la scuola e i coltelli

Mi manca il polso diretto ma ci sono stato dentro per quasi 40 anni e certe cose le percepisco a naso. In proposito mi piacerebbe che qualche ex alunno dicesse la sua.

Ciò che sta avvenendo con le aggressioni e le coltellate segna secondo me l’affacciarsi di un conflitto insanabile tra adolescenti ed adulti. Sta venendo avanti una generazione che vive, si regola, si giudica in un mondo totalmente impermeabile con le sue regole, le sue gratificazione, i suoi strumenti di comunicazione: il mondo dei pari cointrapposto a quello degli adulti entro cui si collocano i professori.

Non servono e non serviranno a nulla le regole sui coltelli, le pene legate alla detenzione, i metal detector (assolutamente improponibili dal punto di vista organizzativo e inutili dal punto di vista pratico).

Bisogna, sul piano educativo, rompere la separatezza del mondo chiuso ed autosufficiente il che non vuol dire negare il senso di spazi, luoghi e tempi auto-organizzati ma vuol dire rompere la separatezza e la incomunicabilità. Il giovane che parla con l’adulto non deve essere percepito come un traditore, la spia che, proprio per questo, la pagherà con l’isolamento.

Quando accadono gli episodi più gravi inizia tra gli adulti la discussione sulle chat  e sui social percepiti come i luoghi in cui si sviluppano la emulazione, la documentazione, la discussione interna. In questo caso il ragazzino fuori di testa aveva al collo lo smartphone per fare l’immancabile video e a casa materiale per produrre mini-esplosivi caserecci.

Credo che, se il ministro ha dei soldi da investire lo debba fare per interrompere la connessione tra la mano e lo smartphone. La scuola deve tornare ad essere un luogo, il luogo della comunicazione, della socialità e deve avere delle regole ferree rispetto a ciò che lo impedisce. Nelle scuole ci siano spazi di tipo personale in cui si possono depositare in maniera sicura abiti, libri, materiali di cancelleria e gli smartphone che in quelle 5 ore devono essere altrove rispetto alla persona.

E’ il minimo per ricominciare a comunicare, per rompere la spirale della mano-smartphone-uomoscimmia.

La professoressa si è salvata perché sull’elicottero c’erano le sacche per procedere ad una immediata trasfusione e mi sento di ringraziare il sistema del 112 lombardo coordinato da Bertolaso uno di cui si è detto tutto il male possibile. Da quel che ho capito, con il fendente al collo c’era di mezzo una delle giugulari e in quel caso ci vuol poco a morire.

Dai primi commenti ed inchieste emergono le solite cose: una prof esemplare, severa ed impegnata, di alto livello; problemi di violenza all’interno con precedenti anche recenti.

Sono un pazzo? Un idealista? Un don Chisciotte?

Certo che non è facile; certo che sarà dura; certo che all’inizio non capiranno. Ma stiamo scivolando lungo una china  molto brutta e se non ci mettiamo a remare contro finiremo per schiantarci tutti e non parlo della scuola ma della società. So anche che la scuola non basta se dietro non c’è una famiglia che si interroga. Insomma due attori per una unica educazione: tirar fuori e non mettere dentro




Le Vedove e le Pitonesse Immacolate

Giorgia Meloni ha deciso di prendere in mano la situazione: primo passo Andrea del Mastro (delle Vedove) e Giusi Bartolozzi dimissioni discusse e presentate; secondo passo la Ministro Santanché faccia altrettanto

Il secondo passo è molto più impegnativo del primo per diverse ragioni:

Santanché non è direttamente coinvolta sul referendum e dunque in questo caso il messaggio politico è molto chiaro: mo’ basta. Non possiamo permetterci di coprire chi ha scientemente organizzato truffe ai danni del sistema pubblico. Magari si è data da fare per il turismo ma ,all’esame finestra ed è questo che vedono gli elettori, risulta impresentabile.

Le dimissioni di un ministro sono molto più pesanti di quelle di un sottosegretario o di un alto funzionario. I ministri li nomina il Presidente della Repubblica, mentre il Presidente del Consiglio (che li ha proposti) assegna le deleghe e dunque quello che può adombrare il PdC, dopo aver auspicato le dimissioni, è di togliere le deleghe; ma Santanché si volatilizza solo se Mattarella la revoca e/o passa una mozione individuale di sfiducia  di cui il Presidente della Repubblica deve prendere atto.

L’operazione pulizia sta riguardando ambienti tutti interni a Fratelli d’Italia che non incidono sulla coalizione e, per questa ragione, si tratta di una operazione più semplice, ma comunque complessa per la presenza di Santi in Paradiso. In questo caso il Presidente del Senato La Russa che fu l’artefice della trasmigrazione di Santanché dalla estrema destra a Fratelli d’Italia, che tramite Santanché ha fatto affari anche di recente e La Russa non è un  Del Mastro qualsiasi.

Su Youtube trovate una intervista in cui Santanché motiva il suo ritorno a Fratelli d’Italia dopo fasi nella estrema destra di Storace (in polemica con Fini) e poi in Forza Italia: molto netta, sicura, persino sprezzante con una Giorgia Meloni quasi schiacciata che ascolta ed annuisce.

Mi sono incuriosito sulla ragione per la quale, anche dopo il divorzio dal primo marito (un noto chirurgo plastico che la maneggiò a 21 anni), continui a non usare il suo cognome vero, Garnero. Si tratta di una questione di notorietà e la cosa è stata reciprocamente accettata in sede di divorzio.

Nella stessa intervista è il marito a spiegare le ragioni del soprannome di pitonessa che la ministra del turismo si porta dietro. Ho sempre pensato che si trattasse di una questione legata all’esibizionismo nel vestire, si tratta invece della sua abitudine a raccontare la barzelletta della pitonessa e del coniglietto (esprit de finesse).

Un coniglio esce di galera dopo tanti anni e decide di andare subito a trovare una nota casa-chiusa e chiede della più famosa delle prostitute: la pitonessa. Il coniglio viene accompagnato nella camera al buio, poi, dopo essersi abituato allo scuro della camera, nota due grandi occhi gialli e…subito dopo torna il buio.
Passa qualche decina di minuti e il coniglio non si fa più vedere per cui la proprietaria incomincia a preoccuparsi e corre verso la camera della pitonessa, apre la porta, accende la luce e trova la pitonessa tutta gonfia e satolla. Con le buone e le cattive le da una bastonata e le fa sputare il coniglio il quale uscendo esclama soddisfatto: “Bestia, che pompino!”.

Del Mastro (leggete la sua biografia politica) è con Giorgia Meloni dall’inizio e fa parte del suo entourage, della sua generazione; portatore di odio nei confronti dei reclusi.

La Russa è uno che stava sulle barricate in nome di un MSI duro-puro e nero negli anni 70 ai tempi della federazione MSI di MIlano in via Mancini (quelli di San Babila, quelli dell’assassinio dell’agente Marino). E’ vero oggi occupa la Presidenza del Senato ma è ben chiaro cosa rappresenti in termini di anello di congiunzione tra il partito del 5% della fiamma, di Almirante, del neofascismo e l’operazione ambiziosa di Fratelli d’Italia.

Dunque vediamo cosa succede nel caso in cui Santanché tenga duro: le toglie le deleghe? si rivolge a Mattarella? aspetta la mozione di sfiducia della oppozione e la fa fuori con un bel voto di astensione? In quel caso La Russa non potrà far finta di nulla.

In tutti i casi si tratta di una operazione coraggiosa e pericolosa per uscire dall’angolo e tentare di evitare, in termini di azione di governo, di rimanere un anno a cuocere a fuoco lento.

Ci si domanda, e a sinistra lo si chiede, perché il ministro Nordio sia rimasto fuori dalla purga. Vedo due ragioni: nordio non ha al momento imputazioni di natura penale anche se sul caso Almasri ci è andato vicino e dunque la accusa è al più politica: aver gestito male il referendum. Ma Nordio, in Fratello d’Italia rappresenta il volto liberale (per provenienza politica) così come Crosetto e in un contesto in cui Frastelli d’Italia va rimessa politicamente in piedi non è il caso di toccare chi è stato acquisito all’esterno del paniere tradizionale.

E’ esclusoche nel corso del prossimo anno questa maggioranza possa portare a termine le altre due riforme di coializione (il premierato progetto Meloni e la devolution progetto Salvini) visto che la più semplice (voluta da Forza Italia) e che riprendeva progettualità nate a sinistra è saltata per aria perché il NO politico ha fatto presa sull’elettorato del Nord mentre nel centro Sud il SI’ è rimasto a casa (si veda il caso della Sicilia, della Calabria e di altre regioni governate dal Centro Destra).

Aggiungo infine che l’insuccesso politico di Forza Italia sta avvicinando la fine politica di Tajani considerato inadeguato dalla famiglia Berlusconi che di questo partito è presidente del Consiglio di amministrazione e che ne rende possibile, in termini economici, la esistenza.

Cosa rimane? Qualche mossa in politica estera (problema Trump, problema energia, problema Ungheria, problema Turchia) ed eventualmente il ponte sullo stretto. Staremo a vedere.


