Il cammino di Santiago, giorno dopo giorno – 4

Domenica 15 settembre, Ponferrada: Qui non c'é festa né riposo. Svegli alle 6:50 yogurt, succo di frutta e cioccolato per Ada, alle 7:30 si parte. La salita di prima mattina dà fastidio, poi il percorso diventa pianeggiante e si cammina bene. Qui si rivedono le viti e il vino dovrebbe essere buono, siamo nella zona del Bierzo. Alle 9 café con leche e croissant al bar.

Altra salitella, si supera l'autostrada e alle 11,30 siamo a Cacabelos, 17km, purtroppo la chiesa é chiusa; volevo vedere il dipinto di San Antonio che gioca a carte con Gesù bambino. Compriamo cibo e ci facciamo un paninone. Visto che sono le 12 e ci sentiamo bene decidiamo di proseguire per Villafranca del Bierzo, altri 8km che fanno 25.

Però sono 8km tutti di salite e discese, ora il sole é alto e si suda, pensare che a quest'ora in Italia siete tutti con le gambe sotto il tavolo. Alle 14 arriviamo all'albergue municipal, affaticati. Dopo un po' che sono fermo mi viene un dolore preoccupante al tendine, metto un po' di Ibuprofene pomata. Ada sta benissimo e si fa un primo giro in paese al bar mentre io riposo. Siamo in camera con altri italiani: Nadia calabrese, Fernando abruzzese e la palermitana Maria con amico tedesco. Alle 18 facciamo una passeggiata in centro che é bello. Io mi muovo con circospezione ma questo paese é tutto un saliscendi. Ceniamo in Plaza Mayor, tutto molto buono tranne il vino. Poi a letto presto, domani si ricomincia.

La vita del pellegrino, per forza di cose, é (quasi) casta. Quando ciò si protrae per un mese può essere un problema. Fossi da solo magari non ci penserei, ma l'oggetto dei miei desideri é qui con me, la notte dorme nel letto di sotto e al mattino mi sculetta davanti. Subisco il suo sex-appeal, per me notevole. Santiago, non salvarmi dalle tentazioni.

Lunedì 16 settembre, Villafranca del Bierzo: Alle 7:25 é ancora buio, dopo aver fatto colazione partiamo. Le mie gambe girano bene. Oggi risaliamo in leggera pendenza la bella e verde valle del Rio Valcarce, passiamo diversi paesini, facciamo soste, colazioni e merende.

Ci sono mucche, pecore e capre. La tappa di oggi é proprio bella, verde con paesini agricoli. Conosciamo Giada, bella ragazza dai capelli rossi di Faenza e quando le diciamo i nostri nomi, Luigi e Ada, scopriamo di essere già famosi sul Cammino, le hanno parlato di noi, é stata Rosa, il medico di Barcellona che non vediamo da qualche giorno.

Alle 13 attacchiamo la salita tosta molto. Si suda e si soffre ma alle 14 siamo a La Faba, abbiamo fatto quasi metà della temuta salita del Cebreiro, la più dura di tutto il cammino. Il rifugio apre quando arriviamo, c'é una coda di 20 pellegrini e le paolotte tedesche che lo gestiscono aprono tardi, sono lente a registrare e chiacchierano con tutti i tedeschi che ho davanti mentre aspetto sotto il sole e Ada é sulla panchina all'ombra.

Tra di noi é ritornato l'amore focoso e travolgente di prima, ma ho l'impressione che questa ragazza mi faccia un po' su. L'albergue é bello di pietra circondato dai boschi, ma ha pochi servizi e letti a castello scarsi. Sopra Ada dorme un'australiana che conosce Julienne che noi non vediamo da molto e ci dice che ha avuto problemi di pidocchi. Noi per fortuna no.

