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1943-1945: mio padre, il suo processo — 8 commenti

  1. Un periodo che ha tritato tutti. Chi ne è uscito (quasi) indenne è stato fortunato. Da noi i processi si facevano spesso con fucili e pistole senza carta e penna, e questo anche da parte partigiana.
    Mio Padre era tenente (dopo esser stato nella Milizia Universitaria). Aderiva all’ideologia di allora. Nel 1943 era a Venezia e nel 1944 nacque mio fratello. Difficile scegliere di andarsene. Infatti restò. La fortuna volle che – pur essendo triestino – non si trovasse a Trieste, sotto amministrazione tedesca. Nel 1944 il bombardamento di Mestre lo portò ad estrarre decine di cadaveri da un rifugio colpito dagli alleati. Allora finì per sempre il suo militarismo.
    Arrivata la liberazione di Venezia, da grande illuso dell’esistenza di una giustizia per gli innocenti, si presentò in uniforme nella sede del nuovo Governo del CLN, tra la meraviglia generale. Non vide belle cose. Sottoposto immediatamente a processo riconobbe tra i giudici un collega della Milizia Universitaria. Fu assolto, dotato di un fazzoletto tricolore e mandato a sorvegliare dei depositi d’armi. Ebbe anche una patente di liberatore che non volle far valere (gli avrebbe risparmiato i 10 giorni di fortezza e un più facile avanzamento di carriera).
    Intanto i tedeschi si ritiravano – non abbastanza in fretta – lasciando spesso uccisioni e incendi di Paesi alle spalle.
    Altri a Trieste non ebbero la fortuna di mio Padre. In certi casi bastava un’uniforme di pompiere per essere presi di mira se si era sfortunati. Oppure far parte del CLN cattolico, subito messo fuori legge dal IX Corpus. Checché si dica gli uccisi per vendetta non furono più di quelli in altre zone d’Italia.
    Parlo di quelli “dalla parte sbagliata” o di quelli entrati nel mucchio per caso, perché gli uccisi o torturati di quelli “dalla parte giusta” furono molti, molti di più.
    Le famiglie sono complicate. La mia era di origine spalatina, ho avuto il piacere di avere in quella zona un comandante partigiano (Rikard Petrossic) un orribile criminale fascista (Verdi Petrossi[ch] – i fascisti lo commemorano ancora con il “ch”, chissà che contento sarebbe!) euna terza componente che benché croata era cetnica (viva il Re e gli inglesi!).
    Tempi bui. Per i sopravvissuti un fortuna da non sottovalutare. – Furio

  2. Storie di guerra civilela uccisione di mio padre
    L’altra metà della storia – Campagnola Emilia 1944-1946
    —-
    Flavio Parmiggiani è uno dei compagni del MS di Fisica a Milano. Dopo la laurea si è occupato di ricerca al CNR in ambito geofoisico. In questo link ricostruisce le vicende che portarono nel marzo del 45 alla uccisione e successiva sparizione del padre da parte di partigiani comunisti. – brutte storie di guerra civile (C.C.)

  3. buonasera sono la figlia di Ancri Carmelo,ho 74 anni, nata nel 1951,non ho vissuto negli anni degli avvenimenti che avete scritto, la storia di mio papà me l’hanno raccontata mia mamma, e le mie sorelle, la maggiore nata nel 1932, la seconda nel 1936, la terza nel 1940, io 1951….il mio papà è sempre nel mio ❤️

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