2022 destinazione Corno d’Africa – Maurilio Riva

Questo romanzo, a seconda delle caratteristiche del lettore stimola reazioni su piani diversi (i sentimenti, gli elementi di autobiografia, la storia dell'avventura coloniale italiana) e riesce difficile sintetizzarli in una recensione; ci provo partendo dalla fine.

Vale la pena di leggere le trecentoquaranta pagine? La risposta è sì; ci si sente arricchiti, ti viene voglia di incontrare Meryem ed essere nei panni di Augusto Cervantes, ti viene voglia di andare a visitare quelle terre. Riva lo ha fatto e alcuni degli spunti del romanzo nascono da esperienze di prima mano (per esempio il rapporto con la Onlus Acqua per la vita cui ha devoluto una quota dei diritti che saranno spesi in progetti a favore delle zone più depresse di Eritrea ed Etiopia).

Riva adotta uno stile di scrittura che può lasciare disorientati: c'è una storia (la storia di un viaggio), ma ad essa si accostano digressioni storiche, digressioni letterarie, riferimenti geopolitici e scientifici alle emergenze planetarie del XXI secolo; l'unico modo per evitare il disorientamento è quello di lasciar scorrere quelle problematiche accettando di perdere il filo.

Qualche rilievo critico lo voglio però fare:

  • si parla con un certo dettaglio di zone del mondo che noi Italiani conosciamo il più delle volte per riminiscenze scolastiche e poiché, in particolare per l'Etiopia e l'Eritrea, si va abbastanza in profondità, sarebbe stato utile disporre di una cartina per rimettere al loro posto le località visitate di cui, spesso, conosciamo solo i nomi o le ignoriamo del tutto perché appartengono non alle vicende coloniali ma alla storia di civiltà millenarie come nel caso di Lalibela. Così mentre leggevo mi sono fatto una mappa del viaggio segnando le località principali.
  • si tratta di un romanzo e 24 (ventiquattro !) appendici collocate a fine libro sono un po' troppe: meglio sintetizzare ed inserire nel testo quelle essenziali ed eliminare del tutto le rimanenti. Mentre si legge si saltano i rimandi per non perdere la concentrazione e quando si va a fine libro a leggerle in sequenza ci si chiede: sì ma perché si sta parlando di xxxx xxxxx?

Come in partita doppia Rino Riva scrive mettendo in conto (e poi utilizzandolo) un grosso lavoro di documentazione in cui si mescolano elementi di natura storica e riferimenti letterari (cosa è accaduto lì? chi è passato da quelle parti?) riscontrabili dalla bibliografia essenziale in cui compaiono un centinaio di libri tra saggi, romanzi e richiami letterari.

Le prime 150 pagine servono ad inquadrare il senso del viaggio e a descriverne la parte iniziale (da Napoli al Corno d'Africa su un cargo porta container (il Bisagno) diretto in Estremo Oriente con ufficiali ed equipaggio in larga misura italiani). Su una nave, anche quando è grande, gli spazi sono ridotti e dunque si socializza e lo si fa con personaggi, gli uomini di mare, che hanno sempre qualcosa di straordinario per il passato che si portano dietro o per le manie e caratteristiche personali (il comandante, il cuoco, il nostromo e la sua biblioteca di bordo). Nei ringraziamenti a fine libro Riva, che passa molti messi l'anno a campeggiare in Liguria, ringrazia la gente di Laigueglia che lo ha indirettamente ispirato nella definizione di alcuni uomini di mare.

Sul cargo incontriamo gli altri due passeggeri diretti in Corno d'Africa, giovani come Augusto, che vanno da quelle parti con l'intenzione di viverci e hanno scelto il viaggio via mare perché non hanno fretta; il capitano ce li presenta così: «Alain Kaleb è medico chirurgo, affiliato all’organizzazione umanitaria di “Medici senza frontiere”, è diretto nel Corno d’Africa per un periodo di volontariato in quei paesi. Meryem Lèvi è archeologa e grazie a una borsa di studio europea deve raggiungere nel Corno d’Africa una “spedizione mista” francoetiope di ricercatori e archeologi». Meryem è affascinante e "Augusto, pur non dandolo a vedere, rimase impressionato dall’avvenenza della giovane donna, superbo incrocio fra una incantevole educatrice di provenienza maghrebina e un avvocato francese per giunta di origini ebraiche…Meryem aveva un volto ovale, begli occhi orientaleggianti, bianchissima dentatura, bel sorriso, bei capelli lunghi di un colore fra il corvino e una parvenza di vermiglio. Un bel corpo asciutto e scattante, bei piedi che potevano indossare ogni tipo di sandalo. Vestiva all’europea e non disdegnava di mettere in mostra uno snello pancino indossando attillate magliette".

