Milano, vista da un milanese – di Roberto Ceriani

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Milano, Metropolitana linea 1. Tre immigrati parlano in una lingua africana condita con parole francesi. Dicono i nomi delle fermate della Metropolitana: Conciliazione, Cadorna, Duomo, San Babila…

Ascolto curioso. Per loro sarebbe più semplice se le fermate si chiamassero con un numero: 1, 2, 3… A me, invece, i nomi delle fermate dicono molto di più. Sono milanese da generazioni e per me Duomo non è una piazza o una chiesa: è un concetto profondo. Ambrogio non è un santo e i Navigli non sono canali: sono l'essenza della mia identità.

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a proposito di Petriolo – fase di transizione

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Ieri, una amica ha postato su Facebook, una foto scandalizzante in cui si vedevano sacchi di spazzatura e cassonetti strapieni a Petriolo. Nel medesimo post si sottolineavano la civiltà e buona educazione degli utenti a fronte di un atteggiamento poco civile di 6 Toscana che per giorni avrebbe evitato di raccogliere la spazzatura causa camion pieno  e per più giorni avrebbe disatteso la promessa di ripassare il giorno dopo.

Ho immediatamente allertato l'assessore Lucia Ganozzi che segue la partita dei rifiuti solidi urbani e lei ha replicato pubblicando le foto di venerdì a mezzogiorno con i cassonetti vuoti. Ha aggiunto che l'amministrazione sta valutando la situazione che sta raggiungendo livelli di insostenibilità.in vista di una chiusura temporanea del sito. Difficile darle torto se non vengono segnali di mutamento di rotta. Vediamo di fare il punto.

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A proposito di Alexandr Bogdanov … e noi – di Alvaro Ricotti

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Il romanzo “Stella Rossa” è indubbiamente un romanzo molto particolare. Il suo autore, Aleksandr Bogdanov oltre a ipotizzare tecnologie futuribili per i suoi tempi, denotando una cultura scientifica di altissimo livello, prospetta rapporti sociali ed economici della società marziana che rispecchiano la sua visione di come avrebbe dovuto evolversi la futura società socialista.

Ma questo romanzo di fantascienza, seppur interessante per i suoi risvolti culturali e politici, non è sicuramente il lavoro di maggior rilievo di Bogdanov. Non posso aggiungere nulla alla puntuale ed esaustiva recensione di Claudio Cereda su Stella Rossa, colgo invece l’occasione per articolare una riflessione sul suo autore Bogdanov e le concatenazioni conseguenti che mi portano a parametrare concetti scientifici e metodologie d’analisi politica dei primi del’900 e gli analoghi concetti e metodi che abbiamo utilizzato nella nostra avventura politica degli anni ’70.

Aleksandr Aleksandrovic Malinovkij, meglio conosciuto come Bogdanov, fu uno dei più influenti intellettuali russi dei primi anni del ‘900, a lui si deve la traduzione in russo del Capitale di Marx. Di formazione scientifica, si laureò in medicina, ma fu anche un acuto filosofo ed economista; aderì fin da studente ai movimenti socialisti che gli costarono, in diverse riprese, soggiorni nelle galere zariste. Aderì alla frazione bolscevica del POSDR (Partito operaio socialdemocratico russo) in cui ricoprì incarichi di primissimo piano, come membro del Comitato Centrale e dirigente del Centro Bolscevico. Con l’amico Lenin fondò a Ginevra la prima rivista bolscevica, “Vpered”.

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Stella rossa (romanzo-utopia) – di Alexandr Bogdanov (recensione)

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Stella Rossa è un romanzo sull'utopia del comunismo scritto da Bogdanov nel 1907 dopo il fallimento della esperienza rivoluzionaria del 1905 che aveva visto Bogdanov come massimo esponente a Pietroburgo del partito bolscevico.

Bogdanov era figlio di un fisico, laureato in medicina e per tutta la vita si è interessato della possibilità costruire un accordo tra le scoperte scientifiche del primo Novecento e della riflessione su di esse portata avanti da quelli che in Russia si sarebbero detti empiriocriticisti e che erano, semplicemente, i seguaci delle teorie di Mach il padre di quella versione dell'empirismo che avrebbe dato vita, qualche anno dopo, all'empirismo logico o neopositivismo. Nel recensire "Lenin e l'antirivoluziuone russa" ho messo la famosa immagine della sua partita a scacchi con Lenin sotto gli occhi di Gorkij.

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Michele Randazzo nel ricordo di Rizzo, Forcolini e Molinari

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… commissario politico molto fraterno

La mia familiarita' con Michele fu all'inizio, piu' mediata dalla lettura dei suoi contributi sulla nostra rivista teorica che da una diretta frequentazione personale. Il suo lavoro nella Segreteria Nazionale di A.O. lo poneva ad un livello di direzione che incrociava solo occasionalmente l'attività della federazione milanese.

Avevo tuttavia imparato ad apprezzarne sia le riflessioni scritte, ricche di richiami teorici, ma mai ideologiche ed astratte, sia gli interventi nel Comitato Centrale (sì lo chiamavamo così !) di A.O. sia nei gruppi e seminari di studio che lo vedevano come autorevole formatore di quadri per la nostra organizzazione.

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