a proposito di strade bianche a Monticiano

Come è noto, qui a Monticiano, da qualche anno mi occupo di sentieri e, oltre a ricognire, pulire, mettere i segnavia e i cartelli, utilizzo da molti anni sia la MTB sia, più recentemente, la E-Bike e se uno ha la pazienza di consultare il libricino dell Rete Sentieri, disponibile gratuitamente in comune e scaricabile dal sito vedrà che i diversi sentieri e raccordi recano tra le icone riassuntive la percorribilità o meno in bici.

Nel periodo tra il 2010 e il 2015, prima dell'uso diffuso del GPS, mi è capitato di perdermi nella miriade di stradelli e diramazioni del monte Quoio: nessun cartello, nessun segnavia, niente mappe digitali; ma pian piano la situazione è mutata, già prima del boom delle e-bike. 

Con poche eccezioni, in cui si è costretti a scendere alla bici, tutti i nostri sentieri si possono percorrere anche in MTB, magari scendendo di sella per qualche breve tratto. Fanno eccezione i due sentieri di sponda destra e sinistra della Merse (M1 e M2) e il sentiero di Petriolo (F3) nel tratto dopo il fosso dei Cavoni in cui si deve fare un tratto di bosco impervio per evitare il guado.

Dunque la rete c'è, ma da qui a dire che non ci siano problemi da affrontare ce ne passa. Le immagini che illustrano l'articolo sono state ottenute mettendo i toponimi del nostro territorio, i nostri tre fiumi principali ed eliminando volutamente le strade asfaltate che ci autano a spostarci ma che spesso nascondono la struttura del territorio su cui si adagiano. Senza il disegno delle strade si capisce meglio dove viviamo e, per esempio, si vede bene lo strano percorso della Merse

Enumero i problemi lasciando perdere ipotesi ultraavvenieristiche come passerelle a gogo o trasformazioni delle strade vicinali ad uso pubblico o di quelle private in strade comunali che ho visto proporre nel programma elettorale della Lista Un futuro per Monticiano. Per fare certe cose servono tempo e soldi e, visto che per fare quella di San Galgano che sta per partire ma non c'è ancora, ci sono voluti 15 anni preferisco fare il minimalista.

Premetto che è ora di finirla di dire che Monticiano dal punto di vista naturalistico è la fine del mondo, dannato vizio che hanno tutte le realtà di provincia. Quasi tutta la provincia senese e la confinante Maremma sono la fine del mondo e noi ne facciamo parte senza infamia e senza lodo, dunque eviterei di sognare inattuali ipotesi secondo cui Monticiano potrebbe diventare il paradiso delle e-bike, dei sentieri, dei funghi, della farina di castagne, dei frutti di bosco, del miele, del cippato, del termalismo, della cultura diffusa e, ora, anche dello smart-working

Stiamo in un bel posto che va valorizzato e migliorato ma non abitiamo nel paradiso terrestre e non abbiamo i soldi degli Agnelli . Avete presente la cooperativa per la segheria? Flop. Avete presente la cooperativa per le piante officinali dove ora c'è il centro per l'antincendio? Flop. Avete presente la ccoperativa di comunità che si voleva fare a Iesa qualche mese fa per prendere qualche soldo dalla regione? Flop. I progetti vanno dimensionati sulle risorse umane di cui si dispone.

Proprio ieri ho trascorso la intera giornata con la mia fedele Jimny Suzuki a sistemare la segnaletica della Francigena da Buonconvento a Ponte a Rigo sino al confine con il Lazio e, a proposito di strade bianche, mi sono fatto sia quella che collega Buonconvento a Torrenieri, sia quella che porta da San Quirico a Gallina con i panorami mozzafiato della val d'Orcia, con il fondo tenuto come si deve e senza i notevoli dislivelli che abbiamo da noi (in entrambi i casi si tratta di strade provinciali). I paradisi di Monticiano stanno nel mix di fiume e bosco e l'inferno sta nei dislivelli e nella manutenzione non esaltante.

Dal punto di vista orografico va detto che, anche se abbiamo percorsi semplici, da noi vige il su e giù e se vuoi fare percorsi ad anello 20-30 km e 600 m di dislivello sono il minimo.