Augusto rimane folgorato da Meryem, lo si capisce subito, ma è fedele ai princìpi, lei è la donna di Alain ed esita persino quando scopre che i due si sono presi una pausa di riflessione: «Meryem, ho desiderato ogni giorno di poter ascoltare la tua voce e le tue parole ma mi sono impiccato ai patti. In Europa, si era detto, al ritorno in  Europa. Ho grande desiderio di vederti, di abbracciarti… ma non verrò a trovarti. Alain ha ragione e io non voglio venir meno a un patto implicito benché nessuno di noi l’abbia enunciato. Penso che il mondo intero, se chiamato a pronunciarsi, mi darebbe dell’idiota all’ennesima potenza ma credo, je crois, che bisogna essere onesti persino nelle cose di cuore…dobbiamo aspettare».

Augusto Cervantes è un giovane laureato in matematica che, alla morte del nonno prediletto Rirì (Rino Riva ?), si trova tra le mani un testamento spirituale: un libro denso di ricerche e di proposte di itinerario stampato in copia unica in cui il nonno (che faceva lo scrittore)  lo incarica di fare quello che lui non ha potuto fare: mettersi sulle tracce del viaggio che il bisnonno Luca, attrezzista aviatore, compì nel 1935 al seguito delle truppe italiane (la guerra d'Etiopia). Come in partita doppia c'è un libro preparato da un altro e si sovrappongono diversi io narranti. Mentre in Partita doppia si mescolavano la storia degli anni 70 ed elementi autobiografici dell'autore, questa volta c'è una ricerca sulle origini famigliari e contemporaneamente la descrizione di un pezzo di storia d'Italia.

Luca Riva è Luciano Riva il padre di Rino Riva, sergente della regia aeronautica e l'intero romanzo, attraverso lo schermo di un nipote è il viaggio di Rino Riva nella storia della sua famiglia attraverso la consultazione di libri ritrovati, di documenti come un foglio matricolare e di vecchie fotografie 6×9. Mi azzardo a dire che si tratta del viaggio di una generazione (che è anche la mia) che ha avuto i padri vissuti nel periodo fascista, che ha fatto tanto in termini di passioni generose nella Italia repubblicana e che ha tanto ancora da capire su questo mondo che si voleva cambiare. Un mondo che si è rivelato più solido del previsto ma che è ancora lì con le sue contraddizioni; e nel caso del Corno d'Africa sono contraddizioni delle quali siamo stati (come Italiani) almeno in parte responsabili.

Il viaggio sul cargo consente a Riva di parlare del canale di Corinto, di Alessandria d'Egitto e del suo faro ricostruito, delle vicende del canale di Suez dalla sua costruzione alla crisi anglo-francese del 56, delle problematiche legate al controllo delle acque del Nilo dall'Etiopia all'Egitto. Siamo in un anno del futuro in cui sono cambiati gli equilibri mondiali, in cui continuano ad essere cruciali i mutamenti del clima e le problematiche dell'inquinamento e in cui è stato eletto al soglio di Pietro un papa cinese che ha scelto di chiamarsi Giovanni XXIV e che dichiara: "«Santa Madre Chiesa è dei poveri o non è, Santa Madre Chiesa è degli ultimi o non è, Santa Madre Chiesa è dei sofferenti o non è, Santa Madre Chiesa è degli infelici o non è...».

Luca Riva è sbarcato a Mogadiscio ed ha operato prevalentemente nella Etiopia meridionale (le zone di Harar e dell'Ogaden), invece Augusto, che segue le indicazioni del libro del nonno sbarca a Gibuti.

È impensabile che tu riesca a percorrere il medesimo tragitto del bisnonno Luca poiché non disponiamo dei potenti mezzi della Regia Aeronautica. Se da Mogadiscio non si può, ti consiglierei di accettare come un conveniente strappo alla regola lo sbarco a Gibuti e suggerirei di salire ad Addis Abeba con il trenino francese, una potentissima opera di ingegno e di ingegneria. Vale la pena, ragazzo mio, mettere nella bisaccia ciò che è possibile conoscere, vedere, sperimentare.

Così, prima di separarsi per seguire le strade che si erano prefissi con il viaggio, Augusto, Alain e Meryem visitano Harar, sulle orme di Rimbaud e poi si dedicano ad Addis Abeba (nuovo fiore, dal nome dell'eucalipto introdotto in Etiopia da Menelik) dove visitano il museo nazionale dove è custodito lo scheletro di Lucy, l'anello mancante; di lì passano a Lalibela (la città santa dei copti con le chiese monolitiche scavate in profondità nerl tufo) e risalgono la regione del Tigrai (sono le zone in cui i due francesi andranno a lavorare). La visita alle zone a nord dell'Etiopia è la occasione per fare il punto sulla guerra italiana di conquista e per ricostruirne le principali atrocità in cui si distinse particolarmente il generale Graziani. 