Il paesino di montagna é piccolo, immerso nel verde, con un solo bar dove alle 19 mangiamo e mi danno un'intera bottiglia di vino buono, di cui rimane solo il vetro. Finalmente, era qualche giorno che non succedeva. Dopo cena c'é poco da fare, ritirare la roba stesa, scrivere appunti, fare due passi tra albergue e chiesetta. Comunque oggi 24 km e Ada trotta che é un piacere vederla. Prima di dormire chiacchieriamo con Nadia e altri 3 calabresi e giochiamo al cocuzzaro, uno di loro, Sergio, conosceva Don Cataldo, come Ada. Il mondo é piccolo.

finalmente la Galizia

Martedì 17 settembre, La Faba: Oggi tappa tosta, 26 km con tanta salita, ma abbiamo preso un bel ritmo. Colazione in albergue con Nescafé (per forza sono tedesche) partenza alle 7:15 con la pila. Tempo fresco e salita dura. Sulle montagne a fianco e nelle conche galleggiano nubi, più si sale e più fa freddo.

Passiamo il confine tra Castiglia e Galizia. In un'ora e 40 siamo al Cebreiro, nella nebbia. Colazione, visita alla chiesa, foto alle pallozas e si riparte. La tappa é bella, in montagna, nel verde. Ora si procede tra querce, castagni e pini, in saliscendi.

Sosta con boccadillo con frittata. Ancora su e giù, un'altra salita tosta all'Alto de Poyo 1335 metri e poi altra sosta con boccadillo al tonno. Passiamo vari paesini con tante mucche e strade piene di letame. Mancano 9 km di discesa, Ada é un po' stanca e va piano, allora io mi lancio in discesa, supero diecine di pellegrini e arrivo a prendere gli ultimi due posti al Municipal di Triacastela (che di castelli non ne ha e non ne ha mai avuto nemmeno uno).

Ottima cena, cibo tipico galiziano e ottima bottiglia di vino tinto, 10€ a testa. Bella la vita del pellegrino. Tra me e Ada l'amore é a livello massimo, ci ritagliamo anche qualche minuto di privacy.

Oggi salto la lavatura dei panni, ne avrò di più domani. Salutiamo molta gente, grandi saluti e pacche anche con un gruppo di spagnoli che viene a piedi da Alicante, han fatto più strada di noi e oggi stanno in albergue privato per poter vedere Real-Galatasaray. Il primo tempo lo vedo anch'io con loro e sono costretto a bermi una birra che mi vogliono offrire a tutti i costi. Ada dorme già.

Mercoledì 18 settembre, Triacastela: Il clima in Galizia é tutto diverso dalla Castiglia, quando esco dall'albergue trovo tutte le panchine bagnate di umidità. Il cielo é stellato, ma tempo di far colazione con caffelatte pane burro e marmellata e, usciti dal bar, vediamo che é tutto completamente coperto.

Partiamo alle 7:40, salita, a tratti tosta, in una vallata verde, boschi, tante mucche di vari colori, anche un toro da esposizione, paesini minimi pieni di letame con più stalle che case. Camminiamo 10,5 km prima di trovare un bar dove ci rifocilliamo. Poi si continua in piano e poi in discesa; arriviamo a Sarria alle 12,50 e aspettiamo 10 minuti l'apertura del Municipal.

Con Nadia facciamo una lavatrice e asciugatrice dividendo la spesa, ci voleva, laviamo felpe pantaloni e tutto quanto. Brutta scoperta: ho dimenticato l'asciugamano grande a Triacastela, avevo steso solo quello e non mi sono ricordato, peccato era bello, ora devo trovarne un altro se no non posso più farmi la doccia. Sarria é abbastanza brutta ma ha una biblioteca con bellissimi computer dove sto scrivendo gratis. Stasera cena con i calabresi che, tranne Nadia, domani prendono il pullman per Santiago perché han finito le ferie.

Sera: Ada zoppica, ha dolore al piede destro, sul lato interno del tallone. Approfittiamo del computer gratuito per fare il check-in del ritorno e compriamo un nuovo asciugamano per me. Poi, pian piano, andiamo a mangiare, bene per 8,50 €. Arrivano anche i calabresi, grandi risate e saluti perché per loro tranne Nadia é l'ultimo giorno. Nei letti sopra i nostri abbiamo due ragazze maleducate e ignoranti.

Giovedì 19 settembre, Sarria: inizia la quinta settimana di cammino. Oggi dormiamo un po' di più e dopo la colazione partiamo alle 8:10. Ogni giorno la luce arriva più tardi e qui al mattino é umido e nuvoloso. Nonostante il Voltaren e la pomata Ada ha male e deve camminare piano.

