l’Oratorio maschile

image_pdfimage_print
1961 sessantesimo

1961 – festa per il 60° dell’Oratorio Maschile se ingrandite l’immagine riconoscete don Angelo Barzaghi e il parroco don Giacomo Gervasoni – accosciato sulla sinistra il dr. Biffi (dal sito della corale Mino)

L’oratorio maschile di Villasanta l’ho frequentato in maniera discontinua per via della parentesi in Collegio, ma ho comunque una serie di ricordi infantili che ho deciso di mettere per iscritto prima che i ricordi si perdano.

Le notizie sulla costruzione dell’oratorio, sulla successione dei preti e sulle attività più strettamente parrocchiali le trovate sul sito della corale Mino, una fonte preziosa: fondazione 1901, negli anni immediatamente successivi completamento della chiesa, nel 1922 il salone teatro-palestra, 1930 il porticato coperto, nel 1936 la casa del prete, nel 1950 arriva don Angelo che prende il posto di don Eugenio che, da lì in poi, si occuperà di scoutismo, e anche questa è una storia che andrebbe raccontata.

Nel 1907 nasce la Robur et Virtus. Nel 1949 ereditando esperienze precedenti nasce la società di calcio COSOV, alla fine degli anni 50 si forma il complessino Ubaldo e i 5 che allieterà le vicende villasantesi per tutti gli anni 60 ( Ubaldo chitarrista, Luigino Scaccabarozzi seconda chitarra, Angelo Brambilla fisarmonica, Lino Bonalumi sax, Giuseppe Magni tromba, Luigino Callegari alla batteria)

ortofoto del 1975 ho delimitato in bordeaux l’area dell’oratorio; la freccia verde indica la via Garibaldi – si osservi sulla destra l’enorme area con fabbrica, parco e villa della Rodolfo Piazza

L’edificio aveva l’ingresso da via Garibaldi ed occupava la zona ora occupata dalla via Leopardi (che non esisteva) e la palazzina della banca; più a est c’era la curt dal Palaset. L’oratorio era lungo e stretto e risaliva sino alla zona di piazza Europa dove scorreva una delle tante rogge che si dirigeva verso la Rodolfo Piazza (Fontana) che ne utilizzava le acque.

La facciata era in mattoni rossi e presentava un doppio ingresso, quello di accesso all’oratorio vero e proprio, che nei giorni di apertura era presidiato per evitare fughe fuori orario, e l’accesso alla casa di don Angelo che stava al primo piano.

Fuori dall’oratorio, in autunno e inverno, c’era l’omino delle caldarroste e prima di entrare, o anche nel pomeriggio, sotto lo sguardo vigile dei guardiani, si faceva la scorta di castagne belle calde e bruciacchiate.

Superato l’ingresso si entrava in un primo cortile asfaltato dove c’era il campo di basket e, sotto la casa di don Angelo, il bar, completamente gestito da volontari (il responsabile ai miei tempi era uno della curt dal nustran): le stringhe di liquerizia, i gommoni, i gelati Eldorado tra cui la banana, il Seven Up,la gazzosa, la spuma a bicchieri, le pesche, che credo arrivassero dalla pasticceria Viganò, i croccanti. Ci facevamo fuori buona parete della mancia della domenica.

1962 la squadra di basket dell’oratorio; in piedi da sinistra Isella, Magni, Crippa, Messa, Scaccabarozzi e accosciati Cereda, Noli, Galbiati, Corno, Mondonico

Sulla sinistra del cortile adattato a campo di basket c’erano alcuni locali a disposizione per le riunioni dell’Azione Cattolica e credo che lì si siano fatti anche i primi incontri del Circolo Studentesco. Sicuramente lì ho utilizzato il primo ciclostile della mia vita, di quelli ad alcool, in cui l’inchiostro stava direttamente sulla matrice battuta a macchina e veniva sciolto e impresso con l’alcool. Naturalmente si potevano fare solo poche decine di stampe perché poi la matrice si esauriva.

In quegli anni, e anche dopo, l’epopea del basket l’hanno fatta le ragazze dell’oratorio femminile che, per disposizione della superiora giocavano con il gonnellino (indecenti i pantaloncini): Anna Teruzzi, Rosangela Varisco, le nostre campionesse.

Al termine del campo da basket, messo trasversalmente, c’era il cinema-palestra. Ci si accedeva da una specie di galleria che al piano di sopra ospitava la macchina da proiezione e, come dice il nome, il cinema-palestra aveva una funzione duplice. Normalmente, infatti, fungeva da palestra con sul fondo le attrezzature per la ginnastica della Robur et Virtus.

1926 la squadra della Robur sul campo dell’oratorio (dal sito della Robur et Virtus).