Il viaggio di Augusto prosegue verso sud est nelle regioni  di Harar e dell'Ogaden sino a Neghelli alla ricerca del cimitero militare italiano dove riposa un amico di Luca e a Neghelli avviene l'incontro con l'Italia nelle vesti di don Lorenzo Borghi un prete operaio di Sesto San Giovanni che, dopo aver lavorato e lottato alla Falck si è trasferito (dopo la chiusura delle attività siderurgiche) in Africa e si dedica ora alla realizzazione delle infrarstrutture primarie (escavazione di pozzi, risorse energetiche con mezzi poveri). Sono tre capitoli che si leggono d'un fiato e che aprono il cuore alla speranza.

«Come avrai notato, non abbiamo bisogno di simulacri per fare ciò che ci sta a cuore. Sono un prete, non me lo scordo mai, la mia fede in Cristo non ha dubbi. Conosco il valore della preghiera ma sono un prete che sta nella vita e ne amo i confini estremi, le verità scomode. La Fede è importante se
procede insieme alla carità. Senza la carità la fede è cieca. Senza la carità non c’è né speranza né giustizia. Il posto della Chiesa è tra i poveri, questa è la via tracciata dal Vangelo. Il resto è venuto dopo: i rituali, l’abito talare, le mitre, i paramenti. Cerco di vivere il Vangelo – c’è tutto lì dentro – in quel
pezzetto di storia che vivo. Come prete cattolico professo una religione universale: la solidarietà, la religione in funzione dell’altro
».

Quello con il prete operaio così come quello di Meryem sono due appuntamenti per il futuro che Augusto metterà nel suo progetto di vita. Proprio a Neghelli gli arriva una telefonata di Alain, è disperato. ha scelto di allontanarsi fisicamente da Meryem e non ce la fa.Augusto d'istinto vorrebbe chiamarla ma poi decide che bisogna aspettare e sarà lei a prendere l'iniziativa, al telefono, ma non solo.

Della Somalia, si parla poco ma il quadro che se ne ha è allarmante; regime dispotico, situazione di degrado; Augusto si fida e vola con un aereo poco rassicurante da Mogadiscio ad Asmara e di qui scenderà a Massaua. L'Eritrea è un paese piccolo che dopo aver avuto una storia coloniale tutto sommato accettabile ha avuto una uscita dal colonialismo dura con una guerra iniziata nel 1961 e terminata trent'anni dopo. Subì la defoliazione delle foreste dagli aerei dell'URSS alleata dell'Etiopia di Menghistu; molti eriteri andatono in esilio e mi ricordo le loro rappresentanze alle manifestazioni anti-imperialiste degli anni 60 e 70, fieri con delle donne bellissime vestite con abiti molto colarati e le capigliature ricce. 

Ad Asmara, al ritorno dalla visita alla capitale della resistenza antietiopica Nafka, Augusto si ritrova una sorpresa, anzi una Sorpresa; all'Asmara Central Hotel arriva Meryem; l'iniziativa è delle donne. Saputo del suo arrivo imminente gli ha fatto una sorpresa e finalmente, dimentichi del tempo e dei freni inibitori, possono amarsi, abbracciarsi, amarsi. "«Quando ho capito che per i tuoi impegni morali che rispetto, bada bene, non avrei avuto alcuna possibilità di rivederti prima di 25/26 mesi, se tutto fosse andato secondo i piani, non ce l’ho fatta. E ho deciso che mi sarei caricata io di tutte le colpe sollevandoti dai dilemmi che ti affliggono. Ho incominciato a vedere come avrei potuto raggiungerti qui o a Massaua. Ho telefonato ai tre o quattro alberghi in cui avresti potuto sostare con una certa ragionevolezza e… ti ho trovato. Ho rischiato e ho avuto fortuna».

Meryem ritorna a Wukro mentre Augusto ha modo di gustare la discesa dai 2500 metri di Asmara al mare di Massaua. Poco più di 100 km inizialmente collegati da una bella ferrovia realizzata dagli Italiani (ma distrutta dagli etiopi e solo recentemente ricostruita), giù giù sino al mare e poi in rada dove lo attende, a motore acceso il Bisagno (le acque non sono sicure per via dei pirati somali che in quell'anno, nel tratto finale del mar Rosso e iniziale dell'oceano indiano hanno catturato 61 navi). Si torna a casa.

«Prendo il “cargo” e torno a casa,
c’è qualcuno che mi aspetterà…
Back home… back to my roots…»
(Pino Daniele)

Somalia, Eritrea, Etiopia tre paesi con enormi problemi, con risorse potenziali, agli ultimi posti per sviluppo e deficit di democrazia; civiltà millenarie; albori della razza umana; coesistenza di religioni diverse; quel che ci resta di faccetta nera.


2022 destinazione Corno d'Africa
Maurilio Riva

Editore: Libribianchi Collana: Altrove
Anno edizione: 2010 Pagine: 340 p. , Rilegato, 18€


 

Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione
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