Stati Uniti d’Europa

Dunque, almeno due staranno insieme e due è sempre meglio di uno.

Non sono mai stato un fanatico delle liste di scopo spesso destinate, dopo pochi giorni, a dimenticare lo scopo, ma la notizia che Italia Viva e Più Europa (insieme a petali liberal democratici e al PSI) si presenteranno insieme alle europee mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo consentendomi di evitare la scheda nulla.

Strada in salita; la lista si dichiara aperta ad Azione ma per ora i due galli, con al seguito i fedelissimi, continuano a ritenersi l’un l’altro inaffidabili il che non fa bene alle rispettive credibilità.

Per non rimanere sul vago mi riferisco a Pizzarotti (che tifa per Calenda) dentro Più Europa o all’ex ministra Bonetti passata da Italia Viva ad Azione e che, come tutti gli ex, risulta particolarmente incattivita. Ma mi riferisco anche ai tanti, dentro Italia Viva che non perdono occasione per denigrare gli altri, in particolare gli ex con un livore spesso superiore a quello usato verso esponenti del destra-centro.

Mi ha fatto piacere sapere che il capolista per la circoscrizione centro sarà l’avvocato Giandomenico Cajazza di cui ascolto regolarmente la pillola di 4 minuti sul Il rovescio del Diritto intorno alle 7:20 del mattino; un vero garantista e liberale.

Lo dico francamente non ritengo credibile una lista i cui capilista facciano capire in anticipo che si dimetteranno il giorno dopo (sono d’accordo con Romano Prodi che lo sostiene con riferimento a tutte le liste) e mi auguro che il primo a capirlo sia Matteo Renzi (se fa il capolista si dimetta da senatore e si impegni in Europa).

Resta da sperare che in nome delle regole aritmetiche e del fatto che i due superbig che non si sopportano (Calenda e Renzi) potrebbero non candidarsi si possa arrivare ad una lista di centro progressista completamente unitaria perché l’obiettivo deve essere quello di contare e non quello di contarsi rispetto alla soglia del 4%.

Al di là di questi aspetti, che spero si ricompongano, i problemi seri hanno a che fare con Gli Stati Uniti d’Europa e, nel parlamento europeo, con il raggruppamento di Renew Europe che ha in Emmanuel Macron il principale riferimento.

Fare gli Stati Uniti d’Europa vuol dire passare dalla Unità Monetaria e dalla Politica delle Raccomandazioni alla Unità Politica con annessa Unità Militare e qui si pone un problema perché tra gli stati membri c’è una asimmetria: la Francia ha sul piano interno e delle politiche di bilancio problemi molto simili all’Italia, ma sul fronte energetico e militare ha l’energia e la bomba nucleare.

Macron conta molto per questa ragione, ma in questo momento non appare come protagonista della innovazione e viene visto male nei paesi di lingua tedesca (che lo reputano poco affidabile sulle politiche di bilancio e un avventurista in politica estera).

In proposito questo è quanto scrive Matteo Renzi nella sua newsletter di oggi in cui ringrazia più Europa per la tenacia che ci ha messo, non fa alcun riferiemnto ad una sua candidatura, che dunque appare improbabile.

A Bruxelles non si affronta la vera questione: o l’Europa cambia o saremo irrilevanti.
Irrilevanti in politica estera, irrilevanti per la demografia, sempre meno centrali anche nell’economia. Persino sull’intelligenza artificiale: l’America inventa, la Cina copia, l’Europa regola.
Voi direte: meglio che nulla. Sì, ma possiamo fare di più.  Possiamo essere un laboratorio, non solo un museo.
Possiamo avere dei figli sognatori, non solo dei padri fondatori.
Ci meritiamo di più, ci meritiamo istituzioni che ci facciano sognare, credere, lottare.Scommettere sugli Stati Uniti d’Europa, allora, è un’operazione molto ambiziosa, forse folle. Ma anche bellissima. Significa chiedere l’elezione diretta del Presidente della Commissione, la politica europea con liste transnazionali, il superamento del diritto di veto che paesi come l’Ungheria usano per bloccare il sogno comunitario, la difesa comune, una politica fiscale in cui non possano convivere nello stesso continente paradisi fiscali e inferni burocratici. Significa avere un’idea diversa sull’energia, lo spazio, le materie prime, la cultura, l’educazione, la sanità. Significa dire che noi facciamo politica per volare alto.

