Brigate Rosse: una storia italiana – Mario Moretti (recensione)

La figura di Mario Moretti mi ha colpito, da quando si incominciò a parlare di lui; lo vedevo come l'uomo ombra, sempre presente e sempre invisibile. E' stato il grande capo delle BR, quello che ha organizzato e gestito quasi tutto sino all'inizio del declino quando, un anno dopo il sequestro Moro è lui stesso ad incominciare ad ammettere, prima con sestesso e poi con gli altri che la storia è finita.

Il mio interesse deriva dalla necessità di capire e incomincia, a dicembre del 76, quando con la morte di Walter Alasia (che avevo conosciuto nella scuola dove avevo insegnato), diventa esplicito a tutti quelli che vogliono capire che quella era una cosa nostra. Lo scrissi in un editorale sul Quotidiano dei Lavoratori apprezzato da Rossana Rossanda e attaccato sul Giornale di Montanelli (ecco le prove).

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una cena in Brianza, “i negri” e le acque – di Roberto Ceriani

Parenti di un amico. Villetta in Brianza. Tana del lupo leghista.

Cena in giardino. Senso di estraneità: cosa ci faccio io qui? Sensazione di essere un turista in mezzo a una popolazione sconosciuta. L’ho fatto mille volte: guardare, ascoltare, cercare di capire, osservare comportamenti, interpretare linguaggi, fare lo sforzo di ricordare che è una parte del mondo reale. Questa volta però mi sembra diverso: è possibile capire? A cosa servirà?

Casa perfetta in alcune stanze e ancora incompleta in altre. Lavori in corso da oltre 30 anni (trenta!!) con pavimenti ancora in cemento accanto ad altri ben rifiniti con piastrelle preziose. Intere pareti fatte a mano in decenni di lavoro massacrante per impilare mattoni, cementare, saldare tubi e collegare fili elettrici.

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Il PD al tappeto – di Giovanni Cominelli

Ogni pugile, quando va al tappeto, è inebetito. Così è oggi il PD. Senza linea politica e senza leader, lo sguardo tutto rivolto all’interno, costretto a inseguire l’agenda altrui e a fare una guerriglia puramente reattiva. Attorno al pugile groggy si affannano oggi antichi e nuovi coach. Mai come oggi il PD è apparso un partito eterodiretto da un gruppo di intellettuali-giornalisti-opinion maker: molti di costoro sono gli stessi che lo hanno spinto sull’orlo dell’estinzione, o attaccando ferocemente il leader di turno – in questo caso Renzi – o fornendo descrizioni improbabili del mondo là fuori.

Questo mondo giornalistico-intellettuale di sinistra, la cui icona resta pur sempre Eugenio Scalfari, è divenuto lungo gli anni il deposito di tutte le culture obsolete della storia della sinistra. Del resto a loro non servono elettori, bastano i lettori.

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Meglio liberi – Alessandro di Battista – recensione

Non so se nella vita Alessandro di Battista sia così libero, ma in questa autobiografia per un figlio si è decisamente lasciato andare. Il libro l'ho iniziato per caso; per uno come me il tema 5 stelle è un tema poco accattivante (troppe urla, troppi slogan) ma già dalle prime pagine mi sono reso conto che si trattava di un libro interessante e piacevole.

Sul finire della scorsa legislatura dibba inizia ad accorgersi di essere un po' fuori posto, che quello che ha fatto è stato bello ma anche logorante e, tutto sommato, poco interessante rispetto allo spirito vitale che ti senti dentro. La politica al primo posto, ma non quella politica.

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Sergio Romano – In lode della guerra fredda (controstoria) – recensione

Presi come siamo dalla quotidianità, gli avvenimenti importanti ci passano sotto il naso, ci diciamo che domani approfondirò e poi ce ne dimentichiamo. Tra gli argomenti importanti c'è sicuramente il rapporto tra le potenze che contano, con tutti i singoli risvolti: i trattati, le trattative diplomatiche più o meno segrete, gli impegni assunti ma non rispettati, le piccole guerre.

Sergio Romano, per via dell'aver fatto l'ambasciatore italiano prima presso la NATO e poi a Mosca (dall'85 all'89), può essere considerato un esperto oltre che un testimone.

Il libro è piccolo, ma molto denso di informazioni e di contenuti ed è ben descritto dal titolo; tutto sommato la situazione è stata più tranquilla dalla fine della II guerra mondiale alla rivoluzione dell'89 perché gli arsenali nucleari e l'esistenza di due superpotenze in conflitto-competizione, facevano sì che ci si muovesse con cautela.

A questo proposito, nei primi capitoli, Romano ci racconta dello svolgimento di alcune crisi pesanti che furono risolte dal buon senso della deterrenza: la rivoluzione ungherese associata alla crisi di Suez, lo status di Vienna e di Berlino, la primavera di Praga e l'invasione della Cecoslovacchia, l'atto di Helsinky e i trattati sulla non proliferazione. Ma ancora: la guerra di Corea, la crisi di Cuba, il Vietnam, l'Afghanistan, la guerra dei missili (SS20). Si faceva la voce grossa ma poi alla fine si costruiva l'accordo e si andava avanti.

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