la volpe e l’uva

La favola di Esopo dice: "« Una volpe affamata, come vide dei grappoli d'uva che pendevano da una vite, desiderò afferrarli ma non ne fu in grado. Allontanandosi però disse fra sé: «Sono acerbi». Così anche alcuni tra gli uomini, che per incapacità non riescono a superare le difficoltà, accusano le circostanze. »

La assemblea nazionale è iniziata con due ore di ritardo perché è nello stile di una certa politica mettere sestessi prima di tutto il resto. C'era da limare, c'era da trovare il compromesso migliore per non decidere e così, quando il Presidente Orfini ha dichiarato che il comitato di presidenza alla unanimità aveva deciso di rinviare ad altra data la discussione sul segretario, è stato sommerso dai fischi e la proposta presa alla unanimità ha avuto più di un terzo di voti contrari (il che la dice tutta sul rapporto tra il gruppo dirigente nazionale e il corpo dirigente del PD che incomincia a non poterne più.

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Chi tocca la scuola muore – di Roberto Ceriani

Chi tocca la scuola muore. Questo l’hanno capito molto bene i nostri eroi chiusi in Conclave per scrivere la Storia d’Italia.

Sapevano bene quanti Governi sono caduti, o hanno perso consenso di massa, per avere avuto l’incoscienza di provare a riformare questo sistema scolastico, il cui impianto fondamentale risale al 1925, in piena fase creativa e innovativa del Fascismo.

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’68 – L’inizio del movimento di Chimica (Milano) – di Vittorio Sforza

Chimica prima della fine del 1969 era un posto “difficile” dove la componente conservatrice degli studenti era molto forte e condizionante. Ciò non toglie che anche a chimica il vento del ’68 sia in qualche modo entrato innescando una fase di assemblee e, nel marzo del ’68, anche un periodo di sospensione delle lezioni (o forse una breve occupazione) per permettere il lavoro a commissioni di studio su diversi temi (Scuola e società; Diritto allo studio; Didattica e piano studi; Potere studentesco).

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’68 – La selezione meritocratica – di Vittorio Sforza

Le persone che 50 anni fa si sono impegnate nella costruzione del Movimento Studentesco di Scienze (poi divenuto di Città Studi) all'Università Statale di Milano e al Politecnico, si ritrovano sabato 26 maggio all'Istituto di Fisica di via Celoria, nell'aula A dove tutto ebbe inizio.

Ci siamo ritrovati per la prima volta 10 anni fa in occasione del 40° e allora lo facemmo in maniera più solenne e formale, al punto che ci fu addirittura una relazione introduttiva di Franco De Anna dedicata al tema delle passioni tristi e quelle generose. Magari nei prossimi giorni la si ripubblica.

Dopo quell'incontro abbiamo tentato di mettere in piedi uno strumento di comunicazione e per un  po', seppur in maniera disordinata, la cosa ha funzionato con la stesura di post, articoli e riflessioni. Poi dal 2010 tutto si è fermato ma quel materiale che, nelle mie intenzioni, avrebbe dovuto servire a stendere un libro di ricordi-riflessioni, è ancora disponibile e mi è venuta l'idea di metterlo su Pensieri in Libertà e sulla pagina Facebook creata per pubblicizzare l'evento del 26 maggio.

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rileggendo Lettera ad una professoressa

Si avvicinano le scadenze del cinquantenario e mi sono messo a rileggere Lettera ad una professoressa; ve ne sarete accorti perché sto postando su Facebook i capitoletti che mi sembrano più significativi.

Nel farlo non bado tanto alla condivisibilità, quanto alla efficacia; frasi brevi, verità molto semplici, spesso tagliate alla grossa con il pennato (la roncola).

Sono passati più di 50 anni da quando fu scritto dagli allievi della scuola di Barbiana coordinati da don Lorenzo Milani. Si descrive una Italia che non c'è più, una Italia in cui le discriminazioni di classe e la povertà dura, non erano argomenti da tesi di laurea in sociologia, ma una cosa che apparteneva alla esperienza quotidiana, con una scuola a struttura piramidale con la base larga che si assottigliava man mano che aumentavano gli anni di studio: selezione, abbandono, discriminazione sociale. E gli alunni di Barbiana sottolinenano che se ci si limita a contare la numerosità della classe in prima e alla fine della terza media, senza mettere in conto i ripetenti e i pluriripetenti si truccano le carte e si sottostimano i dispersi, cioè quelli che sono andati a dare una mano in campagna.

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