Le strade ci sono, ma con la eccezione di alcune strade private di difficile accesso per via di cancelli un tempo previsti per l'allevamento brado e ora lasciati contro gli umani, sono in uno stato pessimo per quanto riguarda la manutenzione del fondo. Tra quelle importanti e malmesse cito:

  • Q2 dal campeggio al podere canile strada che. giunti al podere canile, consente sia di andare al podere Pecorino e a Camerata (inclusa la croce), sia di scendere alla strada del Monte Quoio, sia di piegare a sinistra per prendere la ex strada vicinale che va dal podere canile al piano del raspatoio. Si tratta della strada che, provenendo da Monticiano (via croce di Camerata), consentiva storicamente e consente anche ora di dirigersi alla tenuta e castello del Belagaio dopo essere scesi a Vignacci. Questa strada, con una scelta che non ho condiviso e non condivido, è stata declassata da vicinale ad uso pubblico ed è ora divenuta privata in questa consiliatura. 

Nel primo tratto di Q2 (dal campeggio a Monticiano via Camerata), piegando a destra (nord)  è possibile scendere sia al ponte sulla Gonna (all'imbocco della riserva dell'alto Merse), sia rimanendo più a ovest scendere sino a Monticiano (nella zona del cimitero). In entrambi i casi si tratta di strade private e per entrambe è consigliabile percorrerle in discesa per via delle pendenze importanti.

  • il percorso F2 che da Iesa-Contra porta a Vignacci (e poi ai sentieri non ciclabili del Belagaio). La strada è molto malmessa in particolare nel tratto finale che scende al guado del fosso Palazzone dove si incrocia a sinistra un'altra strada privata (molto malmessa in alcuni tratti) che consente di raggiungere Quarciglioni

Dalla zona di Vignacci è possibile risalire al monte Quoio (piano del Raspatoio e pian delle Querciole) attraverso due strade private (più alcune varianti minori) entrambe private, entrambe con cancello nella parte alta. Quella principale, meglio tenuta e più bella perché più della metà del percorso si svolge in una lecceta secolare, ha il pregio di avere alla sua partenza (a Vignacci) l'unica fonte ancora in esercizio nel territorio.

  • La strada, chiusa da cancello, che consente di scendere, con dislivello notevole, a Ferriera di ruota (luogo fondamentale per la storia delle ferriere medioevali) connettendosi con il dighino di Ferriera (con un tombolo splendido sotto la diga) e poi con il Sentiero dei Canaloni.

Da questa strada si dirama l'unico percorso bisognoso di interventi strutturali che va verso il podere Cerretella e consentirebbe di aprire un percorso lungo la sponda sinistra del Farma da Scalvaia a Petriolo passando per i Canaloni, Ferriera, Vignacci, Quarciglioni, Pozzolungo, Voltaccia e Gamberucci.

  • La strada vicinale che da Palazzo arriva a Tocchi T1 presenta tratti molto sconnessi e consente con deviazioni di esplorare l'ambiente naturalistico del fosso dei Lupinari e la cascata carsica della Pigna. 

Da Tocchi si può arrivare alla zona degli antichi poderi (T2) e da lì scendere a San Lorenzo o alle Potattne. Sarà troppo chiedere che, fatta la 4 corsie, si possa andare in bicicletta da San Lorenzo al bivio di Petriolo e a Iesa?

  • La Antica Maremmana che parte dal Molinaccio e arriva sino a Santa Sicutera (con connessioni verso Scalvaia) percorso molto interessante dal punto di vista storico e ambientale nel tratto da Campora sino alla Osteria delle Macchie e che presenta problemi di percorribilità causa infestamento da parte del bosco nel tratto iniziale e nel tratto prima di Campora perché l'antico tracciato che passa nel bosco è stato abbandonato nel periodo delle coltivazioni con trattore e quello attuale ha bisogno di essere ripulito ogni anno con tagliasiepi e taglia rovi (cosa che nessuno fa se non qualche raro volontario).

Dalla Osteria delle Macchie si può andare a Scalvaia o alla zona del Mulino delle Pile in territorio di Chiusdino attraversando la tenuta del castello di Luriano

  • La strada dal Gonna2 a Brenna ha urgente bisogno di un intervento di manutenzione del fondo stradale (unione dei comuni) e lo stesso discorso vale (seppur con minore criticità) per quella dal guado sulla Merse a Pentolina. C'è poi una strada, sconosciuta ai più, sterrata, finanziata dalla Regione e chiusa da una sbarra, che collega la zona di Tocchi e di Castello con i poderi delle Potatine e termina, manco a dirlo nel nulla, o meglio in un roveto nei pressi dello sbocco sulla Siena Grosseto.

Si potrebbe continuare perchè le strade sono davvero tante, ma mi interessa qui affrontare alcune problematiche di gestione in una logica di fattibilità.