Nella serata del 25 marzo la vicenda si è conclusa. Santanché ha accettato di dimettersi ma lo ha fatto con una dichiarazione dura e sprezzante sottolineando di essere immacolata e di aver ritardato le dimissioni per rimarcare la sua diversità rispetto a Del Mastro.

E’ vero, è immacolata perché le indagini per bancarotta fraudolenta e per frode sono ancora in corso.

Io voglio però citare una vicenda per la quale non sarà mai condannata, nè lei nè il suo sodale ma che ai miei occhi li rende indegni. I due (Santanché e La Russa) non compaiono direttamente perché compaiono il fidanzato Dimitri Kunz e Laura De Cicco (moglie di Ignazio La Russa).

Nel 2022, dopo la morte del professor Francesco Alberoni hanno acquistato e rivenduto la sua villa di Forte dei Marmi per 2.45 milioni di €. Tutto regolare tranne che l’hanno rivenduta dopo 58 minuti con una plusvalenza di un milione di euro.

Dal punto di vista penale la segnalazione di Banca d’Italia non ha portato a nulla. Ma dal punto di vista morale ce ne è per tutti i gusti.

Sono stati bravi, nella vita bisogna cogliere l’attimo, cosa ci vuole a trar fuori 2 milioni e mezzo, l’affare me l’ha proposto un amico, i due milioni e mezzo li ho restituiti subito e il milione in più metà per uno.

E’ evidente che se Giorgia Meloni vuole misurarsi con il consenso elettorale queste cose non fanno bene e aggiungo che Ignazio Benito ha ricevuto un messaggio chiaro. Se avevi in mente la Presidenza della Repubblica mettici pure una pietra sopra. Per fortuna nostra e della destra italiana i tempi in cui Berlusconi era il modello in stile prendi i soldi e scappa sono tramontati.




Ha vinto il no – bene!

Ha vinto il NO. Bene! Ha vinto fra i giovani, nelle grandi città e nel Sud. Bene! La mia boccia di cristallo era guasta e non me l’aspettavo.

E adesso?

Adesso sono chiari gli effetti sul Governo. Un po’ meno quelli sull’opposizione.

Nel Governo ha perso Forza Italia, che su questa riforma si era giocato il suo progetto principale. Ma hanno perso anche i grandi progetti di Riforma Costituzionale che ora non potranno più andare avanti per paura di un altro sicuro NO. Niente Premierato, pilastro dei Fratelli di Garbatella. Niente Regionalismo Differenziato, pilastro della Lega, indispensabile per tenere insieme i bossiani con i salviniani.
Il Ponte salviniano, grande promessa di sbarco della Lega sul fronte Sud, era già quasi in coma e non illudeva più nessuno.

La povera DonnaMadreCristiana aveva puntato tutto sul suo grande ruolo internazionale anche perché parla un inglese da seconda Liceo, ma per gli standard italici era quasi William Shakespeare.
Peccato che abbia sbagliato i cavalli su cui puntare: si era appiccicata prima a Elon Musk, poi al biondo Donald, ma ormai nell’immaginario collettivo questi due ignorantotti arroganti non sono più né cavalli né cavilli.

Ora le resta solo sperare che in Europa le diano una sedia, anche uno sgabello, sapendo però che non le perdonano le fughe atlantiche e le piccole furbizie di livello Ecce Bombo.

Insomma, per dirla con Berlinguer, il Governo “ha ormai esaurito la spinta propulsiva”. Potrà ancora galleggiare con piccole mance elettorali, qualche scambio di potere sottobanco e le solite occupazioni di potere secondario, ma ormai la sua parabola ha solo derivate negative di pendenza a ripidità crescente (traduzione per i non-matematici: potrà andargli solo peggio).

Quindi?

Come diceva Mao Ze-Dong, “C’è grande confusione sotto il cielo. La situazione è eccellente!“. Poi aggiungeva “Quando il tuo nemico sta affogando non farlo soffrire. Tienigli la testa sott’acqua!“.

Ottima soluzione! Ma poi?

Per fare un passo in avanti non basta che l’avversario faccia un passo indietro. Occorre sapere da che parte c’è il nostro avanti.

E’ vero che la Meloni ha vinto le elezioni perché aveva un grande programma di coalizione credibile (e anche perché l’opposizione non ne aveva nessuno), ma se vogliamo sostituirla occorre fare come lei.
Dobbiamo definire un grande programma di coalizione basato su tre o quattro grandi idee portanti.

Ideee nuove? Non c’è che da scegliere …

Quali sono le grandi idee su cui possiamo costruire un grande programma di coalizione alternativo?
Ne occorrono tre o quattro su cui puntare tutte le nostre carte.

Si tratta “solo” di sceglierle fra i tanti bisogni del nostro strano Paese. Le esigenze non mancano e non c’è che l’imbarazzo della scelta fra i tanti esempi disponibili sulla bancarella delle idee.

Per esempio:

  • una riforma della Scuola (o forse ci accontentiamo di parlare di accoglienza e di numero di studenti per classe?)
  • una politica della Ricerca che permetta ai giovani cervelli di lavorare in Italia in ambito scientifico/storico/culturale/artistico/ambientale e di attrarre ricercatori da tutto il mondo
  • una riforma della Sanità che integri i grandi centri sanitari nazionali con le risorse e le esigenze locali
  • una riforma della Giustizia che, senza modificarne la struttura, la renda più efficiente e diventi un vero servizio al cittadino
  • una politica Fiscale che intervenga pesantemente contro corruzione ed evasione e aiuti il cittadino a pagare tasse accettabili con incentivi premiali prevalenti rispetto ai disincentivi punitivi
  • una politica del Lavoro che superi le barriere di rigidità e difenda i diritti dei lavoratori tenendo conto dell’inevitabile precariato, del lavoro a distanza e delle nuove flessibilità
  • una politica dei Trasporti che integri le grandi rotte nazionali e internazionali con i trasporti pubblici e privati locali
  • una politica della Difesa che integri le risorse militari nazionali con quelle europee,
    considerando il progressivo disimpegno americano
  • una politica Energetica che superi i blocchi ideologici e affronti le esigenze del Paese tenendo conto delle nuove tecnologie e integri le risorse locali con le grandi politiche energetiche planetarie
  • una politica Ambientale che superi gli estremismi ideologici e valorizzi l’ambiente naturale, paesaggistico, artistico e culturale, offrendo ai giovani nuovi lavori e alle famiglie nuove risorse locali
  • una politica del Turismo che valorizzi le risorse locali e canalizzi i grandi flussi turistici nazionali e internazionali sfruttando tutte le risorse pubbliche e private disponibili

Piccolo promemoria

Tutte le idee scritte nell’elenco precedente sono interessanti anche per la Destra. Su ognuno dei temi citati la Destra potrebbe basare un programma di coalizione, ovviamente con obiettivi opposti a quelli che noi vorremmo.

Se non definiamo degli obiettivi chiari lasciamo uno spazio vuoto che prima o poi verrà riempito da altri.
Traduzione: o ci pensiamo noi o ci pensano loro. Tertium non datur…




la spuntat-ina è stata una spuntat-ona

Il 14 marzo scrivevo così:

Per la prima volta al prossimo referendum ne uscirò soddisfatto comunque vada (totalmente o parzialmente).
Totalmente se vince il sì perché ritengo questa una riforma giusta.
Parzialmente se vince il no perchè questo centro destra ha fatto un po’ di scivoloni sul tema e ha bisogno di una spuntatina.

Ieri quando alle 15 sono stati dati i primi instant poll che davano i no avanti di 2 o 3 punti, mi sono detto, ci siamo, c’è stata la spuntatina. Poi ma mano che si passava dalle interviste ai dati ver, i la -ina si è trasformata in -ona non solo perché lo scarto finale è stato di 8 punti ma perché ciò è avvenuto insieme ad una inversione di tendenza sul numero di votanti che sè avvicinato al 60% (pur senza arrivarci).

Se ragiono in termini di modifiche costituzionali osservo che nel 2016 Meloni ha perso meglio di Renzi, ma la riforma Renzi toccava la Costituzione molto più in profondità (tipo di bicameralismo, rapporti tra potere legislativo ed esecutivo) ed ebbe (a sinistra) un boicottaggio meno esplicito ed organizzato.

Il quadro del risultato, nei suoi aspetti principali è il seguente:

  • dove il campo largo giocava in casa lo scarto è stato molto alto (di circa 20 punti) ed è tale anche in città e province dove le coalizioni a guida PD hanno perso il governo amministrativo o perché hanno vinto liste civiche o perché ha vinto lo schieramento meloniano: esemplare il caso di Siena che, da due tornate è in mano al centro destra, ha un Sindaco di Fratelli d’Italia (Nicoletta Fabio) che si è espressa (in maniera pacata, ma lo ha fatto) a favore del SI; a Siena il risultato è stato di 42 a 58 (nel mio piccolo comune 39 a 61)
  • nelle regioni meridionali si è votato poco e in quel caso la botta per il sì è stata molto grossa (in Sicilia 61 a 39) e io su certe cose mi sento un po’ bossiano
  • nelle tre regioni del nord (Lombardia, Triveneto e Friuli) il sì ha vinto ma con % inferiori a quelle dove ha vinto il no
  • nel voto all’estero, meno toccato dalla campagna elettorale, hanno vinto i sì ribaltando ciò che accade di solito nelle consultazioni politiche
  • i giovani hanno dato un bel contributo alla crescita della % di votanti e hanno votato NO in maniera molto più netta rispetto alla media

qualche insegnamento

sul piano delle riforme costituzionali

La strada appare definitivamente sbarrata a cambiamenti che non siano frutto di compromessi ed allenze a livello parlamentare dell’ordine del 70% (abbiamo avuto due controprove nel 2016 e nel 2026 con proposte arrivate da ciascuno dei due schieramenti e sonoramente bocciate).

