la spuntat-ina è stata una spuntat-ona

Il 14 marzo scrivevo così:
Per la prima volta al prossimo referendum ne uscirò soddisfatto comunque vada (totalmente o parzialmente).Totalmente se vince il sì perché ritengo questa una riforma giusta.Parzialmente se vince il no perchè questo centro destra ha fatto un po’ di scivoloni sul tema e ha bisogno di una spuntatina.
Ieri quando alle 15 sono stati dati i primi instant poll che davano i no avanti di 2 o 3 punti, mi sono detto, ci siamo, c’è stata la spuntatina. Poi ma mano che si passava dalle interviste ai dati ver, i la -ina si è trasformata in -ona non solo perché lo scarto finale è stato di 8 punti ma perché ciò è avvenuto insieme ad una inversione di tendenza sul numero di votanti che sè avvicinato al 60% (pur senza arrivarci).
Se ragiono in termini di modifiche costituzionali osservo che nel 2016 Meloni ha perso meglio di Renzi, ma la riforma Renzi toccava la Costituzione molto più in profondità (tipo di bicameralismo, rapporti tra potere legislativo ed esecutivo) ed ebbe (a sinistra) un boicottaggio meno esplicito ed organizzato.
Il quadro del risultato, nei suoi aspetti principali è il seguente:
- dove il campo largo giocava in casa lo scarto è stato molto alto (di circa 20 punti) ed è tale anche in città e province dove le coalizioni a guida PD hanno perso il governo amministrativo o perché hanno vinto liste civiche o perché ha vinto lo schieramento meloniano: esemplare il caso di Siena che, da due tornate è in mano al centro destra, ha un Sindaco di Fratelli d’Italia (Nicoletta Fabio) che si è espressa (in maniera pacata, ma lo ha fatto) a favore del SI; a Siena il risultato è stato di 42 a 58 (nel mio piccolo comune 39 a 61)
- nelle regioni meridionali si è votato poco e in quel caso la botta per il sì è stata molto grossa (in Sicilia 61 a 39) e io su certe cose mi sento un po’ bossiano
- nelle tre regioni del nord (Lombardia, Triveneto e Friuli) il sì ha vinto ma con % inferiori a quelle dove ha vinto il no
- nel voto all’estero, meno toccato dalla campagna elettorale, hanno vinto i sì ribaltando ciò che accade di solito nelle consultazioni politiche
- i giovani hanno dato un bel contributo alla crescita della % di votanti e hanno votato NO in maniera molto più netta rispetto alla media
qualche insegnamento
sul piano delle riforme costituzionali
La strada appare definitivamente sbarrata a cambiamenti che non siano frutto di compromessi ed allenze a livello parlamentare dell’ordine del 70% (abbiamo avuto due controprove nel 2016 e nel 2026 con proposte arrivate da ciascuno dei due schieramenti e sonoramente bocciate).
Bisogna prendere atto che la strada per modificare la seconda parte della Costituzione nei diversi punti che lo richiedono (organizzazione della magistratura, crisi del parlamentarismo, premierato o presidenzialismo, inserimento dei principi della legge elettorale) non può avvenire per iniziativa della sola maggioranza pro-tempore con la opposizione chiamata (magari) a proporre piccoli cambiamenti in corso d’opera.
La modifica della Costituzione richiede un accordo preventivo sulle cose da ritoccare e una solenne disponibilità ad accettare il risultato del lavoro comune. Poiché i cambi di opinione tra le campagne elettorali e le concrete legislature sono sempre all’ordine del giorno l’unica possibilità è quella di una legislatura costituente che sia tale già nel momento di indizione del voto.
Dico subito che su questo punto sono molto pessimista perché il deterioramento del sistema parlamentare (in Italia basato sul predominio dei partiti sin dal 47/48) è tale da farmi ritenere che ciò sia possibile solo sulle macerie del sistema precedente, il che avviene solitamente quando c’è una guerra (e questo non me lo auguro).
sul piano delle prospettive politiche
a destra
Lo schieramento di centro destra si è mosso male e ha perso malissimo. Si è mosso male perché si è illuso di poter portare a casa il risultato manu militari nel corso della elaborazione del progetto: non ha saputo rompere in maniera significativa la corporazione-magistrati, ha avuto una serie di cadute di credibilità da parte di suoi esponenti di primo e/o secondo piano.
Nordio era stato messo lì in quanto ex PM di formazione liberale (si veda il suo ruolo ai tempi di mani pulite) pensando ad una figura che non provenisse dallo zoccolo duro degli ex-missini, con una operazione simile a quella di Crosetto alla difesa. La cosa non ha funzionato per scarsa autonomia ma anche per le numerose cadute di stile e di progetto.
In risposta alla chiamata alle armi da parte del campo largo il centro destra ha risposto allentando la battaglia sul carattere liberale della riforma e sdraiandosi sul qualunquismo elettorale (Garlasco, Gratosoglio, casa nel bosco, …) sino alle dichiarazioni del Capo di Gabinetto di Nordio, la ex magistrato Giusi Bartolozzi, giudicata intoccabile perché fu lei a gestire il caso Almasri.
«Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che è… che sono plotoni d’esecuzione … Il penale uccide le persone, rovina la reputazione, uccide le famiglie. Poi può essere che dopo 15 anni una parte si sente dire che il fatto non sussiste. Ma nel frattempo il penale tocca la vita delle persone».
Uno splendido esempio della capacità di trasformare una battaglia giusta (quella detta della giustizia giusta) che prende le mosse dal caso Tortora e che si snoda sulle tante impunità di PM manettari) in un autogol clamoroso. Un capo di gabinetto avrebbe dovuto dire vogliamo che i giudici siano pienamente terzi rispetto ai PM e per questo occorrono carriere ed organismi di autogoverno separati. Ci impegnamo a fare in modo che in caso di clamorosi errori giudiziari, come nel caso Zuncheddu, la vittima messa ingiustamente all’ergastolo, in attesa del dovuto risarcimento, abbia immediatamente uin assegno alimentare provvisorio che gli consenta di vivere.
Non la faccio troppo lunga il centro destra dovrà sciogliere immediatamente i nodi Nordio, Bartolozzi, Del Mastro, Santanchè se non vuol cadere in una immagine di sè della serie io sono io e voi non contate un cazzo. Bene o male Giorgia Meloni è riuscita a vivacchiare bene sulla politica estera ma deve dimostare di essere decisionista al suo interno e, se occorre un tagliando al suo governo, lo deve fare.
nel campo largo
Qualche lettore mi perdonerà se ho usato e continuo ad utilizzare il termine il richiamo della foresta. Preciso intanto in che senso lo uso: nella sinistra sia riformista, sia massimalista ci sono delle parole d’ordine che hanno una presa immediata e una di queste è l’accoppiata Costituzione-Antifascismo. Quando scrivo e parlo di richiamo della foresta intendo l’uso eccessivo e, spesso, prepolitico di questa accoppiata.
Faccio un esempio: la separazione delle carriere e la istituzione di un’alta corte chiamata ad esprimersi sulle violazioni etiche e/o disciplinari da parte dei magistrati è parte integrante dei programmi dell’Ulivo e del PD dalla fine degli anni 90.
Il fatto che il tema sia diventato parte del programma del centro destra e, per di più, sia stato messo in agenda da Meloni che si rifiuta testardamente di pronunciare la parola magica antifascismo, trasforma automaticamente il progetto in una cosa negativa e da combattere perché chissa cosa nasconde e dietro quel chissa cosa nasconde vieni fuori di tutto.
Questioni eminentemente tecniche si trasformano in reconditi progetti di controllo e si costruiscono le più bizzarre interpretazioni degli articolati delle leggi. Il richiamo della foresta funziona: l’alta Corte non è presieduta dal Presidente della Repubblica e non importa se il Presidente, come ha chiarito egli stesso ancora di recente, non si occupa del funzionamento ordinario di tali organi.
Nell’alta Corte non è previsto un organo superiore di appello; vero, per evitare duplicazioni infinite si è previsto che le decisioni non si prendano in plenaria ma tramite collegi e che in caso di appello la decisioni spetti ad un collegio con composizione completamente diversa da quello che prese la prima decisione, … Ci si diverte ad ipotizzare cher i collegi saranno controllati dalla politica (esecutivo) e basta un po’ di aritmetica per far vedere che il compito spetterà in larghissima misura ad appartenenti alla magistratura e che le ipotesi di controllo esterno sono puri parti di fantasia.
Alla fine di tutto compare come un mantra il tema Presidente della Repubblica: vogliono controllare il Parlamento ed eleggersi il prossimo presidente. Beh, direi che se le cose stanno così, sia il caso di occuparsi di consenso elettorale, di progetti per l’Italia, di legge elettorale e di una coalizione all’altezza della sfida.
Non che si debba riscrivere enciclopedia Treccani (con un programma di 400 pagine come ai tempi dell’Ulivo) ma pronunciare parole chiare e definitive sorrette da una idea di politica della spesa e di stato sociale su: Sanità, Scuola, Infrastrutture, Energia, Politica Fiscale, Regionalismo, Politica Estera.
E poi ci deve essere una faccia perché in questa era le facce contano più dei partiti organizzati. Se la faccia di Eddy Schlein è considerata inadeguata e si pensa ad un papa straniero va detto adesso, non in conclave, e bisogna farci le primarie con una bella mobilitazione positiva come quella che è stata fatta per il richiano della foresta ma questa volta con il richiamo del futuro.
l’area di centro
La vedo dura ma che Calenda e il Partito Liberal-democratico che hanno scelto e dichiarato di non voler stare nè di qua nè di là lo dicano e si comportino di conserguenza. In caso di poilarizzazione forte potrebbe essere difficile ma se si fa va fatto subito. Li guardo con piacere ma con scarsa fiducia perché sino ad ora ci si è prevalentemente scottati.



