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1974-1976: la parabola di AO — 14 commenti

  1. Queste riflessioni di Claudio Cereda sulla storia di Avanguardia Operaia mi hanno stimolato molti pensieri. Avevo 22 anni quando fondammo la sezione di Avanguardia Operaia a Chieti. Mi ricordo la prima visita di Stefano Semenzato di ritorno dalle vacanze. Venivo dallo PSIUP, dove avevo imparato la radicalità nell1opporci all’influenza dei “carristi” interni al partito ed Avanguardia Operaia ci ha insegnato molte cose: la disciplina, la costanza nell’azione politica, la ricerca di tutti i modi possibili per legare lo slancio ideale al miglioramento concreto delle condizioni di vita degli oppressi, e mi sono adattato, anche se la mia formazione iniziale era di orientamento consiliarista/luxemburghiano. Mi ricordo di una discussione, ma non ricordo in quale contesto, nella quale Oskian venne attaccato e poi si usò uma sua triste vicenda personale per commiserarlo, e questo mi fece male. Vorrei che qualcuno, se lo ricorda, mi confermasse questo ricordo.

    • fa parte della fase brutta prima delle elezioni del 76 ma non ricordo in quale contesto e in quale data divenner poi semipubbliche dopo le elezioni di giugno. Guarda anche gli altri capitoli attinenti

  2. Condivido, siamo cambiati, e credo in meglio, ma quella speranza, sogno, illusione, ognuno la declini come gli pare, e’ stata una grande e bella esperienza.
    Ed il sentimento che si prova verso quel tempo e persone, e’ ormai cosi maturo da vivere con distacco le delusioni, e con realismo il giudizio, senza dimenticare due fattori essenziali: abbiamo tanto studiato e abbiamo imparato a giudicare autonomamente.

  3. Dopo cinquant’anni dal periodo in cui l’impegno politico da studente in A.O.(ricordo di aver intravisto Claudio Cereda barbuto a Roma al Brancaccio, ottobre 1974) era il pane quotidiano, attraversate parecchie esperienze di vita, professionali(lavoratore autonomo/dipendente privato/dipendente pubblico, ecc.) ma anche ripartendo decenni dopo con pragmatismo per cambiare ciò che ritenevo possibile a partire dal Comune, come consigliere comunale, ecc. sono giunto a credere — da pensionato, libero pensatore — che :
    – le utopie della fase giovanile rivoluzionaria erano di per sé irrealizzabili, ma mi chiedo (e vi chiedo) di confermare ex post quanto estranea a noi stessi fosse la socialdemocrazia, per non parlare del P.C.I con cui toccava combattere anche in famiglia con padri stalinisti …
    – più passa il tempo e più vedo lo smarrimento di molti giovani di oggi che tra aperitivi e smartphone hanno perso la valenza dell’agire collettivo. La parola “noi” che ci ha a suo tempo inebriato non esiste più, domina un io frastornato che si lagna perché “fa una vita di m….”, ma resta lì inerte.
    Concludo con questa citazione che sa di amarcord : è il viaggio e non la meta ciò che conta….

    • caro Ezio, condivido molto la tua chiusa sul viaggio.
      Ciò che vediamo dei giovani è parte del mutamento indotto dalle nuove tecnologie; magari ci fa un po’ ribrezzo perché siamo cresciuti in un mondo diverso, ma i vecchi, e noi lo siamo, hanno sempre applicato la massima del si stava meglio quando si stava peggio.
      Io sono ottimista e continuo a credere nella scuola cui ho dedicato tutta la mia vita, molto più del tempo dedicato ad AO.

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