{"id":8386,"date":"2018-07-01T13:35:52","date_gmt":"2018-07-01T11:35:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=8386"},"modified":"2018-07-01T13:35:52","modified_gmt":"2018-07-01T11:35:52","slug":"il-pd-al-tappeto-di-giovanni-cominelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/?p=8386","title":{"rendered":"Il PD al tappeto &#8211; di Giovanni Cominelli"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts8386&print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/index.php?rest_route=wpv2posts8386&print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div><p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"390\" height=\"317\" alt=\"\" class=\"alignleft size-full wp-image-8389\" src=\"http:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/pdtappeto.jpg\" style=\"width: 390px; height: 317px; float: left;\" title=\"il PD al tappeto\" srcset=\"https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/pdtappeto.jpg 390w, https:\/\/www.ceredaclaudio.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/pdtappeto-300x243.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 390px) 100vw, 390px\" \/>Ogni pugile, quando va al tappeto, &egrave; inebetito. Cos&igrave; &egrave; oggi il PD. Senza linea politica e senza leader, lo sguardo tutto rivolto all&rsquo;interno, costretto a inseguire l&rsquo;agenda altrui e a fare una guerriglia puramente reattiva. Attorno al <em>pugile groggy<\/em> si affannano oggi antichi e nuovi coach. Mai come oggi il PD &egrave; apparso un partito eterodiretto da un gruppo di <em>intellettuali-giornalisti-opinion maker<\/em>: molti di costoro sono gli stessi che lo hanno spinto sull&rsquo;orlo dell&rsquo;estinzione, o attaccando ferocemente il leader di turno &ndash; in questo caso Renzi &ndash; o fornendo descrizioni improbabili del <em>mondo l&agrave; fuori<\/em>.<\/p>\n<p>Questo mondo giornalistico-intellettuale di sinistra, la cui icona resta pur sempre Eugenio Scalfari, &egrave; divenuto lungo gli anni il deposito di tutte le culture obsolete della storia della sinistra. Del resto a loro non servono elettori, bastano i lettori.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Ma, se questi gruppi di opinione hanno potuto giocare fino ad oggi un ruolo cos&igrave; importante, se la cinghia di trasmissione con gli intellettuali e con la cosiddetta societ&agrave; civile ha incominciato a girare all&rsquo;incontrario, ci&ograve; si deve al fatto che, dopo Togliatti-Berlinguer, tramontati i mondi e le categorie teoriche di riferimento, i gruppi dirigenti del PCI e delle sue sigle succedanee hanno smarrito la capacit&agrave; di lettura della storia d&rsquo;Italia, dei mutamenti sociali e antropologici, del contesto internazionale, quasi che potesse funzionare una sorta di <em>autonomia del politico<\/em> che detta l&rsquo;agenda al mondo. Invece &egrave; proprio dai mutamenti del mondo stesso &ndash; dalla totalit&agrave; planetaria degli eventi e dei pensieri che li riflettono&ndash; che occorre ripartire, assumendo come primo dato che noi, la politica, i partiti ne siamo solo una variabile dipendente.<\/p>\n<h3>La paura di fronte mondo nuovo che viene avanti<\/h3>\n<p>Dunque: lo splendido dopoguerra &egrave; finito. L&rsquo;et&agrave; del progresso e dello sviluppo, l&rsquo;et&agrave; del <em>governo bipolare del mondo<\/em>, tutto ci&ograve; sta alle spalle. Nuove potenze emergenti, conflitti, guerre civili e terrorismo, mutamenti climatici, esplosione delle nascite in Africa, inverno demografico in Europa, crisi finanziaria ed economica, sviluppo bio-nano-tecnologico, intelligenza artificiale, globalizzazione e digitalizzazione &ndash; il tutto condensato in pochi decenni &ndash; che cosa stanno producendo nella mente occidentale, cio&egrave; in ciascun individuo che abiti nella parte nord-occidentale del mondo, dalla Polonia, all&rsquo;Inghilterra, agli Usa?<\/p>\n<p>Nella mente del progresso irreversibile, dello sviluppo continuo, dei diritti, delle libert&agrave; e della democrazia? Semplicemente, la perdita della convinzione di poter decidere del proprio futuro e del proprio destino, il senso di paura, di insicurezza. Affidarsi, come da sempre, alla politica rappresentativa e democratica? E&rsquo; vissuta come impotente, inefficace e forse inutile. Ho paura del futuro. Non importa come ho votato finora, se di destra o di sinistra. Adesso ho paura. E se sono un cittadino occidentale &ndash; americano, inglese, francese, tedesco, italiano&hellip; &ndash; ho paura del declino del mio Paese.