Probabilmente ci sarebbe bisogno di una lista pro-Europa guidata da persone carismatiche (come fu Pannella) e in grado di sparigliare le carte.

Questo è l’estratto di un mio post su Facebook del 27 febbraio, subito dopo il risultato della Sardegna:


Per l’ennesima volta il III polo ha fatto flop giocando le stesse carte usate in Lombardia: l’appoggio all’ex di turno. Questa volta c’era lo sbarramento al 10% e il risultato, di tutto rispetto ottenuto da Soru, non è bastato ad entrare in Consiglio.
Calenda, che ci aveva messo la faccia, ha già dichiarato che si tratta dell’ultima volta e che d’ora in poi parlerà anche con Conte. Renzi che, furbescamente, era rimasto defilato, non è pervenuto.
Quale insegnamento trarre dal tutto: basta con i veti a priori, basta con le frasi del tipo “adesso tocca a noi”; scegliere bene il candidato e poi sostenerlo unitariamente. Dare spazio alla rappresentanza della società civile. Evitare, nelle elezioni locali di far sbarcare i tromboni nazionali che, in certi contesti, e dopo che hanno imposto logiche romane, fanno perdere voti ( figuriamoci i sardi che hanno addirittura una loro lingua).
Per finire due cosette sulle elezioni europee e su Renew Europe. Qui lo scrivo, poi lo farò e invito, chi la vede come me, a fare altrettanto dichiarandolo pubblicamente in modo che quelli che vogliono correre da soli per contarsi lo sappiano in anticipo: non sopporto e disprezzo da quando facevo politica nella sinistra rivoluzionaria tanti anni fa i leader del “pochi ma buoni”che danno sempre la colpa a qualcun altro.
Renew Europe, che vuol dire battersi per gli Stati Uniti di Europa e per l’unità politica e per un esercito europeo, ha in Italia 3 riferimenti (tutti da 2-4 %): Azione, Italia Viva e Più Europa.
Queste tre forze, forse con l’eccezione dei radicali che sono i più deboli, giocano a farsi concorrenza e a farsi le scarpe reciprocamente non hanno intenzione di presentarsi insieme pur confluendo poi nel medesimo gruppo parlamentare in Europa.
Se li ascolti ti spiegano che non possono che correre da soli perché gli altri sono …
Bene, se si presenteranno con tre liste avranno tutti e tre il mio voto e la mia sarà dunque una scheda nulla di protesta. Lo sappiano. Avrò la soddisfazione di non aver contribuito alla corsa solitaria e perdente per prendere il 4% . Come facciano a non capire che comportandosi in questo modo si tagliano le gambe da soli, mi sfugge.
Da iscritto a Italia Viva ho vissuto male la mancata unificazione con Azione; se non riescono nemmeno a fare una lista di scopo vuol dire che la logica da gallo nel pollaio prevale sul progetto politico e dunque con me hanno chiuso.

Info su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione | Da allora si occupa di ambiente e sentieristica a Monticiano e ... continua a scrivere
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2 risposte a Stati Uniti d’Europa

  1. Furio Petrossi scrive:

    So che i nomi contano poco, ma lo slittamento mai giustificato chiaramente da socialdemocratico a liberalsocialista a liberaldemocratico a – sostanzialmente – liberale mi ha progressivamente allontanato da una persona di grandi capacità di analisi dei problemi nazionali, anche se di limitata capacità di strategia politica, pur in presenza di una tattica efficace.

    • Claudio Cereda scrive:

      se devo dire la verità certe distinzioni mi appaiono sempre più puramente terminologiche; il concetto di liberaldemocrazia oscilla sempre tra due poli ed è nel contesto concreto che si deve saper scegliere il da farsi. Semmai a me appare eccessivamente burocratico interventista con poca capacità di quagliare la nomenklatura europea. Il liberalismo puro nella società del XXI secolo non ha senso per ragioni di organizzazione sociale e per ragioni tecnologiche; la distinzione è tra liberaldemocrazia e società eterodiretta (o autoritaria) nelle sue diverse espressioni (russa, cinese, turca, indiana, …).

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