Bisogna prendere atto che la strada per modificare la seconda parte della Costituzione nei diversi punti che lo richiedono (organizzazione della magistratura, crisi del parlamentarismo, premierato o presidenzialismo, inserimento dei principi della legge elettorale) non può avvenire per iniziativa della sola maggioranza pro-tempore con la opposizione chiamata (magari) a proporre piccoli cambiamenti in corso d’opera.

La modifica della Costituzione richiede un accordo preventivo sulle cose da ritoccare e una solenne disponibilità ad accettare il risultato del lavoro comune. Poiché i cambi di opinione tra le campagne elettorali e le concrete legislature sono sempre all’ordine del giorno l’unica possibilità è quella di una legislatura costituente che sia tale già nel momento di indizione del voto.

Dico subito che su questo punto sono molto pessimista perché il deterioramento del sistema parlamentare (in Italia basato sul predominio dei partiti sin dal 47/48) è tale da farmi ritenere che ciò sia possibile solo sulle macerie del sistema precedente, il che avviene solitamente quando c’è una guerra (e questo non me lo auguro).

sul piano delle prospettive politiche

a destra

Lo schieramento di centro destra si è mosso male e ha perso malissimo. Si è mosso male perché si è illuso di poter portare a casa il risultato manu militari nel corso della elaborazione del progetto: non ha saputo rompere in maniera significativa la corporazione-magistrati, ha avuto una serie di cadute di credibilità da parte di suoi esponenti di primo e/o secondo piano.

Nordio era stato messo lì in quanto ex PM di formazione liberale (si veda il suo ruolo ai tempi di mani pulite) pensando ad una figura che non provenisse dallo zoccolo duro degli ex-missini, con una operazione simile a quella di Crosetto alla difesa. La cosa non ha funzionato per scarsa autonomia ma anche per le numerose cadute di stile e di progetto.

In risposta alla chiamata alle armi da parte del campo largo il centro destra ha risposto allentando la battaglia sul carattere liberale della riforma e sdraiandosi sul qualunquismo elettorale (Garlasco, Gratosoglio, casa nel bosco, …) sino alle dichiarazioni del Capo di Gabinetto di Nordio, la ex magistrato Giusi Bartolozzi, giudicata intoccabile perché fu lei a gestire il caso Almasri.

«Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che è… che sono plotoni d’esecuzione … Il penale uccide le persone, rovina la reputazione, uccide le famiglie. Poi può essere che dopo 15 anni una parte si sente dire che il fatto non sussiste. Ma nel frattempo il penale tocca la vita delle persone».

Uno splendido esempio della capacità di trasformare una battaglia giusta (quella detta della giustizia giusta) che prende le mosse dal caso Tortora e che si snoda sulle tante impunità di PM manettari) in un autogol clamoroso. Un capo di gabinetto avrebbe dovuto dire vogliamo che i giudici siano pienamente terzi rispetto ai PM e per questo occorrono carriere ed organismi di autogoverno separati. Ci impegnamo a fare in modo che in caso di clamorosi errori giudiziari, come nel caso Zuncheddu, la vittima messa ingiustamente all’ergastolo, in attesa del dovuto risarcimento, abbia immediatamente uin assegno alimentare provvisorio che gli consenta di vivere.

Non la faccio troppo lunga il centro destra dovrà sciogliere immediatamente i nodi Nordio, Bartolozzi, Del Mastro, Santanchè se non vuol cadere in una immagine di sè della serie io sono io e voi non contate un cazzo. Bene o male Giorgia Meloni è riuscita a vivacchiare bene sulla politica estera ma deve dimostare di essere decisionista al suo interno e, se occorre un tagliando al suo governo, lo deve fare.

nel campo largo

Qualche lettore mi perdonerà se ho usato e continuo ad utilizzare il termine il richiamo della foresta. Preciso intanto in che senso lo uso: nella sinistra sia riformista, sia massimalista ci sono delle parole d’ordine che hanno una presa immediata e una di queste è l’accoppiata Costituzione-Antifascismo. Quando scrivo e parlo di richiamo della foresta intendo l’uso eccessivo e, spesso, prepolitico di questa accoppiata.

Faccio un esempio: la separazione delle carriere e la istituzione di un’alta corte chiamata ad esprimersi sulle violazioni etiche e/o disciplinari da parte dei magistrati è parte integrante dei programmi dell’Ulivo e del PD dalla fine degli anni 90.

Il fatto che il tema sia diventato parte del programma del centro destra e, per di più, sia stato messo in agenda da Meloni che si rifiuta testardamente di pronunciare la parola magica antifascismo, trasforma automaticamente il progetto in una cosa negativa e da combattere perché chissa cosa nasconde e dietro quel chissa cosa nasconde vieni fuori di tutto.

Questioni eminentemente tecniche si trasformano in reconditi progetti di controllo e si costruiscono le più bizzarre interpretazioni degli articolati delle leggi. Il richiamo della foresta funziona: l’alta Corte non è presieduta dal Presidente della Repubblica e non importa se il Presidente, come ha chiarito egli stesso ancora di recente, non si occupa del funzionamento ordinario di tali organi.

Nell’alta Corte non è previsto un organo superiore di appello; vero, per evitare duplicazioni infinite si è previsto che le decisioni non si prendano in plenaria ma tramite collegi e che in caso di appello la decisioni spetti ad un collegio con composizione completamente diversa da quello che prese la prima decisione, … Ci si diverte ad ipotizzare cher i collegi saranno controllati dalla politica (esecutivo) e basta un po’ di aritmetica per far vedere che il compito spetterà in larghissima misura ad appartenenti alla magistratura e che le ipotesi di controllo esterno sono puri parti di fantasia.

Alla fine di tutto compare come un mantra il tema Presidente della Repubblica: vogliono controllare il Parlamento ed eleggersi il prossimo presidente. Beh, direi che se le cose stanno così, sia il caso di occuparsi di consenso elettorale, di progetti per l’Italia, di legge elettorale e di una coalizione all’altezza della sfida.

Non che si debba riscrivere enciclopedia Treccani (con un programma di 400 pagine come ai tempi dell’Ulivo) ma pronunciare parole chiare e definitive sorrette da una idea di politica della spesa e di stato sociale su: Sanità, Scuola, Infrastrutture, Energia, Politica Fiscale, Regionalismo, Politica Estera.

E poi ci deve essere una faccia perché in questa era le facce contano più dei partiti organizzati. Se la faccia di Eddy Schlein è considerata inadeguata e si pensa ad un papa straniero va detto adesso, non in conclave, e bisogna farci le primarie con una bella mobilitazione positiva come quella che è stata fatta per il richiano della foresta ma questa volta con il richiamo del futuro.

l’area di centro

La vedo dura ma che Calenda e il Partito Liberal-democratico che hanno scelto e dichiarato di non voler stare nè di qua nè di là lo dicano e si comportino di conserguenza. In caso di poilarizzazione forte potrebbe essere difficile ma se si fa va fatto subito. Li guardo con piacere ma con scarsa fiducia perché sino ad ora ci si è prevalentemente scottati.




che cos’è il governo forte

Il NO referendario muove da una duplice base.
  • La prima é un giudizio storico-politico contingente: il governo Meloni vuol dare una sterzata autoritaria e securitaria al Paese, coerentemente con la sua parentela ideologica con il Fascismo. Il giudizio è storicamente falso, ma funziona presso gli ignoranti della storia della Repubblica. Non sono pochi. D’altronde, se a molta sinistra togli la zattera dell’antifascismo, finisce con la testa sott’acqua.
  • La seconda base è la cultura politica del “governo debole”. Negli anni 1946-48 l’Assemblea costituente, sotto choc per la guerra perduta, con un Paese a pezzi, reduce da una guerra civile che sarebbe continuata in alcune zone fino al 1948, preoccupata per il ritorno di un “Uomo forte”, disegnò a bella posta la forma istituzionale del “governo debole”.

Il potere reale non stava più nell’Esecutivo, ma nel Parlamento. E dentro il Parlamento, non stava più nei Gruppi parlamentari, ma nei Segretari dei partiti, che li avrebbero fatti eleggere.

Il primato del “sistema dei partiti” è stato costituzionalizzato dall’Assemblea costituente, dove, appunto, comandavano i segretari di partito.

Dunque: partiti forti, legislativo debole, governo debole, ridotto a specchio e notaio dei momentanei rapporti di forza dei partiti.