Si inizia salendo, poi discesa ripida su asfalto e poi mezzo km di salita tosta in un bel bosco. A un passaggio a livello incustodito lasciamo passare il treno. Si prosegue con salitelle nel verde, boschi, mucche, paesaggio agricolo, minuscoli paesini fatti di stalle.

In Galizia l'ambiente é molto bello ma c'é un mucchio di gente, tanti iniziano da Sarria, hanno zainetti leggeri, sono freschi e vanno spediti, mentre noi arranchiamo. Non mi piacciono, come i ciclisti che devi far passare anche sui sentieri stretti e quelli che vanno a cavallo, per fortuna pochi. La compostella dovrebbero darla solo a quelli che fanno tanti km a piedi, non a questi intrusi.

Passiamo il pilastrino che dice 100km a Santiago. Oggi volevamo arrivare a Portomarin, ma dopo quasi 17km, alle 13:20, decidiamo di fermarci, perché Ada fa fatica e vogliamo evitare guai peggiori. Ci sistemiamo in un albergue-bar-ristorantino in due vecchi edifici ristrutturati. I letti e le docce sono belli nuovi. Intorno solo boschi e pascoli, si chiama Mercadoiro, ma non c'é paese, solo l'albergue e una quantità enorme di mosche.

Il padrone dice che il computer non va, ma ci mettiamo mano noi e ora lo stiamo usando aggratis. Il posto é carino, musica jazz di sottofondo, ma stasera ci sarà da annoiarsi. Negli ultimi giorni avevamo preso un bel ritmo, questo malanno non ci voleva. Siamo a soli 95 km ma bisogna pur farli.

Giovedì 19 sera: come previsto la serata in questo posto isolato é un po' noiosa, leggiamo notizie al computer. A letto presto ma non ho sonno. Sono le 23:30 questo albergue ha delle docce con spruzzini ad altezza busto tipo idromassaggio, da quanto mi ha detto Ada quello delle donne deve essere meglio, così a quest'ora quando tutti dormono mi faccio una doccia aggiuntiva entrando clandestinamente nel bagno femminile deserto, poi rilassato mi addormento. Ada dorme già come un angioletto.

Venerdì 20 settembre Mercadoiro: Sveglia alle 7, colazione, partenza alle 7,50 tempo nuvoloso. Scendiamo nel verde e tra le mucche a Portomarin, paese che stava in basso in riva al fiume ed é stato rifatto più in alto dopo la costruzione della diga, mentre la chiesa é stata smontata e trasportata in alto.

Il bacino é a secco perciò passando sul lungo ponte si vedono i ruderi in basso. Saliamo fino al centro del paese per scoprire che bisogna ridiscendere e risalire dall'altra parte, siamo senza fiato per cui malediciamo mentalmente; poi la camminata continua nella bella campagna tra boschi di querce, castagni e pini. La guida dice che qui iniziano gli eucalipti, ma per ora non se ne vedono. Alle 14,15 siamo a Ligonde paesino di 2 case con 2 albergues, tutti e 2 pieni. Dopo mezzo km ce n'é un altro municipale dove troviamo posto nel letto a castello ma di sopra, era quasi un mese che Ada non doveva salire la scaletta, ma ce la fa, é stretto ma siamo affiancati e vicini.

Oggi 22km + 2 a Portomarin fa 24 e Ada cammina bene, abbiamo faticato a trovare posto perché avendo fatto meno strada ieri ne abbiamo fatta di più oggi e siamo arrivati relativamente tardi. Nel pomeriggio abbiamo ritrovato Beppe dopo tanti giorni, lo sentivamo al telefono e ci aveva detto che da giorni camminava con un tedesco, ora scopriamo che é Hans il crucco, felicissimo di rivederci, io meno. Alla sera non c'é niente da fare, quando passano le mucche che tornano dal pascolo ci precipitiamo fuori a vedere: é l'avvenimento più eccitante della serata.

Sabato 21 settembre, Eirexe: nebbia. Colazione Beppe e Hans non si vedono e noi partiamo alle 7:50. Con la pila e nella nebbia si vede poco. Passiamo due paesi e finalmente si vedono i primi eucalipti. Mi accorgo di aver lasciato il cappello all'albergue, l'avevo davanti mentre facevo lo zaino e sono riuscito a lasciarlo lì. Che stupido.

