Cara Fedeli ti scrivo – 1 (il prosciutto crudo e l’insalata russa)

Caro Ministro dell’Istruzione,

appartengo alla generazione che cominciava la scuola il primo di ottobre. Non varrebbe la pena di parlarne, se non per il fatto che il giorno precedente, un anonimo trenta settembre, era di impagabile e inebriante emozione.

Nell’ultimo giorno di settembre, infatti, si svolgeva la tradizionale visita pediatrica per noi quattro figli che avremmo cominciato le scuole il giorno successivo e a conclusione di quell’interminabile impegno medico ci sarebbe stata una cena speciale. Per certi aspetti sembrava un sabato, il giorno in cui i genitori erano più generosi di attenzioni e allegria, per altri era come capodanno, perché avremmo salutato i diritti per tuffarci nei doveri e avremmo cambiato gli abiti in grembiuli.

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A proposito di collegialità

L'articolo Pensieri scomodi sulla maturità – di Roberto Ceriani mi è piaciuto e mi ha fatto pensare perchè mette il dito in una piaga con cui ho convissuto per anni prima da rigoroso professore di matematica e fisica e poi da Dirigente Scolastico. Come scrive Franco De Anna nel commentare Ceriani il problema è quello della valutazione finale che, pensando ad una didattica legata alla personalizzazione dei percorsi deve fare i conti con la valutazione sommativa nella quale entrano molti aspetti che vanno al di là della semplice competenza disciplinare.

Già su quella ci sarebbe molto da dire ed è proprio facendo il docente impegnato e confrontandomi molto con i miei studenti che mi sono accorto che dovremmo temperare la oggettività, sia per tener conto della componente affettiva, sia per tener conto del principio evangelico dei talenti. Non ho mai mollato sulla necessità di far intervenire nella valutazione una molteplicità di aspetti e dunque distinguere tra valutazione e misurazione, ma nel contempo ho sempre tenuto duro sulla necessità di abituare alle prove oggettive (nella diversità delle tipologie).

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Generazione ISIS (Olivier Roy) – recensione di Daniele Marini

Una analisi contro corrente sulla natura del terrorismo radicale di ispirazione Islamica. La tesi che Roy vuole dimostrare è che la molla che spinge iterroristi non ha alcuna natura religiosa. Piuttosto si tratta di giovani che rispondono a una spinta di tipo nichilista.

Esaminando le storie individuali di coloro che hanno partecipato all’assalto a Charlie Hebdo, al Bataclan, che han falciato la folla sul lungomare di Nizza e a Berlino, Roy mette in luce chenessuno di loro si è convertito al terrorismo jhadista partendo da una vocazione religiosa. Si tratta piuttosto di giovani che hanno vissuto la loro intera vita adottando i costumi e gli stili di tutti gli altri giovani europei. Alcuni hanno un passato di piccola criminalità e spaccio di droga, alcuni sono stati persino gestori di bar in cui i consumi di alcolici erano più che consentiti, pur essendo collocati in quartieri con abitanti a prevalenza islamica.

La conversione alla missione jihadista avviene di solito in modo improvviso, o dopo un periodo di carcerazione in cui sono stati esposti alle idee dell’integralismo salafita, o perché sono entrati in contatto con le idee in modo casuale.

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Pensieri scomodi sulla maturità – di Roberto Ceriani

Domani inizierà l'Esame di Maturità (che si chiama in un altro modo). Ho fatto almeno 40 volte il Commissario o il Presidente di commissione, quasi sempre nei Licei Scientifici. Ho così scoperto che nessuno dei commissari ha la minima possibilità di superare l'esame che sta valutando

Anche se studiassi molto, io sarei bocciato senza speranza in Latino, Arte e Filosofia. Nonostante abbia ascoltato quasi 2.000 prove orali, per avere una misera sufficienza in Italiano, Storia, Scienze e Letteratura Inglese dovrei studiare almeno per un paio di anni. Tutti i miei colleghi non-matematici sarebbero sicuramente bocciati in Matematica e Fisica.

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Quello che insegna il caso Macron – di Giovanni Cominelli

L'importanza delle istituzioni e della innovazione intellettuale. Macron ottiene molto con poco, conquista il ballottaggio del primo turno presidenziale in Francia con un modesto 24,01 % contro la Le Pen appena dietro, ma diventa Presidente con il 66,06% dei voti. Il suo Movimento politico En Marche! si presenta quindici giorni dopo alle elezioni legislative – quelle che scelgono i 577 parlamentari dell’Assemblea nazionale – e si accaparra tra i 415 e i 445 seggi con il 32,6 per cento delle preferenze.

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