L’art. 49 della Costituzione parla assai pudicamente dei partiti. E’ rimasto incompleto. Perché Togliatti e Nenni respinsero decisamente l’ipotesi avanzata da Benedetto Croce e da Costantino Mortati di un controllo di legge della democrazia interna dei partiti, che i due propo, prevedendo quella degenerazione di onnipotenza che sarebbe stata chiamata ben presto “partitocrazia” e che finirà per corrodere il loro rapporto con la società civile, generando una contro-reazione populista dai primi anni ’90 del ‘900, della quale primi beneficiari furono Bossi e Berlusconi.

La Commissione bicamerale del 1997-98 tentò di superare il tabù del “governo debole”, ma fu Berlusconi a ritirare il consenso. Temeva che nella tornata elettorale successiva avrebbe vinto di nuovo il centro-sinistra. Così quando il Cavaliere, vittorioso nel 2001, avanzò per referendum un’ipotesi di premierato, nell’illusione di poter vincere le elezioni del 2006, il centro-sinistra si mobilitò contro, il referendum Berlusconi fallì e nel 2006 vinse Prodi.

Da allora fino ad oggi centro-destra e centro-sinistra hanno istituito (o partecipato a) Commissioni istituzionali e proposto referendum costituzionali, dando tuttavia sempre l’impressione ai cittadini di perseguire vittorie elettorali a breve, non un salto di qualità della partecipazione dei cittadini alle decisioni politiche.

Perché una differenza è chiara: “governo debole” è un governo deciso dai partiti (donde 68 governi dal 1946); “governo forte” è un governo deciso dagli elettori o perché essi scelgono personalmente il proprio rappresentante (che poi sceglie il governo) o perché essi scelgono direttamente rappresentante e Capo del governo. Il governo forte dura per cinque anni oltre i mutevoli sondaggi, i cambi di umore, i capricci dei partiti e delle loro correnti.

In realtà, nessun partito oggi in Italia vuole il “governo forte”, se non quando sta al governo, in posizione dominante, e desidera ri-assicurarsela. Quando un partito sta all’opposizione preferisce il “governo debole”. La stessa Meloni nel 2016 si schierò a difesa del “governo debole” contro il referendum Renzi. E nella attuale maggioranza né la Lega né Forza Italia sono favorevoli all’ipotesi del premierato, per l’ovvia ragione che vedrebbe Meloni premier.

C’entra tutta questa storia con il referendum sulla Magistratura? Per nulla. L’opposizione sa benissimo che l’Esecutivo, in caso di vittoria del SI, non potrà mai allungare le mani sulla Magistratura, anche se a volte gli prudono, quando singoli magistrati sentenziano in modo sfavorevole al governo. Il NO nel referendum sulla Magistratura è un No, per interposto oggetto, al premierato e a qualsiasi forma di presidenzialismo.

L’opposizione è di principio: su tratta di impedire l’avvento del “governo forte”, che viene automaticamente identificato con il para-fascismo.

Modificare il Testo della II Parte della Costituzione riapre la strada al fascismo o al trump-fascismo. Su questa piattaforma convergono le organizzazioni cattoliche che partecipano al “Comitato Società civile per il NO”, presieduto da Giovanni Bachelet, e la neo-sinistra populista di Elly Schlein. Il rifiuto di modificare il Testo costituzionale lo chiamano “patriottismo costituzionale”, termine rielaborato per il contesto tedesco dal filosofo Jürgen Habermas, morto in questi giorni.

Si tratta, in realtà, di “feticismo costituzionale”, per il quale la Costituzione deve essere custodita e venerata sotto una teca come una reliquia. Conservare il testo costituzionale del 1948 come se fosse stato consegnato ai Padri costituenti tra i lampi e i nembi del Monte Oreb è un approccio assai simile a quello dell’originalismo fondamentalista americano. Se questa corrente conservatrice avesse prevalso negli Usa, staremmo ancora aspettando l’abolizione della schiavitù e la parità di diritti tra Bianchi e Neri. Dal 1946 noi Italiani stiamo ancora aspettando che le necessarie modifiche costituzionali ed un sistema elettorale con esse coerente ci consegnino finalmente un normale governo che duri cinque anni. Il 68° – il Governo Meloni – è solo un caso, istituzionalmente fortunato.


da Italia Oggi del 18/03/2026





di … riforma della Costituzione

Ho 80 anni e non la vedrò (la riforma della Costituzione) perché le hanno provate tutte:

  • commissioni bicamerali finite a dispettucci (bicamerale D’Alema 1997),
  • riforme profonde e improvvisate con molte cose da rivedere  (titolo V 2001) a colpi di maggioranza con referendum confermativo passato senza colpo ferire
  • riforme molto profonde con disponibilità a interloquire (Renzi-Boschi 2016) presto finite nel muro contro muro, approvata a maggioranza non qualificata e schiantata nel referendum confermativo dalla alleanza tra la destra e i malpancisti di centro sinistra (57%di NO).
  • riformina sulla separazione delle carriere (Meloni-Nordio 2026) ad alto rischio bocciatura nel referendum del 23 marzo p.v.

I problemi da affrontare (a parte il decotto CNEL che non ha mai funzionato) sono molti e hanno a che vedere con

  • ruolo, struttura e funzionamento del parlamento, schiacciato da decenni dalla invadenza del potere esecutivo che legifera attraverso decreti legge e leggi di conversione con apposizione della fiducia; incapacità a produrre leggi quadro di riforma, leggi delega su questioni complesse che passano la palla al governo attraverso i Decreti Legislativi, rapporti con le Regioni e questioni di potestà concorrente su temi come la sanità, la istruzione, l’energia, l’ambiente
  • ruolo e struttura del governo in rapporto alla Presidenza della Repubblica: elezione diretta del primo ministro, ministri attualmente nominati dal PdR, poteri e corsie preferenziali in ordine alla approvazioni di leggi, incapacità a far fronte alla emanazione dei decreti legislativi, gestione della politica estera
  • questione del carattere parlamentare o presidenziale della nostra Repubblica: elezione diretta del Presidente, ampliamento o riduzione dei poteri del Presidente
  • funzionamento della magistratura dopo la riforma Vassalli-Pisapia che, avendo introdotto il rito accusatorio (al posto del precedente rito inquisitorio), ha modificato il Codice di Procedura Penale e reda necessaria al separazione delle carriere tra Magistratura Giudicante e Magistratura Requirente. In questo quadro rapporto tra Magistratura Requirente e Potere Esecutivo in ordine alla obbligatorietà della azione penale e al controllo della Polizia Giudiziaria.
  • riforma della macchina statale nel suo complesso e delle diverse articolazioni dello Stato da quello centrale, giù giù sino ai Comuni e ai liberi cittadini sulla base del principio di sussidiarietà
  • struttura e funzionamento della Corte Costituzionale
  • messa in Costituzione di principi generali della legge elettorale (maggioritario di Collegio, proporzionale, maggioritario a doppio turno, preferenze, …)

Sono tutte questioni che avrebbero bisogno di una assemblea costituente eletta dal popolo sulla base di alcuni indirizzi: rivedere la II parte della Costituzione 80 anni dopo per adeguarla ai mutamenti della società e della tecnica, disponibilità preventiva ad accettare i compromessi e a prendere decisioni a maggioranza accettandone il risultato.

Segnalo in proposito che ciò che ha caratterizzato il lavoro della Costituente in un quadro di eterogeneità dei protagonisti, ben superiore a quella delle attuali forze politiche , è stato questo elemento ed è stato ciò che ha consentito di sciogliere (a maggioranza) alcuni nodi. Cito tra tutti la questione del carattere Parlamentare o Presidenziale della Repubblica, il ruolo del Presidente del Consiglio solo come coordinatore dell’azione dei ministri (no al premierato), il bicameralismo e in quel quadro le differenze di rappresentanza, ruolo e poteri della seconda Camera rispetto alla prima, accettazione del principio che le norme costituzionali si scrivono ragionando in termini di decenni ma contemporaneamente sono perfettibili e dunque modificabili.

il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati

Metto in fila, in ordine di importanza, le diverse questioni.

La separazione delle carriere e i due CSM

Questione assolutamente fondamentale: il PM e i giudici (sia quelli della fase istruttoria, sia quelli della fase dibattimentale) devono essere entità separate per poter dare piena attuazione al principio della terzietà di chi giudica. La pubblica accusa e la difesa devono essere sullo stesso piano e confrontarsi di fronte ad un terzo. Il difensore rappresenta l’imputato e, nel nostro sistema, il PM promana da un ordine (quello giudiziario) che gli garantisce uno status di indipendenza rispetto agli altri poteri, ma contemporaneamente è pubblico accusatore e a lui spetta l’onere della prova.

Una noticina che sfugge ai più e che poi porta alle polemiche: il magistrato singolo incarna il potere giudiziario e l’esistenza di organismi cosiddetti di autogoverno, quali il CSM, non ha valore di rappresentanza della magistratura ma una funzione strumentale a gestire, incarichi, carriera, collegi, trasferimenti e disciplina.

Il CSM organo di rilevanza costituzionale dopo la separazione delle carriere, visto che di quello, eminentemente si occupa, deve essere sdoppiato e lo si fa seguendo le indicazioni dei costituenti (doppia rappresentanza di togati e laici, presidenza al PdR).

la questione del sorteggio e i pesi tra le due componenti

Poichè l’ordine giudiziario è un organo istituzionale ne discende la necessità che il CSM organo di livello costituzionale debba essere sdoppiato e, per quanto riguarda la composizione interviene la novità del sorteggio.