Anche oggi la tappa é bella tra prati e boschi. Ce la prendiamo comoda perché vogliamo fare una tappa breve di 14km. Ci fermiamo mezz'ora in un bar che ha internet per stampare il check-in del ritorno. Ma arrivati all'albergue di Casanova brutta sorpresa: é completamente isolato puoi dormire e lavarti ma non c'é niente per mangiare. Decidiamo di proseguire per Melide, Altri 10km che facciamo a buon ritmo sotto il sole. A Melide l'albergue municipal é chiuso per lavori e  ce n'é uno provvisorio al palazzo congressi che in realtà é un grande magazzino comunale, un enorme hangar.

Arriviamo alle 14,30 siamo i primi ma apre alle 15. Ada brontola: "Anche oggi hai voluto il municipale, ci saranno materassini a terra, io posso permettermi anche qualcosa di meglio". Poi entriamo e invece é bello, materassi comodi, molto spazio e tavolino tra i letti, bagni e docce puliti. Le rinfaccio che come Simone Cefa era pronta a tradirmi prima del canto del gallo. Ci sistemiamo in una delle 6 camerate, arriva un po' di gente ma non tanta e addirittura nella camerata rimaniamo soli noi due. Mmmm Bella storia a Melide. Dopo la doccia per il secondo giorno a fila non laviamo e alle 16 siamo già seduti dal famoso Ezequiel a mangiare pulpo gallego (piccante) con patate e vino tinto. Poi riposo nella nostra camerata privata. Bella la vita del pellegrino

Sera: torniamo alla pulperia dove c'é Beppe, Hans, Marcella e con lei un gruppo di spagnoli e Antonio sivigliano di 78 anni che ieri e oggi abbiamo superato sulla strada e non pensavamo arrivasse fin qui. Mangiano tutti e ordinano di continuo bottiglie di bianco Ribeiro, molto buono. Rifiuto l'offerta del pulpo perché sono ancora pieno da prima, ma il vino lo accetto volentieri. Grande allegria, tutti parlano a voce alta, si canta e si beve. Ai tavoli vicini ridono e qualcuno si unisce ai canti, Volare, Raffaella Carrà e canzoni spagnole. Alle 21,30 ci avviamo, ognuno al suo albergue.


(4 – continua)

1) Il cammino di Santiago, giorno dopo giorno – 22 agosto 28 agosto da Roncisvalle a Logrono

2) Il cammino di Santiago, giorno dopo giorno – 29 agosto 7 settembre da Logrono a Sahagun

3) Il cammino di Santiago, giorno dopo giorno – 8 settembre 14 settembre da Sahagun a El Acebo



 

Info su Luigi Gerosa

Nasce nel 1955 nella Brianza profonda, dal '69 al '71 frequenta il liceo Frisi a Monza (si potrebbe dire portato giù dalla piena del Lambro) e dal '71 al '74 quello di Sesto S.G., svolge attività politica a scuola e in estate lavora alla Kodak, alle Poste e altri. Nell'ottobre del '74 inizia a lavorare al Quotidiano dei lavoratori: tipografia, impaginazione, fotografia, cronaca, politica estera, fino all'aprile del '76 quando viene assunto alle Acciaierie Falck come operaio al laminatoio a freddo, l'anno dopo entra nel Consiglio di Fabbrica, in seguito nel Coordinamento nazionale dei CdF Falck, nel frattempo dà un paio di esami a Filosofia, grazie alle 150 ore. A 26 anni lascia laminatoio e muletto per lavorare a tempo pieno per il sindacato Fiom-Cgil, zona Bovisa-Centro Direzionale e dall'82 zona San Siro: in giro per fabbriche e uffici, assemblee, trattative in Confindustria. A 32 anni si iscrive alla Facoltà Scienze dell'informazione, supera 7 esami, ma lascia l'Università nell'89 per iniziare l'attività di docente in corsi di formazione su personal computer. Attualmente vive con Ada e la figlia 22enne a Bussero, che è vicino Milano, ma ha ancora un po' di verde per camminare e coltivare l'orto.
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