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la scuola e i coltelli — 3 commenti

  1. Fatico a mettere insieme due parole di senso. Sono spiazzata, ma non sorpresa.
    Io li vedo piccoli, dai 6 agli 11 anni. Prima che siano scremati dalle opportunità della vita: plusdotati e minus, ribelli e passivi, educati e selvaggi, ricchi e poveri, ignoranti e colti … .
    Li vedo e vedo le loro famiglie. Insegno alla primaria da quasi 40 anni e la me di oggi è ben diversa da anche solo dalla me di cinque anni fa. Sono sempre meno giudicante verso bambini e famiglie, anche quando fanno scelte oggettivamente inopportune, perché li vedo tutti in difficoltà, difficoltà a vivere, a farcela su tutti i fronti.
    E la condivido questa difficoltà a vivere. Essere meno giudicante sta favorendo la comunicazione vera, l’abbattimento della separazione, con i bimbi e con gli adulti.
    Ma questa generazione è liquida, e la sua è la forma dell’acqua. Appena il contenitore non contiene, non c’è limite alle loro azioni. Vorrei tanto che funzionasse ancora il super io freudiano, appollaiato sulle nostre spalle a minare le nostre trasgressioni.
    Ma non c’è più, non ci sono più le persone e le istituzioni autorevoli che lo formavano. E allora non saprei che fare …
    Vorrei tanto fermare la possibilità che i piccoli possano avere accesso ai social. Vorrei che usassero la tecnologia con un adulto al loro fianco, sempre, almeno fino ai 15 anni. Distribuirei i vecchi nokia per telefonare e per null’altro. Vorrei una legislazione per aiutare le famiglie a dire no agli smartphone. Ma vorrei continuare a studiare e ricercare e impare online con la presenza di un adulto, niente valditarate …

  2. Condivido la tua analisi su ciò che si potrebbe e dovrebbe fare, temo però che entrambi siamo dei don Chisciotte.
    So bene che quando parli di adulti non ti riferisci solo agli insegnanti ma anche ai genitori, ma qui, secondo me, sta il vero punto dolente.
    E’ venuto meno il controllo genitoriale sui figli minorenni. I genitori oggi devono essere, non so in virtù di cosa, amici ed è già tanto se si sentono chiamare papà e mamma.
    Non voglio parlare della mia adolescenza per non tornare alle guerre di indipendenza ma voglio parlare di me come padre.Pur senza farlo pesare il mio controllo su mio figlio era continuo.
    Quando andava agli allenamenti di calcio controllavo ed annusavo lo zaino che usava per la Scuola e controllavo i cassetti della sua camera e quando usciva io e mia moglie volevamo sapere con chi.
    I papà dei suoi compagni di scuola e di calcio con cui parlavo settimanalmente facevano altrettanto. Anche allora c’erano casi di violenza ma erano eccezioni, ecco oggi quel che succede non può più essere catalogato tra le eccezioni.

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