{"id":6971,"date":"2016-12-23T17:10:26","date_gmt":"2016-12-23T16:10:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=6971"},"modified":"2016-12-23T17:10:27","modified_gmt":"2016-12-23T16:10:27","slug":"i-giacimenti-il-circuito-manoocchicervello-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=6971","title":{"rendered":"I giacimenti &#8211; il circuito mano\/occhi\/cervello &#8211; 3"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts6971&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts6971&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div><p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"408\" height=\"307\" alt=\"\" class=\"alignnone size-full wp-image-6988\" src=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/risonanza-magnetica-funzionale.jpg\" style=\"width: 408px; height: 307px; float: left;\" title=\"immagini di risonanza magnetica funzionale\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/risonanza-magnetica-funzionale.jpg 408w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/risonanza-magnetica-funzionale-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 408px) 100vw, 408px\" \/>Un&rsquo;altra<em> dose di realismo<\/em> (pedagogico?) spira dalle parole di quel libretto. Lo si recupera dalle &ldquo;ricette&rdquo; relative all&rsquo;imparare a scrivere e a fare di conto. Si tratta di ricette fortemente prescrittive: esercitarsi sulle aste, sulla pagina reticolata&hellip; fino a giungere ad una scrittura in corsivo con quella nitidezza che piace all&rsquo;occhio e aiuta a far bene i compiti assegnati. (A conforto di quanto va sostenendo Benedetto Vertecchi sulla necessit&agrave; del corsivo sulla base delle sue recenti ricerche).<\/p>\n<p>Potremmo ripetere l&rsquo;osservazione sul fare di conto, sul calcolo mentale, sulle quattro operazioni, sulle &ldquo;proporzioni&rdquo;, sul &ldquo;tre semplice&rdquo;: ma anche sulle nozioni di computisteria pratica, sul <em>&ldquo;fare i conti&rdquo; nella bottega con gli anticipi<\/em> o sulla &ldquo;<em> idea del bilancio&rdquo; famigliare<\/em>.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Non mi interessano qui dissertazioni particolari su quegli esercizi: valgono, estendendole, le considerazioni relative ai fondamenti antropologici della connessione circuitale mano &#8211; occhi (sensi) &#8211; cervello e sulla attrezzatura necessaria per esercitarla nella &ldquo;caccia nella foresta&rdquo;. Voglio invece sottolineare come in quella &ldquo;pedagogia&rdquo; si dia per scontato che <em>l&rsquo;apprendimento &egrave; (anche) legato a fasi ripetitive, esercitative, &ldquo;obbligate&rdquo;<\/em>, di scarsa o nulla &ldquo;creativit&agrave;&rdquo; o libert&agrave; di espressione del discente.<\/p>\n<p>Se mi permettete una opinione personale, &egrave; proprio cos&igrave;. Io credo che <em>l&rsquo;apprendimento avvenga &ldquo;per rottura&rdquo; e discontinuit&agrave; <\/em>(alla faccia del predicato della &ldquo;continuit&agrave;&rdquo; che sembra un feticcio della scuola italiana, ma forse riguarda la collocazione dei docenti..) &hellip;<\/p>\n<p>Ci sono teoremi di matematica che studi ed impari, ma solamente in un giorno insospettato, all&rsquo;improvviso, ne capisci fino in fondo il significato, come fosse una scoperta&hellip; Guai se non ci fosse quel lavoro quotidiano, noioso, ripetitivo, coercitivo esercitativo a monte, nella quotidianit&agrave; dello studio. Non ci sarebbe neppure &ldquo;illuminazione&rdquo;.<\/p>\n<p>In una lettera, Mozart dice ad un amico (cito a memoria e non dettaglio&hellip;) riferendosi ad una nuova composizione &ldquo; .<em>. Ce l&rsquo;ho tutta in testa&hellip; devo solo mettere gi&ugrave; le note&hellip;<\/em>&rdquo;. Certo, se fin da piccolo il padre non l&rsquo;avesse obbligato a misurarsi con la ripetitivit&agrave; di note e scale&hellip;.