In proposito credo si debba tener presente un elemento di natura sostanziale; negli anni si è avuto un cambiamento profondo nella magistratura italiana che, storicamente, era dominata da una fortissima componente conservatrice ereditata dallo stato liberale e fascista. Quando tra la fine degli anni 60 e l’inizio degli anni 70 si ebbe in Italia quel grande rinnovamento culturale e di costume, che oggi chiamiano sinteticamente il 68, ne furono interessate tutte le istituzioni e nacquero dei movimenti associati che recavano l’aggettivo democratico/a nel nome: medicina democratica, urbanistica democratica, avvocatura democratica, magistratura democratica.

L’idea era quella di portare nel diritto e nelle sue interpretazioni una ventata di democrazia e basta pensare al periodo dei pretori d’assalto come richiamo storico. E’ avvenuto in magistratura qualcosa di analogo a quanto avvenne nella scuola con il progressivo affermarsi della CGIL-Scuola in un mondo sino allora dominato da una miriade di sindacati autonomi e di associazioni senza targa come ama dire e fare il mondo di destra.

Così è successo che l’egemonia all’interno della Associazione Nazionale Magistrati (ANM) è passata dalla storica componente conservatrice di Magistratura indipendente a componenti più progressiste quali Unità per la Costotuzione e Magistratura Democratica ora raggruppata sotto la sigla Area per poi tornare, dopo lo scandalo Palamara, a Magistratura Indipendente.

Ma ciò che mi interessa è che negli anni, quello che Marco Pannella denunciava già nei primi anni 90, è diventata la norma. Le correnti si sono trasformate da luoghi di riflessione culturale in centri di potere per il controllo del CSM al punto che nonostante siano iscritti alle correnti circa il 23% dei novemila magistrati italiani la componente togata del CSM è occupata per oltre il 90% da iscritti alle correnti.

Il perché lo facciano è del tutto evidente: il CSM è un grosso centro di potere e le correntii vogliono controllare nomine e trasferimenti; il perché ciò sia possibile è invece legato al fatto che il meccanismo elettorale richiede sia per la presentazione delle candidature, sia per la raccolta del consenso, l’avere una organizzazione su scala nazionale. Ecco spiegato com il 23% controlli il 90%.

Si dice ti faresti operare da un medico scelto per sorteggio? L’obiezione non sta in piedi perché come ho già osservato il titolare del ruolo giurisprudenziale è il singolo magistrato e dunque semmai i vincoli dovrebbero riguardare ruolo e anzianità e così sarà venendo a creare comunque un elenco di papabili molto ampio.

Il rapporto tra le due componenti (togata e laica) è fissato in 2 a 1 oltre ai membri di diritto di provenienza dalla magistratura.

I miei dubbi riguardano semmai il peso e la distribuzione interna alla cosiddetta componente laica ma la questione va al di là della riforma costituzionale. Attualmente la componente laica è così ripartita (dopo che con la riforma Cartabia nel 2022 i membri sono passati da 8 a 10): rapporto 7 a 3 tra maggioranza (4 FdI, 2 Lega, 1 FI) ed opposizione (1 PD, 1 5*, 1 Terzo Polo). In precedenza i membri erano 8: 3 dei 5*, 2 del PD, 2 della Lega, 1 di FI. Il vicepresidente attuale è della Lega e quello precedente del PD. Si è passati da un rapporto maggioranza opposizione 5 a 3 ad un rapporto 7 a 3 con un netto aumento nel controllo di maggioranza (e questo non depone a favore del centro destra).

La legge di riforma prevede anche in questo caso un sorteggio ma sulla base di un elettorato passivo più ridotto il cui numero non viene specificato rimandando implicitamente il tutto alla legge ordinaria. Il rischio di un 100% di area di maggioranza paventato da alcuni non esiste, così come non esiste attualmente, per ragioni di consuetudine costituzionale, ma trattandosi di una questione delicata sarebbe stato forse meglio precisare “in numero non inferiore a …” per esempio 100.

Insomma, questa è la mia opinione, il sorteggio serve a rompere il meccanismo correntizio e meglio avrebbe fatto la politica ad accettare che l’elenco dei laici fosse fissato in numero elevato ed aperto in modo di ridurre il più possibile la elezione di candidati nominati tramite sorteggio (si chiama sorteggio controllato).

l’alta corte

Si tratta di una proposta che viene da lontano e serve a separare chi si occupa di gestione e organizzazione del sistema da chi debba valutare gli illeciti. In proposito veniamo da una situazione così scandalosamente autoassolutoria (trovate in rete quanti esempi volete) che la situazione non può che migliorare.

Recita l’articolo 4 della legge:

L'Alta Corte e' composta da quindici giudici tre dei quali nominati dal Presidente della Repubblica tra professori ordinari di universita' in materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio e tre estratti a sorte da un elenco di soggetti in possesso dei medesimi requisiti, che il Parlamento in seduta comune, entro sei mesi dall'insediamento, compila mediante elezione, nonche' da sei magistrati giudicanti e tre requirenti, estratti a sorte tra gli appartenenti alle rispettive categorie con almeno venti anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimita'.

Come si vede anche in questo caso le correnti organizzate, con questi numeri, restano a casa. Si è obiettato che non esiste un ulteriore organismo cui presentare appello e la cosa mi appare sensata; si è previsto che sia la medesima corte in composizione diversa da quella che prese la prima decisione.

in sintesi

Per me si tratta di una occasione importante per girare pagina e perché si possa ricostruire un sano rapporto di fiducia tra magistratura e cittadini: terzietà, rottura delle correnti, controllo disciplinare realmente esercitato.

I miei dubbi riguardano la politica perché, come ho scitto in apertura dell’articolo, la nostra costituzione ha bisogno di un tagliando importante e senza un processo basato sull’ascolto e sulla concordia non si va da nessuna parte. Di cialtronate, dal mondo politico di entrambi gli schieramenti, in particolare in dirittura di arrivo, ne ho sentite tante e mi viene da chiedermi attraverso quali tragedie si debba passare per spazzar via questa politica di bassa lega e incominciare a pensare e progettare in grande.




il miglio verde

Il miglio verde è un film americano del 1999 che descrive il funzionamento del braccio della morte negli anni ’30 in un penitenziario della Louisiana. La sceneggiatura è stata tratta da un romanzo di Stephen King che, a sua volta si è ispirato ad una storia vera, la condanna a morte-eseguita di un ragazzino afroamericano di 14 anni innocente.

Il miglio verde è il corridoio con pavimento di linoleum verde che va dalle celle dei condannati a morte alla camera della morte con la macabra sedia elettrica e le sedie per il pubblico. Già perché nei civilissimi USA la esecuzione era uno spettacolino. La sedia elettrica è stata ormai sostituita dal iniezione letale o dalla morte in camera chiusa tramite azoto. Mi sono chiesto perché nel paese delle armi non abbiano usato la fucilazione, di certo meno cruenta e rituale ma c’è qualcosa di importante nel rito e gli ayatollah non a caso usano la cosa più spettacolare in assoluto la impiccagione con la gru.

Siamo negli anni 30 e i condannati, nel braccio della morte ci stanno poco e, nel film c’è tutto lo spazio per una vita tranquilla (salvo per la guardia sadica che sarà colpita dalla giustizia divina). C’è persino lo spazio per una favola animalista con un topolino intelligente che diventa la mascotte del braccio.

Nel film vengono eseguite tre condanne sulla sedia elettrica seguendo il macabro rito che parte con l’accompagnamento del condannato dalla sua cella alla camera della morte dove c’è un pubblico composto da curiosi o da coinvolti nelle efferatezze del condannato.

Il condannato viene legato sulla sedia fatta di legno con delle cinghie di cuoio alle gambe e alle braccia e al tronco. Le cinghie sono connesse poi agli elettrodi che recano la scarica. Dopo le frasi di rito sulla condanna e sulla richiesta al condannato di dire qualcosa si passa alla fase finale con la sentenza di morte.

  • Cappuccio nero per evitare che nella fase più tragica si vedano cose tremende sul viso del condannato.
  • Apposizione di una spugna imbevuta di una soluzione salina sulla testa rasata del condannato e calotta fissata con delle cinghie e collegata all’elettricità perché la morte sia il più possibile rapida passando attraverso il cervello

Poi si dà il via al rito il condannato vibra e salta sulla sedia e dopo alcune decine di secondi il medico né constata la morte o, nel caso ci siano ancora attività cardiache, cosa che si vede in una delle tre esecuzioni del film, si passa a una seconda fase di scariche.

Nel film c’è una guardia carceraria sadica che volutamente evita di bagnare la spugna e il risultato è un vero e proprio arrostimento del condannato mentre il pubblico sadico terrorizzata lascia la sala piena di fumo e di odore di carne bruciata.

La storia è incentrata su due personaggi principali il capo delle guardie Paul Edgecombe, interpretato da Tom Hanks, e un gigante afroamericano un po’ tardo che è stato condannato a morte perché trovato con due sorelline uccise tra le sue braccia: John Coffey interpretato da Michael Clarke Duncan.

