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Commenti

1943-1945: mio padre, il suo processo — 10 commenti

  1. Caro Prof. Claudio, ho letto con grande interesse questo pezzo della tua storia, che non conoscevo, e che non è solo un episodio, perché riguarda l’intera figura paterna e la fondamentale influenza che un padre ha sui figli.
    Come te, detesto le etichette e le ideologie: una cosa non è necessariamente giusta se è di sinistra e non è necessariamente sbagliata se è di destra, nemmeno nel caso dell’attuale governo, nonostante io lo consideri uno dei più sconclusionati, se non il peggiore, della nostra storia, almeno per quanto mi è dato di ricordare.
    Non voglio uscire di tema, ma spiegare meglio ciò che penso su questo. Sono contrarissimo a questo antiscientifico disegno di legge sulla caccia, sono contrarissimo alla grazia a Tex Willer Roggero se non, magari, tra qualche tempo, per ragioni umanitarie o di salute; ritengo che i costi energetici attuali non siano colpa del governo attuale ma di politiche sciagurate delle sinistre, che nei decenni hanno spinto sulla chiusura delle centrali nucleari e degli impianti idrocarburi in Italia, costringendoci poi ad acquistare energie all’estero con i conseguenti ricarichi; sono contrario ai vitalizi dei parlamentari, aboliti e poi prontamente ripristinati appena possibile, con altro nome, dai governi successivi.
    Ciò detto, nonostante io detesti il fascismo e qualunque dittatura, onore a tuo padre ed alla sua memoria di uomo onesto, pulito e rispettoso delle idee altrui. Il suo insegnamento di oggi per me è quanto hai detto tra le righe: si può avere un’idea ed accettare che gli altri, anzitutto i figli, possano averne di diversissime. È una lezione enorme di rispetto e senso della libertà di pensiero, che (come ti ho già scritto altre volte) ritengo ti abbia trasmesso.
    Un abbraccio.

  2. Vedo in questa storia più di qualche analogia con la mia storia e quella di mio padre. Stesse due generazioni. Padre e figlio quasi coetanei dei Cereda. Stessi e paralleli orientamenti politici (mai cambiati!!! Per tutta la vita). Nel 39 mio padre si arruola volontario in Marina ed essendo laureando e poi neolaureato in ingegneria al Poli di Milano, dopo visita medica affrettata e corso accellerato a Livorno, diventa guardiamarina. Poco dopo, durante una partita di calcio tra marinai, in cui sbaglio’ tutti i passaggi (era un ottima mezzala), un collega si accorge e segnala il suo daltonismo, da lui tenuto nascosto. (Non distingueva il colore delle maglie e quindi nemmeno quello dei segnali marittimi). Viene riformato e assunto alla Pirelli Bicocca dove guida sugli impianti una squadra di operai manutentori, tutti comunisti in clandestinità (lui ovviamente ignaro). 25 aprile, occupazione delle fabbriche, arrivano o vengono tirati fuori mitra e fucili. Alcuni ingegneri e capi vari sono arrestati, qualcuno fucilato in modo sommario. Alla Pirelli arriva anche Pertini, descritto da mio padre come implacabile, quasi spietato, con chi fosse accusato (a volte ingiustamente o per vendetta personale, per un torto subito) di azioni contro la Resistenza, perfino di semplice simpatia per la RSI. Ebbene, gli operai comunisti, della Brigata Garibaldi, venuti allo scoperto, armati fino ai denti loro stessi, dissero con fermezza ai dirigenti dell’ FLN:l’ingegner Paolo Frosi non si tocca! Poi, nel 68 e anni successivi si fece sentire solo due volte. (Puche’ dessi gli esami di Medicina). Era di poche parole. La prima, mi raggiunse di nascosco a una manifestazione, mi individuo’, mi avvicino’ e laconicamente disse ” Ricordati che la polizia picchia duro”, indi si dileguo’. La seconda, avendo letto di possibili perquisizioni, mi distrusse tutti i volantini e giornali che avevo in camera mia (Per fortuna non c’era ancora il QdL, solo il settimanale). Mi arrabbiai moltissimo ma lui rimase impassibile convinto di aver fatto la cosa giusta. Mi ha insegnato tantissime cose, purtroppo non il bridge di cui è stato un campione a livello europeo. http://www.infobridge.it/Campioni_FrosiP.htm

  3. Un periodo che ha tritato tutti. Chi ne è uscito (quasi) indenne è stato fortunato. Da noi i processi si facevano spesso con fucili e pistole senza carta e penna, e questo anche da parte partigiana.
    Mio Padre era tenente (dopo esser stato nella Milizia Universitaria). Aderiva all’ideologia di allora. Nel 1943 era a Venezia e nel 1944 nacque mio fratello. Difficile scegliere di andarsene. Infatti restò. La fortuna volle che – pur essendo triestino – non si trovasse a Trieste, sotto amministrazione tedesca. Nel 1944 il bombardamento di Mestre lo portò ad estrarre decine di cadaveri da un rifugio colpito dagli alleati. Allora finì per sempre il suo militarismo.
    Arrivata la liberazione di Venezia, da grande illuso dell’esistenza di una giustizia per gli innocenti, si presentò in uniforme nella sede del nuovo Governo del CLN, tra la meraviglia generale. Non vide belle cose. Sottoposto immediatamente a processo riconobbe tra i giudici un collega della Milizia Universitaria. Fu assolto, dotato di un fazzoletto tricolore e mandato a sorvegliare dei depositi d’armi. Ebbe anche una patente di liberatore che non volle far valere (gli avrebbe risparmiato i 10 giorni di fortezza e un più facile avanzamento di carriera).
    Intanto i tedeschi si ritiravano – non abbastanza in fretta – lasciando spesso uccisioni e incendi di Paesi alle spalle.
    Altri a Trieste non ebbero la fortuna di mio Padre. In certi casi bastava un’uniforme di pompiere per essere presi di mira se si era sfortunati. Oppure far parte del CLN cattolico, subito messo fuori legge dal IX Corpus. Checché si dica gli uccisi per vendetta non furono più di quelli in altre zone d’Italia.
    Parlo di quelli “dalla parte sbagliata” o di quelli entrati nel mucchio per caso, perché gli uccisi o torturati di quelli “dalla parte giusta” furono molti, molti di più.
    Le famiglie sono complicate. La mia era di origine spalatina, ho avuto il piacere di avere in quella zona un comandante partigiano (Rikard Petrossic) un orribile criminale fascista (Verdi Petrossi[ch] – i fascisti lo commemorano ancora con il “ch”, chissà che contento sarebbe!) euna terza componente che benché croata era cetnica (viva il Re e gli inglesi!).
    Tempi bui. Per i sopravvissuti un fortuna da non sottovalutare. – Furio

  4. Storie di guerra civile –la uccisione di mio padre
    L’altra metà della storia – Campagnola Emilia 1944-1946
    —-
    Flavio Parmiggiani è uno dei compagni del MS di Fisica a Milano. Dopo la laurea si è occupato di ricerca al CNR in ambito geofoisico. In questo link ricostruisce le vicende che portarono nel marzo del 45 alla uccisione e successiva sparizione del padre da parte di partigiani comunisti. – brutte storie di guerra civile (C.C.)

  5. buonasera sono la figlia di Ancri Carmelo,ho 74 anni, nata nel 1951,non ho vissuto negli anni degli avvenimenti che avete scritto, la storia di mio papà me l’hanno raccontata mia mamma, e le mie sorelle, la maggiore nata nel 1932, la seconda nel 1936, la terza nel 1940, io 1951….il mio papà è sempre nel mio ❤️

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