la mossa del cavallo – di Anto J. Mariani

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Formulazione di un’ipotesi alquanto spericolata sul perché Renzi l’avrebbe fatta grossa. Ci arrivo dopo che, sulla crisi di governo, mi sono soffermato a lungo con quattro post, perché, specie di fronte ad una questione di tale portata, sarebbe superficiale oltre che ingiusto, dare corda ad un’interpretazione, che all’incirca suona così: Renzi è un kamikaze. Punto.

Davanti ad uno scenario globale, devastato dagli effetti, di natura sanitaria, economica e sociale, derivanti dalla pandemia, credo sia deleterio assumere posizioni tranchant di fronte a scelte politiche che risultano incomprensibili. Insomma, Renzi non lo si può liquidare (e lapidare) ricorrendo ad una decrittazione che fa leva unicamente sulla peculiarità narcisistica, che indiscutibilmente gli appartiene.

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Il non-governo Conte – di Giovanni Cominelli

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Dalle cloache del Palazzo e dei mass-media salgono i miasmi della crisi del governo e della politica. Se Renzi fa cadere il governo, si vocifera, ciò si deve al fatto che vuole fare il Segretario generale della Nato o il Ministro degli Esteri, che vuole piazzare i suoi fedeli nei posti di governo, che è un bandito, un avventuriero, un palancaio, un egotico perso.

Un simile sguardo dal buco della serratura è proposto in primo luogo dal M5S e dal PD e mass-media collegati e, dentro il PD, dagli ex-renziani, neo-catecumeni dell’antirenzismo, a illusoria copertura del loro vuoto di pensiero riformista. L’incrocio del cinismo di palazzo e del populismo twitt-trumpista ha scatenato una ribollente campagna di odio e di linciaggio verso Renzi e di mala educacion alla politica di milioni di cittadini. Infatti: come fa un cittadino a evitare di pensare che la politica sia soltanto un indegno mercato delle vacche, un luogo di ambizioni feroci e di psiche avariate? Si sa: nella società homo homini lupus!, ma, a quanto si vede,  nella politica, sinistra compresa, homo homini lupissimus!

Ma, poiché c’è sempre “un cielo sulla palude”, proviamo a librarci al di sopra dei miasmi…

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duellanti – di Anto J. Mariani

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Prendersela con uno dei duellanti non serve a niente …. Anche perché, spesso, prendere di petto qualcuno, comporta ricorrere ad invettive; quindi: frasi polemiche, concitate, acerbe, irridenti, talvolta non lontane da quell’aggressività tipicamente reazionaria, che è un misto di mediocrità e protervia.

Utilizzare il repertorio comunicativo dell’avversario è già una resa; dovremmo saperlo: le parole non sono semplici insiemi di fonemi, diventano un segno valoriale dell’esprimersi.

Nel post di ieri, ho cercato di unire i puntini che rivelano soprattutto chi dei due duellanti risulta il guastatore per eccellenza. Ma, mi son guardato bene dallo sparare giudizi inappellabili ad altezza uomo. Anche perché non dimentico il fatto che Machiavelli distingueva in due categorie gli uomini politici: ci sono gli impetuosi e ci sono i respettivi (quelli che procedono con cautela). E, pur dichiarando la sua preferenza – “io iudico bene questo, che sia meglio essere impetuoso che respettivo” – , riteneva, a ragione, che ci fosse bisogno degli uni e degli altri.

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Il TAR e la Scuola Radio Elettra – di Paola Molesini

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Sarò antipopolare, ma dico qualcosa…… Ebbene sì, ho taciuto finora per il rispetto verso tutti e verso tutto quello che accade, con molto rispetto per le persone e la loro sofferenza: penso che ciò sia più degno di attenzione di una mia semplice e sommessa riflessione.

Chi mi conosce sa che il mio parere sulla didattica a distanza è assolutamente negativo perché ritengo che questa sia un surrogato di scuola:  la scuola non è questa e non si fa così e, soprattutto ora, c’è un tale senso di assuefazione alla DAD tanto che la scuola per alcuni è diventata come Radio Elettra (i più grandi ricorderanno): ti dò compiti, me li fai online, ci si presenta in mutande ma con la maglietta elegante sopra, alla fine qualche voto con il sospetto della copiatura e avanti ……

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Addio Milano Bella – di Lodovico Festa

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Siamo nel febbraio del 1993 e l'ingegner Mario Cavenaghi, vice e poi presidente dei Probiviri della federazione di Milano del PCI (ma allora si chiamava Commissione Centrale di Controllo) protagonista di La provvidenza rossa e di La confusione morale, vive a Lugano dove si è trasferito nell'89 (dopo oltre vent'anni di politica al primo posto e con un incarico particolarmente delicato). Si è rimesso a fare l'ingegnere occupandosi di impianti di depurazione ma un giorno si fa vivo un amico dei vecchi tempi Cecco Fani. 

Fani, un tempo, faceva il cerimoniere rosso occupandosi delle delegazioni straniere in visita e ora, con il crollo di quel mondo, è stato comunque riciclato. Anche nella crisi il partito non molla i suoi fedeli ed è stata creata per lui una agenzia investigativa che, dice Fani, "da una parte aiuta, secondo le possibilità del nuovo codice di procedura penale, innanzitutto quelli rimasti fedeli al partito coinvolti nei vari processi, e dall’altra utilizza le mie relazioni internazionali, per quanto terremotate dalla fine del movimento comunista, per indagini commissionate da imprese interessate a espandersi in vari mercati, soprattutto dell’Est”.

Nella federazione di Milano è successa una cosa strana cui se ne è aggiunta, forse collegata alla prima, una ancora più grave sia per le finanze sia per la immagine del PDS.

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