John Coffey è un personaggio dotato di poteri soprannaturali con la capacità di risucchiare il male dai corpi delle persone e che pian piano conquista prima la simpatia e poi la connivenza dell’intero corpo delle guardie che vorrebbero evitargli la morte sulla sedia elettrica ma lui rifiuta con una dichiarazione impressionante.

John dimmi cosa posso fare per te vuoi che ti faccia uscire di qui
Tu devi dire a Dio padre che hai fatto una gentilezza. Lo so che soffri e ti preoccupi, te lo sento addosso ma adesso però la devi smettere. Io voglio farla finita una volta per tutte. Davvero sono stanco Capo; stanco di andare sempre in giro solo come un passero nella pioggia, stanco di non poter mai avere un amico con me, che mi dica dove andiamo, da dove veniamo e perché. Sono sono stanco soprattutto del male che gli uomini fanno agli altri uomini, sono stanco di tutto il dolore che io sento ed ascolto nel mondo, ogni giorno. Ce n'è troppo per me è come avere pezzi di vetro conficcati in testa, sempre, continuamente; lo capisci questo?

Vi risparmio gli ulteriori dettagli perché voglio parlare della capacità di questa società, intendo la società americana di buttarti sul muso problematiche molto pesanti e di farlo con una capacità documentaria e di coinvolgimento degli spettatori che sarebbe impensabile nella cinematografia europea.

Il miglio verde è un cazzotto duro ed è un cazzotto di quelli che ti fanno pensare a come questa società americana che ci crea repulsione nell’era di Trump sia una società capace di mandare messaggi autocritici in maniera diretta e con la forza di un cazzotto sulla faccia.

Pochi giorni prima di guardare Il miglio verde mi sono guardato Elegia americana un film tratto dalla autobiografia di J.D. Vance il vicepresidente trumpiano degli Stati Uniti, interprete pieno della ideologia MAGA che vuol dire Make America Great Again.

È la storia vera di un giovane che cresce nel America profonda, quella delle piccole realtà lontane dalle grandi città. Il padre non c’è, la madre è vittima delle tossicodipendenze e il giovane Vance è accudito e cresciuto da una figura positiva di nonna dura e dai sani principi.

Da questa realtà tragica Vance emerge e riesce ad arrivare a Yale e a laurearsi in giurisprudenza. Parte da lì la sua carriera e io mi sono chiesto guardando questo film bellissimo come sia stato possibile che, partendo da una realtà difficile, tragica, piena di contraddizioni uno si sia convertito sulla via di Damasco alla proposta MAGA che poi, nelle mani di Trump, è qualcosa di molto più brutto di quanto non sia il significato di quell’acronimo.


Il miglio verde (The Green Mile) è un film del 1999 scritto e diretto da Frank Darabont, con protagonisti Tom Hanks e Michael Clarke Duncan. Il film che dura oltre 3 ore è tratto dal romanzo omonimo di Stephen King, pubblicato nel 1996. Lo potete vedere su Netflix. Potete trovare la trama completa, piuttosto complessa su Wikipedia


 




lasciate che la gente rifletta

Al referendum voterò sì e mi sono fatto la mia opinione leggendo il testo della riforma e qualche articolo di commento sulle questioni più tecniche. Per me è decisiva la questione della terzietà del giudice rispetto ad accusa e difesa. Ho inghiottito, mio malgrado, la questione del sorteggio. Mi ci hanno trascinato le intollerabili manovre di trasformazione del CSM in un mercato delle vacche con l’assegnazione degli incarichi omportanti decisa in luoghi esterni al CSM e con il peso decisivo delle correnti  che poan poano si sono trasformate da positivi luoghi di dibattito culturale e professionale in centri di potere.

Il mio è un appello a tutte le tifoserie: datevi una calmata.

Non c’entra con il referendum il caso dei bambini della casa nel bosco, o quello del poliziotto di Rogoredo, o l’orientamento al voto di questo o quel personaggio famoso (attore, calciatore o influencer). Non c’entra nemmeno l’idea di dare una conferma o una spallata a Giorgia Meloni. Se sei di destra non farti influenzare dal cosa succederà al governo se il referendum passa o non passa. Lo stesso vale se sei di sinistra. Vota in base alla tua convinzione sul merito della legge.

Andremo a votare non per la riforma della giustizia ma per la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura requirente (con le modifiche a livello di CSM). Andremo inoltre a votare per la istituzione di un’alta corte di giustizia unica.

Utilizzate il tempo rimanente per far conoscere il testo del provvedimento e per giudicarlo in positivo e/o in negativo. Per quanto mi riguarderà dopo l’esito del voto mi limiterò a prendere atto del risultato.

Se vincerà il sì sarò soddisfatto perché si sarà fatto un piccolo passo di riforma della seconda parte della Costituzione. Se vincerà il no avrò un piccolo rammarico. In entrambi i casi sarò felice che sia finita la fase dell’avvelenamento dei pozzi.




Stato, Bambini e Genitori

Ieri quando ho appreso la notizia della ordinanza restrittiva del tribunale per i minori dell’Aquila ho avuto un moto spontaneo di ribellione: questo non è lo Stato democratico in cui credo e che auspico. Il Tribunale ha stabilito il trasferimento dei bambini della Casa nel bosco in altra struttura e, nell’immediato, ha disposto l’allontanamento della madre.

Trovate i dettagli sui giornali cartacei e on line e ve li risparmio qui limitandomi ad un passaggio della relazione dei servizi sociali: “Catherine è spesso ostile e squalificante, deride i nostri tentativi di trovare un punto di incontro e/o le nostre spiegazioni. Non si fida di nessuno e ciò influenza i bambini che a suo dire sono arrabbiati con tutti perché vogliono tornare a casa“.

Ma va? I bambini sono arrabbiati con tutti? Ci sarà qualcuno che racconterà a dei bambini che l’allontanamento dalla loro casa e dai loro genitori è stato fatto a fin di bene e nel loro interesse. Loro con un buon trattamento psicologico e dopo essere stati allontanati dalle cattive compagnie ritroveranno il loro equilibrio.

Mi chiedo molto seriamente dove servirebbe maggiore equilibrio e minor delirio di onnipotenza. La vicenda, nata da una intossicazione da funghi, è diventata surreale.

Spero solo che la garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni riesca ad ottenere il ritiro di un provvedimento che giudico disumano e che il dibattito in proposito non assuma connotati di tipo politico.

 




La vecchia scuola di Monticiano – (3)

la scuola è pienamente del Comune

Ci sono voluti 10 anni per concludere la pratica relativa alla mancata voltura di proprietà da parte della Montemaggio: procedura complicata dal fatto che sul piano contrattuale erano stati definiti l’impegno ad acquisire, la modalità di pagamento da parte della Montemaggio, i termini per procedere al rogito, ma nulla si scriveva in ordine ad eventuali inadempienze. Di qui il rimpallo di responsabilità sulla titolarità del bene e sui doveri in ordine alla messa in sicurezza.

Il 13/03/2022 il giudice fallimentare prende atto della istanza con cui il liquidatore giudiziale della pratica Montemaggio ha trasmesso l’intenzione di rinunciare al credito vantato verso il comune di Monticiano. Si legge nella disposizione del giudice: alla luce della perizia di stima, le condizioni dell’immobile, i costi necessari al trasferimento, i conseguenti oneri economici per l’eventuale demolizione, ricostruzione o riconversione, determinano un valore attuale fortemente negativo dell’asset oggetto dell’istanza anche in ragione delle scarse possibilità di un’utile collocamento sull’attuale mercato immobiliare.

Dunque la vecchia scuola ritorna (a costo zero) nella piena disponibilità e proprietà del Comune. La Montemaggio rinuncia al bene e ad ogni pratica risarcitoria per ragioni tecniche legate all’iter del processo fallimentare.

l’orientamento alla demolizione

Negli ultimi mesi del 2025 la Amministrazione Comunale, a guida Alessio Serragli, si è orientata alla demolizione della vecchia scuola dopo aver preso atto, attraverso contatti di tipo informale con operatori della edilizia e con la Coop amiatina per quanto riguarda gli spazi commerciali. Coop si è detta interessata ad uno spazio commerciale più ampio di quello attuale, purché pronto, ma non a farsi carico di oneri di realizzazione, mentre gli imprenditori privati, fatti due conti sulle metrature, sulla collocazione centrale mancante di spazi verdi, sui costi di realizzazione e sugli introiti da vendita si sono dichiarati non interessati nemmeno se l’area fosse ceduta ad un prezzo molto conveniente.

Siamo dunque in presenza di un edificio dismesso da anni, in situazione di grave degrado ambientale e strutturale che le amministrazioni comunali avevano ceduto in vista di una ristrutturazione urbanistica e che è tornato nella disponibilità della amministrazione a causa della cattiva gestione di chi lo pagò 10 anni fa 880’000€ senza poi provvedere agli atti di trasferimento di proprietà.

Si giunge così alla delibera di Giunta del 29 dicembre 2025 che parla di demolizione di edificio dismesso e riqualificazione dello spazio risultante e approva il documeto di indirizzo progettuale (DIP) atto indispensabile per gli adempimenti successivi.