Per noi bambini le evoluzioni di Pierluigi Assi e degli altri della squadra agonistica degli anni 60 erano prodigi: i volteggi alla sbarra, quelli alle parallele, le evoluzioni sulla trave. Mi impressionavano particolarmente le rotazioni alla sbarra e i salti finali in uscita con la saponaria che salvava lo stato delle mani.

Nel pomeriggio della domenica si spostavano alcuni degli attrezzi e si mettevano giù quelle sedie pieghevoli in legno fatte a listelli che si trovano ancora in ogni comunità; così si proiettava il film della domenica; prevalentemente western in bianco e nero con la pellicola che ogni tanto saltava tra urla e fischi. L’acustica era quella che era con le pareti nude e squadrate.

Al di là del portico soppalcato del cinema si arrivava al cortile, grande, rigorosamente in terra battuta e luogo di tante partite di calcio a sette. Come in tutti gli oratori che si rispettino c’era, in fondo al cortile, la Chiesa; le caratteristiche le vedete nella foto.

chiesa oratorio

chiesa oratorio del Redentore (dal sito della corale Mino – Alfredo Oggioni)

Doppio utilizzo: la domenica mattina c’era una messa piazzata tra le due della parrocchia delle 9 e delle 11 e frequentata dagli oratoriani. Oltre a don Angelo si vedevano anche don Enrico Rossi e don Giulio Oggioni (che stava a Venegono e poi sarebbe diventato vescovo di Bergamo). Don Giulio si occupava di seguire i giovani più acculturati.

La domenica nel tardo pomeriggio, a segnare il game over della giornata c’era la benedizione eucaristica con il canto del Tantum Ergum Sacramentum e della Salve Regina, rigorosamente in latino; don Angelo con ricchi paramenti, un po’ di incenso, dava la benedizione con l’ostensorio, poi tutti a casa. Ma naturalmente d’estate l’oratorio era aperto anche nei giorni feriali e prendeva il posto dei giochi di cortile che si facevano nel resto dell’anno.

Di tutto quello rimane ora solo una vecchia cabina elettrica di distribuzione, che stava sul lato destro della chiesa in un punto dove si riusciva a scavalcare; prima o poi verrà demolita anche quella.

Tantum ergo sacramentum
veneremus cernui
et antiquum documentum
novo cedat ritui.
Praestet fides supplementum
sensuum defectui.
Genitori genitoque
laus et jubilatio
salus, honor, virtus quoque
sit et benedictio.
Procedenti ab utroque
compar sit laudatio.
Amen.
Salve, Regína,
Mater misericórdiae,
vita, dulcédo et spes nostra, salve.
Ad te clamámus,
éxsules filii Evae.
Ad te suspirámus geméntes et flentes
in hac lacrimárum valle.
Eia ergo, advocáta nostra,
illos tuos misericórdes óculos
ad nos convérte.
Et Iesum, benedíctum fructum
ventris tui,
nobis, post hoc exsílium, osténde.
O clemens, o pia, o dulcis Virgo María!

Altri articoli che completano la biografia si trovano alla pagina racconti

 

Informazioni su Claudio Cereda

nato a Villasanta (MB)il 8/10/1946 | Monza ITIS Hensemberger luglio 1965 diploma perito elettrotecnico | Milano - Università Studi luglio 1970 laurea in fisica | Sesto San Giovanni ITIS 1971 primo incarico di insegnamento | 1974/1976 Quotidiano dei Lavoratori | Roma - Ordine dei Giornalisti ottobre 1976 esame giornalista professionista | 1977-1987 docente matematica e fisica nei licei | 1982-1992 lavoro nel terziario avanzato (informatica per la P.A.) | 1992-2008 docente di matematica e fisica nei licei (classico e poi scientifico PNI) | Milano - USR 2004-2007 concorso a Dirigente Scolastico | Dal 2008 Dirigente Scolastico ITIS Hensemberger Monza | Dal 2011 Dirigente Scolastico ITS S. Bandini Siena | Dal 1° settembre 2012 in pensione | Da allora si occupa di ambiente e sentieristica a Monticiano e ... continua a scrivere
Questa voce è stata pubblicata in Autobiografia, Racconti e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a l’Oratorio maschile

  1. Stefano Andreoni scrive:

    Io avevo 5 anni e, da san Fiorano, insieme ad altri scavezzacolli (il più grande ne aveva 7) alla domenica pomeriggio partivamo da via verga lungo via Manzoni, fino al primo dei due passaggi a livello, dove passava la littorina (ora il besanino) e, camminando lungo le rotaie arrivavamo al passaggio a livello di via Garibaldi (senza farci vedere dai casellanti -facile perché erano sempre dentro la casupola a giocare a carte); da lì andavamo all’oratorio… Cioè quattro bambini lungo le rotaie del treno.. ! I miei manco lo immaginavano, ma allora era una cosa normale, ne incontravamo di bambini come noi..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.