Stella rossa (romanzo-utopia) – di Alexandr Bogdanov (recensione)

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Stella Rossa è un romanzo sull'utopia del comunismo scritto da Bogdanov nel 1907 dopo il fallimento della esperienza rivoluzionaria del 1905 che aveva visto Bogdanov come massimo esponente a Pietroburgo del partito bolscevico.

Bogdanov era figlio di un fisico, laureato in medicina e per tutta la vita si è interessato della possibilità costruire un accordo tra le scoperte scientifiche del primo Novecento e della riflessione su di esse portata avanti da quelli che in Russia si sarebbero detti empiriocriticisti e che erano, semplicemente, i seguaci delle teorie di Mach il padre di quella versione dell'empirismo che avrebbe dato vita, qualche anno dopo, all'empirismo logico o neopositivismo. Nel recensire "Lenin e l'antirivoluziuone russa" ho messo la famosa immagine della sua partita a scacchi con Lenin sotto gli occhi di Gorkij.

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Michele Randazzo nel ricordo di Rizzo, Forcolini e Molinari

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… commissario politico molto fraterno

La mia familiarita' con Michele fu all'inizio, piu' mediata dalla lettura dei suoi contributi sulla nostra rivista teorica che da una diretta frequentazione personale. Il suo lavoro nella Segreteria Nazionale di A.O. lo poneva ad un livello di direzione che incrociava solo occasionalmente l'attività della federazione milanese.

Avevo tuttavia imparato ad apprezzarne sia le riflessioni scritte, ricche di richiami teorici, ma mai ideologiche ed astratte, sia gli interventi nel Comitato Centrale (sì lo chiamavamo così !) di A.O. sia nei gruppi e seminari di studio che lo vedevano come autorevole formatore di quadri per la nostra organizzazione.

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Lenin e l’Antirivoluzione russa – di Roberto Massari (recensione)

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Sono finito a cercare questo libro dopo aver letto le Memorie di un rivoluzionario di Victor Serge (1) e (2), cronaca di ua vita spesa al servizio della rivoluzione con una progressiva presa di coiscienza che quella prospettiva non solo aveva dovuto fare i conti con la immaturità del processo di sviluppo della Russia, con l'accerchiamento, con la mancata rivoluzione in Occidente, tutte cose che indussero Serge a stringere i denti per continuare a stare con i bolscevichi, ma che c'erano cose che non avevano funzionato nella cosiddetta fase alta del processo rivoluzionario e cioè prima della malattia (1923) e della morte di Lenin (gennaio 1924).

Serge cita in particolare il comunismo di guerra (1918-1921 con le requisizioni e l'annientamento del mondo contadino), la fondazione della Čeka (7 dicembre 1917, contrazione di Večeka, acronimo per Commissione Straordinaria Panrussa per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio), l'attacco militare e l'uccisione degli esponenti del soviet di Kronstadt (marzo 1921).

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Michele Randazzo – quando si faceva il settimanale (Peppino d’Alfonso)

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Nonostante sia stato Michele ad iniziarmi all’attività politica (o meglio, alla concezione totalizzante della militanza come attività che permea ogni istante della propria vita, ogni pensiero, ogni prospettiva), nonostante i nostri rapporti di amicizia siano rimasti molto stretti durante tutto il tempo della mia avventura in AO (e anche molto dopo), è solo nella redazione del giornale, nei primi anni 70, che svolgemmo realmente un lavoro politico insieme.

Fu un’esperienza relativamente breve, ma straordinariamente intensa, di quelle che logorano profondamente, ma lasciano un segno duraturo e fanno venire a galla la sostanza delle persone. Vediamo se i miei ricordi, offuscati dai quasi 40 anni intercorsi e dall’alzheimer incipiente, mi consentono di darne un’idea.

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Michele Randazzo – il dirigente buono (Giovanna Moruzzi)

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Michele Randazzo nasce il 3 dicembre 1936 in un piccolo paese nel cuore della Sicilia (Mussomeli, CL) dove frequenta la scuola elementare: è terzo di 5 figli. Dell’ambiente paesano ricorderà sempre il calore delle serate intorno ai braceri ascoltando i racconti degli anziani, il lavoro di sgusciare le mandorle, affidato ai bambini e il profumo del pane fresco con i fichi maturi che suo zio gli dava al mattino presto quando andavano in campagna. Della scuola ricorderà il freddo (con i geloni delle mani ) e le bacchettate del maestro.

Suo padre (ragazzo del ’99) oltre che nella prima, combatte anche nella seconda guerra mondiale e, capitano della compagnia Costiera di Modica (RG), viene fatto prigioniero degli inglesi e sottoposto ad una dura prigionia in Africa che gli mina gravemente la salute.

Torna dopo la fine della guerra, trasferisce la famiglia a Caltanissetta dove ricopre  l’incarico di direttore dell’Ufficio delle Imposte dirette.

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