Nelle premesse si afferma che:

  • il fabbricato versa in stato di fatiscenza: il tetto ha ceduto in più punti, l’immobile è infestato da piccioni e dal relativo guano. Lo stato dell’immobile è tale da destare preoccupazione sia in ordine alla sicurezza pubblica, per potenziali pericoli di crolli di materiali dall’edificio che affaccia sulla piazza principale del centro abitato, sia in ordine alla salubrità del luogo a causa della presenza di piccioni e del relativo guano … che detto fabbricato è foriero di una situazione complessiva di degrado che interessa tutto l’accesso al centro storico del capoluogo comunale
  • è considerato necessario e urgente procedere a riqualificare l’area in parola procedendo a demolire il fabbricato sopraindicato in quanto, procedere a una sua ristrutturazione risulterebbe eccessivamente oneroso, anche in considerazione del fatto che la consistenza dei volumi in rapporto alla difficoltà di rifunzionalizzarli, stante l’attuale carenza di domande in proposito, e della non necessità di trasferirvi funzioni comunali differenti

In buona sostanza dice la giunta: è pericoloso, non ha prospettive, demolirlo significa ridare un nuovo volto all’accesso al paese completando la circolarità della piazza e allargando lo spazio pubblico.

Le norme prevedono che interventi del genere siano sostenuti da un documento di indirizzo alla progettazione, in sigla DIP, ed è questo l’oggetto della delibera che, su proposta dell’area tecnica va a prevedere un impegno per complessivi 192’700 € di cui circa 135’000 sono quelli per la demolizione e messa in sicurezza dell’area.

L’orientamento a demolire è suffragato da una e-mail sempre del 29 dicembre relativa alla ispezione per constatare lo stato di fatto dell’immobile da parte dell’ingegner Cosimo Schirano, cui sarà affidato il giorno successivo, l’incarico di predisporre il progetto di fattibilità tecnico economica che al momento non è stato ancora consegnato:

  • L’immobile, già solo a vista, è interessato da svariati fenomeni di degrado tra i quali diversi crolli della copertura con conseguenti infiltrazioni delle acque meteoriche dai solai di piano e dalle pareti. Ne conseguono ammaloramenti diffusi dai solai, del vano scala e delle pareti perimetrali.
  • Giova precisare in questa sede che il solo rifacimento della copertura, dovendo lo stesso necessariamente interessare tutta la superficie dell’immobile, si concretizzerebbe in un più ampio intervento, anche ai sensi delle normative vigenti per le costruzioni in zona sismica, senza per altro arrestare il degrado ormai in corso delle restanti parti dell’immobile

la petizione popolare

Il 29/12, nella stessa giornata di approvazione del documento di indirizzo progettuale si è tenuta una assemblea pubblica in cui la amministrazione comunale ha iniziato ad esporre le sue intenzioni in ordine all’abbattimento della ex scuola.

Pochi giorni dopo si è  costituito un COMITATO PER LA TUTELA DEL PATRIMONIO STORICO DI MONTICIANO che ha promosso una Raccolta firme contro la demolizione e a favore del recupero dell’edificio
“Vecchia scuola” situato In Piazza Sant’Agostino con lo slogan Difendiamo Il patrimonio di tutti contro la fretta di demolire – Firma per chiedere un recupero intelligente, sostenibile e utile alla nostra comunità.

Il comitato dichiara di avere raccolto circa 300 firne (non ancora depositate) sotto una petizione in cui si chiede all’amministrazione comunale di Monticiano e ad ogni altra Autorità o Ente, territorialmente o  funzionalmente competente: la salvaguardia definitiva della “Vecchia Scuola”, abbandonando ogni progetto di demolizione, procedendo con la messa in sicurezza per garantirne l’integrità nelle more del recupero e l’avvio di un processo di rigenerazione partecipata che ne preservi il valore storico, garantendo il reperimento dei fondi necessari alla sua piena restituzione alla comunità.

Poiché nella petizione si parla genericamente della necessità di impegnarsi nella intercettazione di fondi necessari alla riqualificazione dell’immobile al fine di raggiungere l’obiettivo più alto garantire un polo di servizi moderno e dinamico che permetterebbe di adattarsi alle necessità future della popolazione garantendo vitalità e attrattività permanente nel cuore di Monticiano ho girato la richiesta al Sindaco, per sapere cosa è stato fatto per intercettare finanziamenti ex PNRR e quali sono in progetti in corso d’opera o che saranno attivati. Premesso che per richiedere contributi bisogma presentare un progetto cantierabile e non belle intenzioni questo è quanto è stato fatto dal 2020 ad oggi (con tra parentesi il costo dell’intervento):

– fondi PNRR (con diversi interventi) circa 800’000€ di contributo ministeriale
– ⁠caldaia biomasse per le scuole 170’000€ (270’000€)
– ⁠efficientamento del palazzo comunale 290’000€ (360’000€)
– ⁠primo lotto della pavimentazione della vecchia piazzertta di Iesa 190’000€ (300’000€)
– ⁠ultimo lotto della pavimentazione di San Lorenzo 180’000€ (350’000€)
– ⁠impianti sportivi 360’000€ (690’000€)
– ⁠passerella per San Galgano 120’000€ (350’000€)

A ciò si aggiungono interventi di importo minore (sotto i 100’000€)  per un totale finanziamenti che sommati so collocano tra i 150 e i 200’000€.  Siamo ben oltre i 2 milioni di € a proposito di quanto suggerisce la petizione. Progetti cantierabili e contributi richiesti ed ottenuti.

Il PD e l’ANPI si sono schierate con comunicati e dichiarazioni alla stampa e sul tema si è già tenuta una seduta di Consiglio Comunale per discute di una mozione presentata dalla minoranza e che è stata respinta. Nell’occasione il Sindaco si è impegnato a convocare al più presto una nuova assemblea pubblica in cui illustrare gli intendimenti della amministrazione. Nel frattempo si è tenuto, il 6 marzo (ieri) un incontro informale di tipo informativo e di raccolta di suggerimenti in cui i consiglieri sono stati messi a conoscenza delle relazioni di valutazione sullo stato dell’immobile e sui primi preventivi per la eventuale demolizione.

le valutazioni più recenti

Per dare sostegno al proprio indirizzo il Sindaco ha pregato l’architetto Nicola Valente (presidente dell’Ordine degli Architetti di Siena dal 2018 al 2022 che, dai tempi della amministrazione Cresti, segue le problematiche dei nostri edifici pubblici inclusa la scuola). Dopo interlocuzioni verbali del febbraio 2026 il Comune dispone di una relazione tecnica protocollata il 2 marzo 2026.

stato attuale

La metratura coinvolta è di 1’247 m2. Dopo averne descritto le caratteristiche costruttive, Valente afferma che: l’immobile, dismesso da decenni, presenta un quadro di avanzato degrado strutturale e materico. Tale condizione risulta esasperata dalle copiose infiltrazioni meteoriche conseguenti al collasso della copertura in più punti. L’azione dell’acqua ha irrimediabilmente intaccato i controsoffitti e i solai sottostanti, inducendo a presumere una compromissione statica dell’intero sistema di orizzontamenti. A fronte dell’evidente pericolo di crollo, l’ispezione completa dei luoghi è allo stato preclusa.

previsioni di PRG (piano operativo)

Le norme tecniche di attuazione prevedono che l’edificio di circa 10’000 m3 debba essere abbattuto e parzialmente ricostruito con diversa sagoma con una superficie utile di 1’800 m2 sia destinato per un sesto a servizi pubblici e per 5/6 ad attività private.

analisi di mercato

I valori di riferimento attuali per il centro storico di Monticiano oscillano tra i 740 e i 1’150 €/m2 che, applicando i fattori correttivi di deprezzamento (fatiscenza ed elevata volumetria), inducono il tecnico ad una stima a rustico tra i 250 e i 350 €/m2. Come si vede, trascorsi 11 anni dalla stima dell’architteto Corsi (per conto di Montemaggio), il bene si è ulteriormente svalutato.

A questo punto l’archietto Valente procede alla stima del valore di mercato ipotizzando di applicare l’incremento di di superficie previsto dalle Norme tecniche di attuazione sino a 1’800 m2 con 300 m2 a servizi pubblici e 1500 m2 a residenziale e commerciale il che genererebbe un valore di mercato futuro di 2’070’000 € (1’800 m2x1’150 €/m2).

stima dei costi di trasformazione

Se, a questo punto, si valuta cosa si debba fare per valorizzare l’immobile  risulta che l’operazione sarebbe assolutamente non conveniente per un ipotetico operatore e ciò determina la inevitabilità  dell’abbattimento.

Categorie di intervento Costo unitario (€/m2) Costo totale (min-max) €
allestimento di cantiere e demolizione solai, smontaggio tetto, smaltimento 150-200 187’500-250’000
Rifacimento/consolidamento solai, rifacimento del tetto, adeguamento antisismico 400-500 500’000-625’000
impianti (idraulico, termico, elettrico) 200-300 250’000-375’000
Finiture (pavimenti, infissi, intonaci) 400-500 500’000-625’000
Spese tecniche (progettazione esecutiva, DL Sicurezza) 12%-15% 172’000-280’000
Totale stimato 1’310-1700 €/m2 1’610’000-2’150’000

 

Osserva il professionista che il costo di trasformazione eguaglia o supera il valore di mercato azzerando il margine di profitto e, a questo punto il professionista osserva che il bene presenta dunque un valore attuale tra i 300 e i 400 mila euro con orientamento prudenziale al limite inferiore.

