinematica, la dinamica, la meccanica in generale. E\u2019 poi conseguenza discutere di <em>machine learning<\/em>, di etica e di filosofica e spesso nascono anche lezioni multidisciplinari.<\/p>\n<p>Allo stesso modo il <em>coding<\/em> non \u00e8 solo pensiero computazionale, un algoritmo chiuso che ci aiuta a risolvere problemi , problemi a cui i ragazzi sono abituati leggendo anche la settimana enigmistica. Il <em>coding <\/em>diventa pensiero divergente e creativo per fare <em>storytelling<\/em>, per creare giochi didattici disciplinari, per costruire modelli teorici, e, nel caso della scienza, leggi fisiche, dotandosi di sensori esterni (a tal proposito invito a discutere di acustica interagendo con il sensore microfono con un learning game, che diventa anche un pretesto per discutere di dati ambientali).<\/p>\n<p>La vera sfida resta oggi quella di rendere quotidiani certi strumenti, avere il coraggio di abbandonarne alcuni, che anche se stimolanti possono servire solo per intrattenere e ritornare ad una progettazione didattica dove il ruolo del docente non \u00e8 solo quello di regista, ma di co-costruttore di conoscenza (e oserei dire di competenza) con i propri studenti.<\/p>\n<p>E\u2019 un docente il mio che sa essere anche ricercatore didattico, che lavora per prove ed errori, che sa creare una comunit\u00e0 di ricerca ed azione, che sa essere collaborativo e soprattutto sa ritornare sulla vecchia via se quella nuova non funziona, ma \u00e8 <em>anche un docente temerario<\/em> che ama sperimentare e ama aggiornarsi.<\/p>\n<p>E\u2019 un docente che diventa artefice del proprio destino, ma che non \u00e8 mai solo, \u00e8 un docente che pu\u00f2 farsi docente anche verso altri colleghi e non solo in corsi Mooc.<br \/>\nE\u2019 un docente che riflette sul proprio intervento didattico e ne fa di questa riflessione uno stimolo per una indagine metodologica pi\u00f9 profonda del suo operato, una meta-riflessione appunto.<\/p>\n<p>E\u2019 un docente che sa fermarsi e sa anche apprezzare una didattica lenta, fatta non solo da slogan o di ausili all\u2019ultima moda. E\u2019 in questa direzione che il Piano nazionale Scuola Digitale pu\u00f2 assumere un senso didattico e pu\u00f2 restituire efficacia al nostro lavoro.<\/p>\n<p>Non \u00e8 certo una stampante 3D, un robot o un mondo virtuale che rende digitale e forse innovativo il nostro intervento didattico. Anzi \u00e8 proprio l\u2019utilizzo forzato di certi strumenti che invoglierebbe gli studenti ad avere una visione solo ludica della scuola, a credere che certi risultati possono essere raggiunti senza fatica e spesso senza conoscenze tecniche forti, oltre a pensare di poter utilizzare qualsiasi metodo di indagine, anche non convalidato<\/p>\n<p>Una collega un giorno mi dice: <em>devo preparare gli studenti alla maturit\u00e0 e questi dovranno andare all\u2019Universit\u00e0, a cosa potrebbe mai servirmi un robot o un videogioco per tutto questo?<\/em><\/p>\n<p>Quando lo strumento digitale viene visto solo come <em>spazio stimolo<\/em>, allora esso ha una valenza minima. Occorre invece chiedersi: <em>perch\u00e9 dovrei introdurre un robot o una stampante 3D nella mia didattica? Quali sono gli obiettivi che mi porta a raggiungere? Quali sono gli ambienti di apprendimento e le metodologie che dovrei utilizzare?<\/em><\/p>\n<p>Occorrerebbe che tutte queste domande se li ponessero non solo i docenti, ma anche tutti coloro che si occupano della nostra formazione.<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Scuola italiana sta incamminandosi verso un sentiero di cambiamento radicale. 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