1970-1971: il servizio militare

Era uno dei primi giorni di ottobre del 1970 e sono partito da Milano centrale con il treno direttissimo per Palermo intorno alle 4 o alle 5 del pomeriggio; destinazione CAR (centro Addestramento Reclute) presso il 46° reggimento fanteria REGGIO, caserma Scianna.

Il punto più a sud d'Italia dove ero stato era Roma e pensavo che l'Italia finisse subito dopo Napoli. Invece, non solo la costa tirrenica salernitana e poi la Calabria non finiscono mai, ma quando sei arrivato a villa San Giovanni, e credi di essere alla fine del percorso, ti manca il binario unico Messina Palermo. Per farla breve sono arrivato a Palermo alle due del pomeriggio dopo 21 ore di treno.

Sui binari c'erano ad attenderci dei soldati e graduati che scrutavano i giovani in arrivo; se avevi in mano una borsa e magari la cartolina precetto eri finito. Tu, spina, vieni qui. Mettiti lì, che quando ci siete tutti vi portiamo in caserma. Primo impattto con le buone maniere dell'Esercito Italiano.

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Il Leviatano e il Covid 19 – di Daniele Marini

Vorrei provare a rispondere alla domanda riguardante la natura del rapporto tra Stato e cittadini durante l’epidemia Covid19, in particolare da quando sono state messe in atto decisioni che stanno limitando fortemente le libertà personali ed hanno effetti devastanti sul piano del sistema economico e sociale.

Nel cercare di rispondere a questa domanda, mi sono reso conto abbastanza presto che l’azione dei governo italiano e di molti altri governi, non tutti per la verità, si può caratterizzare come inserita in una visione dello stato di tipo etico. L’espressione stato etico è stata usata anche da varie figure politiche in primo luogo per contestare i modi deliberativi del nostro governo, che sono apparsi a molti delle forzature delle regole Costituzionali. Non mi interessa addentrarmi in questo dibattito, cui si dedicano esperti costituzionalisti. Mi interessa invece approfondire questo sospetto di stato etico che aleggia.

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diario di due mesi di lotta con il Covid – di Luigi Arosio

Sono sdraiato sul letto ed eseguo gli esercizi di fisioterapia che mi hanno prescritto: 12 sequenze di “ponti” con ritorno rapido, per 4 serie ripetute, con intervalli di un minuto a riposo tra le serie. Accanto a me il deambulatore che regge la bombola portatile dell’ossigeno. Indosso i cosiddetti occhialini che erogano l’ossigeno nel mio naso con portata di 3 litri al minuto, mentre dieci giorni fa dovevo eseguire gli stessi esercizi con una mascherina naso-bocca e 5÷10 litri al minuto durante l’attività fisioterapica.

Ma come mai mi trovo in questa condizione? Sono stato colpito dal virus dell’inferno.

Martedì 3 marzo 2020: dopo aver partecipato ad una riunione condominiale riservata ai soli consiglieri, poche persone distanziate tra loro per ottemperare alle prime prescrizioni di sicurezza contro la diffusione dell’infezione, salgo i 20 m di scale che mi portano al mio appartamento e lo faccio con rapidità e piacere. Più volte al giorno scendo e salgo le scale a piedi (non uso gli ascensori) per mantenermi in forma; infatti ho lo studio-laboratorio nel palazzo sud del condominio ed abito nel palazzo nord.

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1965-1970: volevamo cambiare il mondo

Alla fine del 65 ho iniziato l'Università e, contemporaneamente, ho interrotto i rapporti con la Fgsi, pur avendo ripreso la tessera del 66 funzionale a ingrossare le fila del neonato Movimento Socialista Autonomo (poi confluito nella Sinistra Indipendente). Non mi convincevano la prospettata unificazione con i socialdemocratici e la impronta poco coraggiosa che aveva preso il centro sinistra. C'era poi aperta la ferita della guerra con il Vietnam.

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Capitolo 11 e 12 – oggi e domani la Università

In questi giorni su Pensieri in Libertà ho ripubblicato e largamente riscritto la prima parte della mia autobiografia, ma poiché si trattava di articoli già pubblicati nel 2016 cui ho voluto conservare la medesima indicizzazione per salvare i commenti, non li avete visti richiamati in prima pagina.

Oggi ho pubblicato il capitolo dedicato alla Università dal punto di vista scientifico e si prosegue domani con la politica. Siamo quasi arrivati a metà percorso.

Se dalla home page cliccate nel punto che ho evidenziato in giallo nella immagine arrivate all'indice con i link ai diversi capitoli e un breve riassunto degli stessi

Buona lettura

 

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per non morire dentro – di Bruno Petrucci

23 Maggio 1992. Capaci. Palermo. Si dice 500 kg, forse una tonnellata di esplosivo, nascosta in un sottopasso della superstrada tra la città e l’aeroporto. 28 anni fa veniva ucciso il giudice Falcone, sua moglie, la sua scorta.

Ricordo di aver fatto saltare una carica da 500 kg di esplosivo che costituiva le testate di 5 missili russi abbandonati, a Berbera, Somalia. Tutto il lavoro era stato fatto da deminers danesi, che avevano lasciato a me l’onore di schiacciare il pulsante in quanto collega che però doveva lavorare senza esplosivi (in Somalia non si può).

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