Ho ripetutamente chiesto, prima ai tempi della gestione Becucci e poi con la attuale amministrazione uscente che, senza sognare improbabili eliminazioni del carattere privato di molte strade (anche perché si aprirebbero enormi contenziosi sul piano giuridico e problematiche di bilancio che non sono alla nostra portata), si affianchi agli attuali cancelli chiusi con lucchetto per evitare traffico di fuoristrada, un varco di 1 m per consentire l'accesso a MTB e pedoni.

Si tratta di un venirsi incontro reciproco: pedoni e ciclisti non rovinano il fondo stradale e si tratta di zono disabitate e senza allevamenti di animali allo stato brado, come era in passato. Spero che nel nuovo PRG in corso di adozione se ne sia tenuto conto e in caso contrario si intervenga nella fase delle osservazioni.

Durante la attuale amministrazione lo stato delle strade vicinali, in passato largamente curato dalle squadre di caccia in cambio di fornitura del breccino da parte del comune, è decisamente peggiorato.Probabilmente si è trattato di un effetto indiretto del Covid che ha limitato notevolmente le attività delle squadre.

Le strade vicinali principali, Pozzolungo, F2 per Vignacci, Q1, Q2, T1, T2, vicinale dal ponte sulla Farma prima di Torniella alla sorgente dell'acqua ghiaccia  devono avere almeno un intervento annuo di spianatura e stesura del breccino e ciò va pianificato dalla amministrazione comunale.

Bisogna coinvolgere i cicloamatori di Monticiano in un lavoro sistematico di monitoraggio che veda nel comune un interlocutore attento e disponibile sperando che, al più presto, si possano rispristinare le gare amatoriali comunali e intercomunali che si tenevano sino al pre-pandemia (6 ore del Bacoco's, Gran Fondo della val di Merse). I cicloamatori associati potrebbero poi farsi promotori, sotto la copertura del comune, di uscite guidate nei fine settimnana.

Occorre predisporre un congruo numero di punti per l'approvvigionamento dell'acqua ripristinando le vecchie fonti poderili o mettendo fontane in punti strategici (Gonna 2, Campeggio, Palazzo) e segnalando i punti acqua siti in corrispondenza dei cimiteri (Capoluogo, Scalvaia, Iesa, Tocchi). L'approvvigionamento dell'acqua, in particolare nella stagione calda, è fondamentale per il cicloturismo in particolare se ci si muove su percorsi con dislivello, ed è il nostro caso. Nella recente manutenzione alla via Francigena sono state previste e attuate una media di 5 o 6 fontane-acqua per tappa e tali punti sono segnalati in loco, segnalano il punto acqua successivo e sono preannunciati da cartelli posti 1.5 km prima. 

Bisogna affidare ad associazioni del territorio, finanziando le spese vive dei pali di castagno e della cartellonistica, la realizzazione della segnaletica ai punti di partenza e arrivo e in corrispondenza dei bivi più critici. In proposito segnalo che le frecce professionali in alluminio, se si forniscono i PDF, sono realizzabili a costo molto contenuto e per realizzarle, in uno spirito di sussidiarietà, noin servono progetti faraonici.

Bisogna affiancare a RSM un insieme di di percorsi ad anello tipici da MTB ed E-Bike (cito per esempio l'anello che dalla zona della Pineta va a Pornella, scende alla strada di Brenna facendo eventuali diramazioni nei boschi della zona e rientra poi verso Monticiano passando dal Gonna2). Tale rete potrebbe confluire in una cartina di insieme da affiancare a quella della sentieristica (e che mi rendo sin d'ora disponibile a realizzare sulla base dei suggerimenti dei nostri e-bikers). Scrivo di cartina di insieme e non di cartina di dettaglio perché le escursioni si fanno ormai utilizzandi il GPS che accede direttamente a banche dati con la cartografia digitalizzata e disponibile gratuitamente. 

Da cosa nasce cosa e il mio è un auspicio. Se si inizia a far decollare il cicloturismo possono venire attività imprenditoriali conseguenti come un noleggio/vendita di e-bike e una piccola officina per la assistenza. Chissa? L'importante è che i competitor delle prossime elezioni non si pongano in una logica concorrenziale (della serie questo l'avevo già proposto io) ma operino puntando a fare sintesi di proposte praticabili, di basso costo e di grande efficacia. Per farlo è necessario che il Comune sia un ente che agevola l'azione dei suoi cittadini associati (la nostra Costituzione parla di sussidiarietà).. Vedo infine la utilità che l'unione dei comuni si renda disponibile al finanziamento delle attività di manutenzione delle numerose strade bianche di connessione intercomunale ed eviti l'ammaloramento di opere che, lasciate a sè rischiano di logorarsi o di diventare impraticabili. Cito due esempi:

  • ponte Guado nella riserva dell'alto Merse sul confine tra Monticiano, Chiusdino e Sovicille con molti ferri della struttura in cemento armato ormai scoperti e in fase di deterioramento da un paio d'anni. Se non si interviene (lavoro di una giornata con i mezzi e materiali adeguati), invece di spendere subito 2'000 € se ne spenderanno 50'000 tra qualche anno. 
  • vecchio tracciato della strada del podere Mallecchi che consentirebbe di giungere al dighino passando per la casa detta del fascista o dei fantasmi avendo a sinistra la Merse e muovendosi in bellissimi boschi di querce. Tra l'altro anche il percorso classico che torna idietro dalla strada di Brenna e che un tempo era gippabile ora si percorre a fatica anche a piedi perché la strada è franata inb quasi tutti i punti di attraversamento dei torrentelli che scendono da monte. 

Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione | Da allora si occupa di ambiente e sentieristica a Monticiano e ... continua a scrivere
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3 risposte a a proposito di strade bianche a Monticiano

  1. Cristiano Manni scrive:

    Interessante disamina, la tua.
    Aggiungerei che il turismo in mtb o in bici mal si concilia con i numerosi cantieri forestali, che di fatto hanno contributo a danneggiare non poche strade. Anche la caccia al cinghiale non è molto compatibile…
    E' da dire che Monticiano ha deciso comunque di rinunciare al proprio patrimonio viario vicinale.
    Il regolamento comunale sulle strade vicinali (art. 5, se non erro, vado a memoria) ha di fatto "regalato" tutte le vie vicinali ai privati, escluse poche, inserite non swnza una certa inesperienza in diritto amministrativo, nell'elenco comunale delle vicinali.
     

    • Claudio Cereda scrive:

      sarebbe interessante un tuo articolo su strade vicinali, strade private e strade comunali, servitù di passaggio per la sentieristica, ….

      • Cristiano Manni scrive:

        purtroppo non c'è alcuna super tutela…
        Al contrario. Le vicinali sono ancora nel "limbo" residuale in cui le ha collocate la legge sui lavori pubblici emanata dopo l'unità d'Italia.
        Come sappiamo, il codice napoleonico, ispirato alla "sacralità" della proprietà privata, è stato ampiamente supportato dalla cultura piemontese di allora, che non riuscì a dare una collocazione a questa "terza via" dei beni collettivi.
        Ci provò un decreto legislativo luogotenenziale (il re era in guerra) del 1918 a descrivere la natura giuridica anomala di queste vie, né tipicamente pubbliche, né tantomeno private, parlando di "utenti", "consorzi", e rappresentatività dei sindaci per la collettività.
        Gli usi civici "classici" li scoprì Paolo Grossi negli anni 70, ma relativamente ai diritti in res aliena, affrancati o meno in demani.
        Le strade vicinali rimasero nel limbo. Possiamo solo dire che l'impianto del Nuovo Catasto Terreni, che risale agli anni 30, ha "congelato" la viabilità vicinale intesa come residuo della primigenia facoltà degli uomini di spostarsi nel territorio.
        Tra di esse, nascoste dai rovi e dagli arbusti dei tagli selvaggi, ci sono anche le vie dogane, strade millenarie, demaniali per eccellenza (tra cui la Maremmana nel comune di Monticiano, in parte chiusa da cancelli, in parte occlusa dai ricacci del ceduo, in parte dissestata dai trattori forestali).
        Ma il diritto vivente si nutre della dialettica, ed una comunità che dimentica e non rivendica, uccide il diritto. Questa mancanza di cultura giuridica è rispecchiata proprio dal regolamento per le strade vicinali di monticiano, nel quale il Comune ha di fatto rinunciato, con l'indifferenza dei cittadini, alla proprietà collettiva delle strade vicinali catastali.
        Eppure le carte catastali sono sempre disponibili, anche quelle storiche. Per la provincia di Siena, ahimè, c'è una grossa penuria a livello di servizio cartografico regionale.
        Andrebbe stimolata la regione a pubblicare sul sito cartografico la carta di impianto catastale degli anni 30, nella quale sono evidenti anche le strade che nel corso degli anni sono state inopinatamente cancellate dalla carta dietro a delibere di sdemanializzazione dei comuni.
        Se un giorno la terra che mi ha visto fanciullo vorrà sentire il mio modesto parere, sarò lieto di darlo. Per modesti approfondimenti, ho fatto la pagina Antica via Maremmana.

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