<\/p>\n<p>Formazione, bildung, costruzione. Per Tommaso &ldquo;<em>forma hominis juxta propria principia&hellip;<\/em>&rdquo; e dunque <em>&ldquo;potature di formazione&rdquo;<\/em> come allevare una pianta. Se voglio mettere un tutor ad un olivo, non ci metto un altro olivo, ma un palo dritto.<\/p>\n<p>Credo, temo, che a quella attivit&agrave; ripetitiva, coercitiva, esercitativa diamo poco peso nella scuola &ldquo;moderna&rdquo;. Anche in tale caso non mi interessano richiami fondamentalisti&hellip; credo si tratti di &ldquo;decidere&rdquo;, e in quale misura, alcune cose servano ai cuccioli per ci&ograve; che essi sono e per la loro caccia&hellip; e farle.<\/p>\n<p>Naturalmente moderni appassionati della <em>rielaborazione del costrutto di &ldquo;competenza&rdquo;<\/em> troveranno nelle affermazioni di quel libretto tante conferme sulla &ldquo;modernit&agrave;&rdquo; delle loro &ldquo;scoperte&rdquo;. E anche sulla &ldquo;novit&agrave;&rdquo; dei &ldquo;compiti di realt&agrave;&rdquo;. Se togliamo l&rsquo;attributo donnesco in nome del politicamente corretto, quell&rsquo;elenco di Lavori Donneschi &egrave; una miniera.<\/p>\n<p>Posso solo aggiungere che, ovviamente, in quella inevitabile fase ripetitiva, esercitativa, coercitiva, bisogner&agrave; pure &ldquo;simulare&rdquo;. Per insegnare a cacciare sar&agrave; bene che non si metta in mano al cucciolo subito una lancia o una spada&hellip; comincer&ograve; con canne di bamb&ugrave;&hellip;Poi si arriver&agrave;, e sar&agrave; un &ldquo;rito fondamentale&rdquo;, alla lancia vera&hellip;<\/p>\n<p>A proposito di simulazione: ricordo che, constatato che la moderna citt&agrave; &ldquo;mercantile&rdquo; non poteva assolvere al compito ideale della <em>polis paideia<\/em>, i Gesuiti, che hanno insegnato ad insegnare a tutti noi, costruirono quella &ldquo;simulazione&rdquo; di citt&agrave; che erano i loro collegi dal XVI secolo&hellip; e in quella dimensione collettiva totale avveniva la formazione.<\/p>\n<p>Nella stessa impostazione si muovono i college anglosassoni. Ma in proposito Gramsci sostiene la superiorit&agrave; di una formazione in contesto collettivo, da collegio o convitto. Recuperare la &ldquo;Ratio Studiorum&rdquo;, e scoprire come chiamiamo oggi le didattiche esercitate fin da allora. Speech, Debate o Disputatio?<\/p>\n<p>Mi rendo conto che, nel confronto oggi-ieri, sto forzando l&rsquo;argomentazione. Proprio la scuola elementare (pardon: primaria..) nella sua concreta vita ha mantenuto e mantiene l&rsquo;attenzione a numerose delle osservazioni qui fatte, spesso nella saggezza e tradizione dei maestri pi&ugrave; che non nei programmi. Ma la polemica mi serve per richiamare come ancora ci pesi addosso non risolto e spesso in modo occultamente operativo il &ldquo;modello&rdquo; gentiliano.<\/p>\n<p>E sia chiaro non mi riferisco al filosofo (in fondo fu ministro per due anni&hellip; meno della Moratti o della Gelmini&hellip;), quanto agli effetti dell&rsquo;incontro e miscela tra l&rsquo;idealismo e gran parte della cultura conservativa cattolica. Vi sono lettere di Gentile, non pi&ugrave; ministro, che si lamentava del &ldquo;gentilismo&rdquo; della amministrazione scolastica: lui aveva posto la Filosofia come architrave della istruzione superiore. Invece nei programmi ministeriali si trov&ograve;&nbsp; la &ldquo;storia della filosofia&rdquo;.<\/p>\n<p>Un tradimento del suo stesso pensiero, e il primato riconsegnato &ldquo;alle Lettere&rdquo;. Ma si sa: <em>il Latino &ldquo;insegna a pensare&rdquo;<\/em>. La Matematica o le Scienze, o la Filosofia no&nbsp; &#8230; Che la nostra tradizione sia in realt&agrave; pi&ugrave; &ldquo;crociana&rdquo; che &ldquo;gentiliana&rdquo;? Forse si capirebbe cos&igrave; come mai una certa &ldquo;nostalgia&rdquo; di una certa sinistra&hellip; aveva pensato di risolvere la cosa con un GAP, per ritrovarsi a fare convegni sulla superiorit&agrave; critica del Liceo Classico gentiliano.