Ed ecco trasformata in numeri la impressione che, per questo edificio, a meno di volerci buttar dentro una vagonata di euro a fondo perduto, non resta che l’ipotesi dell’abbattimento.

perchè non ha senso un imponente investimento comunale

A questo punto, illustrati i dati di fatto, voglio esprimere sinteticamente e senza mezze misure il mio pensiero sul tema.

Monticiano è già dotato di una rete di infrastrutture pubbliche sovradimensionata rispetto al numero di abitanti: ha una piscina, ha impianti sportivi di primo ordine che, finalmente, sono gestiti in maniera imprenditoriale, ha 2 edifici di culto importanti nel capoluogo oltre a quelli nelle frazioni, ha una scuola  dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado relativamente recenti, ha il centro della biodiversità con tutte le strutture di corredo in termini di locali, spazi per mostre e auditorium, ha una RSA, ha un centro per accoglienza naturalistico-ambientale come il Gonna 2 pronto da 15 anni, mai aperto e che rischia di finire in una progressiva spirale di degrado, ha un mini supermercato Coop nel capoluogo e una bottega nella frazione principale (Iesa). Infine a Petriolo esistono terme libere, terme private convenzionate e una locanda oltre al parco archeologico lungo la vecchia cinta muraria e si sta operando per realizzare il parcheggio pubblico necessario.

A fronte di tutto ciò il Comune manca di strutture ristorative ed alberghiere adeguate per carenza di attività imprenditoriali private (recentemente ha cessato la attività l’albergo ristorante da Vestro) mentre da tempo hanno chiuse le locande ristorante a Tocchi e a Iesa.

Il mercato dell’edilizia è stagnante e ciò crea una spirale negativa (bassi prezzi di realizzo associati a difficoltà a vendere). L’unica cosa che funziona è il mercato delle seconde case a causa del pregio ambientale del territorio e dei prezzi di acquisto relativamente bassi legati alla situazione generale di degrado.

Il costo della messa in sicurezza della vecchia scuola, senza garantirne la possibilità di utilizzo, si avvicina al milione di euro mentre ce ne vorrebbero quasi 2 per renderla disponibile ad un utilizzo vero e proprio. Ciò vorrebbe dire gravare ogni cittadino di Monticiano di un debito dell’ordine di 1’000€ a testa dai lattanti ai centenari per rendere disponibili ulterioro spazi pubblici di cui non esiste necessità.

Come ha spiegato il sindaco in C.C. i margini di accensione di nuovi mutui coprono a malapena la possibilità di ampliamento del cimitero e per finanziare quella che giudico un’opera inutile e senza prospettive bisognerebbe alzare in maniera sensibile le tasse comunali. Ci sono parole molto di moda che si agitano quando non si hanno proposte concrete; una di queste è la progettazione partecipata e la sua variante della rigenerazione partecipata una cosa molto bella da raccontare perché non comporta assunzioni di responsabilità.

Utilizzi  di tipo privatistico (mix di commerciale, direzionale e residenziale) risultano poco appetibili perché i costi di realizzazione, stanti i prezzi di vendita sul mercato, sono tali da non garantire una adeguata redditività dell’investimento e dunque ho dei forti dubbi anche sulla realizzabilità pratica di un eventuale concorso di progettazione in cui al vincitore sia garantita la acquisizione a costo zero del bene in cambio della cessione al comune di un’adeguata metratura di spazi da utilizzare per affitto a prezzi calmierati e/o spazi per un parziale decentramento degli uffici comunali.

Penso che in prospettiva (al posto di una inutile ristrutturazione che comporterebbe comunque una demolizione preventiva) il che taglierebbe la testa a quelli che sbandierano il culto della memoria, si debba puntare ad acquistare dalla provincia di Siena gli spazi del centro per la biodiversità valutando se, almeno in una prima fase, non convenga escludere dalla acquisizione il museo che, essendo una struttura multimediale, rischia di avere un rapido processo di obsolescenza e ha già dimostrato di essere una avventura con scarse prospettive. Si avrebbero a disposizione sale mostre, magazzini, appartamenti e l’auditorium. Per altro, nell’immediato il Comune dispone già, del comodato gratuito e per 10 anni della sala congressi.

Secondo me la decisione di procedere alla demolizione va motivata numeri alla mano e i  tre articoli sono stati pensati esattamente a questo scopo. Credo anche che l’Amministrazione Comunale debba raccontare in maniera trasparente quanto è accaduto e si debba fare carico di qualche forma di valorizzazione del ricordo di questo edificio (non penso che basti la ricollocazione della lapide).

Alla assemblea pubblica che va convocata rapidamente dovrebbe seguire, in occasione del primo atto di Consiglio Comunale che riguardi la vicenda  (delibere, ordini del giorno o anche solo mozioni di indirizzo) un consiglio comunale da tenersi in auditorium in modo che ci possa essere un adeguato spazio per il pubblico.

Demolito l’edificio deve rimanere un monumento di quello che fu, una porzione ampia di parete che ricordi la scuola e la battaglia ricordata nella lapide.

A questo proposito sarebbe opportuno che l’ANPI svolgesse un approfondimento per capire chi fosse il terzo caduto di quel giorno ed eventualmente aggiungerlo alla lapide. Dalla consultazione del registro dei morti del 1944 (lo stesso in cui compaiono i morti del seccatoio di Scalvaia e quelli della rappresaglia dei fucilati al ciomitero) compare il nome di una terza vittima con tanto di nome, cognome, età e luogo di provenienza come si vede nella immagine qui a lato.

Chi era Giovanni D’Urso morto nello stesso posto nello stesso giorno, ma alle 18 e non alle 5, che le testimonianze orali (di chi è ancora in vita ma che allora era solo un ragazzo) collocano nelle stalle dove ora c’è la farmacia?

Cosa ci faceva una persona di mezza età, proveniente da Formia, in piazza a Monticiano? Era uno dei partigiani, era un militare italiano al seguito della colonna tedesca, era semplicemente un ex militare che si era dato alla macchia ? Domande del tutto lecite a cui bisognerebbe dare una risposta.

un insegnamento dalla intera vicenda

Mi sia consentita una osservazione finale da Monticianino di adozione che, sino a 64 anni, ha operato in un altra regione e in un’altra realtà economica, la Brianza.

Quando sono arrivato qui per trasferimento e ho fatto il mio ultimo anno di servizio come Dirigente Scolastico in una delle scuole prestigiose di Siena, il Bandini, che quell’anno festeggiava il suo centenario, ho avuto la impressione di trovarmi immerso in una economia drogata in cui gli investimenti non venivano fatti attraverso una sana valutazione in termini di costi e benefici. Si operava perché tanto ci avrebbe pensato babbo Monte a sistemare le cose e babbo Monte aveva le spalle grosse.

Tutto ciò determinava, a vari livelli, anche nel para-privato, una economia drogata o fasulla, scelte avventate, conti economici che, in Brianza, avrebbero scandalizzato un salumiere. Era quello che poi sarebbe stato chiamato il sistema Siena. La politica imprenditoriale della Montemaggio, che ha fatto lavori per quasi1’400’00€ a fronte di un introito reale di 450’000€ quando già versava in difficoltà economiche esplose ancora prima del termine dei lavori nel 2012, trovo che rientri appieno in questo micro-mondo.

Deve essere quello che aveva pensato nel 2019 il sindaco Colozza, che per via del lavoro svolto in precedenza era abituato a ragionare in termini di legalità, quando decise che era opportuno consegnare all’Arma dei Carabinieri la documentazione principale al fine che non si disperdesse.

E’ per effetto di questa logica leggera (tante chiacchiere e poche valutazioni costo-benefici) che la provincia di Siena appaia piena di iniziative imprenditoriali lasciate a metà (per fallimento dell’imprenditore) o per mancata vendita o per crollo del mercato.

Ne ho viste tante nei miei giri escursionistici e di manutenzione lungo la Francigena; in piccolo ne ho viste a Iesa con la incompiuta di Campo Romito e con la mancata realizzazione delle opere di urbanizzazione previste a sconto oneri (tra cui il depuratore). E cosa dire dei tre centri pensati come ostelli per il turismo lento, pagati con soldi pubblici o con finanziamenti europei e mai aperti o subito richiusi nella riserva del Belagaio, a Monticiano con il Gonna 2 e nella riserva la Pietra in località Règoni per restare a Monticiano e territori contigui.

La mia posizione, a proposito della vecchia scuola di Monticiano e dei libri dei sogni su quello che ci si potrebbe fare, è determinata da quel che ho visto. Auspico meno furbizia, meno sprechi, meno sogni destinati a fare i conti con la cruda realtà dei bilanci; più mercato vero, non mercato drogato.


Qui trovi la prima e la seconda puntata

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