<\/p>\n<p>La paura non &egrave; un&rsquo;emozione viscerale, &egrave; uno stato mentale: nasce dall&rsquo;intelligenza del mondo, non dalla pancia. Non &egrave; uno spavento occasionale, &egrave; una condizione culturale che attraversa la vita quotidiana di molte persone, di molti giovani. Non &egrave; un&rsquo;invenzione degli &ldquo;imprenditori della paura&rdquo;, &egrave; il sottoprodotto del mondo come &egrave; oggi, nel quale l&rsquo;Assoluto economico-finanziario abbatte ogni giorno le frontiere bucate degli Stati nazionali, incurante dei fiori che calpesta sul suo cammino &ndash; cos&igrave; scriverebbe Hegel &ndash; e delle comunit&agrave; nazionali. Si tratta di <em>cosmopolitismo feroce<\/em>.<\/p>\n<h3>Le ragioni della vittoria del pessimismo<\/h3>\n<p>Finora, in quanto elettore occidentale, mi sono trovato davanti due tipi di risposta politica in competizione.<\/p>\n<ul>\n<li>La prima &egrave; quella pessimistica: abbiate paura! Se la rete mondiale di governo del mondo &ndash; Onu, Nato, Unione europea, Dollaro, Euro&hellip; &ndash; non regge, se l&rsquo;insicurezza sta diventando la nostra condizione, se l&rsquo;arena mondiale &egrave; troppo grande per ciascuno Stato e per ciascun cittadino, allora prepariamo le fortezze, scaviamo i valli e le trincee davanti a casa nostra.<\/li>\n<li>La seconda &egrave; quella ottimistica: paura di che? Ne usciremo, come &egrave; sempre accaduto negli ultimi settant&rsquo;anni. Anzi, ne stiamo gi&agrave; uscendo. Le nostre democrazie liberali ci hanno protetto e continueranno a farlo. Il progresso non si ferma. Di qui il messaggio dei progressisti. Di qui l&rsquo;ottimismo leggermente vanesio di Renzi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Perch&eacute; ha vinto la risposta pessimista? Perch&eacute; quella ottimista &egrave; apparsa inerziale, fatua, insincera: non descrive la realt&agrave; e la coscienza di essa. Pi&ugrave; finalizzata a rassicurare i gruppi dirigenti che i cittadini. Perch&eacute; ha considerato non fondata la paura, quasi fosse una creazione politica in vitro. Non l&rsquo;ha presa sul serio. E quando Minniti ha lanciato l&rsquo;allarme sulla tenuta della democrazia &ndash; cio&egrave; dei principi liberali &ndash; in relazione alle insorgenze virulente contro gli immigrati, &egrave; stato oggetto di sberleffi.<\/p>\n<p>Se i cittadini sono convinti che gli immigrati in Italia &ndash; che sono circa l&rsquo;8% &ndash; siano il 28%, questa percezione &egrave; solo frutto di disinformazione intenzionale e di ignoranza crassa o &egrave; anche prodotto di una condensazione simbolica di tutte le paure del futuro? Non sono queste che sant&rsquo;Agostino ha cos&igrave; ben descritto nel <em>De civitate Dei<\/em>, dopo il sacco di Roma del 410?<\/p>\n<h3>La sinistra storica non &egrave; la risposta a Salvini e Di Maio<\/h3>\n<p>In questo periodo, molti venditori di almanacchi e intellettuali della cattedra spacciano punti programmatici e diete miracolose per la sinistra e per il PD. Molte sono del tutto ragionevoli, altre sono regressive. Ma una cosa &egrave; certa: se il nazional-populismo, nella duplice versione sovranista di Salvini e individualista radicale del M5S, &egrave; divenuto la nuova\/antica forma di autorappresentazione della coscienza collettiva in un drammatico passaggio d&rsquo;epoca, &egrave; del tutto vano contrapporvi l&rsquo;assemblaggio di culture obsolete e di personale politico della sinistra storica. N&eacute; sar&agrave; l&rsquo;unit&agrave; della sinistra che far&agrave; risorgere la sinistra, ma l&rsquo;individuazione del crinale culturale decisivo.<\/p>\n<p>Ora, il crinale &egrave; quello liberal-cristiano, fondativo della moderna Europa. E&rsquo; l&rsquo;idea&hellip; della persona con l&rsquo;Altro contro l&rsquo;individualismo delle monadi; della responsabilit&agrave; contro l&rsquo;egoismo feroce; dei diritti\/doveri contro il dirittismo; del senso del limite contro la pretesa dell&rsquo;onnipotenza; della comunit&agrave; mondiale contro i nazionalismi di guerra; della concorrenza regolata contro i protezionismi e i dazi; degli Stati uniti d&rsquo;Europa contro l&rsquo;anarchia dei governi nazionali&hellip; Non sono i programmi che mancano al PD, &egrave; la metafisica di fondo.<\/p>\n<p>Ciascuno comunica pi&ugrave; o meno ci&ograve; che ha. Il PD ha comunicato perfettamente la propria visione confusa del mondo e l&rsquo;incertezza delle categorie per interpretarlo. Ora, ci si attende che alla piattaforma Rousseau si contrapponga con pari rigore culturale la piattaforma Montesquieu.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni pugile, quando va al tappeto, &egrave; inebetito. Cos&igrave; &egrave; oggi il PD. Senza linea politica e senza leader, lo sguardo tutto rivolto all&rsquo;interno, costretto a inseguire l&rsquo;agenda altrui e a fare una guerriglia puramente reattiva. 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