<\/p>\n<p>Anche qui, non essendo un pedagogista e tanto meno un didatta non ne faccio una questione teorica. Mi basta considerare che il modello gentiliano toglie &ldquo;consistenza ed autonomia propria&rdquo; alla fase di formazione che io ho indicato come &ldquo;portare i cuccioli nella foresta&hellip;&rdquo;.<\/p>\n<p>I livelli basilari della formazione acquistano invece senso solo se considerati &ldquo;teleologicamente&rdquo; propedeutici alla &ldquo;vera&rdquo; formazione che &egrave; quella del Liceo. Un sistema di istruzione che &egrave; gravitazionalmente proiettato verso l&rsquo;istruzione superiore: quello che precede ha senso solo in vista di ci&ograve; che segue.<\/p>\n<p>Il responsabile del settore istruzione della Commissione Alleata che assunse il governo dell&rsquo;Italia occupata nell&rsquo;immediato dopoguerra nella fase di transizione, era un allievo seguace di Dewey (Washburne). Lasci&ograve; in eredit&agrave; al futuro Governo italiano una proposta di revisione del sistema scolastico improntata al pensiero deweyano, incontrando l&rsquo;ostilit&agrave; in particolare della scuola cattolica. Le sue proposte rimasero lettera morta fino ad essere esplicitamente smentite con i programmi Ermini un decennio dopo.<\/p>\n<p>E tuttavia qualche cosa di &ldquo;scuola attiva&rdquo; penetr&ograve; nella scuola elementare del tempo. Anche se &egrave; difficile scordare l&rsquo;amarissima ironia di certi passaggi di Mastronardi nel &ldquo;Maestro di Vigevano&rdquo;. Ci&ograve; che conta in tutte queste argomentazioni: questo implicito &ldquo;aristocraticismo&rdquo; che pone come gravitazione dell&rsquo;intero sistema l&rsquo;istruzione superiore accompagna la incapacit&agrave; storica delle classi dirigenti italiane di strutturare un sistema di istruzione &ldquo;di massa&rdquo;.<\/p>\n<p>Come dico spesso, mandiamo &ldquo;tutti a scuola&rdquo;,<em> ma costringendo i cuccioli in un contenitore che non &egrave; &ldquo;una scuola per tutti&rdquo;<\/em>.<\/p>\n<p>Un&rsquo;ultima considerazione: dobbiamo sempre ricordare che la scuola funziona sul lavoro di persone che costruiscono la loro cultura professionale, le loro interpretazioni di ruolo, i loro immaginari e i significati sociali della loro funzione, nell&rsquo;arco di decenni di apprendimento, formazione, esercizio professionale. Certo la formazione pu&ograve; essere continua e sollecitata, ma i modelli e i costrutti di fondo tendono a riprodursi.<\/p>\n<p>Quando ci si cimenta con proposte che vorrebbero essere radicalmente innovative, magari attraverso qualche documento ministeriale o suggestione di tecniche nuove, bisognerebbe sempre ricordare quella &ldquo;costanza&rdquo; di costrutti di fondo. E non scambiare l&rsquo;innovazione per qualche tocco di cosmesi magari affascinante.<\/p>\n<hr \/>\n<p>(3 &#8211; fine) I precedenti articoli sono <a href=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=6963\" title=\"I giacimenti \u2013 riflessioni sull\u2019insegnamento elementare a inizio 900 \u2013 1\">I giacimenti &ndash; riflessioni sull&rsquo;insegnamento elementare a inizio 900 &ndash; 1<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=6965\" title=\"I giacimenti \u2013 portare i cuccioli nella foresta \u2013 2\">I giacimenti &ndash; portare i cuccioli nella foresta &ndash; 2<\/a><\/p>\n<hr \/>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un&rsquo;altra dose di realismo (pedagogico?) spira dalle parole di quel libretto. Lo si recupera dalle &ldquo;ricette&rdquo; relative all&rsquo;imparare a scrivere e a fare di conto. 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